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Full text of "Vita in campagna Supplemento - I lavori di gennaio febbraio"

SUPPLEMENTO N. 1 AL N. 1 DI VITA IN CAMPAGNA - CASELLA POSTALE 467 - 37100 VERONA - GENNAIO 2010 - ANNO XXVIII - ISSN 1120-3005 - MENSILE 



% 



TECNOLOGIA MADE IN ITALY 



/ 



/ 



• 



* 






10 MOTORIZZAZIONI - DECESPUGUATORE CON TESTINA A CARICA BREVETTATA - 4 POTATORI 
- 2 TAGLIASIEPI - ZAPPETTA - SOFFIATORE - SCUOTITORE PER OLIVE - PROLUNGHE - 
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a lavori continuativi e gravosi. Con 
un solo blocco motore è possibile 
far fronte al maggior numero di lavori 
grazie all'utilizzo di una vasta serie 
di attrezzi professionali intercambia- 



bili, godendo così di ampia versati- 
lità. Con i decespugliateri multifun- 
zione ACTIVE potrete quindi tagliare 
erba, sterpaglie o cespugli, potare 
alberi e siepi, dissodare il terreno 
e molto altro. Sarete così sicuri di 
essere equipaggiati al meglio per i 
lavori più diversi e di poter utilizzare 
macchine altamente professionali 
che non deluderanno le vostre aspet- 
tative. L'unica cosa che ACTIVE non 



vi permetterà di cambiare sarà la 
qualità perché essa la troverete ai 
massimi livelli in tutti i suoi com- 
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^T 




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4 Calendari di gennaio e febbraio 




Mdùw 



5 Tappeto erboso - Piante annuali, biennali e perenni 

6 Piante acidofìle 

7 Bulbose e tuberose 

8 Rosai 

9 Siepi, arbusti, alberi 

12 Piante in vaso da fiore - Agrumi in vaso - Piante grasse 

14 Piante d'appartamento 



($to 



16 II lavoro in una giornata-tipo 

21 Progetto grafico di un orto di 100 metri quadrati 

23 Progetto grafico di coltivazione di ortaggi e 

aromatiche su un terrazzo di 32 metri quadrati 
25 Progetto grafico di coltivazione di un orto 

di aromatiche e officinali di 27 metri quadrati 
16 Ortaggi 
25 Piante aromatiche e officinali 



^tìuim 



29 Pomacee: melo, pero, cotogno 
34 Drupacee: pesco e nettarina, albicocco, susino, 
ciliegio, mandorlo 

45 Agrumi 

46 Altre specie importanti: actinidia, castagno, olivo 
53 Piccoli frutti: lampone, mirtillo, mora giapponese, 

ribes, rovo, uva spina 
55 Specie da frutto minori: fico, giuggiolo, kaki, nespolo 
comune, nocciòlo, noce 

Lresso ogni bottega dì fabbro 
era presente un «travaglio» 
di legno che permetteva 
di immobilizzare i buoi 
da lavoro per poter applicare 
i ferri agli zoccoli. A partire 
da questo supplemento 
de «i Lavori» pubblicheremo 
regolarmente una rubrica 
dedicata ali 'allevamento 
dei bovini da carne. 

Uiferrmurti - Primi decenni del secolo scorso - Foto 
dell'Archivio fotografico del «Mosco della mezza- 
dria senese» - Buonconvenlo (Siena). 





59 Progetti grafici di rotazione delle colture 

58 Cereali vernini (frumento tenero, grano duro, orzo, farro) 

61 Colture primaverili-estive (mais, soia, girasole) 

62 Colture foraggere (prati avvicendati, erbai, 
prati stabili e pascoli) 




64 II vigneto per la produzione di uva da vino 
67 II vigneto per la produzione di uva da tavola 

69 L'uva fragola 

lantùw 

70 Progetto e lavori per una produzione fino a 10 hi di vino 

70 Lavori nella piccola cantina per autoconsumo familiare 



o&w 




73 Bosco naturale 
75 Arboreto da legno 



76 Siepe campestre 

Wilmut, 



i&ill 



11 II lavoro in una giornata-tipo 

77 Pollaio: anatre, faraone, galline ovaiole, oche, 
polli da carne, tacchini 

79 Colombaia 

80 Conigliera - Porcilaia 

80 Stalla: bovini, capre, pecore, cavalli 

83 Chiocciole 

(^rieecli animali 

85 Cani - Gatti 

86 Piccoli roditori 

86 Tartarughe 

87 Piccoli uccelli 



(&{/daJm 

89 Lavori in apiario 

90 Lavori in laboratorio 



riportato nei testi: *&} Agricoltura biologica. ^J Via libera. (€) Guadagno, risparmio, perdita. ffl|L Su Internet. A Molta attenzione. f\ Attenzione. 

VITA IN CAMPAGNA - // mensile di agricoltura part-time con la maggior diffusione pagata in Italia (certificazione ADS) 
Vita in Campagna non è in edicola. Viene inviata solo in abbonamento - La tiratura del presente numero è stata di 205.000 copie 

• Fondato da Alberto Rizzotti - Direttore Responsabile: Giorgio Vincenzi - Redazione: Giuseppe Cipriani, Silvio Caltran, Alberto Locatelli - Indirizzo: Via Benciven- 
ga/Biondani, 1 6 - 371 33 Verona - Tel. 045 805751 1 - Telefax 045 8009240 - E-mail: vitaincampagna@vitaincampagna.it - Internet: www.vitaincampagna.it 

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in Campagna euro 40,00 (1 1 numeri + 11 supplementi); Vita in Campagna + La Casa euro 45,00 (1 1 numeri + 15 supplementi). Sono previste speciali quote di abbona- 
mento per studenti di ogni ordine e grado - Una copia euro 4,00, arretrata il doppio, per gli abbonati euro 6,00 più spese postali - Conto corrente postale n. 1 1 024379. 

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liane s.p.a. - Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n" 46) art. 1 , comma 1 , DCB Verona - Contiene 
I.R e I.R. - Copyright © 2010 Vita in Campagna di Edizioni L'Informatore Agrario spa - Vietata la riproduzione 
parziale o totale di testi e illustrazioni - ISSN 1120-3005. 



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Accertamento 
Diffusione Stampa 
Certificalo n. 6661 
dell' 1/12/2009 




Unione 
Stampa 
Periodica 
Italiana 




1 VEN. 
2SAB. 



QIUWB 2010 



W 17.48-08.10 
CO 19.08-08.52 



<Wàak20W 



3 DOM. 



7gio. 



15 VEN. 



20 MER. 



21 GIO. 



22 VEN. 



27 MER. 



28 gio. 



29 VEN. 



30 SAB. 



07.38-16.50 
07.38-16.50 



> 20.27-09.26 ,•." 07.38-16.51 



Le temperature 

min. e max 

gennaio 2009 

medie dall'I al 10 

Verona 

-4,3 +2,9=e.t. 7,2 
Roma 

+3,4+10,7=e.t. 7,3 
Bari (Turi) 

+3,6+10,5=e.t. 6,9 
Messina 

+10,6 +15,3=e.t. 4,7 
Cagliari 

8 VEN. O01.18-11.42 0; 07.37-16.56 +5 ' 2 +1 ^^= eX - 8 .° 
. , , medie dati 'li al 20 

9 SAB. #02.27-12.14 j>j 07.37-16.57 Verona 



Le ore di levata e di tramonto della luna • e del sole 0: 

1 LUN. *) 20.35-08.21 ìé' 07.23-17.25 



4 LUN. t> 21.43-09.56 % 07,38-16.52 

5 MAR. #22.57-10.22 ;É(- 07.38-16.53 

6 MER. 9 00.00-10.48 0- 07.38-16.54 



i 00.08-11.14 • 07.38-16.55 



.« ,,, -1,1 +6,8=e.t. 7,9 

TU DOM. IÌ03.33-12.51 j», 07.37-16.58 Roma 

44 +5,4+12,6=e.t. 7,2 

Il LUN. #04.36-13.34 ;•; 07.37-16.59 Bar j rj ur |) 

. n ,, +6,1 +14,1=e.t. 8,0 

\L MAR. #05.32-14.24 07.36-17.00 Messina 

+10,9+16,4=e.t. 5,5 
Cagliari 
+7,3+14,8=e.t. 7,5 



13 MER. #06.22-15.20 07.36-17.01 

14 GIO. #07.04-16.20 07.36-17.03 



107.39-17.22 



07.35-17.04 



medie dal 21 al 31 

Verona 

+0,8 +8,8=e.t. 8,0 
Roma 

+3,9+12,3=e.t. 8,4 
17 DOM. #08.33-19.24 jè- 07.34-17.06 Bari (Turi) 

+6,4+12,3=e.t. 5,9 
Messina 

+9,2+14,9=e.t. 5,7 
Cagliari 
+6,6+14,2=e.t. 7,6 



16 SAB. #08.08-18.23 ;É; 07.35-17.05 



18 LUN. j> 08.56-20.24 07.34-17.07 

19 MAR. #09.17-21.24 0; 07.33-17.09 



'09.38-22.25 ;•; 07.33-17.10 



09.59-23.27 07.32-17.11 



10.23-00.00 0; 07.31-17.12 



23 SAB. # 10.50-00.31 0; 07.31-17.13 

24 DOM. #11.24-01.38 0; 07.30-17.15 

25 LUN. #12.05-02.47 07.29-17.16 

26 MAR. #12.57-03.55 07.28-17.17 



Le precipitazioni 
di gennaio 2009 

Verona 73,5 mm 
Roma 117,2 mm 
Bari (Turi) 133,0 mm 
Messina 309,0 mm 
Cagliari 89,2 mm 



Le date importanti 
da ricordare 



1 14.01-04.59 0, 07.27-17.18 



M5.15-05.55 07.27-17.20 



M 6.35-06.42 



07.26-17.21 



'17.57-07.20 0: 07.25-17.22 



31 DOM. #19.17-07.53 $07.24-17.24 



2 MAR. 


#21.50-08.48 


0; 07.22-17.26 


3 MER. 


©23.03-09.15 


07.21-17.27 


4 GIO. 


# 00.00-09.44 


0: 07.20-17.29 


5 VEN. 


©00.15-10.15 


0; 07.19-17.30 


6 SAB. 


©01.24-10.51 


07.17-17.31 


7 DOM. 


#02.29-11.33 


07.16-17.33 


8 LUN. 


#03.28-12.21 


07.15-17.34 


9 MAR. 


#04.20-13.15 


07.14-17.35 


10 MER. 


#05.04-14.13 


07.13-17.36 


11 GIO. 


#05.40-15.14 


07.11-17.38 


12 VEN. 


#06.11-16.16 


■JÉ; 07.10-17.39 


13 SAB. 


#06.38-17.17 


0- 07.09-17.40 


14 DOM. 


#07.01-18.17 


•jè; 07.07-17.41 


15 LUN. 


#07.23-19.17 


07.06-17.43 


16 MAR. 


#07.44-20.18 


0: 07.05-17.44 


17 MER. 


#08.05-21.19 


07.03-17.45 


18 GIO. 


#08.28-22.22 


07.02-17.47 


19 VEN. 


#08.54-23.27 


$07.01-17.48 


20 SAB. 


#09.24-00.00 


0; 06.59-17.49 


21 DOM. 


#10.01-00.34 


06.58-17.50 


22 LUN. 


#10.47-01.40 


•jè; 06.56-17.51 


23 MAR. 


#11.43-02.44 


0: 06.55-17.53 


24 MER. 


#12.50-03.41 


06.53-17.54 


25 gio. 


#14.05-04.30 


0: 06.52-17.55 


26 VEN. 


#15.25-05.12 


0: 06.50-17.56 


27 SAB. 


#16.45-05.47 


$; 06.49-17.58 


28 DOM. 


#18.04-06.18 


0. 06.47-17.59 









Le temperature 

min. e max 
febbraio 2009 

medie dall'I al 10 

Verona 

+3,3+10,2=e.t. 6,9 
Roma 

+8,0+14,3=e.t. 6,3 
Bari (Turi) 

+7,0+14,5=e.t. 7,5 
Messina 

+10,9 +16,8=e.t. 5,9 
Cagliari 
+8,9+15,6=e.t. 6,7 

medie dall'I 1 al 20 

Verona 

-3,0+9,1=e.t. 12,1 
Roma 

-0,6 +9,4=e.t. 10,0 
Bari (Turi) 

0,0 +8,0=e.t. 8,0 
Messina 

+4,9+11,1=e.t. 6,2 
Cagliari 

+2,9+1 2,1 =e.t. 9,2 

medie dal 21 al 28 

Verona 

-1,2+11,4-e.t 12,6 
Roma 

+1,7+13,6=6.1 11,9 
Bari (Turi) 

+0,8 +10,8=e.t. 10,0 
Messina 

+8,2+14,4=e.t. 6,2 
Cagliari 

+3,3+14,2=e.t. 10,9 



Le precipitazioni 
di febbraio 2009 

Verona 58,3 mm 
Roma 61,8 mm 
Bari (Turi) 42,8 mm 
Messina 87,9 mm 
Cagliari 42,1 mm 



Le date importanti 
da ricordare 



• Luna. Gennaio. Luna piena: 30 gennaio. Luna nuova: 15 gennaio. Luna crescente: dal 16 al 29 gennaio. Luna calante: dall'I al 14 
gennaio e il 31 gennaio. Febbraio. Luna piena: 28 febbraio. Luna nuova: 14 febbraio. Luna crescente: dal 15 al 27 febbraio. Luna calante: 
dall' 1 al 1 3 febbraio. 

Sole. I dati della levata e del tramonto del sole, giorno per giorno, si riferiscono a Roma (ora solare). 

Temperature. Le temperature minime e massime riportate sono quelle rilevate negli stessi mesi dello scorso anno 2009. Sono espresse in 
gradi centigradi e sono medie decadiche riferite a tutti i giorni dei periodi 1-10, 1 1-20 e 21-ultimo del mese. L'escursione termica (differen- 
za tra la temperatura massima e minima) è indicata con la sigla e.t. 

Precipitazioni. Le precipitazioni riportate sono quelle rilevate negli stessi mesi dello scorso anno 2009. Esse sono epresse in millimetri (il numero 
di millimetri di pioggia caduta equivale al numero di litri per metro quadrato) e riguardano le precipitazioni verificatesi nel corso di tutto il mese. 
Temperature e precipitazioni sono state rilevate dal Servizio meteorologico dell'aeronautica militare. 



TAPPETO ERBOSO 
Lavori 

Nei primi due mesi dell'anno V. 
il tappeto erboso non ha bisogno di 
particolari cure, in quanto l'accresci- 
mento dell'erba è quasi nullo a causa 
delle basse temperature e della scarsa 
[umiliazione del periodo. 

Ripulite la superficie del prato da fo- 
glie, rametti e detriti di ogni genere che, 
oltre ad impedire alla già scarsa luce di 
arrivare a livello della vegetazione, po- 
trebbero causare l'insorgenza di perico- 
lose malattie fungine. 
A. Evitate di calpestare il tappeto er- 
*— ^ boso in presenza di brina e/o quan- 
do le temperature sono al di sotto del- 
lo zero, al fine di non spezzare le foglie, 
che poi ingiallirebbero. Anche nel caso 
di abbondanti piogge, o dopo lo sciogli- 
mento della neve, evitate di calpestare 
il prato per non compattare il terreno ed 
impedire così all'aria di circolare al suo 
interno: la carenza di ossigeno nel suolo 
può provocare alle piante asfissia a livel- 
lo delle radici, con conseguente ingialli- 
mento dell'erba. 

Concimazione. Nella seconda metà 
di febbraio, almeno nelle zone miti come 
quelle costiere e le isole, si assiste ad un 
aumento della temperatura che stimola la 
crescita dell'erba. Il tappeto erboso, che 
si risveglia dopo il toipore invernale, de- 
ve essere sostenuto con una concimazio- 
ne ricca di azoto. Tra i numerosi prodot- 
ti reperibili in commercio vi consigliamo 
quelli a lenta cessione - cioè che rilascia- 
no gradualmente nel tempo gli elementi 
nutritivi in essi contenuti - tipo Floranid 
Rasen e Nitrophoska Gold, da sommini- 
strare rispettivamente alle dosi di 30 e 40 
grammi per metro quadrato. 

Altri lavori. In questi due mesi de- 
dicate qualche ora di lavoro alla manu- 
tenzione del rasaerba e di tutti gli attrez- 
zi che utilizzate per la cura del tappeto 
erboso, in modo da averli perfettamen- 
te funzionanti in prossimità dell'immi- 
nente stagione primaverile-estiva. Gli 
attrezzi devono essere ripuliti da tutti i 
residui vegetali della passata stagione e 
ben lubrificati nelle parti metalliche per 
preservarli dalla ruggine. 

Interventi fìtosanitari 

Nel periodo invernale il tappeto er- 
boso può essere interessato da attacchi 
di marciume rosa invernale (vedi fo- 
to A pubblicata su «i Lavori» di novem- 




Tappeto erboso. Asportate foglie, ra- 
metti e detriti vari che, oltre ad impedi- 
re alla già poca luce di arrivare all'er- 
ba, potrebbero causare l'insorgenza di 
malattie fungine 

bre-dicembre 2009, a pag. 5), il cui re- 
sponsabile è il microrganismo fungino 
Microdochium nivale, e dai cerchi del- 
le streghe (foto A), causati da diversi 
agenti fungini (Lepiota varie specie, Co- 
prinus varie specie, Psalliota varie spe- 
cie, Clitocybe varie specie e Marasmius 
varie specie). Il marciume rosa invernale 
colpisce i prati di Lolium perenne e Poa 
annua, formando macchie circolari che, 
partendo da un diametro di pochi centi- 
metri, si ingrandiscono fino a raggiun- 
gere il diametro di circa venti centime- 
tri. Nell'ambito di queste macchie com- 




Parassiti del tappeto erboso. 

Cerchi delle streghe 



pare una muffa cotonosa di colo- 
re biancastro che si sviluppa in pre- 
senza di temperature comprese tra 
ed 8 °C e che è favorita dall' alter- 
/ nanza di nevicate e scioglimento del 
manto nevoso, nonché da gelate che 
fanno seguito a periodi nebbiosi. 

I cerchi delle streghe si manifestano 
nei tappeti erbosi di graminacee forman- 
do cerchi di alcuni metri di diametro, od 
archi, nell'ambito dei quali la fascia di 
prato coinvolta appare fortemente de- 
perita ed aggredita da un feltro di muffa 
/\ biancastra. Non esiste nessun me- 
^— ^ todo per prevenire e/o curare tali 
malattie di natura fungina, se non aspor- 
tare le parti colpite e procedere poi alla 
risemina del prato. 



PIANTE ANNUALI, BIENNALI 
E PERENNI 

Lavori 

Durante il bimestre più freddo del- 
l'anno gran parte delle erbacee peren- 
ni è in letargo vegetativo. In questo pe- 
riodo si rivela particolarmente prezio- 
so avere in giardino qualche graminacea 
ornamentale, specie se di grande taglia, 
con la sua morbida forma ondeggiante 
al minimo alito di vento e le sue infiore- 
scenze secche, sulle quali la brina mat- 
tutina disegna trame dall'impareggiabile 
fascino. Per orientarvi nella scelta delle 
specie e varietà la cui bellezza si man- 
tiene più a lungo inalterata durante l'in- 
verno vi rimandiamo all'articolo pubbli- 
cato sul n. 9/2009, a pag. 16. Per alcuni 
suggerimenti relativi alle erbacee peren- 
ni in grado di offrire un prezioso contri- 
buto ornamentale al giardino d'inverno 
vi rimandiamo a «i Lavori» di aennaio- 
febbraio 2009, pag. 5. 

Pulizia. Entro la seconda metà di 
febbraio tagliate a livello del terreno tut- 
ti i residui secchi delle erbacee perenni, 
compresi quelli delle graminacee orna- 
mentali. Non potete rimandare ulterior- 
mente l'intervento poiché l'imminen- 
te comparsa della nuova vegetazione lo 
renderebbe estremamente difficoltoso. 

Irrigazione. Gelate intense associa- 
te ad una siccità prolungata possono ar- 
recare gravi danni anche a specie molto 
rustiche, soprattutto se sempreverdi. Se 
in febbraio si verificano simili condizio- 
ni meteorologiche provvedete ad un'ir- 
rigazione di soccorso, dando la prece- 
denza agli esemplari coltivati in vaso. 
Operate nelle ore più tiepide della gior- 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2(110 




Mdim 



j 




Piante annuali, biennali e perenni. Tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo procedete alla semina anticipata delle annuali. 
Nella scelta delle specie date la preferenza a quelle rustiche, capaci di autodisseminarsì e di naturalizzarsi; tra queste ricor- 
diamo fiordaliso (1), cosmea (2) e calendula (3) 



nata, ma effettuate comunque tale ope- 
razione anche se persistono temperature 
inferiore a °C. Se il terreno si presenta 
parzialmente gelato irrigate lentamente 
e a lungo, in modo da consentire all'ac- 
qua di penetrare in profondità. 

Pacciamatura. Periodicamente rivol- 
tate con un rastrello la pacciamatura (fo- 
glie secche, frammenti di corteccia, pa- 
glia) - che avete predisposto nei prece- 
denti mesi al fine di proteggere le radi- 
ci delle piante meno rustiche - in modo 
da evitare l'insorgere di dannosi marciu- 
mi. Al Nord lasciate la pacciamatura fino 
all'inizio di marzo, invece al Centro-sud 
rimuovetela già nella prima metà di feb- 
braio, quando iniziano a spuntare dal ter- 
reno i primi gelinogli delle piante. 

Concimazione. Se non l'avete fatto 
durante l'autunno, provvedete in questo 
bimestre ad eseguire la concimazione or- 
ganica di aiole e bordure, quando però il 
terreno non è gelato. Mettete in evidenza 
i cespi delle piante ripulendoli dalla pac- 
ciamatura, onde evitare di danneggiar- 
li con gli attrezzi. Distribuite 4-5 badila- 
te per metro quadrato di letame ben ma- 
turo o di stallatico pellettato o in polvere, 
quindi incorporatelo nello strato più su- 
perficiale del terreno servendovi di un ra- 
strello o di una zappetta. Se l'andamen- 
to climatico dovesse presentarsi ancora 
freddo, ricollocate sul posto la pacciama- 
tura precedentemente rimossa. 

Semina anticipata delle piante an- 
nuali. Tra la fine di febbraio e l'inizio di 
marzo procedete alla semina anticipata 
delle piante annuali. Nella scelta delle 
specie date la preferenza alle annuali ru- 
stiche, piante capaci di autodisseminar- 
sì e di naturalizzarsi nel vostro giardino. 



Tra queste ricordiamo fiordaliso, co- 
smea e calendula. Al Nord seminatele 
in piena terra solo da fine marzo, ma se 
userete un semplice cassone vetrato ap- 
poggiato contro un muro esposto al sole 
riuscirete a farle germinare con un mese 
di anticipo. Per i dettagli relativi a que- 
sta operazione vi rimandiamo a «i Lavo- 
ri» di gennaio-febbraio 2008, a pag. 6. 

Interventi fìtosanitari 

Nessun intervento fitosanitario è ne- 
cessario in questo bimestre. 



PIANTE ACIDOFILE 

Lavori 

I mesi di gennaio e febbraio sono so- 
litamente i più freddi dell'anno. Se non 
l'avete ancora fatto proteggete le pian- 
te dal gelo, sia quelle coltivate in piena 
terra che quelle in vaso, seguendo le in- 
dicazioni riportate su «i Lavori» di no- 
vembre-dicembre 2009, a pag. 6. 

Potatura di ringiovanimento. Dal- 
la metà di febbraio è possibile effettua- 
re sulle camelie potature di ringiovani- 
mento, operazioni che si eseguono solo 
su esemplari che vanno «riformati». E il 
caso di vecchie ed alte piante di camelia, 
che vanno «abbassate» al fine di godere 
pienamente della loro fioritura. 

La potatura di ringiovanimento, che 
consiste nel rimuovere alcuni rami per 
stimolare l'emissione, spesso da gem- 
me latenti, di vigorosi germogli, sacrifi- 
ca la fioritura primaverile, ma rinnova la 
vegetazione della pianta che regalerà ne- 
gli anni successivi abbondanti fioriture. 
I tagli vanno effettuati a livello di una bi- 



forcazione e si eseguono con un segac- 
cio, vedi disegno e didascalia riportati 
qui sotto. Dopo la potatura è bene appli- 
care sulla superficie di taglio, ben pulita, 
l'apposito mastice da potatura. 

Rinvaso. Quando gli esemplari in va- 
so presentano un diffuso ingiallimento 
della vegetazione, rinnovate tempestiva- 
mente e completamente il terriccio del 
contenitore. Eseguite tale lavoro a parti- 
re dalla metà di febbraio sino a fine mar- 
zo. Per maggiori informazioni sulle mo- 
dalità di esecuzione di questa operazio- 
ne vedi il riquadro riportato a pag. 7. 

Rimozione della neve dalle chiome. 

Durante questo periodo, in alcune zone 
del Paese, si possono verificare nevicate 
più o meno abbondanti che possono dan- 
neggiare seriamente le piante. Le specie 




Piante acidofile. Da metà febbraio 
effettuate su vecchi esemplari di ca- 
melia potature di ringiovanimento. 1 
tagli, che vanno effettuati su alcuni 
rami per stimolare l'emissione di vi- 
gorosi germogli, vanno eseguiti a li- 
vello di una biforcazione, impiegando 
un segaccio 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2(110 




sempreverdi - come tutte le camelie, i 
rododendri, le pieris, l'Azalea japo- 
nica, ecc. - risultano particolarmente 
sensibili al peso della coltre nevosa: ba- 
stano 1 cm di neve per provocare la rot- 
tura di grossi rami e quindi ingenti danni. 
Vestitevi perciò di tutto punto con un ab- 
bigliamento consono alla stagione e, con 
una scopa di saggina avvolta in strac- 
ci, scrollate delicatamente la neve dalle 
chiome delle vostre piante. 

Interventi fitosanitari 

In febbraio l'aumento della tempe- 
ratura seguito da alcuni giorni di piog- 
gia o di forti nebbie favorisce le infezio- 
ni di bolla (Exobasidium japonicum) (ve- 
di foto D pubblicata su «i Lavori» di no- 
vembre-dicembre 2009, a pag. 7) su aza- 
lea. Le foglie colpite appaiono dapprima 
bollose e carnose, quindi imbruniscono e 
disseccano. Se dovessero quindi verificar- 
si le sopra citate condizioni meteorologi- 
che è opportuno trattare le piante con bi- 
tertanolo-45,5 (ad esempio Proclaim della 
Bayer, non classificato, alla dose di 6 mil- 
lilitri per 10 litri d'acqua, o con poltiglia 
bordolese-20, bio, irritante o non classi- 
licato, o ossicloruro di rame-20, bio, non 
classificato, alle dosi indicale in etichet- 
ta). Se il numero di piante è esiguo, racco- 
gliete e distruggete le foglie colpite. 

Sulle piante di rododendro i bottoni 
fiorali disseccati (vedi foto E pubblica- 
ta su «i Lavori» di novembre-dicembre 
2009, a pag. 7) vanno asportati e distrut- 
ti in quanto sono stati colpiti, con molta 
probabilità, dal microrganismo fungino 
Pycnostysanus azaleae. Per protegge- 
re quelli ancora sani realizzate un tratta- 
mento con poltiglia bordolese-20 (bio, 
irritante o non classificato) o ossicloru- 
ro di rame-20 (bio, non classificato) alle 
dosi indicate in etichetta. 



BULBOSE E TUBEROSE 

Lavori 

In questo bimestre sbocciano spe- 
cie precoci come bucaneve, crochi ed 

eranthis. Nel caso in passato i germogli 
appena spuntati di queste bulbose siano 
stati presi di mira dagli uccelli, appog- 
giate sull'aiolà o sulla bordura un pic- 
colo tunnel realizzato con della rete me- 
tallica: salverete le fioriture dall'attacco 
di questi «vandali». 

L'acquisto di bulbi pregermogliati. 

Se nello scorso autunno non avete avuto 
modo o tempo di mettere a dimora le vo- 





Piante acidofile: il rinvaso. Con questa operazione si as- 
sicura alle piante un terriccio ricco di tutti gli elementi nu- 
tritivi indispensabili per crescere belle e sane e regalare 
una copiosa fioritura. Al momento del rinvaso procuratevi 
del terriccio specifico per acidofile ed un vaso di dimensio- 
ni più grandi: se il vecchio vaso ha un diametro di 30 cen- 
timetri, quello nuovo deve essere di 40 centimetri. Predi- 
sponete sul foro di sgrondo del vaso dei cocci ed aggiun- 
getevi uno strato drenante costituito da 5-10 centimetri di 
argilla espansa, a seconda della dimensione del vaso. A 
questo punto aggiungete terriccio mischiato con un paio di pugni di cornunghia 
(che fornisce sostanza organica e NPK a lenta cessione) fino a raggiungere il li- 
vello richiesto per la posa della zolla radicale. Ora estraete la pianta dal vecchio 
vaso come spiegato di seguito. Sdraiate su un fianco il vaso, con la mano sinistra 
impugnate il tronco e, con la destra, date dei colpi su tutta la superficie del con- 
tenitore (a), facendolo ruotare. A questo punto - sempre tenendo il tronco con la 
mano sinistra — tirate verso di voi la pianta e con la mano destra spingete il va- 
so nel senso opposto, sino a quando la zolla sarà uscita dal vaso. Se le radici si 
presentano troppo affastellate effettuate una leggera potatura (b). 
/\ Cercate di eseguire tutte queste operazioni con una certa delicatezza. A 
*■ — ^ questo punto adagiate nel nuovo vaso la pianta e riempite con il terriccio 
(e), cercando di non lasciare spazi vuoti tra il vaso e la zolla. Innaffiate abbon- 
dantemente e aggiungete, se necessario, altro terriccio. Terminate il rinvaso 
predisponendo uno strato di 5-6 centimetri di pacciamatura (d), come cortec- 
cia di pino, reperibile in commercio in tutti i garden center. Tenete umido il ter- 
riccio nelle 3-4 settimane successive al rinvaso, in modo da evitare sofferenze 
alle nuove radichette che si svilupperanno. Se lo ritenete necessario effettuate 
delle leggere potature alla chioma in quanto, diminuendo la massa fogliare, la 
pianta perderà meno acqua per evapotraspi razione e risentirà meno per lo 
stress da rinvaso. 




Bulbose e tuberose. In questo bimestre sbocciano specie precoci, come ad esempio 
bucaneve (1) ed eranthis (2) 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/201(1 





Bulbose e tuberose. Ecco come avviare la coltivazione anticipata delle bego- 
nie tuberose (vedi foto in alto); i numeri a fianco di ogni disegno rimandano al 
testo riportato qui sotto 



sire bulbose e tuberose preferite non di- 
sperate, potete acquistare bulbi preger- 
mogliati pronti a fiorire. Si tratta di bul- 
bi che sono stati sottoposti artificialmente 
ad un periodo di freddo che simula l'in- 
verno, stimolando così la formazione dei 
fiori. Oltre a specie come crochi, tuli- 
pani, museali e giacinti, si trovano an- 
che bulbose «minori» come eranthis, 
Ornithogalum dubium, Iris retìcu- 
lata, ecc. Dalla metà di febbraio, in ba- 
se all'andamento meteorologico, potete 
metterli a dimora sia in aiole che in vaso. 
Non scegliete esemplari già fioriti: dure- 
rebbero solo qualche giorno! Acquistate 
invece bulbi con fiori ancora in boccio. 

La coltivazione anticipata delle be- 
gonie tuberose. Se desiderate avere le 
begonie tuberose in fiore già a giugno, 
provvedete a febbraio alla loro messa a 
dimora. Disponete i tuberi in una cas- 
setta parzialmente riempita di buon ter- 
riccio per piante da fiore (1), tenendo- 
li ad una distanza di circa 10 era l'uno 
dall'altro. Copriteli con un leggero stra- 
to di terriccio (2), per consentire alle ra- 
dici di svilupparsi su tutta la superficie e 
non solo sul fondo del contenitore. Po- 
sizionate la cassetta in un luogo lumi- 
noso, che raggiunga una temperatura di 
circa 16-18 °C, e mantenete il terriccio 
uniformemente e moderatamente umi- 
do (3). Quando i tuberi presenteranno 
un germoglio alto 10-12 cm e una bella 



massa di radici, trasferiteli in singoli va- 
si di 15 cm di diametro (4), da tenere in 
un luogo luminoso ad una temperatura 
leggermente più fresca (circa 15 °C) si- 
no a metà-fine di aprile (a seconda del- 
l'andamento climatico), quando le pian- 
te saranno pronte per essere poste al- 
l'esterno in una posizione luminosa ma 
lontana dal sole diretto. 

Altri lavori. Controllate i bulbi e i 
tuberi delle specie a fioritura estiva che 
avete posto in magazzino. Di tanto in 
tanto smuoveteli per arieggiarli; indivi- 
duate quelli ammuffiti e/o marci ed eli- 
minateli prontamente per evitare che in- 
fettino quelli sani. 

Può capitare che qualche giornata 
con temperature più alte rispetto alla 
media stagionale induca le bulbose pri- 
maverili ad emergere dal terreno con 
settimane di anticipo. Se ciò accadesse 
non è necessario proteggere i germogli 
con una pacciamatura extra: non appe- 
na tornerà il freddo smetteranno di cre- 
scere. 

Invece gli abbassamenti drastici di 
temperatura possono danneggiare i fio- 
ri già sbocciati e i bulbi pregermoglia- 
ti. Quando le temperature scendono im- 
provvisamente sotto zero, infatti, i bor- 
di dei petali aperti si scuriscono. Si tratta 
solo di un problema estetico: il bulbo ed 
il fogliame non vengono compromessi, 
quindi tornano a fiorire l'anno successi- 



vo. Per evitare di perdere i fiori potete 
coprirli con un velo di tessuto non tessu- 
to, oppure reciderli e portarli in casa. 

Interventi fìtosanitari 

Nessun intervento fitosanitario risul- 
ta necessario in questo bimestre. 



ROSAI 

Lavori 

Potatura. L'impegno più importan- 
te che richiedono i rosai in questo perio- 
do dell'anno sono le potature, che non 
vanno comunque iniziate fintanto che vi 
siano pericoli di gelate. Al Sud si posso- 
no effettuare già dai primi giorni di gen- 
naio, al Nord normalmente si iniziano 
dalla metà di febbraio, mentre nelle zo- 
ne montane la potatura va ritardata alla 
fine di marzo o comunque a disgelo av- 
venuto. 

L'intervento di potatura va diviso in 
due tempi, per rendere meno faticoso e 
più semplice il lavoro. Si inizia con la 
pulizia generale degli arbusti, atta a ri- 
muovere legno vecchio, rami deboli, 
morti, ammalati, rotti e mal indirizza- 
ti (cioè rivolti verso l'interno del cespu- 
glio). Questo vi permetterà di vedere più 
chiaramente come effettuare i veri tagli 
di potatura, che si diversificano, a secon- 
da delle diverse caratteristiche di cresci- 
ta e fioritura, come segue: 

- nelle rose ibridi di tea eliminate 2/3 
dei rami troppo lunghi ed accorciate quel- 
li che hanno portato fiori, tagliando sopra 
la prima gemma, volta verso l'esterno, al 
di sotto di una biforcazione; 

- nelle rose floribunda e simili la po- 
tatura è più leggera; sfoltite le branche 
troppo ramificate che si intersecano fra 
di loro al centro del cespuglio ed accor- 
ciate di 1/3 i rami che hanno portato fio- 
ri. Quanto detto si riferisce ai rosai ri- 
fiorenti, perché quelli che hanno una so- 
la fioritura sono già stati potati l'estate 
scorsa; potete eventualmente spuntare i 
rami troppo lunghi che danno un aspet- 
to disordinalo al cespuglio; 

- nelle rose rampicanti accorciate di 
1/3 i lunghi tralci e legateli, il più pos- 
sibile paralleli al terreno, ai fili di soste- 
gno; se allevate le piante su sostegni ver- 
ticali fissate i tralci alla struttura siste- 
mandoli a serpentina (vedi riquadro e di- 
dascalia riportati a pag. 9); 

- sui rosai sarmentosi, normalmente 
non rifiorenti, eseguite leggere potature 
al fine di eliminare i rami deboli e quel- 
li in eccesso (la vera potatura è già stata 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 




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Rosai. Nei rosai 

rampicanti accorciate 

eli 1/3 i lunghi tralci 

e legateli, il più possibile 

paralleli al terreno, ai fili 

di sostegno (a). Se allevate 

le piante su sostegni 

verticali fissate i tralci 

alla struttura 

... sistemandoli 

a serpentina (b) 



effettuata al termine della fioritura); 

- le rose antiche non gradiscono le po- 
tature, vanno quindi solo eliminati dal 
centro del cespuglio i rami troppo vec- 
chi ed esauriti e, se necessario, accorcia- 
ti quelli che, allungatisi troppo, danno al 
cespuglio un aspetto disordinato; 

- i rosai botanici vanno solamente li- 
berati al centro dell'arbusto dai rami 
troppo vecchi e da quelli rotti o disor- 
dinati. 

Ricordate di bruciare sempre tutti i 
residui di potatura. 

Per ringiovanire un vecchio rosaio ri- 
mandiamo a «i Lavori» di gennaio-feb- 
braio 2008, pag. 8. 

Nuovi impianti. Controllate le buche 
che avete preparato in autunno, o proce- 
dete a scavarne di nuove (profonde al- 
meno 60 era), solo quando il terreno non 
si presenta più gelato, e lasciatele aper- 
te ad ossigenarsi. Quando il tempo si sa- 
rà fatto più mite procedete all'impianto 
di nuovi rosai a radice nuda, stendendo 
sul fondo della buca uno strato drenan- 
te (nei terreni pesanti) e circa 10 cm di 
letame ben maturo, che va ricoperto con 
altri lOcmdi terriccio, affinché le radici 
non vengano a contatto con il concime; 



procedete poi alla messa a dimora come 
suggerito ne «i Lavori» di gennaio-feb- 
braio 2009, pagg. 8 e 9. 

Nuovi acquisti. Ogni anno compaio- 
no nei vivai specializzati e nei garden 
center nuove varietà di rose, spesso mol- 
to interessanti non solo per la fioritura, 
ma anche per la loro robustezza e resi- 
stenza alle malattie. 

Fra gli arbusti di recente creazione 
citiamo «Smile» e «Escimo», due ro- 
se floribunde molto rifiorenti, coprisuo- 
lo, rispettivamente con fiori semidop- 
pi di colore giallo, e semplici di colo- 
re bianco puro, fogliame brillante, resi- 
stenti alle malattie e a crescita contenu- 
ta (50-60 cm di altezza); vedi indirizzo 
a fine rubrica. 

Altri lavori. In attesa di iniziare le 
potature controllate le legature dei ram- 
picanti e i tutori: una forte nevicata e/o il 
vento potrebbero arrecare, in poco tem- 
po, gravi danni. Accertatevi anche che i 
lunghi tralci non si insinuino nelle gron- 
daie, sotto le tegole o negli interstizi dei 
muri; provvedete infine a rinfrescare con 
una mano di vernice le strutture in legno 
o metallo che li reggono. 




Rosai. Se desiderate mettere a dimora due interessanti varietà di rosa floribunda 
molto rifiorenti vi suggeriamo «Smile» (1) ed «Escimo» (2) 



Nelle regioni con clima rigido man- 
tenete ancora le protezioni invernali (co- 
perture realizzate con plastica, stuoie, 
ecc.), che rimuoverete gradatamente so- 
lo quando non vi saranno più possibilità 
di gelate notturne; durante le ore di sole 
potete aprire tali protezioni per permet- 
tere all'aria di circolare meglio tra i ra- 
mi degli arbusti. 

Interventi fìtosanitari 

Ripulite il fusto delle piante colpite 
dalla cocciniglia Aulacaspis rosae (ve- 
di foto H pubblicata su «i Lavori» di no- 
vembre-dicembre 2009, a pag. 9) aiu- 
tandovi con una spazzola di saggina per 
bucato. 

Con la potatura asportate i rami che 
presentano cancri corticali (causati fre- 
quentemente da Ciyptosporella umbri- 
nò) (vedi foto I pubblicata su «i Lavori» 
di novembre-dicembre 2009, a pag. 9) e 
trattate le piante con poltiglia bordole- 
se-20 (bio, irritante o non classificato) o 
ossicloruro di rame-20 (bio, non classi- 
ficato) alle dosi indicate in etichetta. 



SIEPI, ARBUSTI E ALBERI 

Lavori 

Le temperature si mantengono basse, 
ma le ore di luce cominciano progres- 
sivamente ad aumentare, stimolando le 
piante al risveglio vegetativo. 

Messa a dimora di alberi e arbusti. 

Prosegue la messa a dimora di alberi e 
arbusti che perdono le foglie in autunno, 
commercializzati in vaso o in zolla; per 
quanto riguarda le modalità di esecuzio- 
ne di tale lavoro vedi l'articolo pubbli- 
cato sul n. 3/2009 a pag. 19. 

Ricordate sempre dì operare in gior- 
nate asciutte e non ventose, con terreno 

Continua a pag. lì 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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La cocciniglia corticicola del pino marittimo, 
pericoloso parassita da combattere 

Tra gli insetti che attaccano il pino marittimo (Pinus pinaster, vedi fo- 
to a lato) è da includere un'insolita cocciniglia, il Matsucoccus feytau- 
di, conosciuta anche con il nome di cocciniglia corticicola. Si tratta di 
una specie presente in Marocco e in Spagna e scoperta nel 1935 in 
Francia, e da circa trent'anni presente sulle Alpi marittime francesi. Da 

quest'ultima zona le infestazioni si sono estese alle coste liguri, ponendo a rischio anche le 

piante di pino marittimo che si trovano nella parte settentrionale della costa toscana. 

Maschio e femmina presentano aspetto diverso. La cocciniglia è caratterizzata da un net- 
to dimorfismo sessuale, cioè maschi e femmine sono assai diversi tra loro. I maschi (1,5-2 
mm di lunghezza) (1) sono provvisti di ali e caratterizzati da lunghi filamenti di colore bianco a livello della coda. Le 

femmine (3 mm di lunghezza) (2) sono invece prive di ali, tozze e carnose, fornite di zam- 
pe e corte antenne. 11 loro apparato boccale è atrofizzato, per cui non si nutrono. Le uova so- 
no di colore giallo e di diametro pari a mm 0,3. 

Ciclo vitale. La cocciniglia compie una sola generazione all'anno, superando l'inverno con 
forme giovanili (neanidi di seconda età a forma di cisti) (3), nelle anfrattuosita della cortec- 
cia del tronco. In dicembre le neanidi della linea maschile pas- 
sano alla terza età per poi compiere la metamorfosi, all'interno 
di un groviglio di fili simili alla seta, e dare i maschi alati alla fine di gennaio o all'inizio di 
febbraio. Le neanidi della linea femminile, alla fine di gennaio, si trasformano in femmine 
dal corpo a forma di pera, fornite di zampe ma sprovviste di ali. In seguito all'accoppiamen- 
to avviene la deposizione delle uova. A seconda della zona geografica e dell'andamento sta- 
gionale le neanidi nascono tra la fine di marzo e la metà di maggio, trascorrono gran parte 
dell'estate nelle screpolature della corteccia e a partire dalla metà di agosto subiscono una 
muta per trasformarsi in neanidi con l'aspetto di cisti, destinate a passare l'inverno. 

Danni. Come detto, la cocciniglia corticicola infesta il tronco e le grosse radici affioranti di pino marittimo. La sua pre- 
senza passa talora inosservata, almeno nelle prime fasi di colonizzazione delle piante, qualora non sia effettuato un at- 
tento controllo delle anfrattuosita della corteccia nelle quali si annida. Maggiormente esposte alle infestazioni di questo 
parassita sono le piante già sviluppate, caratterizzate da una corteccia con profonde anfrattuosita che consentono mag- 
giori possibilità di insediamento. 

Sotto l'effetto delle punture di nutrizione, operate dalle forme giovanili, e delle tossine che 
producono viene alterata la funzionalità dei vasi linfatici delle piante, con formazione di tes- 
suti morti, conseguente blocco della circolazione linfatica e ripercussioni negative sull'ac- 
crescimento legnoso. Più aumentano le infestazioni più si assiste alla fuoriuscita di resina a 
livello delle fenditure della corteccia, all'ingiallimento progressivo degli aghi e al loro suc- 
cessivo imbrunimento (4), seguiti dalla caduta degli stessi durante l'autunno o la successi- 
va primavera, mentre gli aghi di nuova formazione risultano numericamente inferiori e più 
corti, per cui la vegetazione appare diradata. Lo stato di sofferenza della pianta si accentua 
progressivamente ed è reso evidente dalle abbondanti fuoriuscite di resina lungo il tronco. 
Altri insetti (come gli scolitidi) contribuiscono poi ad aggravare ulteriormente lo stato di de- 
bilitazione delle piante, che muoiono nel volgere di 4-6 anni. 





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Provvedimenti di difesa e lotta. Nei confronti della cocciniglia corticicola vige la lotta obbligatoria (D.M. del 
22/1 1/1996. pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 285 del 5/12/1996). A livello forestale si devono mantenere le piante 
in ottime condizioni attraverso tagli di sfoltimento e l'eliminazione di piante deperite, onde evitare situazioni di degrado 
che possono favorire l'insediamento della cocciniglia. Un attento controllo delle piante, soprattutto di quelle che mostra- 
no segni di decadimento vegetativo, consente di individuare la presenza di focolai iniziali d'infestazione e di eliminarli 
per tempo. Le piante colpite vanno tagliate e bruciate. 

Al di fuori dell'ambiente forestale, su piante isolate, in giardini e/o parchi di particolare interesse e con infestazioni • 
iniziali, le popolazioni della cocciniglia/wsso/io essere eliminate intervenendo alla comparsa delle neanidi (forme gio- 
vanili), cioè tra la fine di marzo e la metà di maggio, prima che si localizzino nelle anfrattuosita della corteccia. Poiché 
l'epoca in cui avvengono le nascite varia in funzione della zona geografica e dell'andamento stagionale, per individuar- 
la con precisione è utile sistemare, intorno al tronco, una fascia di nastro adesivo trasparente (reperibile in cartoleria), al- 
la quale le neanidi rimangono appiccicate. Alla comparsa di queste si può intervenire trattando accuratamente il tronco e 
le radici che affiorano dal terreno con una formulazione commerciale di olio bianco-96,5 (ad esempio Ovipron Top-Ce- 
rexagri, non classificato) + buprofezin-40 (ad esempio Applaud 40 SC-Sipcam, non classificato), alle dosi di 2 litri + 60 
mi per 100 litri d'acqua. {Aldo Pollini) 



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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/201(1 




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Segue da pag. 9 

umido, non fradicio o gelato. 

Se le condizioni del tempo non sono 
favorevoli alla messa a dimora, conser- 
vate le piante in zolla e a radice nuda «in 
tagliola», cioè in una fossa realizzata in 
un angolo riparato del giardino, copren- 
do l'apparato radicale e i primi 3-4 cm di 
fusto con un miscuglio formato in parti 
uguali di terra, sabbia e torba. Mantene- 
te moderatamente umide le radici fino al 
momento della messa a dimora. 

Potatura. Eliminate rami secchi, ma- 
lati o spezzati e provvedete a sostitui- 
re eventuali legature consumate o trop- 
po strette. 

Da metà febbraio, quando la tempe- 
ratura comincia a salire, avviate le pota- 
ture di arbusti a caducifoglie che fiori- 
scono sulla vegetazione dell'anno, come 
ad esempio buddlcja, caryopteris, la- 
gerstroemia, Hibiscus syriacus, Spi- 
rea bumalda, Hydrangea panicula- 
ta, Hydrangea arborescens, accor- 
ciando tutti i rami dell'anno preceden- 
te a 2-3 gemme: ciò favorirà l'emissio- 
ne di nuovi rami fioriferi. Per la potatu- 
ra adottate sempre questi accorgimenti: 
effettuate il taglio in modo obliquo al di 
sopra di una gemma sana, vigorosa e ri- 
volta verso l'esterno, impiegando forbi- 
ci ben affilate, in maniera che il taglio ri- 
sulti netto; qualora il ramo tagliato supe- 
ri i 2 cm di diametro, applicate sul pun- 
to di taglio un prodotto cicatrizzante (ad 
esempio Lac Balsam della KB). 

Forsizia, lillà, filadelfo, magno- 
lie che perdono le foglie, Spirea 
vanhouttei, viburni e in generale tut- 
te le piante che producono fiori sui ra- 
mi dell'anno precedente non vanno 
A. assolutamente toccati, se non per 
^— ^ asportare eventuali rami secchi, de- 
boli o spezzati, pena la perdita di una 
parte della fioritura. 

Attendete il mese di marzo per potare 
la maggior parte dei sempreverdi. 




Siepi, arbusti e alberi. Irrigate solo se 
necessario. Utilizzate un semplice tubo 
di gomma o ricorrete ad un impianto 
automatico, da svuotare dopo ogni uti- 
lizzo, pena la possibilità di eventuali 
danni in caso di forti gelate 

Irrigazione. Irrigate solo se neces- 
sario, soprattutto quando si verificano 
giornate asciutte e ventose. Tale opera- 
zione è particolarmente importante sia 
per i sempreverdi che per le piante mes- 
se a dimora di recente, specie se a radi- 
ce nuda. Somministrate acqua nelle ore 
più calde della giornata; se per irrigare 
utilizzate un impianto automatico ricor- 
datevi di svuotare sempre dopo ogni uti- 
lizzo gli impianti e le elettrovalvole, pe- 
na la possibilità di eventuali danni in ca- 
so di forti gelate. 

Concimazione. Provvedete, se non 
lo avete ancora fatto, a somministrare 
un concime organico (tipo stallatico in 
polvere o in pellet acquistato nelle ri- 
vendite specializzate) o chimico a lenta 
cessione (tipo Osmocote 6/9 mesi), se- 
guendo scrupolosamente le dosi riporta- 
te in etichetta. 

Altri lavori. Nelle giornate asciutte 
provvedete ad arieggiare il terreno com- 



pattato dall'effetto battente delle piogge 
autunno-invernali e dalle eventuali ne- 
vicate lungo le siepi, attorno agli arbu- 
sti e sotto le chiome degli alberi, smuo- 
vendolo superficialmente con una zappa 
o un attrezzo simile. 

Raccogliete rami e foglie caduti al 
suolo ed utilizzateli, se possibile, per 
produrre compost. 

Arieggiate e pulite i locali di sverna- 
mento dove avevate ricoverato le pian- 
te più sensibili al freddo coltivate in va- 
so, ed irrigatele periodicamente e mo- 
deratamente in modo da mantenere fre- 
sche le radici. 

Interventi titosanitari 

Provvedete ad asportare e a bruciare 
i nidi che ospitano le larve deììaproces- 
sionaria del pino (Thawnetopoea pytio- 
campa) (foto B). In alternativa ricorre- 
te ad un trattamento con formulazioni 
commerciali di Bacillus thuringiensis 
var. kurstaki (bio, irritante), alla dose di 
10 grammi per 10 litri d'acqua. Trattate 
le piante infestate durante le ore più cal- 
de della giornata e ripetete il trattamen- 
to se è piovuto nei 4-5 giorni successivi 
all'operazione. I nidi, anche se non ospi- 
tano più le larve, vanno asportati e bru- 
ciati in quanto sono sede di microscopi- 
ci peli urticanti, estremamente pericolo- 
si per gli occhi, le mucose e la pelle, per- 
ché sono in grado di causare pericolose 
irritazioni cutanee e lesioni agli occhi. 
Le operazioni suddette vanno effettuate 
con la massima cautela, durante giornate 
senza vento, proteggendosi con cappel- 
lo, tuta, guanti, maschera ed occhiali. 

Le piante da fiore di pesco vanno 
protette da eventuali infezioni di bolla 
(Taphrina deformans) (foto C), realiz- 
zando, nella fase in cui la gemma della 
punta dei rametti si rompe e mostra una 
piccola punta di vegetazione, un inter- 
vento con bitertanolo-45,5 (ad esempio 
Proclaim, non classificato, 6 millilitri 
per 10 litri d'acqua) o poltiglia bordole- 




Parassiti dì siepi, arbusti e alberi. Processionaria del pino, 4 cm a completo sviluppo (B); bolla su pesco da fiore (C); cancro 
colorato su fusto di platano (D); larva del cerambicide cinese Anoplopbora chinensis, 3,5 cm (E) 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



11 




bakdino 



j 



se-20 (bio, irritante o non classificato) o 
ossicloruro di rame-20 (bio, non classi- 
ficato) alle dosi indicate in etichetta. 

Le piante di platano colpite dal can- 
cro colorato (Ce ratocystìs fimbriata) 
(foto D) e le latifoglie infestate dalle lar- 
ve del cerambicide cinese Anoplopho- 
ra chinensis (foto E) vanno tagliate, 
avendo cura di distruggere anche le lo- 
ro ceppaie. 

PIANTE IN VASO DA FIORE 
PER TERRAZZO E BALCONE 

Lavori 

Le piante in vaso da fiore per terraz- 
zo e balcone in questo momento sono in 
completo riposo vegetativo. Per questo 
mantenete ad una temperatura di 3-4 °C 
piante come fucsie, gerani e lantane. 
Per questo scopo sono ideali una cantina 
o un solaio luminosi e ben arieggiati. 

Nelle zone più miti, se non lo avete 
già fatto, ponete semplicemente le pian- 
te contro un muro esposto a sud, a pat- 
to che siano riparate anche sui lati e che 
non siano bagnate dalla pioggia, oppure 
proteggetele semplicemente con tessu- 
to non tessuto. 

/\ Irrigazione. Evitate abbondanti ir- 






rigazioni; troppa acqua intenerisce 



i fusti e li rende estremamente sensibili 
a freddi improvvisi o repentini abbassa- 
menti di temperatura. 

Usate sempre acqua a temperatura 
ambiente: se troppo fredda può provoca- 
re marciumi, se troppo calda può stimo- 
lare una crescita che sarebbe inopportu- 
na in questo periodo. Siate parsimoniosi 
con le quantità di acqua poiché le piante 
sono ancora in uno stato di letargo. 



Concimazione. Concimate le piante 
con un prodotto specifico per piante da 
fiore solo una volta ogni 20 giorni, im- 
piegando metà dose, o anche meno, ri- 
spetto a quella consigliata in etichetta. 

Interventi fltosanitari 

Nessun intervento fitosanitario è ne- 
cessario in questo bimestre. 



AGRUMI IN VASO 

Lavori 

Tranne che in serra, fredda o calda, 
oppure al sud, gli agrumi in vaso sono 
ancora in pieno riposo vegetativo e cari- 
chi di frutti. Per evitare che, a seguito di 
un'occasionale impennata delle tempe- 
rature, le piante inizino a vegetare pre- 
cocemente, effettuate un paio di irrora- 
zioni fogliari, alla distanza di 15 giorni 
l'una dall'altra, a base di ossicloruro di 
rame-20, alla dose di 35 grammi per 10 
litri d'acqua. Eseguite i trattamenti sia 
sulle piante riparate in locali chiusi che 
su quelle tenute all'aperto. 

Irrigazione. Irrigate, preferibilmen- 
te con acqua piovana, nelle ore più calde 
della giornata, al fine di mantenere mo- 
deratamente umido il terriccio dei vasi. 

Raccolta dei frutti. Raccogliete i 
frutti maturi per stimolare le piante ad 
una buona fioritura; si raccomanda l'uso 
di forbici ben affilate per il taglio del pe- 
duncolo del frutto. 

Diserbo. Mantenete la superficie del 
terriccio dei vasi sgombra da erbe infe- 
stanti; al fine di evitare la loro ricrescita 





Piante in vaso da fiore per terrazzo e balcone. Le piante in questo momento sono 
in completo riposo vegetativo e per questo vanno irrigate molto poco (1). Nelle zo- 
ne più miti, se non lo avete già fatto, riparate le piante con tessuto non tessuto (2) 



Agrumi in vaso. Raccogliete i frutti 

maturi utilizzando forbici ben affilate 

per il taglio del peduncolo 

predisponete uno strato di pacciamatura 
dello spessore di circa 2-3 cm, realizzato 
con paglia, o altri materiali di origine or- 
ganica, oppure con argilla espansa. 

Interventi fitosanitari 

Nessun intervento fitosanitario è ne- 
cessario in questo bimestre. 



PIANTE GRASSE 

Lavori 

L'inverno coincide per la maggior 
parte delle piante grasse con un perio- 
do di riposo vegetativo durante il quale, 
purché rigorosamente all'asciutto, pos- 
sono sopportare temperature anche mol- 
to basse (—12-16 °C e oltre) senza ripor- 
tare danni. È il caso, ad esempio, di mol- 
ti Echinocactus, Echinocereus, aga- 
vi, alcuni Ferocactus, molte Mammil- 
laria e Opuntìa. 

Se possedete Hoodia, Lithops, Co- 
nophytum. Haworthia, Aloe e Pelar- 
gonium succulenti, assicurate ad essi, 
in questo periodo dell'anno così poco 
favorevole, sufficienti condizioni di lu- 
ce e di calore in modo che possano ve- 
getare e fiorire. Metteteli quindi, se non 
l'avete già fatto, in serra, o in un am- 
biente della casa dove la temperatura sia 
compresa tra i 18 e i 23 °C, in prossimi- 
tà di una finestra rivolta a sud. Seguite 



12 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



gli esemplari in fioritura con frequenti 
nebulizzazioni d'acqua o leggere irriga- 
zioni del terriccio. 

Di condizioni caldo-umide (15 °C 
con un'umidità dell'aria il più elevata 
possibile) avranno bisogno tutte quel- 
le piante grasse che vivono in natura 
da epifite (trascorrono cioè la loro vi- 
ta su altre piante senza essere parassite) 
nel cuore delle ombrose ed umide fore- 
ste dell'America centrale e del Messico 
(come Epiphyllum e Hylocereus) o di 
quelle asiatiche (come le Hoyà). 

Rinvaso. Questa operazione riveste 
grande importanza per avere piante in 
buona salute. Se un esemplare arresta la 
sua crescita e si nota la fuoriuscita di ra- 
dici dal foro del vaso significa che le ra- 
dici stanno «soffocando» in un conteni- 
tore troppo piccolo. 

La frequenza dei rinvasi è legata al- 
l'ampiezza dei contenitori che si usano 
di volta in volta, alla composizione del 
terriccio impiegato, alla frequenza del- 
le irrigazioni e all'età della pianta (gio- 
vani piante con ritmi di crescita più ele- 
vati richiederanno rinvasi più frequen- 
ti, idealmente ogni anno o due; piante 
mature vanno invece rinvasate più rara- 
mente, in certi casi affatto, pena la per- 
dita dell'esemplare, come nel caso dei 
Melocactus. 

Ecco quindi come procedere in questa 
delicata ed importante operazione. Svasa- 
te la pianta - nel caso di esemplari spino- 
si proteggetevi le mani con guanti robusti 
ed avvolgete l'esemplare con uno straccio 
o con carta di giornale - e allontanate con 
delicatezza dalle radici la maggior quanti- 
tà possibile di terriccio (che va eliminato), 
evitando di lesionare le radici. 

Osservate attentamente la zona del 
colletto, dove di frequente si verificano 
fenomeni di necrosi e/o marciumi. Se 
presenti, eliminate prontamente con un 
taglio netto le parti lesionate e trattate 
la zona interessata da questo intervento 
«chirurgico» con una spolverata di pol- 
vere fungicida a base di rame. Prima di 
procedere al rinvaso lasciate «asciuga- 
re» la pianta per 3-4 giorni in un luogo 
ombroso e ventilato, ad una temperatura 
di circa 5 ° C, per permettere la cicatriz- 
zazione dei tagli. 

Osservate poi l'apparato radicale del- 
la pianta per verificarne lo stato di salu- 
te. Se vi è la presenza di parassiti come 
cocciniglie cotonose, immergete le radi- 
ci per dieci secondi in una soluzione co- 
stituita da alcol denaturato ed acqua in 
parti uguali. 

Se dovete manipolare piante apparte- 
nenti al genere Euphorbìa, fate attenzione 




Piante grasse. Assicurate ai lithops suffi- 
cienti condizioni di luce e di calore, in 
modo che possano vegetare e fiorire; nel- 
la foto, Lithops aptia varietà rubra (1). 
Nel caso doveste rincasare un esemplare 
di hoodia, mescolate al terriccio un cuc- 
chiaio di solfato di magnesio; tale sostan- 
za renderà amara la linfa della pianta, al- 
trimenti dolcissima e particolarmente ap- 
petita dai parassiti; nella foto, Hoodia 
gordonii (2) 

/\ che il latice, generalmente irritante, 
^— ^ che fuoriesce in caso di rottura o 
taglio di un ramo non raggiunga i vostri 
occhi, la bocca o altre zone del corpo 
con pelle sensibile. 

A questo punto predisponete sul fon- 
do del vaso un velo di carta, del tipo di 
quella igienica: questo basterà ad evi- 
tare che il terriccio fuoriesca dai fori di 
sgrondo prima che le radici lo trattenga- 
no; per prevenire attacchi di cocciniglie 
alle radici ponete, sopra i veli di carta, 
una pallina di naftalina o di canfora. 

Infine riempite tutti gli spazi vuoti 
con nuovo terriccio (vedi anche la ricet- 
ta consigliata più avanti), comprimetelo 
leggermente con un bastoncino ed infi- 
ne irrigate moderatamente. 

Quali caratteristiche devono ave- 
re i vasi. I vasi devono presentare, ol- 
tre che numerosi fori di drenaggio sul 
fondo, dimensióni tali da assicurare al- 
la pianta una buona stabilità e sufficien- 
te spazio alle radici. 
A. Evitate di rinvasare le piante in 
^ — ^ contenitori eccessivamente gran- 
di, in quanto l'eventuale terriccio non 
esplorato dalle radici e posto sul fondo 
del vaso per effetto delle irrigazioni ten- 
derà a diventare troppo acido. 

Fondamentale per la salute delle 
piante è anche la forma del vaso: pian- 
te a crescita ramificata, dotate di radici 
molto estese in superficie, hanno biso- 
gno di contenitori bassi e larghi; piante 
dotate di radici che si sviluppano verti- 
calmente hanno bisogno di vasi profon- 
di e poco larghi. 



Anche il materiale di cui è fatto il 
contenitore ha la sua importanza: quel- 
li di terracotta, a causa dell'evaporazio- 
ne dell'acqua, stimolano la migrazione 
delle radici verso le pareti del vaso, for- 
mando un feltro che, esposto a continui 
sbalzi di temperatura, ben presto muore, 
provocando alla pianta disturbi nutrizio- 
nali e di crescita. 

I vasi di plastica, oltre ad essere leg- 
geri, limitano l'evaporazione dell'acqua 
e consentono un'ottimale distribuzione 
di umidità e nutrienti nel pane di terra. 

Come preparare in casa un buon 
terriccio per piante grasse. Un ter- 
riccio adatto per la maggior parte delle 
piante grasse deve permettere un rapido 
sgrondo dell'acqua in eccesso, trattene- 
re i nutrienti disciolti nell'acqua, essere 
poroso per far prenetare l'aria tra le radi- 
ci e quindi consentire ad esse di respira- 
re, avere il giusto pH ed essere leggero. 

Un buon terriccio che si può prepara- 
re a livello casalingo prevede la presen- 
za di 1/3 di sabbia grossolana di fiume, 
1/3 di pozzolana o lapillo nero (reperi- 
bili nei più forniti garden center), 1/3 di 
terriccio universale da fioraio, meglio 
se senza torba. A questo terriccio si può 
eventualmente aggiungere farina d'os- 
sa o cornunghia (entrambi reperibili nei 
consorzi agrari e nei garden center più 
forniti) alle dosi di circa 3-4 grammi per 
litro di terriccio. 

Nel caso coltivaste Huernia, Caral- 
ìuiììh, Stapelia, Hoodia, ecc., mesco- 
late al terriccio un cucchiaio di solfato di 
magnesio; tale sostanza renderà amara la 



SUPPLEMENTO A VITA [N CAMPAGNA 1/2010 



13 




wkiìm 



j 



linfa delle piante, altrimenti dolcissima 
e particolarmente appetita dai parassiti. 

Irrigazione. Mentre le specie al- 
l'esterno devono restare rigorosamente 
asciutte sino a marzo, per le piante che 
tenete al chiuso riducete al minimo le 
frequenze delle irrigazioni, onde evitare 
l'insorgenza di marciumi. 

Interventi fìtusanitari 

Nessun intervento fìtosanitario è ne- 
cessario in questo bimestre. 



PIANTE D'APPARTAMENTO 

Lavori 

Per le piante d'appartamento la sta- 
gione invernale è la più critica da supe- 
rare a causa della poca luce presente nel- 
le case. Questa situazione può provoca- 
re massicci ingiallimenti alle foglie o la 
loro caduta, oppure un eccessivo allun- 
gamento dei germogli e un loro debole 
sviluppo. Le piante che soffrono di più 
in questo periodo sono quelle che hanno 
maggiori esigenze in fatto di luce, come 
ad esempio Croton variegatum, Cype- 
rus alternifolius, Ficus benjamina. 
Ficus elastica e Yucca elephantipcs. 
Se possibile avvicinate perciò le piante 
ad una finestra, evitando però che i raggi 
del sole le colpiscano direttamente. 

Per garantire alle piante una buona 
disponibilità di luce rimandiamo anche 
ai suggerimenti riportati su «i Lavori» di 
novembre-dicembre 2009, a pag. 1 1 . 



Irrigazione. Irrigate moderatamente, 
intervenendo solo quando il terriccio co- 
mincia ad asciugarsi. Ricordate che per 
alcune piante possono passare anche 2- 
3 settimane tra una somministrazione e 
l'altra; vedi anche «i Lavori» di novem- 
bre-dicembre 2009, a pag. 1 1 . 

Concimazione. Riprendete le conci- 
mazioni nelle regioni meridionali solo 
verso la fine di febbraio, quando la tem- 
peratura e la luminosità aumentano e 
con esse anche l'attività vegetativa del- 
le piante; al Nord aspettate ancora qual- 
che settimana. 

Altri lavori. Nelle nostre case in que- 
sto periodo la bassa umidità atmosferi- 
ca non aiuta le esigenze delle piante. Per 
questo motivo occorre posizionare sui 
termosifoni contenitori con acqua, ne- 
bulizzare le foglie e dotare gli ambien- 
ti di un umidificatore. Tutto ciò è super- 
fluo nella stanza da bagno, già umida di 
per sé, luogo ideale per piante come le 
felci, che comunque gradiscono di tanto 
in tanto, anche in questo ambiente, qual- 
che nebulizzazione d'acqua. 

Se a Natale avete acquistato o vi han- 
no regalato un'Azalea indica, irrigate- 
la moderatamente, assicuratele una po- 
sizione luminosa ed un ambiente non 
eccessivamente caldo. Dopo la fioritura 
ponetela nella stanza meno calda della 
casa, anche il pianerottolo può andar be- 
ne, e aspettate il prossimo bimestre pri- 
ma di procedere al suo rinvaso. 
■A Evitate i ristagni d'acqua nei sotto- 
^— ^ vasi in quanto favoriscono lo svilup- 
po di marciumi basali. Tali marciumi so- 




Piante d'appartamento. La stanza da bagno è il luogo ideale per piante come le 
felci (1), che comunque gradiscono dì tanto in tanto, anche in questo ambiente, 
qualche nebulizzazione d'acqua. Assicurate all'Azalea indica (2), tipica pianta da 
fiore da tenere in casa, terriccio moderatamente umido, posizione luminosa e am- 
biente non eccessivamente caldo 



no molto frequenti sui ciclamini, sui qua- 
li causano il collasso della vegetazione e 
la successiva morte delle piante. 

Interventi fìtosanitari 

Frequentemente le piante d'appar- 
tamento sono interessate da attacchi di 
cocciniglia farinosa Planococcus cifri e 
Pseudococcus longispinus e di coccini- 
glia piatta degli agrumi Coccus hesperi- 
dum. Nell'ambiente caldo delle abitazioni 
le cocciniglie continuano a riprodursi, ori- 
ginando spesso notevoli infestazioni ac- 
compagnate da imbrattamenti da melata 
e fumaggine. Asportate le cocciniglie con 
un batuffolo di cotone imbevuto d'acqua 
e sapone di Marsiglia (4-5 grammi di sca- 
glie di sapone per litro d'acqua). Nei casi 
più gravi potere ricorrete ad un trattamen- 
to con le formulazioni pronte all'uso in 
bomboletta spray o in contenitore a spruz- 
zo a base di imidacloprid (ad esempio 
Confidor Spray, Confidor Al della Bayer 
Garden, entrambi non classificato). 

A cura di: Virgilio Piatti - Fondazione 
Minoprio (Lavori: Tappeto erboso); Va- 
lentina Povero e Tullio Destefano - Vi- 
vaio L'erbaio della Gorra (Lavori: Piante 
annuali, biennali e perenni); Andrea Cor- 
neo - Società italiana della Camelia (La- 
vori: Piante acidofile); Francesca Tra- 
bella (Lavori: Bulbose e tuberose); An- 
na Furlani Pedoja (Lavori: Rosai); Fran- 
cesca Moscatelli (Lavori: Siepi, arbusti e 
alberi); Luigi Vasarri - Azienda Lazzeri 
(Lavori: Piante in vaso da fiore per terraz- 
zo e balcone); Giuseppe Messina - Vivaio 
Hortus hesperidis (Lavori: Agrumi in va- 
so); Vanda Del Valli - Associazione italia- 
na amatori succulente nazionale (Lavo- 
ri: Piante grasse); Luigi Oggioni - Fonda- 
zione Minoprio (Lavori: Piante d'apparta- 
mento); Aldo Pollini (Interventi fìtosanita- 
ri: Tappeto erboso - Piante annuali, bien- 
nali e perenni - Piante acidofile - Bulbose 
e tuberose - Rosai - Siepi, arbusti e alberi 

- Piante in vaso da fiore - Agrumi in vaso - 
Piante grasse - Piante d'appartamento). 

INDIRIZZI 
PER ACQUISTI/INFORMAZIONI 

Di seguito riportiamo l'indirizzo del vi- 
vaio che commercializza le varietà di ro- 
sa florìbunda citate ed illustrate a pag. 9: 

- Vivai Saldini - Via Cascina del Sole, 60 

- 20026 Novate Milanese (Milano) - Tel. 
02 3542441 - Fax 02 3548529, vendono 
per corrispondenza. Sconto «Carta Ver- 
de» 5% valido fino al 30/4/2010. 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 10-12-2009 



14 



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X\| Posta • potete scriverci all'indirizzo: 

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ORTAGGI 



Lavori 



Nel mese di gennaio i lavori nel- V. 
l'orto, almeno nell'Italia del Nord 
e in diverse zone del Centro e del Sud 
(in particolar modo in collina e in mon- 
tagna) sono quasi fermi, anche se ci so- 
no sempre da effettuare, anche in questo 
mese, alcuni piccoli lavori. 

Da febbraio le giornate si allunga- 
no sempre più, e questo consente di da- 
re l'avvio a diversi lavori in pieno cam- 
po: molte colture che saranno raccolte 
in primavera-estate vengono infatti se- 
minate e/o trapiantate, anche in piena 
aria, proprio in questo mese. In numero- 
se località della pianura padana le semi- 
ne in pieno campo non iniziano comun- 
que prima della metà del mese. 

Aglio, cipolla bianca e colorata, ci- 
polline, porro, scalogno. Da fine feb- 
braio riprendete a trapiantare i piccoli bul- 
bi di aglio. Da metà mese potete semina- 
re, tanto in semenzaio (o in contenitore) 
che in pieno campo, sia la cipolla bianca 
che colorata (varietà estive). A fine feb- 
braio mettete a dimora le piantine ottenu- 
te dai semenzai autunnali (soprattutto va- 





Aglio. Da fine febbraio riprendete 

a trapiantare i piccoli bulbi 

di questa pianta da orto 



Distribuzione del lavoro nell'orto 
in una giornata-tipo della metà di gennaio 

Venerdì 15 gennaio il sole sorge alle ore 7,35 e tramonta alle ore 17,04 



orel2 




17.04 



In queste note vi indichiamo le ore del giorno in cui eseguire i principali lavo- 
ri nell'orto familiare, alfine di operare nei momenti migliori e di utilizzare al 
meglio le ore di luce disponibili. 

Pur essendo, in gennaio, in molte zone d'Italia, i lavori dell'orto quasi fermi, 
ci sono sempre da effettuare in questo mese alcuni piccoli lavori, specialmente 
se si dispone di qualche aiolà protetta da tunnel. 
Ortaggi. Ore 10: aprite i tunnel nelle giornate di sole. 
Ore 11-12: eseguite la manutenzione degli attrezzi ed il riordino dei materiali. 
Ore 15-15,30: chiudete i tunnel aperti al mattino. 

Aromatiche e officinali. Ore 10-12 e 14-16: vangate le aiole in attesa dei pros- 
simi impianti 



rietà precoci di cipolla bianca per rac- 
colte di fine primavera-inizio estate). 
Dalla seconda metà di febbraio 
potete iniziare la semina in pieno 
campo delle cipolline; anche in que- 
sto caso è consigliabile che seminia- 
te a righe. Se per dare l'avvio alle coltu- 
re impiegate piccoli bulbi, tanto di cipol- 
la colorata (sono disponibili anche quel- 
li di cipolla rossa e bianca) che di scalo- 
gno, iniziate con cautela il loro impian- 
to. Rinviate però la messa a dimora qua- 
lora l'andamento stagionale sia freddo. 
Pulite e concimate in copertura le 
aiole di cipolle e di aglio trapiantate in 
autunno. Rompete la crosta superficia- 
le del terreno - nel caso si fosse forma- 
ta durante il periodo invernale - con una 
zappa o con un piccolo estirpatore. 

In gennaio raccogliete le colture più 
sviluppate di porro, ma solamente se il 
terreno non è gelato. In febbraio lavo- 
rate in superficie il suolo come indica- 
to per le cipolle. Concimate con mode- 
razione i porri trapiantati a fine estate- 
inizio autunno. Se il terreno lo consente 
eseguite la rincalzatura per imbianchi- 
re le piante. 

Anguria (cocomero), cetriolo, me- 
lone. Verso la metà di febbraio - o anche 
prima - seminate l'anguria (cocomero) 
in vasetti o contenitori simili, in coltura 
protetta riscaldata, per produrre piantine 
con pane di terra pronte da trapiantare 
sotto ampi tunnel a fine marzo-primi di 
aprile. Per colture precoci adottate varie- 
tà tipo «Sugar Baby» o «Asahi miyako», 
quest' ultima a frutto striato. In commer- 
cio vi sono anche varietà con frutti di 
piccole dimensioni (che presentano un 
peso compreso tra 1,5-2,5 kg, come ad 
esempio «Yellow curie», con polpa gial- 
la) e piante con sviluppo più contenuto, 
adatte anche alla coltura protetta. 

Per il cetriolo ed il melone, ugual- 
mente per trapianti sotto tunnel freddi di 
ampie dimensioni, iniziate verso la fine 
di gennaio le semine in coltura protetta 
riscaldata in vasetti o contenitori simili; 
proseguite le semine anche in febbraio. 
Varietà di cetriolo i cui semi sono re- 
peribili in quantità limitate ed adatte an- 
che alla coltura protetta sono: Hiyeld, 
Sweet Crunch, Southern delight, Bur- 
pless Tasty Green, Bellando e Gemini 7. 
Varietà di melone dotate di buona pre- 
cocità ed adatte alla coltivazione sotto 
tunnel appartengono al tipo Charentais, 
con frutto liscio, che però tendono ad am- 
malarsi abbastanza di frequente. Reperi- 
bile in piccole quantità è la varietà Pepito 
(tipo retato, soprattutto per il Centro-me- 
ridione), che dimostra una certa resisten- 
za nei confronti della fusariosi. 



16 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



($to 



J 



Continuate per tutto febbraio a semi- 
nare il melone in coltura protetta riscal- 
data, al fine di ottenere piantine provvi- 
ste di pane di terra. 

Verso la fine del mese potete impie- 
gare varietà un po' meno precoci come 
la nota Supermarket per produrre pian- 
tine da trapiantare con pane di terra sot- 
to tunnel di piccole dimensioni (0,80- 
1 metro di altezza x 1-1,20 metri di lar- 
ghezza) nei primi venti giorni di aprile. 
In queste colture le raccolte inizieranno 
in media nella seconda metà di giugno; 
una varietà valida per questo tipo di col- 
tivazione è Baggio. 

Asparago. In gennaio, per l'aspara- 
go bianco, iniziate a formare in pieno 
campo aiole sopraelevate (cumuli), so- 
lo qualora il terreno si presenti asciutto. 
Per sminuzzare gli strati più superficiali 
del suolo impiegate estirpatori e zappe, 
operando con delicatezza per non feri- 
re le «zampe». Quando formate i cumu- 
li, dato che dovete spostare molta terra, 
adoperate invece dei badili; per la rifini- 
tura dei cumuli stessi usate un rastrello. 

Tanto per l'asparago verde quanto 
per quello bianco coprite verso la fine 
del mese - o prima nelle zone in cui la 
probabilità di nevicate è scarsa - le aio- 
le con tunnel di piccole dimensioni (1- 
1 ,20 m di larghezza x 1 - 1 ,20 m di altez- 
za). Potete continuare questo lavoro an- 
che nei primi giorni di febbraio. 

Se prima di installare i tunnel non 
siete riusciti a preparare il terreno, fate- 
lo asciugare, arieggiando il più possibile 
le protezioni, quindi procedete alla for- 
mazione delle aiole. 

In febbraio, terminata la preparazione 
delle aiole, stendete sulle colture di aspa- 
rago bianco teli plastici neri dello spesso- 
re di almeno 0,10 millimetri, al fine di di- 
minuire il numero delle raccolte ed otte- 
nere turioni completamente bianchi. 

Se volete mettere a dimora nuove 
asparagiaie potete iniziare gli impianti 
dalla fine di febbraio utilizzando «zam- 
pe». Questo sistema è però poco consi- 
gliabile a causa delle malattie che pos- 
sono attaccare le zampe già nelle pri- 
me fasi di vegetazione. È invece oppor- 
tuno, specialmente su superfici limita- 
te, avviare le colture mettendo a dimora, 
a partire da circa metà maggio, piantine 
con pane di terra, che potete prenotare 
sin da ora presso i vivaisti più forniti. 

Basilico. Fino a metà febbraio semi- 
natelo in coltura protetta riscaldata; nel- 
la seconda metà del mese potete invece 
seminare sotto protezioni non riscalda- 
te (in località con clima mite). La varie- 
tà più impiegata è il Genovese (o di Ge- 
nova), anche se in commercio vi sono 





I-Anguria (cocomero). Verso la metà di 
febbraio seminate questo ortaggio in va- 
setti o contenitori simili, in coltura protet- 
ta riscaldata, per produrre piantine con 
pane di terra da trapiantare sotto ampi 
tunnel a fine marzo-primi di aprile. I-Aspa- 
rago bianco. In febbraio, terminata la pre- 
parazione delle aiole, stendete sulle coltu- 
re teli plastici neri dello spessore di alme- 
no 0,10 millimetri. 3-Basilico. Fino a me- 
tà febbraio seminatelo in coltura protetta 
riscaldata; nella seconda metà del mese, 
in località con clima mite, anche sotto pro- 
tezioni non riscaldate. Tra le varietà repe- 
ribili in commercio vi è il basilico Napole- 
tano a foglia di lattuga (nella foto) 







Le semine di gennaio in coltura protetta (pianura padana) 

[per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pag. 18) 


Periodo 


Ortaggio 


Quantità 
di seme 

g/m 2 


Semi per 
grammo 

n. 


Durata 
della coltura 

giorni [3] 


In coltura protetta 
riscaldata 


Basilico [1] 

Lattuga a cappuccio [1] 
Melanzana [1] 
Peperone [ 1 ] 


0,5 
0,3-0,4 

1,2-1,5 
1,5-2,0 


750-850 

800 
200-220 
140-150 


60-120(150) 
70-100 
150-240 
170-240 


In coltura protetta 
riscaldata (seconda 
metà del mese) 


Pomodoro [ 1 ] 


0,8-1,2 


320-350 


80-130(180) 


In coltura protet- 
ta riscaldata (fine 
mese) 


Cetriolo (n. semi/vasetto) [2] 
Melone precoce 
(n. semi/vasetto) [2] 


1-2 
1-2 


30-35 

25-35 


70-110(150) 
80-115 


In coltura protet- 
ta non riscaldata 
(esclusi periodi mol- 
to freddi e a lungo 
perturbati) 


Lattuga da taglio 
Cicoria da taglio 
Ravanello 
Rucola 
Valerianella 


8-10 

7-8 
1,5-2,5 
0,5-1,0 
1,5-2,0 


800 
600-750 
80-120 

500 

800 


50-80 
60-80 (150) 
25-40 (70) 
40-70 (90) 
70-90(150) 


[1] Quantitativo per semine in cassettine di polistirolo di cm 30x50 circa. Si può esegui- 
re la semina direttamente in contenitore alveolato (basilico: 5-8 semi per alveolo; lattuga, 
melanzana, peperone, pomodoro: 1 seme per alveolo oppure 2 tenendo, dopo la germina- 
zione, la piantina migliore) senza poi effettuare il trapianto (rimpiolatura) nei contenitori 
stessi. [2] Semina in vasetti o contenitori simili. [3] Numero approssimativo di giorni che 
vanno dalla semina (germinazione del seme) alla raccolta. I dati tra parentesi riguardano 
specialmente le colture che si attuano in condizioni non ottimali o che devono trascorre- 
re nel terreno la stagione autunno-invernale. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/201 



17 



\. 



ito 



J 



Le fasce climatiche del nostro Paese 



Ne «i Lavori» e nei calendari in 
genere che vengono pubblicati su 
Vita in Campagna ci sì riferisce al 
clima della pianura padana (0). 
Orientativamente i lettori delle zo- 
ne a clima più mite possono anti- 
cipare le pratiche colturali fino a 
25-30 giorni (Sicilia -25/30). 
In ogni caso queste indicazioni 
vanno prese in modo molto ela- 
stico; ad esempio il pisello che 
in pianura padana si può semi- 
nare da metà febbraio, in tutte le 
zone miti del meridione può ve- 
nir messo a dimora anche in pie- 
no inverno 



+10/20 ■ 

oCD 

-5/10 I I 
-10/20 f I 
-20/25 CZZl 
-20/30 CD 




altre interessanti varietà, come il basili- 
co Napoletano a foglia di lattuga, il ba- 
silico Fine verde, il basilico a foglie ros- 
se, ed altre. 

Bietola da coste e da orto. Dalla 
metà di febbraio in poi seminate questi 
ortaggi da foglia in piena aria, possibil- 
mente a righe. 

La raccolta della bietola da coste, se- 
minata nella tarda estate, è possibile in 
genere solo nelle aree geografiche con 
clima mite. 

Carciofo. Nelle regioni più calde 
dell'Italia meridionale, dove comune- 
mente si coltivano le varietà più preco- 
ci del tipo «Catanese», è pratica diffu- 
sa eseguire il risveglio anticipato della 
carciofaia mediante regolari irrigazioni 



(pratica denominata «forzatura»); per- 
tanto, in alcune carciofaie, nel mese di 
gennaio la raccolta dei capolini princi- 
pali è già terminata. Nelle carciofaie non 
sottoposte alla pratica della forzatura e 
in quelle situate nelle zone più fredde, 
nel mese di febbraio si iniziano a racco- 
gliere i capolini principali. 

Nelle carciofaie familiari la raccol- 
ta si esegue a mano quando il gambo si 
è notevolmente allungato, i carciofi han- 
no raggiunto le dimensioni tipiche del- 
la varietà e le brattee risultano ben chiu- 
se. Ritardando la raccolta si assiste ad 
un aumento della dimensione dei capo- 
lini, le brattee esterne tendono ad aprirsi 
mentre quelle interne, oltre a virare dal 
giallo paglierino al violetto, iniziano ad 




I-Bietola da coste. Potete raccogliere questo ortaggio da foglia seminato nella tar- 
da estate, solo però nelle zone a clima mite. 2-Carciofo. Da metà febbraio a metà 
aprile eseguite la scarducciatura delle piante, che consiste nell 'eliminazione dei car- 
ducci (germogli) in eccesso 



emettere le spine, e col passare del tem- 
po inizia a differenziarsi il pappo (infio- 
rescenza) e il ricettacolo da concavo di- 
venta convesso, assumendo la forma di 
un fungo. I capolini principali si rac- 
colgono eseguendo un taglio obliquo e 
asportando solo 5-10 cm di gambo, in 
modo da lasciare sulla pianta le foglie 
più giovani ed attive; i capolini seconda- 
ri, invece, si raccolgono preferibilmente 
senza gambo, tagliando nel punto di in- 
serzione del carciofo sul gambo stesso. 

I lavori da eseguirsi nelle carciofaie 
costituite da varietà tardive del tipo «Ro- 
manesco» non entrate ancora in pro- 
duzione consistono nel rimuovere su- 
perficialmente il terreno in prossimi- 
tà delle piante, servendosi di una zap- 
pa o di un'erpice, a seconda della super- 
ficie coltivata. Questa operazione si de- 
ve effettuare quando il terreno presenta 
il giusto grado di umidità, per evitare di 
compattarlo a livello dell'apparato radi- 
cale delle piante. Queste lavorazioni su- 
perficiali sono finalizzate a distrugge- 
re le erbe infestanti che si sviluppano in 
autunno-inverno e ad interrare il conci- 
me. In questo periodo, infatti (fine feb- 
braio), va somministrata la terza dose 
d'azoto (la prima e la seconda dose sono 
state somministrate, rispettivamente, nel 
mese di agosto e di settembre, sotto for- 
ma di nitrato ammonico-26, nella quan- 
tità di 10 grammi per metro quadrato). 

A partire da metà febbraio, e sino a 
metà aprile, si può eseguire la «scarduc- 
ciatura», che consiste nell'eliminazione 
dei carducci (germogli) in eccesso. Ge- 
neralmente alla base di ogni pianta ven- 
gono lasciati solo i carducci più vigoro- 
si (non più di 2-3), in relazione alla ferti- 
lità del terreno e al sesto d'impianto del- 
la carciofaia; distanze maggiori di 1 me- 
tro sulle file permettono di lasciare sulla 
pianta un maggior numero di carducci. 
Per procedere all'eliminazione dei car- 
ducci liberate la base della pianta dal- 
la terra, in modo che il rizoma sul quale 
si inseriscono i carducci sia ben visibile. 
Con un coltello ben affilato, o una zap- 
pa a lama tagliente, si eliminano i car- 
ducci, facendo in modo che a quelli de- 
stinati ad un nuovo impianto rimanga at- 
taccato un frammento della pianta ma- 
dre («tallone»). 

I carducci eliminati, se non sono de- 
stinati ad un nuovo impianto, possono 
essere impiegati in cucina. Allo scopo 
si utilizza la parte centrale della foglia, 
mentre la lamina (la parte verde) viene 
scartata. 

Carota. Dalla metà di febbraio semi- 
nate in pieno campo. È consigliabile che 
seminiate a righe, perché in seguito sa- 



18 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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ito 



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I-Carota. Da metà febbraio seminate in pieno campo, possibilmente a righe, in modo da rendere più facili successivamente tut- 
ti i lavori di coltivazione. 2-Cavolo cappuccio. In gennaio e in febbraio potete raccogliere le varietà invernali di questo ortaggio 
in località dove non vi sono gelate costanti. 3-Fragola. In questo bimestre eliminate dalle piante foglie vecchie e stoloni 



rete facilitati nell'esecuzione di tutti i la- 
vori di coltivazione, ad iniziale da quel- 
li di diradamento. 

Catalogna. Vedi radicchio. 

Cavolfiore, cavolo broccolo, cavo- 
Io di Bruxelles, cavolo verza, cavolo 
cappuccio. Sia in gennaio che in feb- 
braio potete raccogliere le varietà inver- 
nali di questi ortaggi. Il cavolo cappuc- 
cio, nei periodi più freddi, si raccoglie di 
regola in località dove non vi sono gela- 
te costanti. Anche il cavolfiore si racco- 
glie solo in zone a clima mite. 

Nella seconda metà di febbraio semi- 
nate varietà primaverili-estive di cavo- 
lo cappuccio (per produrre piantine con 
pane di terra). 

Cetriolo. Vedi anguria (cocomero). 

Cicoria. Vedi radicchio. 

Cipolla. Vedi aglio. 

Fragola. In questo periodo elimi- 
nate dalle piante foglie vecchie e stolo- 
ni (fusticini sottili e striscianti). Dirada- 
te i germogli - specialmente nelle pian- 
te di due o tre anni - laciandone al mas- 
simo tre, altrimenti la fioritura sarà trop- 
po abbondante ed i frutti che si forme- 
ranno non raggiungeranno le dimensio- 
ni caratteristiche della varietà e anche le 
loro qualità gustative potranno risulta- 
re deludenti. 

Togliete le piante infestanti che si 
fossero sviluppate attraverso i fori pra- 
ticati nella pacciamatura quando si ese- 
A. gue l'impianto. La pacciamatura 
^ — ^ con teli plastici scuri è in pratica un 
obbligo per questa coltura, altrimenti i 
frutti si sporcherebbero di terra; in alter- 
nativa si può usare paglia. 

Potete già installare piccoli tunnel, 
almeno su una parte della superficie col- 
tivata, per ottenere produzioni preco- 
ci ed avere quindi un periodo di raccol- 
ta più lungo. Nelle località in cui nevica 



Le semine di febbraio in coltura protetta (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pag. 18) 



Periodo 



In coltura protet- 
ta riscaldata (fi- 
no a circa metà 
mese) 



In coltura protet- 
ta riscaldata (lut- 
to il mese) 



In coltura pro- 
tetta (metà-fine 
mese) 



Ortaggio 



Basilico [1] 
Melanzana [1] 
Peperone [1] 
Pomodoro [ 1 ] 
Sedano [ 1 1 



Anguria (cocomero) 
(n. semi/vasetto) [2] 
Cetriolo (n. semi/vasetto) [2] 
Melone (n. semi/vasetto) [2] 
Zucchino (n. semi/vasetto) [2] 



Basilico [1] 

Lattuga a cappuccio primave- 
rile [1] 

Melanzana [1] 
Peperone [1] 
Pomodoro [I] 
Sedano [1] 



Quantità 
di seme 

g/m 2 



0,5 
1,2-1,5 
1,5-2.0 
0,8-1,2 
0,2-0,3 



1-2 
1-2 
1-2 
1-2 



0,5 

0,3-0,4 
1,2-1,5 
1,5-2,0 
0,8-1,2 
0,2-0,3 



Semi per 
grammo 

n. 



750-850 
200-220 
140-150 
320-350 
1.800-2.000 



10-20 

30-35 

25-35 

5-8 



750-850 

800 

200-220 

140-150 

320-350 

1.800-2.000 



Durata 
della coltura 

giorni [3] 



60-120(150) 

150-240 

170-240 

80-130(180) 

90-130(150) 



90-120 

70-110(150) 

80-115 

60-70 (90) 



60-120(150) 

70-100 

150-240 

170-240 

80-130(180) 

90-130(150) 



[ 1 ] Quantitativo per semine in cassettine di polistirolo di cm 30x50 circa. Si può eseguire la 
semina direttamente in contenitore alveolato (basilico: 5-8 semi per alveolo; lattuga, melan- 
zana, peperone, pomodoro: 1 seme per alveolo oppure 2 tenendo, dopo la germinazione, la 
piantina migliore) senza poi effettuare il ttapianto (rimpiolatura) nei contenitori stessi. Per 
il sedano invece, data la dimensione dei semi, è più conveniente la semina in cassettina ed 
il successivo trapianto in contenitore. [2] Semina in vasetti o contenitori simili. [3] Nume- 
ro approssimativo di giorni che vanno dalla semina (germinazione del seme) alla raccolta. 
I dati tra parentesi riguardano specialmente le colture che si attuano in condizioni non ot- 
timali o che devono ttascorrere nel terreno la stagione autunno-invernale. 



I trapianti di febbraio in coltura protetta (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pag. 18) 




Periodo 


Ortaggio 


Distanze d'impianto 


tra le file 

cm 


sulla fila 
cm 


Prima metà del mese 


Lattughe da cespo 


25-35 


25-35 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



19 



V 



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J 




I-Lattuga a cappuccio e da taglio. In febbraio trapiantate sotto tunnel freddi e/o 
sotto tessuto non tessuto le piantine provviste di pane di terra, nate dalle semine di 
gennaio in coltura protetta riscaldata. 2-Patata. Almeno quattro settimane prima 
dell 'impianto mettete i tuberi-seme a pregermogliare in un locale molto luminoso 
con una temperatura di 12-15 °C. 3-Pisello. Da metà febbraio seminate a righe in 
pieno campo varietà nane, mezza-rama e rampicanti. ^-Pomodoro. A metà gennaio 
iniziate le semine in coltura protetta riscaldata, per ottenere piante con pane di ter- 
ra (nella foto) da mettere a dimora sotto tunnel freddi verso la metà di marzo 



spesso valutate se sia opportuno o meno 
ricoprire molto anticipatamente le aio- 
le con i tunnel; in ogni caso sgombera- 
te rapidamente le protezioni dalla neve. 
Un materiale di copertura, che dà buoni 
risultati se si vogliono produzioni pre- 
coci, è l'E.V.A (polimeri di etilen-vi- 
nil-acetato). 

Se non lo avevate fatto in preceden- 
za lavorate il terreno, qualora abbiate in- 
tenzione di eseguire nuovi impianti, già 
da fine inverno (di solito varietà rifioren- 
ti). Eliminate dalle aiole le malerbe e ri- 
pulite le piante di fragola a frutto picco- 
lo (D'ogni mese, fragoline di bosco). 

Lattuga a cappuccio e da taglio. 
Seminate a gennaio in coltura protetta 
riscaldata - non oltre i 1 8 °C - per po- 
ter ottenere piantine con pane di terra da 
mettere a dimora in febbraio sotto tun- 
nel freddo. Orientatevi su tipi che non 
formano un cespo compatto, che si col- 
tivano con tecnica simile a quella del- 



la lattuga a cappuccio, che hanno in- 
contrato negli ultimi anni favore sempre 
più crescente da parte del piccolo colti- 
vatore e del consumatore. Prima di tut- 
to è da preferire la Gentilina (a foglie 
verdi), ma sono interessanti anche Sa- 
lad bowl e Lollo bionda (a foglie verdi), 
Red salad bowl e Lollo rossa (a foglie 
rosse). Tutte queste varietà — e loro se- 
lezioni — vengono impiegate pure come 
tipi «da taglio» e «da cogliere» (si rac- 
coglie completamente la pianta in varie 
fasi di crescita). 

Dopo la germinazione, quando è pos- 
sibile maneggiare le piantine, trapian- 
tatele in contenitori alveolari, e appe- 
na notate che le radici trattengono bene 
il terriccio mettetele a dimora - in feb- 
braio - sotto tunnel freddi e/o sotto tes- 
suto non tessuto. 

Seminate, pure in febbraio, in coltu- 
ra protetta (anche piccoli tunnel) le va- 
rietà primaverili che verranno in seguito 



trapiantate in pieno campo. 

Seminate in gennaio - e di regola fi- 
no a metà febbraio - la lattuga da taglio 
solo sotto protezioni. Non eseguite le se- 
mine se il periodo si presenta particolar- 
mente freddo e carico di perturbazioni. 

A febbraio, dalla metà del mese in 
poi, iniziate a seminare in pieno cam- 
po se il tempo lo consente. Proteggete 
le aiole seminate con veli di tessuto non 
tessuto. Raccogliete sotto tunnel. 

Melanzana. Vedi pomodoro. 

Melone. Vedi anguria (cocomero). 

Patata. A gennaio prenotate i tube- 
ri-seme per gli imminenti impianti e in 
febbraio ritirateli dai rivenditori. Utiliz- 
zate sempre materiale certificato esente 
A da virus ed evitate, per quanto pos- 
<— ^ sibile, di impiegare patate di vostra 
produzione, perché potrebbero essere 
interessate da infezioni virali, che fanno 
diminuire notevolmente la produzione. 

Potete, volendo, mettere i tuberi-se- 
me a pregermogliare in un locale mol- 
to luminoso con una temperatura di 12- 
15 °C (questo almeno quattro settimane 
prima dell'impianto). Iniziate a prepara- 
re il terreno per la messa a dimora dei tu- 
beri-seme zappando il suolo precedente- 
mente vangato. 

Continuate in entrambi i mesi a con- 
trollare i tuberi immagazzinati, elimi- 
nando quelli guasti. 

Peperone. Vedi pomodoro. 

Pisello. Dalla metà di febbraio semi- 
nate a righe in pieno campo varietà na- 
ne, mezza-rama e rampicanti. 

Pomodoro, peperone, melanza- 
na. A metà gennaio iniziate le semi- 
ne del pomodoro in coltura protetta ri- 
scaldata per ottenere piante con pane di 
terra, da mettere a dimora sotto tunnel 
freddi verso la metà di marzo. Se desi- 
derate una produzione particolarmente 
precoce potete seminare una selezione 
o un ibrido che si richiama al tipo Mar- 
mande. 

Altre varietà da prendere in conside- 
razioni, i cui semi risultano disponibili 
in piccole quantità, sono: 

- a frutto grosso e/o medio-grosso: Hob- 
by, Optima, Ben Hur; 

- a frutto di media grossezza a grappo- 
lo per raccolta al «rosso»: Horus, Bon- 
ny, Miroo, Corfù; 

- tipo Cencara con frutto ovale un po' 
allungato, sodo, per la raccolta al «ros- 
so». Esistono diverse varietà che si ri- 
fanno a questo tipo; una varietà che gli 
si avvicina è Ribelle; 

- ciliegino: Pepe, Chipano, Ciliegia, 
Suncherry. Presso i vivaisti orticoli più 
riforniti si possono reperire, al momen- 
to dei trapianti, varietà di pomodoro a 



20 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



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I 



Progetto di coltivazione di un orto familiare di circa 100 m 2 

a cura di Alberto Locatelli 

Esempio di orto formato da 10 aiole, con aggiornamento mensile della situazione in riferimento 
alla pianura padana; per le altre zone d'Italia si veda la cartina geografica riportata a pag. 18 

Per le possibili alternative consultate le tabelle delle semine e dei trapianti nonché i testi delle singole colture. 

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Come si presenta Porto a fine gennaio 



1 


m 0.20 ; ni 1 ,00 | 


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2 


Porro ^ 








3 




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4 


Fragola 

(riposo vegetative} **& 








5 














Valeriane-Ila JAf/r 
6 rucolae (£**!$&* 
ravanello W3 jjf^ 










1 


Cavolo verza igUy 








Lattuga e S&Bk*/&- 
8 radicchio gO» MBp' 
da taglio »SS^fr 










9 Spinacio p^m V^^^^. 


Radicchio da cespo g||jr ' 








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Come si presenta l'orto a fine febbraio 



I Lattuga-radicchio da taglio-rucola 



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Porro 



"E 



3 Aglio 



Cipolla 
bianca 



u 



Cipolla ^ £^\ 
colorata ='- ^ÉÉF 



4 Bietola da coste e da orto &?" 



Fragola 

(riposo vegetativo) 



«1 



Valerianella 
6 rucola e 
ravanello 




Carota 



7 Pisello 






Lattuga e 

8 radicchio 

da taglio 




10 



m 8,00 



Vi proponiamo il progetto di coltivazione di un orto familiare di circa 100 m 2 , adatto alle esigenze di una famiglia di quattro 
persone. Ogni bimestre aggiorneremo il progetto indicando in quale fase si trovano le colture considerate. 



Stadio prevalente della coltura. -S? = semina; 
j| = '" coltura protetta; 



= trapianto; fHy = in fase dì raccolta; 
= aiolà libera in attesa di coltivazione. 



I disegni a colori rappresentano i singoli ortaggi in fase di coltivazione 



frutto piccolo e allungato, chiamato ge- 
nericamente «datterino». Un tipo simile 
è Pepolino, le cui sementi sono disponi- 
bili anche in piccole quantità. Si tratta di 
una varietà determinata (dopo un certo 
numero di palchi fiorali la pianta blocca 



la crescita in altezza, sviluppandosi solo 
lateralmente, assumendo una forma ce- 
spugliosa) che non ha bisogno di soste- 
gni, anche se è sempre conveniente alle- 
vare le piante a mezzo di tutori. 

Per il peperone in gennaio iniziate, 



o proseguite, le semine sotto protezioni 
riscaldate. Le varietà adatte alle coltu- 
re protette sono piuttosto numerose, ma 
poche quelle che il piccolo coltivatore 
può trovare in quantità esigue. Alcune 
varietà di peperone che si possono adat- 



SUPPLEMIìNTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



21 



V 



m / 




I-Porro. In gennaio raccogliete le colture più sviluppate, ma solo se il terreno non 
è gelato. 2-Radicchio. In entrambi i mesi continuate la raccolta del Chioggiotto 





Le semine di febbraio in piena aria (pianura padana) 


(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pag. 18) 






Quantità 


Semi per 


Durata 


Periodo 


Ortaggio 


di seme 


grammo 


della coltura 






g/m 2 


n. 


giorni [1] 




Bietola da costa 


1,5-2,5 


50 


60-80(210) 




Bietola da orto 


1,5-2,5 


75-95 


70-110 




Carota 


0,5-1,0 


850-1.000 


100-140(240) 




Cavoli cappucci primaverili-estivi [21 


1,5-2,5 


300 


100-120 




Cicoria da taglio 


6-8 


600-750 


60-80(150) 




Cipolla bianca (pieno campo) 


0,5-1,0 


250-300 


120-210(240) 




Cipolla colorata (semenzaio) [3] 


3,5-5,0 


250-300 


140-180 


Da metà 


Cipolla colorata (pieno campo) 


0,5-1,0 


250-300 


140-180 


mese 


Cipolline 


4-8(10) 


250-300 


120-150 




Lattuga da taglio 


6-10 


800 


50-80 




Pisello 


10-20 


2-6 


60-150 




Prezzemolo 


2,5-3,5 


500 


70-110(210) 




Ravanello 


1,5-2,0 


80-120 


25-40 (70) 




Rucola 


0,5-1,0 


500 


40-70 (90) 




Spinacio 


2-4 


80-100 


70-90(180-210) 




Valerianella 


1,0-1,5 


800 


70-90(150) 


f 1 ] Numero approssimativo di giorni che vanno dalla semina (germinazione del seme) al- 


la raccolta. I dati tra parentesi riguardano specialmente le colture che si attuano in condi- 


zioni non ottimali o che devono trascorrere nel terreno la stagione invernale. [2] Quanti- 


tativo per semine in cassettine di polistirolo di cm 30x50 circa. Si può eseguire la semi- 


na direttamente in contenitore alveolato collocando 2 semi per alveolo e tenendo, dopo la 


germinazione, la piantina migliore. [3] Pur essendo ancora valida la produzione di pian- 


tine di cipolle e porri in semenzaio, per semplicità è consigliabile seminare in contenito- 


re come indicato per il cavolo cappuccio 



I trapianti di febbraio in piena aria (pianura padana) 

(per le altre zone d'Italia si faccia riferimento alla cartina riportata a pag. 1 8 



Periodo 



Da fine mese 



Ortaggio 



Aglio 

Cipolla (da semenzaio o contenitore) 

Cipolla (piccoli bulbi) 



Distanze d'impianto 



tra le file 

cm 



25-40 
15-25 (40) 
15-25 (40) 



sulla fila 

cm 



10-15 
15-25 
15-25 



tare alla coltura protetta, i cui semi sono 
reperibili in piccole quantità sono: 

- a frutto quadrato: Jolly giallo, Jol- 
ly rosso; 

- a frutto mezzo lungo: Mogador (gial- 
lo), Hytower (rosso); 

- a frutto allungato: Zebo, Lux (gialli), 
Lamuyo, Pacific, Romeo (rossi). 

Potete seminare anche varietà di pe- 
perone tipo Corno di toro (rosso e gial- 
lo), che forniscono un prodotto di ottima 
qualità. Coltivato in genere per il pieno 
campo può riuscire bene anche in coltu- 
ra protetta. 

Specialmente in febbraio potete ini- 
ziare la semina di peperoncino, sia pic- 
cante (Caienna, Ciliegia piccante) che 
dolce (Sigaretta, Verde chiaro lombar- 
do). 

Anche per la melanzana nel mese di 
gennaio seminate, o continuate le semi- 
ne, in coltura protetta riscaldata per la 
produzione di piantine con pane di terra, 
che verranno poi trapiantate sotto tun- 
nel freddo. Alcune varietà adatte a que- 
sto tipo di coltivazione e che si trovano 
in piccole quantità sono: Sicilia, Valen- 
tina, Miranda (lunghe); Top beli, Gali- 
ne (ovali). E possibile però prendere in 
considerazione pure il tipo Violetta di 
Firenze (Beatrice, Birgah e Prosperosa) 
per anticiparne la produzione. 

In coltura protetta riscaldata trapian- 
tate in vasetti o in contenitori alveola- 
ri le piantine di pomodoro, peperone e 
melanzana ottenute dalle precedenti se- 
mine. Le piante con il pane di terra co- 
sì prodotte vanno trapiantate verso me- 
tà marzo sotto tunnel freddi di ampie di- 
mensioni. Va ricordato che le varietà se- 
gnalate possono dare ottimi risultati an- 
che in pieno campo. 

Porro. Vedi aglio. 

Prezzemolo. Dalla metà di febbraio 
potete cominciare a seminare in pieno 
campo, possibilmente a righe. Per faci- 
litare e rendere più omogenea la germi- 
nazione coprite i seminati con un velo 
di tessuto non tessuto. Se avete una dop- 
pia finestra, già in gennaio, oppure da 
metà febbraio, meglio sotto tunnel, po- 
tete eseguire la semina del prezzemolo 
in contenitore (vedi riquadro riportato 
a pag. 24), per avere piante con pane di 
terra che si possono impiegare per col- 
tivare il prezzemolo in vaso, oppure da 
trapiantare direttamente nelle aiole, so- 
prattutto in terreni pesanti ove la germi- 
nazione può risultare difficoltosa. 

Se avete protetto le aiole seminate, 
alla fine dell'estate vi sarà possibile ef- 
fettuare qualche raccolta. 

Radicchio e cicoria. In gennaio 
continuate a porre in bianco i radicchi 



22 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



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J 



Progetto di coltivazione di ortaggi e aromatiche su un terrazzo di 32 m 2 

a cura di Alberto Locatelli 

Esempio di terrazzo con 20 contenitori, con aggiornamento mensile della situazione in riferimento 
all'Italia centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina geografica riportata a pag. 18 

Per le possibili alternative consultate le tabelle delle semine e dei trapianti nonché i testi delle singole colture. 
I numeri di ogni contenitore corrispondono a quelli che identificano, nel testo, le diverse specie 



Porta-finestra 



20 



s 

Come si presenta il terrazzo a fine gennaio 

DCZ 



Porta-finestra 



(ZDOCZJ 



19 



IH 



17 



/ U; 



Quest'anno vi proponiamo un progetto di coltivazione di ortaggi e piante aromatiche su un 
terrazzo di 32 metri quadrati (m 8x4). Alle piante aromatiche, rappresentate da rosmarino, sal- 
via, erba cipollina, timo, ed altre, già presenti sul terrazzo, si aggiungeranno, di bimestre in 
bimestre, come nuove colture una serie di ortaggi, che forniranno i loro prodotti per buona 
parte dell'anno. La coltivazione di ortaggi e piante aromatiche su terrazzi o balconi si va sem- 
pre più diffondendo pure nei grandi centri urbani; anche in questo caso Vita in Campagna ha 
anticipato - essendo ormai da alcuni anni che propone questo tipo di coltivazione su terrazzo 
- una tendenza che si va sempre più consolidando. 

Timo-17, erba cipollina- 18 e Salvia- 19 non hanno bisogno in questo 
mese di alcun intervento. Rosmarino-20: limitatevi a raccogliere qual- 
che rametto; sarebbe consigliabile proteggere la pianta con tessuto non 
tessuto qualora l'andamento climatico del periodo si presentasse rigido 
(pianura padana). Irrigate, solo se strettamente necessario, con limita- 
tissime quantità d'acqua, al fine di mantenere il terriccio dei contenito- 
ri appena umido. 



D 
D 



CDCZDCZDCjDlJDC 




ni 8,00 



Porta-finestra 




Come si presenta il terrazzo a fine febbraio 



Porta-finestra 



DCDCDCDCIj 




Rucola-8, ravanelIo-9, prezzemolo-ll, cicoria 
da (aglio- 12, bietola da taglio- 13, lattuga da 
taglio-14: seminate. Per lattuga da taglio e rava- 
nello potete anche seminare metà contenitore con 
una varietà e metà con una varietà differente. Ti- 
mo-17 ed erba cipollina-18: smuovete in super- 
ficie il terriccio del contenitore. Salvia-19: pulite 
la pianta dai rametti secchi che fossero presenti e 
smuovete il terriccio. Rosmarino-20: potete to- 
gliere le eventuali protezioni e smuovete il terriccio. Raccogliete qual- 
che rametto. 

Proteggete i contenitori appena seminati con tessuto non tessuto, mate- 
riale che facilita la germinazione dei semi e ripara discretamente dal 
freddo. Siate molto prudenti con le irrigazioni: potrebbe essere necessa- 
rio effettuarle più frequentemente, in presenza di un andamento stagio- 
nale poco umido, ma devono sempre essere molto contenute. 




l figvìtyTlfWlffvl Hn 



m 8,00 



Stadio prevalente della coltura. ^ = semina; S*/ = trapianto; fÉÉF = infuse di raccolta; ( ) = in coltura protetta; 
( ) contenitore libero in attesa di coltivazione. I disegni a colori rappresentano le diverse specie in fase di coltivazione 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



23 



V 



<$to 



J 



ha semina del prezzemolo in contenitore alveolato 






Se possedete un tunnel 
(ma va bene anche una 
doppia finestra), in gen- 
naio e sino a metà di 
febbraio potete eseguire 
la semina del prezzemo- 
lo in contenitore alveo- 
lato (a), per produrre 
piantine con pane di ter- 
ra da impiegare sia per 
la coltivazione in vaso 
(valida anche dal punto 
di vista estetico per ter- 
razzi e/o balconi) che 
per trapiantare diretta- 
mente nell'orto, soprattutto in presenza di terreni 
pesanti, in cui la germinazione di questa pianta da 
orto può risultare difficoltosa. Con l 'apposito ter- 
riccio per semine (b) riempite i contenitori e pone- 
te in ogni alveolo 5-8 semi (e). Dopo aver coperto il 
seme con un sottilissimo strato di terriccio ponete il 
contenitore in un sottovaso pieno d'acqua (A) fino a 
che il terriccio si è inumidito. Successivamente si- 
stemate il contenitore con il sottovaso sotto il tunnel 
(e) oppure all'interno della doppia finestra 





trevigiani tardivi, di Castelfranco ed an- 
che quelli veronesi. A febbraio finite di 
porre in bianco i radicchi trevigiani tar- 
divi e veronesi. Continuate la raccolta 
del Chioggiotto e del tipo «Lusia» di va- 
rietà e selezioni tardive invernali. 

Fino a circa metà febbraio semina- 
te, unicamente sotto tunnel, le varietà di 
cicoria da taglio e da cogliere; nella se- 
conda metà del mese iniziate le semine 
in pieno campo. Anche in questo caso 
potete aiutare ed accelerare la germina- 
zione stendendo sulle aiole veli di tessu- 
to non tessuto. Potete cominciare o con- 
tinuare l'utilizzo delle varietà da taglio e 
da cogliere seminate in pieno autunno e 
protette in precedenza. 

Ravanello. A gennaio seminate, di 
preferenza a righe, sempre però in coltu- 
ra protetta. Da metà febbraio iniziate le 
semine in pieno campo (anche in questo 
caso ricoprite le aiole seminate con tes- 
suto non tessuto) e cominciate o prose- 
guite le raccolte sotto protezioni. 

Rucola. Vedi valerianella. 

Scalogno. Vedi aglio. 

Sedano. In febbraio seminate in col- 
tura protetta riscaldata fino circa a me- 
tà mese; dopo è possibile farlo, ma con 
molta prudenza e solo nelle località con 
clima più mite, anche sotto protezioni 
non riscaldate. Le piante di sedano pos- 
sono resistere sotto tunnel durante la 
stagione fredda - ed è possibile eseguire 



qualche raccolta - soltanto in zone con 
clima abbastanza mite. 

Spinacio. Attorno a metà febbraio 
iniziate la semina in pieno campo di va- 
rietà primaverili, come ad esempio Lo- 
relay, America ed altre. 

Pulite le aiole dalle piante infestan- 
ti e rompete la crosta superficiale even- 
tualmente formatasi durante i mesi fred- 
di. Eseguite questi lavori impiegando una 
piccola zappa o un estirpatore. Eseguite la 
raccolta quando le piante sono sufficien- 
temente sviluppate (semine autunnali). 



Valerianella e rucola. In entrambi 
i mesi - più in febbraio - potete proce- 
dere sotto tunnel alla raccolta di colture 
seminate durante l'autunno. Alla fine di 
febbraio spesso è possibile raccogliere 
la valerianella anche in piena aria. 

Fino a circa metà febbraio semina- 
te la rucola sotto tunnel. Nella seconda 
metà del mese iniziate le semine in pie- 
no campo coprendo preferibimente le 
aiole con tessuto non tessuto. 

Zucchino. Attorno alla metà di feb- 
braio - o anche un po' prima - semina- 
te lo zucchino in vasetti o contenitori si- 
mili in coltura protetta riscaldata, per ot- 
tenere piantine con pane di terra da tra- 
piantare sotto ampi tunnel verso metà 
marzo. Alcune varietà adatte alla coltura 
protetta, ma che riescono bene anche in 
pieno campo sono President, Diamant, 
Greyzini, Storr's green e Clarita. Vi so- 
no poi recenti varietà, come Sofìa, da te- 
nere in considerazione perché tolleranti 
nei confronti di alcuni virus. 

Per le varietà a frutto tondo (tipo ver- 
de chiaro di Nizza) prendete in conside- 
razione Baby round. 

Ortaggi in coltura protetta. In gen- 
naio aprite le protezioni durante le ore 
più calde delle giornate di sole, in mo- 
do che la vegetazione si asciughi e non 
vi sia uno sbalzo troppo forte tra le tem- 
perature del giorno e quelle della notte 
(escursione termica giornaliera). 

Qualora fosse necessario irrigare è 
opportuno che adoperiate acqua a tem- 
peratura ambiente (tenete sotto le prote- 
zioni dei contenitori sempre pieni) ed in 
quantità molto limitate. 

Se possedete un tunnel, una serra o al- 
tro ambiente molto luminoso riscaldati 
potete iniziare, o continuare, la produzio- 




1-Ravanello. Da metà febbraio cominciate o proseguite le raccolte, sotto protezio- 
ni, di questo ortaggio. 2-Spinacio. Eseguite la raccolta quando le piante, nate da 
colture seminate in autunno, sono sufficientemente sviluppate 



24 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



%o 



J 



Progetto di coltivazione di un piccolo orto di aromatiche e officinali di circa 27 m 2 

a cura di Lorenzo Roccabruna 

Esempio di orto di aromatiche e officinali formato da 3 aiole, con aggiornamento mensile della situazione 
in riferimento all'Italia centro-settentrionale; per le altre zone d'Italia si veda la cartina geografica riportata a pag. 18 

Il progetto prevede la presenza delle piante aromatiche e officinali trattate nel corrente anno 2010 



A 



N-*- 



->S 



Come si presenta Torto a fine gennaio 



Come si presenta l'orto a fine febbraio 



Rosmarino 



Salvia 



Menta 

Piperita 

?f 



Timo 



m 8,00 



m 8.00 



Stadio prevalente della coltura. 

^3 = in coltura protetta; 
I disegni a colori rappresentano le singole piante aromatiche e officinali bifase di coltivazione 



la; VFjf = trapianto; f§lf = bifase di raccolta; 
aiolà libera in attesa dì coltivazione. 



ne di piantine con pane di terra, che an- 
dranno poi trapiantate sotto tunnel freddi 
al fine di di ottenere raccolte precoci. Per 
produrre queste piante utilizzate conteni- 
tori alveolati e terriccio per semine. Alcu- 
ne varietà adatte alla coltura protetta sono 
indicate nella descrizione sintetica dei la- 
vori da eseguire per i singoli ortaggi. 

Sotto protezioni non riscaldate effet- 
tuate le semine come indicato nella ta- 
bella riportata a pag. 17 ed iniziate i la- 
vori per sistemare le aiole nelle quali 
eseguirete i trapianti sia di febbraio che, 
soprattutto, di marzo. 

Se nevicasse eliminate il più presto 
possibile la neve dalle protezioni per 
evitare danni alle strutture, ai teli di co- 
pertura ed alle coltivazioni in atto. 

In febbraio controllate di continuo le 
colture aumentando gli arieggiamenti 
durante il mese a mano a mano che au- 
mentano le ore di luce e le temperature 
giornaliere. Irrigate più di frequente ri- 
spetto a gennaio, adoperando sempre ac- 
qua a temperatura ambiente ed in mode- 
ste quantità. Continuate i lavori di pre- 
parazione delle aiole ed eseguite i primi 
trapianti (lattughe da cespo) utilizzando 
piantine con pane di terra. 

Iniziate o continuate la raccolta di 
lattuga da taglio, radicchio da taglio e da 
cogliere, valerianella e rucola. Se in set- 



tembre-ottobre dello scorso anno aveva- 
te seminato e protetto il prezzemolo po- 
tete ora raccoglierlo, purché sia suffi- 
cientemente sviluppato. 



Interventi fitosanitari 

Nessun intervento fitosanitario risul- 
ta necessario in questo bimestre. 



PIANTE AROMATICHE E OFFICINALI 



Anno dopo anno il nostro orto col- 
tivato con piante aromatiche e officina- 
li si è arricchito di nuove specie, di nuo- 
vi colori, di sapori e profumi talvolta di- 
menticati. 

Come è ormai abitudine ci occupe- 
remo nell'anno in corso di dodici spe- 
cie, alcune molto conosciute, altre me- 
no; per ciascuna indicheremo, nelle ta- 
belle riassuntive riportate alle pagine 26 
e 27, le caratteristiche botaniche, le esi- 
genze di clima e di terreno e le proprie- 
tà aromatiche e officinali. 

Per ogni specie, al momento della 
raccolta, saranno indicate preparazioni 
casalinghe e semplici ricette culinarie, 
che vi permetteranno di scoprire usi par- 
ticolari e poco consueti. 

Le specie che vi proponiamo que- 
st'anno sono: anice verde, cardo ma- 
riano, maggiorana, malva, melissa, 
Menta Piperita, partenio, rosmari- 
no, salvia, Salvia sclarea, Santoreg- 
gia hortensis e timo. 



Lavori 

Se non l'avete già fatto nel tardo au- 
tunno, a gennaio procedete alla lavora- 
zione principale del terreno approfittan- 
do di ogni giorno di tempo soleggiato. 
Dopo aver sparso sulla superficie del suo- 
lo un abbondante strato di letame bovino 
ben maturo in ragione di 35-40 kg ogni 
10 metri quadrati (o in alternativa stal- 
latico essiccato, riducendo la dose a 3-5 
kg ogni 10 metri quadrati), eseguite una 
profonda vangatura (30 cm) che, oltre a 
smuovere ed arieggiare il terreno, vi per- 
metterà di interrare perfettamente il con- 
cime. Ricordate che la scelta della van- 
ga più idonea per tale operazione dipen- 
de dal tipo di terreno che avete a dispo- 
sizione: utilizzate lame larghe per terreni 
sciolti, lame cuoriformi per terreni argil- 
losi e lame triangolari o dentate per terre- 
ni ricchi di scheletro (sassoso) . 

A vangatura ultimata sistemate la su- 
perficie del terreno in modo che non vi 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



25 



V 



qy 



j 



Le specie aromatiche che tratteremo nel 2010 



t Maggiorana 
ri' j'.Ù 




Identificazione. È un suffrutice perenne (cioè presenta fusto legnoso per un breve tratto e consistenza erbacea nella 
parte superiore) alto 40-50 cm. Il fusto è ramificato, con foglie opposte, ovali, piccole e grigiastre. I fiori, che com- 
paiono da giugno a luglio, sono piccoli, di colore bianco o rosa pallido e si trovano riuniti in infiorescenze inserite 
nell'ascella delle foglie. Tutta la pianta è ricoperta di peli ed emana un aroma penetrante simile a quello dell'origano; 
il sapore è un po' amaro. 

Terreno e clima. Preferisce i terreni leggeri, calcarei, ben esposti e soprattutto ben drenati. Non resiste a lungo negli 
ambienti ad inverno rigido; resiste egregiamente alla siccità. 

Parti usate ed impieghi principali. Sono le foglie e i fiori le parti della pianta che vengono usate soprattutto come 
condimento di vivande e secondariamente in fitoterapia, profumeria e liquoristica. Alla maggiorana sono riconosciu- 
te proprietà antispasmodiche, digestive, sedative e diuretiche. 



Menta 
Piperita 




Identificazione. Pianta erbacea perenne, alta 40-50 cm, con fusti eretti e ramificati. Le foglie sono opposte, di forma 
lanceolata e con margine seghettato irregolarmente. I fiori, piccoli e di colore porpora e bianco-violacei, sono riuni- 
ti in infiorescenze. 

Terreno e clima. Rifugge i terreni argillosi e freddi, preferendo quelli permeabili, relativamente leggeri e freschi, ric- 
chi di sostanza organica e leggermente acidi (pH 5-5,5). Predilige i climi con primavere fresche ed umide e con esta- 
ti calde ma non siccitose. 

Parti usate ed impieghi principali. Si utilizzano le foglie e le sommità fiorite. La menta presenta una funzione sti- 
molante sull'attività gastrica e digestiva, risolve le fermentazioni intestinali e previene o reprime il vomito di origine 
nervosa; ha inoltre effetti antispasmodici e un buon potere antimicrobico. 



R 



osmanno 




Identificazione. Arbusto perenne alto da 50 a 150 cm, con fusti legnosi e fogliosi; le foglie, allungate, sono prive di 
picciolo, coriacee, persistenti, di colore verde scuro sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore. I fiori, di 
colore viola-azzurro pallido, sono riuniti in piccoli grappoli e compaiono in primavera-estate ed in autunno. 
Terreno e clima. Preferisce i terreni leggeri, calcarei e soleggiati: resiste comunque abbastanza bene anche al fred- 
do. 

Parti usate ed impieghi principali. Si utilizzano le foglie, tutto l'anno, per uso alimentare; i giovani getti e la pian- 
ta fiorita in fitoterapia. Ha proprietà antisettiche, antispasmodiche, colagoghe, diuretiche, stimolanti, stomachiche, 
toniche, vulnerarie. 



Salvia 







Identificazione. Pianta erbacea con fusti ramificati quadrangolari alta 50-60 cm. Le foglie sono opposte, lunghe 7-8 cm, 
lanceolate, rugose, con bordi leggermente dentati. I fiori, di colore bianco-violaceo o rosa, sbocciano in maggio-giugno. 
Terreno e clima. Predilige terreni leggeri e calcarei in pieno sole. È raramente spontanea nei nostri ambienti. Teme 
il freddo con temperature al di sotto dei -10 °C, ma anche periodi di lunga siccità associati ad alte temperature. 
Parti usate ed impieghi principali. Si utilizzano le foglie in liquoristica, in fitoterapia e come condimento dei ci- 
bi. Ha proprietà antisettiche, antisudorifiche, carminative, coleretiche, emmenagoghe, stomachiche, vulnerarie, an- 
tispasmodiche, ipoglicemizzanti. 



Santoreggia 
hortensis 




Identificazione. Piccolo arbusto alto 40-60 cm, con fusti eretti. Le foglie sono opposte, allungate, coriacee, lucide. I 
fiori, di color rosa pallido, portati all'ascella delle foglie, sono riuniti in infiorescenze; la fioritura avviene in piena 
estate. L'apparato radicale è fascicolato e di consistenza legnosa. 

Terreno e clima. La pianta si adatta facilmente a tutti i tipi di terreno, ma le maggiori produzioni si ottengono in suo- 
li fertili e ben dotati di sostanza organica. Cresce spontaneamente nelle località di montagna fino a 1500 m sul livel- 
lo del mare, in terreni sassosi, calcarei e ben esposti. 

Parti usate ed impieghi principali. Si utilizzano foglie e sommità fiorite. Ha proprietà aromatizzanti, digestive, car- 
minative, antispasmodiche, stimolanti e cicatrizzanti. 



Identificazione. Piccolo arbusto perenne alto 20-60 cm con fusti ramificati che tendono a lignificare dopo 4-5 anni di 
vita. Le foglie sono lanceolate, di colore grigio-verde, più chiaro nella pagina inferiore per la presenza di peli. I fiori 
sono piccoli, di color rosa pallido, riuniti in infiorescenze; la fioritura si ha da giugno a settembre. 
v Terreno e clima. Cresce spontaneo in tutta l'area mediterranea fino ai 1500 metri di quota, prediligendo terreni cal- 
ve carei, leggeri o comunque ben drenati. 

Parti usate ed impieghi principali. Le foglie e le altre porzioni erbacee trovano impiego in fitoterapia, cosmesi, pro- 
fumeria e come condimento dei cibi. In erboristeria sono note diverse proprietà: antispasmodiche, antisettiche, ver- 
mifughe, carminative, digestive. 



Le proprietà medicinali delle piante descritte nelle due tabelle. Analgesica: calma il dolore. Antimicrobica: inibisce e distrugge i batteri. 
Antiinfiammatoria: riduce le infiammazioni. Antisettica: uccide i microbi o ne impedisce lo sviluppo. Antispasmodica: rilassa i muscoli. 
Antisudorifica: riduce la sudorazione della pelle. Aperitivo: facilita le secrezioni gastriche. Aromatizzante: conferisce agli alimenti aromi e sapori 
particolari. Balsamica: contiene balsami emollienti per le vie respiratorie. Carminativa: favorisce l'eliminazione dei gas intestinali. Cicatrizzante: 
favorisce la cicatrizzazione di una ferita. Colagoga: contrae la vescichetta biliare e favorisce il passaggio dei succhi biliari nell'intestino. Coleretica: 
stimola la secrezione della bile. Digestiva: favorisce la digestione. Disintossicante: aiuta ad eliminare le sostanze nocive dell'organismo. Diuretica: 

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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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Le specie officinali che tratteremo nel 2010 



Anice verde 

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Identificazione. Pianta erbacea annuale che raggiunge un'altezza di 40-60 cm. Le foglie sono molto diverse tra loro: 
quelle basali, a forma di rene e dentate, hanno lunghi piccioli, le intermedie si presentano trifogliate e incise, mentre 
quelle più alte sono intere o lineari. I fiori, bianchi o giallastri, sono riuniti in infiorescenze terminali e compaiono so- 
litamente da giugno a luglio. La radice principale è a fittone. 

Terreno e clima. Predilige terreni profondi, leggeri, ricchi di sostanza organica e di calcare, mal sopporta i terreni ar- 
gillosi e compatti; teme le gelate tardive. 

Parti usate ed impieghi principali. Dell'anice verde si utilizzano i semi ricchi in olio essenziale ai quali sono attri- 
buite proprietà aromatizzanti, digestive, carminative, balsamiche ed analgesiche. 



Cardo 
mariane 




Identificazione. Pianta erbacea annuale o biennale con fusto ramificato alto fino a 150 centimetri. Le foglie so- 
no alterne, lucenti e con bordo spinoso. I fiori, di un bel colore violetto ma talvolta anche bianchi o rossi, riuniti in 
grosse infiorescenze, compaiono nella tarda estate. 

Terreno e clima. Si trova con facilità nei terreni incolti, nei pascoli e lungo i sentieri, in particolar modo negli am- 
bienti più meridionali del nostro Paese, dal livello del mare fino ai 700-800 metri di altezza, preferibilmente in ter- 
reni asciutti e in pieno sole. 

Parti usate e impieghi principali. Del cardo mariano si utilizzano i frutti e, raramente, le foglie e le radici. Gli so- 
no attribuite essenzialmente proprietà aperitive, diuretiche, febbrifughe e disintossicanti del fegato. 



Malva 
sylvestris 



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Identificazione. Pianta erbacea biennale o perenne con fusto più o meno ramificato alto fino ad 1 metro. Le foglie, di 
forma tondeggiante e margine inciso, sono divise in 3-5 lobi triangolari e provviste di un lungo picciolo. I fiori for- 
mati da cinque petali, di forma approssimativamente triangolare con una insenatura all'estremità, sono di colore ro- 
sa violaceo (il classico colore malva) con venature (3-5) più scure; riuniti in gruppi di 2-6 compaiono all'ascella del- 
le foglie superiori da fine maggio a fine settembre. 

Terreno e clima. Molto diffusa dalla zona mediterranea a quella montana, si incontra negli spazi erbosi, lungo le stra- 
de, tra i ruderi e negli incolti, con preferenza per terreni calcarei e ben drenati. 

Parti usate e principali impieghi. Si utilizzano le foglie ed i fiori che presentano proprietà emollienti, lenitive, an- 
tiinfiammatorie, espettoranti e leggermente lassative. In cucina le foglie di malva possono essere utilizzate per la pre- 
parazione di gustose zuppe e risotti. 



Melissa 



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Identificazione. Pianta erbacea perenne, di altezza compresa tra i 50 e i 90 cm, con fusti eretti e ramificati e appara- 
to radicale costituito da un rizoma ramificato. Le foglie sono opposte, di forma ovale e margine dentato, e sono ric- 
che di peli secretori. I fiori, bianchi o leggermente rosati, posti all'ascella delle foglie, appaiono all'inizio dell'estate 
e sono presenti fino a tutto il mese di luglio. 

Terreno e clima. Si trova in tutta Italia allo stato spontaneo dal mare fino ai 1000-1500 m di altitudine. Preferisce i 
terreni di medio impasto, freschi, ricchi di sostanza organica, ben drenati e con buona esposizione. 
Parti usate e impieghi principali. Si utilizzano le foglie, che si raccolgono, senza il picciolo da maggio a settembre, 
e le sommità fiorite, che si raccolgono in giugno-luglio all'inizio della fioritura. La melissa ha proprietà aromatizzan- 
ti, sedative, antispasmodiche, coleretiche e digestive. 



Partenio Identificazione. Pianta erbacea perenne alta da 30 ad 80 cm, a fusto eretto, con foglie divise di colore verde chiaro. 

'" I fiori, gialli e bianchi, appaiono in luglio-agosto e sono disposti in infiorescenze di 12-15 cm di diametro. 

Terreno e clima. Spunta a sorpresa negli orti, lungo i viottoli di campagna, sulle macerie, in particolar modo nei ter- 

ìdr ren ' at ^ a ^ t0 contenuto ammoniacale. L'area di origine è quella mediterranea orientale. Predilige clima relativamente 

|p mite. 

Parti usate ed impieghi principali. Le foglie vengono utilizzate in cucina per preparare gustose frittate e frittelle, le 
sommità fiorite in fitoterapia. Ha proprietà antisettiche, antispasmodiche, emmenagoghe, febbrifughe, toniche. 




Identificazione. Pianta erbacea biennale o perenne, alta fino a 150 centimetri, con fusti robusti e ramificati. Le fo- 
glie ovali, di colore verde scuro, grandi e dentate, presentano una densa peluria sulla lamina inferiore; tutta la pian- 
ta è vischiosa al tatto. I fiori sono di colore violaceo chiaro. La fioritura avviene in giugno-luglio. 
Terreno e clima. Preferisce terreni fertili, leggeri e calcarei mentre non tollera quelli acidi e i suoli non ben drena- 
ti. È presente in tutta Italia dal mare fino a 1000 m di altitudine, nei luoghi caldi e soleggiati. 
Parti usate e impieghi principali. Di questa pianta vengono utilizzate le infiorescenze. Le sommità fiorite si rac- 
colgono in piena fioritura recidendo i fusti 10 centimetri al di sotto dei fiori e si essiccano all'ombra riunite in maz- 
zi. Ha proprietà aromatizzanti, aperitive, digestive, antispasmodiche e balsamiche. 



favorisce la diuresi, cioè l'espulsione dell'urina. Emmenagoga: provoca le mestruazioni o ne aumenta la quantità e la durata. Emolliente: protegge 
le mucose e ne attenua lo stato di infiammazione. Espettorante: favorisce l'espulsione del calano. Febbrifuga: combalte la febbre e ne riduce gli 
effetti. Ipoglicemizzante: aiuta a ridurre la glicemia (zucchero presente nel sangue). Lassativa: favorisce lo svuotamento dell'intestino. Lenitiva: 
che attenua le irritazioni. Sedativa: calma l'ansia e allevia il dolore. Stimolante: stimola l'attività del sistema immunitario. Stomachica: stimola 
l'appetito e favorisce la digestione. Sudorifera: stimola la trspirazione. Tonica: stimola la digestione. Vermifuga: elimina i vermi. Vulneraria: cura 
piaghe e ferite. 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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A marza e a gemma 

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Innestare non è una pratica semplice, richiede attenzione nei tempi 

e nelle modalità di esecuzione, ma poter disporre di un documento vìdeo 

che vi accompagna in ogni fondamentale passaggio, 

vi garantirà tutte le informazioni necessarie per poter innestare 

con relativa facilità le vostre piante da frutto. 

Con questo DVD imparerete, guidati da un esperto, le principali tecniche 

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siano avvallamenti o buche dove possa 
ristagnare l'acqua piovana; l'esposizione 
del terreno al gelo favorirà il disgregarsi 
delle zolle migliorandone la sofficità. 

Dalla seconda metà di febbraio ini- 
ziate le semine in semenzaio protetto del- 
le seguenti specie: cardo mariano, par- 
tenio, rosmarino, salvia, salvia sclarea. 
Procuratevi delle seminiere, quindi riem- 
pitele per circa 3-4 centimetri con ter- 
riccio da semina, reperibile nei consorzi 
agrari e nei garden center più forniti. 

Dopo aver pressato leggermente la 
superficie spargete il seme nel modo più 
uniforme possibile quindi, aiutandovi con 
un setaccio, ricoprite il seme con un sot- 
tile strato di torba e pressate nuovamente 
il tutto. Ricordate che in caso di semente 
molto piccola può essere utile miscelarla 
con sabbia o segatura, in modo da poter- 
la manipolare con maggior facilità e che 
il seme va ricoperto di torba per uno spes- 
sore pari alla sua grossezza. 

Al fine di evitare getti d'acqua trop- 
po violenti che potrebbero smuovere il 
terreno e trascinare via le sementi, sten- 
dete sulla superficie della seminiera un 
foglio di giornale (quotidiano) e quindi 
versate l'acqua sul foglio steso: essa pe- 
netrerà lentamente nel terriccio senza al- 
cun danno. La copertura delle seminie- 
re con una lastra di vetro, o con un film 
plastico, da togliere quando cominciano 
a comparire le piantine vi permetterà di 
mantenere costante il grado di umidità. 

Sistemate infine i contenitori in un 
locale protetto, meglio se riscaldato, do- 
ve in ogni caso le temperature notturne 
non scendano sotto gli 8-10 °C. 

Solo in località favorevoli con clima 
particolarmente mite si possono eseguire 
da fine febbraio semine all'aperto, aven- 
do l'avvertenza di coprire con tessuto non 
tessuto il terreno seminato e scegliendo 
specie o varietà resistenti alle basse tem- 
perature e ai repentini ritorni di freddo. 

Procedete invece, a partire da me- 
tà-fine febbraio, alla messa a dimora 
di piante di Menta piperita, rosmarino, 
salvia, timo. 

Qualora l'andamento climatico del 
periodo si presenti siccitoso, seguite le 
nuove colture con moderate irrigazioni. 

Interventi fitosanitari 

Nessun intervento fitosanitario risul- 
ta necessario in questo bimestre. 

A cura di: Silvio Coltrati (Lavori: Or- 
taggi); Sandra Iacovone (Lavori: Car- 
ciofo); Lorenzo Roccabruna (Lavori e 
interventi fitosanitari: Piante aromati- 
che e officinali). 



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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



LAVORI COMUNI 
A TUTTE LE SPECIE 

In gennaio-febbraio gli alberi da 
frutto sono in riposo vegetativo, V 
escluso qualche specie - come man- 
dorlo e nocciòlo - che negli ambienti a 
clima più mite in questo periodo inizia il 
germogliamento e compie anche la fiori- 
tura. Queste fasi vegetative si svolgono in 
tempi diversi in base all'area di coltiva- 
zione più o meno temperata. 

Nel bimestre, oltre alla potatura di 
produzione non vi sono altri lavori di par- 
ticolare urgenza da fare se non completa- 
re quelli descritti nel bimestre scorso e 
non ancora ultimati. Ovviamente i lavori 
che riguardano il terreno vanno fatti nei 
periodi in cui il suolo non è gelato. 

Completate prima di tutto i lavori di 
riordino del frutteto come descritto ne 
«i Lavori» novembre-dicembre 2009 in 
merito alla sistemazione della viabilità, 
dei dissesti del terreno e dei pali di so- 
stegno, in modo da iniziare la nuova sta- 
gione in condizioni ottimali. 

Ultimate al più presto le concimazio- 
ni organiche, se non avete potuto effet- 
tuarle nel bimestre precedente, seguendo 
le indicazioni date ne «i Lavori» di no- 
vembre-dicembre 2009 a pag. 22. Se im- 
piegate del letame di stalla maturo potete 
distribuirlo anche su terreno gelato e poi 
eventualmente interrarlo al disgelo. 

In questo bimestre si possono distri- 
buire anche le prime concimazioni chi- 
miche, in particolare i concimi fosfatici 
semplici, tipo perfosfato, che hanno 
scarsa solubilità nel terreno e per questo 
richiedono un certo tempo prima di ren- 
dersi disponibili per le colture. Al con- 
trario i fertilizzanti azotati e potassici 
sono più solubili e per questo general- 
mente vanno distribuiti a ridosso del 
germogliamento; quindi il loro impiego 
nel bimestre va eventualmente riservato 
solo alle specie più precoci che già a 
febbraio iniziano a vegetare. 

Appena terminano i grandi geli in- 
vernali e il terreno ha smaltito l'eccesso 
di umidità, potete proseguire la messa a 
dimora degli alberi nei nuovi impianti, 
secondo quanto indicato ne «i Lavori» 
di novembre-dicembre 2009 a pag. 22. 

La potatura di produzione è uno 
dei lavori più importanti del bimestre 
poiché va eseguito su quasi tutte le spe- 
cie da frutto ed ha molteplici finalità, so- 
prattutto quella di regolare la carica pro- 
duttiva, contrastare l'alternanza di pro- 
duzione, migliorare la qualità della pro- 
duzione ed infine far assumere agli albe- 
ri la forma voluta in modo che il frutte- 
to possa anche avere un aspetto estetico 





Tutte le specie. Ultimate al pia presto le 
concimazioni organiche se non avete po- 
tuto effettuarle nel bimestre precedente 

che vi soddisfi. E un lavoro da eseguire 
con metodo, senza lasciare nulla al caso, 
seguendo le indicazioni date di seguito 
per ciascuna specie. 

Assicuratevi di lavorare in piena si- 
curezza, allorché potate alberi di grandi 
dimensioni che richiedono l'ausilio di 
scale o altre attrezzature meccaniche per 
raggiungere le parti alte della chioma. 
Tutto deve essere perfettamente funzio- 
nale per evitare scivolamenti e cadute 
spesso traumatiche. 

Gli arnesi da taglio devono essere 
ben affilati per diminuire lo sforzo ma- 
nuale ed effettuare tagli netti, privi di 
slabbrature che ostacolerebbero la suc- 
cessiva cicatrizzazione delle ferite. 

La potatura e la raccolta, sono i due 
lavori che vi consentono di visionare be- 
ne tutte le parti della pianta e quindi di 
verificare lo stato sanitario generale, an- 
che delle parti alte, normalmente nasco- 



ste dalla vegetazione, cosa che non 
è possibile fare con la sola osserva- 
zione da terra. 

Sono molteplici i parassiti che si 
/ possono trovare d'inverno sui rami 
o sui tronchi: cancri rameali di origi- 
ne fungina o batterica, rametti con oidio, 
cocciniglie, larve di insetti xilofagi (che 
si nutrono di legno). Con la potatura po- 
tete già eliminare una buona parte di 
questi parassiti tagliando i rami colpiti e 
diminuendo così le fonti di diffusione 
per la stagione successiva. I rami con 
cancri rameali e oidio si devono tagliare 
ed asportare dal frutteto mentre le larve 
di insetti xilofagi si possono eliminare 
introducendo un filo di ferro entro le 
gallerie. Per le cocciniglie, invece, di so- 
lito conviene impostare un adeguato 
programma di difesa fitosanitaria piutto- 
sto che tagliare i rami colpiti. 

In febbraio è possibile effettuare l'in- 
nesto a triangolo nelle pomacee, nelle 
drupacee e nell'actinidia. 



POMACEE 

In questo bimestre, con ri- 
ferimento al Nord Italia, 
le pomacee si trovano nel- 
la fase vegetativa di «gem- 
ma ferma»; al Centro e al 
Sud l'anticipo è mediamente di 15-30 
giorni e pertanto a fine bimestre le pian- 
te potranno trovarsi nelle successive fasi 
di «rottura gemme» e «punte verdi». 




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Potatura di produzione. Questo lavo- 
ro può essere svolto durante tutto il bime- 
stre tranne che nei periodi di gelo intenso, 




Tutte le specie. 1-Per potare le parti alte degli alberi i cavalietti metallici danno buo- 
ne garanzie di sicurezza e sono molto usati dai piccoli frutticoitori. Esistono anche 
modelli in alluminio molto leggeri da maneggiare. 2-La forbice a doppio taglio è un 
attrezzo adatto per potare gli alberi da frutto, poiché il taglio è netto su ambedue le 
battute e lo sforzo manuale richiesto è inferiore rispetto ad altri tipi di forbice 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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allorquando le temperature si mantengo- 
no sotto lo zero anche in pieno giorno. 

Nelle zone soggette a freddi intensi, 
come le alte vallate alpine, è meglio ini- 
ziare la potatura quando le temperature 
iniziano a farsi più miti, da fine gennaio 
in poi. Il gelo intenso infatti può provo- 
care sulle piante già potate più danni che 
su quelle ancora integre. Tali danni si 
possono avere quando le temperature si 
abbassano oltre i 10/12 °C sotto zero e 
consistono principalmente in fessurazio- 
ni della corteccia del tronco nella parte 
rivolta a sud nonché disseccamenti di 
gemme e rametti mal lignificati. 

Impiegate attrezzature adeguate, sia 
per quel che riguarda gli arnesi da taglio 
che le scale o i cavalietti necessari per 
raggiungere le parti alte degli alberi, co- 
me indicato ne «i Lavori» di novembre- 
dicembre 2009 a pag. 22. 

La potatura è un lavoro importante 
che si deve eseguire con regolarità tutti 
gli anni per dare equilibrio ad ogni parte 
della chioma ed evitare che l'attività ve- 
getativa si sposti eccessivamente verso 
l'alto, svantaggiando le parti più inteme e 
nascoste della vegetazione. Ha anche lo 
scopo di regolare la carica produttiva ne- 
gli anni diminuendo il naturale fenomeno 
dell'alternanza di produzione a cui vanno 
soggette un po' tutte le varietà coltivate. 
Quelle più soggette a questo fenomeno, 
una per tutte la Fuji, possono addirittura 
non avere assolutamente fioritura, e quin- 
di produzione, nell'annata di scarica. 

Infine con la potatura si adegua la ca- 
rica produttiva alla vigoria dell'albero: 
un albero potato riesce a produrre frutti 
più grossi rispetto a uno non potato. 

Si tratta di un lavoro che richiede una 
certa esperienza, per cui spesso il frutti- 
coitore poco esperto trova difficoltà nel- 
l'applicazione dei tagli. 

Prima di iniziare la potatura cercate di 
focalizzare la situazione produttiva di 
ciascun albero con uno sguardo d'insie- 
me; per questo dovete valutare la quanti- 
tà di gemme a fiore presenti che si trova- 
no sia sui rami di un anno che su quelli 
più vecchi. Sui brindilli le gemme a fiore 
si trovano sia in punta che lungo l'asse, 
mentre sui rami più vecchi si osservano le 
classiche lamburde, gemme rigonfie po- 
ste all'estremità di un breve rametto lun- 
go 1-1,5 centimetri. Indicativamente sui 
meli in buone condizioni produttive deve 
essere eliminato il 20-30% delle gemme 
a fiore presenti; nelle piante alternanti la 
severità della potatura deve essere mag- 
giore nell'anno di carica rispetto all'anno 
di scarica. 

Nelle varietà a frutto grosso e poco 
alternanti, come Granny Smith e Mor- 



/ a 




Melo. Fusetto di melo prima (1) e dopo (2) la potatura. La struttura dell'albero è 
sufficientemente armonica poiché le branche basali hanno un buono sviluppo e ver- 
so la punta non sono presenti rami vigorosi. Con la potatura è stata alleggerita la 
parte alta dell'asse centrale che deve sempre rimanere libera da rami vigorosi la- 
terali (a) ed avere un unico ramo terminale di prolungamento (b) 



genduft, la severità della potatura deve 
essere inferiore rispetto a varietà con ca- 
ratteristiche opposte, tipo Golden Deli- 
cious e Gala. 

Passando alla fase operativa i primi 
tagli da effettuare sono quelli sulla strut- 
tura scheletrica di base, la quale ogni an- 
no deve essere liberala da eventuali gros- 
si rami concorrenti che possono svilup- 
parsi specialmente nelle parli alte. 

Di solito si tratta di rami lasciati pro- 
durre per qualche anno in posizioni ben 
soleggiate della chioma, che in virtù del- 
le ottime condizioni vegetative si sono 
sviluppati ed hanno raggiunto un diame- 
tro simile alla branca sulla quale sono 
inseriti. Tali rami si devono tagliare per 
intero senza lasciare monconi. 

Successivamente tagliate tutti i suc- 
chioni, i classici rami eretti e molto vi- 



gorosi che non sono adatti per la produ- 
zione. Essi crescono per lo più nella par- 
te alta della chioma. 

I grossi rami della struttura scheletrica, 
branche ed asse centrale, che costituisco- 
no l'ossatura di ciascuna forma di alleva- 
mento, si devono raccorciare leggermente 
per riportarli all'altezza dell'anno prece- 
dente. Questo taglio si attua deviando il 
prolungamento su un ramo laterale di uno 
o due anni, ben fornito di gemme a fiore. 

A questo punto dovete rifinire la po- 
tatura di ogni singolo ramo a frutto per 
eliminare le gemme a fiore in soprannu- 
mero, secondo i criteri prima citati. 

Ricordate che ogni singolo ramo a frut- 
to deve essere in piccolo come una bran- 
ca, cioè avere un unico prolungamento e 
non presentare biforcazioni in punta; deve 
essere rivestito possibilmente di brindil- 



Lil 


1 ; il 


UlI 






Melo. Branca di melo Red Chief prima (1) e dopo (2) la potatura. Gli interventi 
principali consistono nello sfoltimento (a) e nel leggero accorciamento della punta 
(b) per far assumere alla branca la classica struttura conica (e) che consente una 
buona illuminazione e produttività anche nella parte basale 



SI l'P! .l-.MI-.N IO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



31 



\_ 



ìuttdo 



j 



li e lamburde e va liberato di eventuali ra- 
mi vigorosi che possono essersi sviluppa- 
ti nella parte dorsale. In pratica sono sem- 
pre da privilegiare le ramificazioni latera- 
li, che poi con il peso della produzione ri- 
cadranno verso il basso. Le gemme in so- 
prannumero si tolgono sia raccorciando 
leggermente la punta del ramo, sia elimi- 
nando qualche brindillo in eccesso. 

Altri lavori. Non vi sono altri lavori 
impellenti da eseguile nel meleto in que- 
sti mesi oltre a quelli programmati nel bi- 
mestre scorso e non ancora conclusi. Tra 
questi vi sono il riordino del frutteto (si- 
stemazione del terreno, viabilità, verifica 
delle strutture di sostegno, sradicamento 
di piante morte o a fine ciclo), la distribu- 
zione dei concimi organici, la prepara- 
zione del terreno per i nuovi impianti. 

La messa a dimora di nuovi alberi 
può essere fatta negli ambienti dove l'in- 
verno non è particolarmente rigido, al- 
trimenti conviene rimandare il tutto al- 
l'inizio del bimestre successivo. 

Tenete in costante osservazione le 
arvicole la cui presenza si evidenzia con 
i fori di uscita delle tane sul terreno. Se 
notate la presenza di nuove tane distri- 
buite prontamente le apposite esche to- 
picide reperibili in commercio seguen- 
do le indicazioni fornite in etichetta. 
/\ Ricordate che questi piccoli rodito- 
^— ^ ri sono particolarmente dannosi ne- 
gli alberi giovani innestati su portinnesti 
deboli, tipo EM 9 ed EM 26. 

Proseguite regolarmente le cernite 




Melo. Effettuate ogni 3-4 settimane le 
cernite della produzione posta in conser- 
vazione; eliminate i primi frutti guasti e 
avviate al consumo le mele più mature 

della produzione posta in conservazio- 
ne; con tali controlli, da effettuare ogni 3- 
4 settimane, si eliminano i primi frutti 
guasti e si avviano al consumo le mele 
più mature. Già in questo bimestre alcu- 
ne varietà possono essere alla fine del lo- 
ro periodo ottimale di conservazione e 
quindi proseguire lo stoccaggio diventa 
controproducente. Tra le varietà più dif- 
fuse sicuramente Gala, Delicious rosse e 
Golden Delicious difficilmente arrivano 
in buone condizioni fino a gennaio se te- 
nute in ambiente normale. Anche per 
Morgenduft inizia il decadimento della 
qualità mentre Granny Smith, Fuji e Pink 
Lady sono varietà a lunga conservazione 
che possono mantenersi ancora sufficien- 
temente croccanti per tutto il bimestre. 
La conservazione in frigorifero aumenta 




Pero. Pianta di pero allevata a palspindel prima (1) e dopo (2) la potatura. La forma 
di allevamento è correttamente impostata poiché l'asse centrale e le due branche la- 
terali sono ben delineate, di vigore simile e uniformemente rivestite di rami a frutto. 
Come per tutte le altre forme di allevamento i tagli più importanti sono quelli rivolti 
a sfoltire (a) e raccorciare (b) la punta di branche ed asse centrale per avere una buo- 
na illuminazione delle parti più basse della chioma 



molto il periodo di conservazione. 

Se tenete la vostra produzione di me- 
le in un ambiente molto freddo ricordate 
che qualora la temperatura scenda oltre i 
5/6 °C sotto zero può iniziare il congela- 
mento dei frutti che ne pregiudica irri- 
mediabilmente il consumo. 

jf* Pero 
J 

Lavori 

Potatura di produzione. Seguite i 
consigli generali dati per il melo in merito 
all'epoca più idonea per eseguirla ed al- 
l'efficienza dell' attrezzatura da impiegale. 

I concetti generali e gli scopi della po- 
tatura di allevamento del pero sono uguali 
a quelli indicati per il melo. Alcune distin- 
zioni vanno fatte in merito alle caratteri- 
stiche produttive e alla severità dei tagli. 

Sul pero occorre potare un po' più 
energicamente che non sul melo per fa- 
vorire maggiormente lo sviluppo di nuo- 
vi rami indispensabili per il rinnovo del 
legno produttivo; infatti questa specie dà 
le migliori produzioni sui rami giovani, 
di 2-3 anni, mentre su quelli più vecchi 
la fruttificazione è inferiore e spesso an- 
che di pezzatura più scarsa. Per perse- 
guire questo obiettivo tenete quindi con- 
to delle seguenti indicazioni: 

- selezionate numerosi brindilli che so- 
no ottimi rami di rinnovo; in alcune va- 
rietà, come William e Kaiser, essi sono 
anche produttivi poiché portano una 
gemma a fiore in punta; 

- raccorciate drasticamente o eliminate 
per intero i rami a frutto molto invec- 
chiati privi di ramificazioni dell'anno; 

- sui rami di due e tre anni ben predispo- 
sti a fruttificare per l'abbondante pre- 
senza di gemme a fiore (lamburde) ese- 
guite un taglio di ritorno; questo taglio 
va effettuato con severità diversa in base 
alla varietà: in particolare su Abate Fétel 
raccorciate molto, selezionando solo 4- 
5 lamburde per ramo, mentre su Confe- 
rence e Decana del Comizio potete sele- 
zionarne fino a 6-8; 

- complessivamente dovete eliminare 
dal 30 al 40% delle gemme a fiore pre- 
senti. 

I peri innestati su cotogno spesso non 
hanno un buon vigore a causa della par- 
ziale disaffinità d'innesto che frena il re- 
golare sviluppo vegetativo; in seguito a ta- 
le inconveniente si ha un invecchiamento 
precoce dei rami che non riescono più a 
produrre un buon numero di nuovi ger- 
mogli di rinnovo. In questo caso anche 
operando una forte potatura non si riesce 
a stimolare la vigoria dell'albero e quindi 
è inutile praticare tagli più severi di quel- 



32 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2011) 






\ (j#k/fefe / 



li prima descritti; per stimolare il risveglio 
dell'attività vegetativa è più importante 
agire sull'aumento della concimazione 
azotata primaverile ed estiva, che in qual- 
che caso può sortire migliori effetti. 

La disaffinità d'innesto può manife- 
starsi in maniera diversa da pianta a 
pianta pur a parità di portinnesto, varie- 
tà e tecnica di coltivazione. In un pereto 
della medesima varietà, quindi, possono 
coesistere alberi più o meno vigorosi 
che richiederanno cure colturali diversi- 
ficate in base al vigore di ognuno. 

Altri lavori. Per gli altri lavori del bi- 
mestre in merito a concimazioni, rior- 
dino del frutteto e nuovi impianti se- 
guite le indicazioni date per il melo. Le 
arvicole vanno tenute in osservazione 
anche nei giovani impianti di pero, no- 
nostante la loro pericolosità sia più bas- 
sa che nei meleti. 



j^j Cotogno 



Lavori 

Nel presente bimestre gli alberi sono 
in pieno riposo vegetativo ed il lavoro 
più importante è la potatura di produ- 
zione. Rispetto alle altre pomacee il co- 
togno non esige una potatura molto cu- 
rata poiché è poco soggetto ad alternan- 
za di produzione, produce abbondante- 
mente ed i frutti hanno sempre pezzatu- 
ra piuttosto grossa. Lo scopo principale 
del lavoro è lo sfoltimento della vegeta- 
zione per far entrare luce anche all'inter- 
no della chioma ed avere così una buona 
produttività su ogni parte dell'albero. 
Lasciato a se stesso, infatti, il cotogno 
tende ad assumere un portamento cespu- 
glioso fruttificando prevalentemente al- 
l'esterno della chioma. 

Per sfoltire la vegetazione dovete eli- 
minare per intero qualche ramo in so- 
prannumero. 1 rami selezionati vanno te- 
nuti integri qualora presentino buon vi- 
gore e siano rivestiti di brindilli. Invece 
su quelli che si presentano invecchiati, e 
pertanto privi di rinnovo vegetativo, po- 
tete operare un taglio di ritorno per sti- 
molare la crescita di nuovi germogli. 

Indicativamente la quantità di rami 
da eliminare con la potatura può essere 
del 20%, un po' meno rispetto al melo. 

Se coltivate solo piante isolate non vi 
sono particolari tagli da fare sulla strut- 
tura scheletrica già precostituita poiché 
lo spazio a disposizione di ciascun albe- 
ro è sufficiente per una buona illumina- 
zione di tutta la chioma, il che garanti- 
sce uno sviluppo armonico dell'albero. 
Se avete un frutteto vero e proprio, inve- 




Pero. I rami a frutto non devono biforcarsi nella parte terminale (a) e devono pre- 
sentare un unico prolungamento (b). Tali biforcazioni vanno eliminate drastica- 
mente come si vede in questo ramo di pero prima (1) e dopo (2) la potatura 



ce, dovete curare il mantenimento della 
forma di allevamento adottata pratican- 
do i tagli sui grossi rami della struttura 
scheletrica come spiegato per il melo. 

Gli altri lavori di stagione sono gli 
stessi indicati per le altre pomacee. 

Interventi fìtosanitari 

Durante questo bimestre non sono 
necessari interventi chimici. I parassiti, 
sia animali (insetti e acari) che vegetali 
(funghi, come ad esempio la ticchiolatu- 
ra, batteri e virus), sono nella fase di ri- 
poso vegetativo e non sono raggiungibi- 



li con eventuali interventi fìtosanitari. 

Gli interventi di potatura sono un'oc- 
casione importante per controllare il 
frutteto e per «ripulire» le piante da ra- 
mi o frutti infetti che, alla ripresa vege- 
tativa, darebbero origine a nuove infe- 
zioni. E quindi importante eliminare ra- 
mi eventualmente colpiti da cancri ra- 
meali (vedi foto B a pag. 28 de «i Lavo- 
ri» di novembre-dicembre 2009) o dal 
colpo di fuoco batterico (vedi foto A), 
malattia presente solo in alcune zone 
d'Italia. Anche i rami molto infestati da 
cocciniglie se possibile vanno tagliati e 
bruciati, perche' se l'infestazione di que- 




Cotogno. Un albero di cotogno di 5 anni allevato a vaso prima (1) e dopo (2) la po- 
tatura. Sono state divaricate le branche per dare maggiore illuminazione all'inter- 
no dell 'albero 



Sl'PPl.KMI-N IO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



33 



V 



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sto pericoloso insetto è troppo elevata 
difficilmente si riescono ad ottenere 
buoni risultati solo con gli interventi 
chimici di fine inverno (ne parleremo ne 
«i Lavori» di marzo-aprile). 

Nei frutteti molto colpiti dalle av- 
versità descritte sopra è bene, al termi- 
ne della potatura, portare i residui di po- 
tatura al di fuori del frutteto e bruciarli. 
A. La tecnica della trinciatura dei resi- 
t-—^ dui di potatura, che in molti casi 
viene effettuata per aumentare il conte- 
nuto di sostanza organica nel terreno, in 
questi casi è dannosa, perché consente ai 
microganismi responsabili delle malat- 
tie di rimanere nel frutteto e riprendere, 
almeno in parte, la propria attività a fine 
inverno. 

Nel caso di infezioni di colpo di fuoco 
batterico, il taglio dei rami colpiti ad al- 
meno 50 cm dal sintomo e la bruciatura 
degli stessi è una pratica obbligatoria per 
legge, dal momento che è regolamentata 
da un decreto di lotta obbligatoria. 

Verso la fine del mese di febbraio, 
nella coltura del pero, si iniziano a vede- 
re gli adulti della psilla (vedi foto B), in 
particolare se le giornate sono miti. Que- 
sti insetti, dopo aver passato l'inverno, si 




Pesco. La varietà Platinet, nettarina 
piana a polpa bianca citata ne «i La- 
vori» di novembre-dicembre 2009, è re- 
peribile presso: Vivai Co.n.vi - Via Sie- 
pi, 29 - Brisighella - 48013 Ravenna - 
Tel. 0546 994077 - Fax 0546 994077. 

CONTROLLO INDIRIZZI AL 16-12-2009 



Pomacee. 
K-Sìntomi 

del colpo 
di fuoco batterico 
su un pero. 
B-Gli adulti 
di psilla del pero 
(min 2-3) possono 
fare la loro 
comparsa verso 
la fine di febbraio 



preparano a colonizzare le piante ed a 
deporre le uova. 

©Non sono assolutamente necessari 
interventi chimici in questa fase, 
perché anche gli antocoridi, i predatori 
della psilla, si preparano a tornare sui pe- 
ri e ad iniziare a nutrirsi. Come vedremo, 
questi insetti sono in grado di contenere 
efficacemente la psilla nel corso della 
stagione, e quindi sono molto utili. 

Questo è il periodo adatto anche per 
fare le dovute considerazioni sui proble- 
mi che si sono verificati nel corso del- 
l'annata appena conclusa (ad esempio 
danni sui frutti o infestazioni particolar- 
mente elevate) e pianificare gli interven- 
ti per la nuova annata. 



DRUPACEE 

In questo bimestre, con ri- 
ferimento al Nord Italia, 
le drupacee si trovano nel- 
la fase vegetativa di «gem- 
ma d'inverno»; al Centro 
e al Sud l'anticipo è mediamente di 15- 
30 giorni e pertanto a fine bimestre le 
piante potranno trovarsi nelle successi- 
ve fasi di «rottura gemme», «bottoni ro- 
sa» e «fioritura». 

In gennaio e febbraio si possono an- 
cora effettuare nuovi impianti e prose- 
guire nelle potature sia delle piante in al- 
levamento che in produzione. A metà 
febbraio, al termine dei grandi geli, po- 
tete effettuare l'innesto a triangolo. 

Preparazione del terreno. Per colo- 
ro che intendono effettuare nuovi im- 
pianti è sempre conveniente far eseguire 
un'analisi del terreno. Per quanto con- 
cerne quest'ultima e la preparazione da 
effettuare prima della messa a dimora si 
veda quanto indicato ne «i Lavori» di 
novembre-dicembre 2009, a pag. 29. 

Innesti a triangolo. Terminati i gran- 
di geli invernali, a febbraio, potete effet- 
tuare l'innesto a triangolo. Per questo ti- 
po di innesto non c'è la necessità di con- 




servare le marze, che vanno prelevate, al 
momento, direttamente dalle piante di 
cui si desidera propagare la varietà. Il 
portinnesto non deve essere eccessiva- 
mente grosso, al massimo 4-5 cm di dia- 
metro. Le marze, nelle drupacee, devo- 
no avere un diametro di circa 1 cm; otti- 
mi per questo utilizzo sono i succhioni, 
specie se privi di rami anticipati. 

Se dovete reinnestare una branca, per 
evitare di perdere produzione è opportu- 
no effettuare diversi innesti su rami late- 
rali che abbiano almeno 1-2 cm di dia- 
metro; questi devono essere troncati a 
circa 20 cm dall'inserzione, mentre van- 
no lasciati tutti i rametti deboli che si 
trovano tra una branchetta e l'altra poi- 
ché servono a ridurre lo stress di una 
drastica potatura. 

Cure agli innesti a gemma. Dagli 
innesti a gemma dormiente effettuati in 
autunno, a febbraio dovete togliere le 
protezioni di carta; liberateli anche dal- 
le legature e da eventuali formazioni di 
gomma che si fossero formate in corri- 
spondenza delle gemme. 

Se le gemme sono attecchite, elimi- 
nate il tratto di ramo sopra di esse la- 
sciando però un mozzicone («garretto») 
lungo circa 20 cm a cui legherete i ger- 
mogli che da esse si svilupperanno. 



J» 



Pesco e nettarina 



Lavori 



Distanze di impianto e forma di al- 
levamento. Prima di effettuare un im- 
pianto, anche se di pochi alberi, dovete 
disegnare un progetto sul quale, tenendo 
conto della forma di allevamento scelta 
e del portinnesto, fisserete le distanze di 
impianto e quindi lo spazio che occupe- 
rà ogni singola pianta quando sarà entra- 
ta in piena produzione. Vediamo quali 
sono le più diffuse forme di allevamento 
del pesco. 

Palmetta. Se deci- 
dete di porre a dimora 
delle piante in prossi- 
mità di un confine do- 
vete mantenere una di- 
stanza minima di metri 
1 ,5; in questo caso la forma di allevamen- 
to più indicata è la palmetta, chiamata an- 
che «spalliera». Le piante vanno poste a 
dimora alla distanza di 5 metri, tra le file, 
e di 3-4 metri le une dalle altre, sulla fila, 
ed è necessario allestire una struttura di 
sostegno che sorregga la produzione per 
tutta la vita della pianta. Con questa for- 
ma di allevamento le piante raggiungono 
un'altezza di circa 3-5 metri. 




34 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



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ìutieto 



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Fusetto. Anche la forma 
a fusetto si può adottare per 
piante da porre lungo un 
confine, mantenendo una 
distanza dallo stesso di me- 
tri 2,5; la distanza tra le file 
deve essere invece di 5 me- 
tri e quella tra le piante sulla fila di 2-3 
metri. Con questa forma di allevamento 
non servono strutture di sostegno, ma è 
necessario curare particolarmente le po- 
tature verdi nelle parti alte della pianta 
(due o tre interventi nel corso della sta- 
gione) per non ritrovarsi dopo qualche 
anno con piante che raggiungono altezze 
elevate e completamente spoglie di vege- 
tazione nelle parti basali. 

Vaso. Nella forma di 
allevamento a vaso è 
necessario uno spazio 
di circa 20 metri qua- 
drati per pianta, in posi- 
zione ben soleggiata e lontano da piante 
di alto fusto. Con questa forma è possibi- 
le effettuare tutte le operazioni colturali 
da terra (potatura secca e verde, dirada- 
mento, raccolta), è più facile la difesa fito- 
sanitaria e si ottengono produzioni di qua- 
lità. Anche per la forma a vaso non servo- 
no strutture di sostegno. Tra gli svantaggi 
si possono annoverare i possibili maggio- 
ri danni da gelate che colpiscono in modo 
particolare le parti basse della chioma. 

È questa la forma di allevamento che 
tratteremo nel corso del 2010. 

Scelta delle piante. Quando acquista- 
te delle piante di pesco scegliete quelle di 
uno o due anni a radice nuda; queste de- 
vono avere un diametro alla base di circa 
2 cm e un'altezza intomo ai 2 metri. Le 
piante in vaso di due o più anni sono da 
scartare perché hanno un costo elevato e, 
soprattutto, forniranno scarse produzioni. 
La scelta della pianta ideale è stata tratta- 
ta nell'articolo pubblicato sul n. 10/2009, 
a pag. 33. Al momento dell'acquisto con- 
trollate l'apparato radicale delle piante. 
Se presenta delle anomalie, tipo tumori 
radicali (ingrossamenti grandi a volte co- 
me una patata, localizzati nella zona del 
colletto, oppure dei piccoli rigonfiamenti 
di 2-3 mm localizzati lungo la radice), le 
piante vanno scartate. 

Messa a dimora. Le modalità di im- 
pianto sono molto importanti poiché da 
esse dipendono l'attecchimento, la vigo- 
ria e la produttività della pianta nei pros- 
simi anni. 

Per la preparazione del terreno racco- 
mandiamo, dove possibile, di smuovere 
tutto il terreno dell'appezzamento con il 
ripuntatore, attrezzo che lavora fino a 70 




Pesco. In questo bimestre si possono 

mettere a dimora gli astoni 

nei nuovi pescheti 




Pesco. La pacciamatura con film di pla- 
stica nera si deve porre in opera subito 
dopo l'impianto, praticando un taglio 
longitudinale nella posizione in cui si 
trova la pianta (vedi freccia); successi- 
vamente si fissa lateralmente il telo con 
della terra. In questo caso l'operazione 
viene effettuata con un aratro 

cm di profondità senza portare alla su- 
perficie il terreno sottostante (vedi «i 
Lavori» di settembre-ottobre 2009, a 
pag. 31, e «i Lavori» di novembre-di- 
cembre 2009, a pag. 28). 

Chi deve impiantare poche piante e 
non ha la possibilità di lavorare tutto 
l'appezzamento deve aprire delle buche 
mollo grandi per consentire alle giovani 
radici di espandersi rapidamente. In un 
terreno sciolto, cioè tendenzialmente 
sabbioso o ricco di scheletro (sassi), la 
dimensione delle buche deve essere di 
circa 50 x 50 x 50 cm di profondità; nei 
terreni argillosi e pesanti la dimensione 
delle buche deve essere aumentata a 70 
x 70 x 50 cm di profondità. Dopo aver 
completato la buca è opportuno smuove- 
re ulteriormente il terreno sul fondo con 
alcuni colpi di piccone. 



Nei terreni argillosi le buche si devono 
realizzare su un leggero dosso, allo scopo 
di evitare che, in caso di piogge abbon- 
danti, diventino dei contenitori di acqua. 

Quando aprite le buche, mettete da 
una parte il terreno che si trova nei pri- 
mi 20 cm poiché, alla fine dell'impian- 
to, questo deve tornare nella stessa posi- 
zione di partenza. Il terreno superficiale 
è infatti particolarmente ricco di ele- 
menti nutritivi e di batteri, utili poiché 
trasformano gli elementi insolubili ren- 
dendoli utilizzabili dalle piante. Il terre- 
no che si trova nei primi 20 cm è infatti 
quello dove si localizza la maggior par- 
te delle radici, che in esso trovano gli 
elementi nutritivi di cui abbisognano. 

Prima di porre a dimora le piante, eli- 
minate le radici rotte e «rinfrescate» i ta- 
/\ gli di quelle strappate. Non aspor- 
^— ^ tate o raccorciate la radici sane o 
integre; se queste fossero molto lunghe, 
ingrandite la buca. Ricordiamo che le 
piante si nutrono attraverso le radici: più 
numerose sono, migliori saranno l'attec- 
chimento ed il rigoglio vegetativo. 

Nei terreni argillosi ponete sul fondo 
delle buche dei sassi o delle pietre per 
garantire il drenaggio (evitate di usare 
materiali di demolizione); nei terreni 
sciolti (sabbiosi o ghiaiosi), invece, que- 
sta operazione non è necessaria. 

Una volta realizzate le buche, rimet- 
tete nelle stesse il terreno che si trovava 
sul fondo, sistemandolo a cono. Quando 
siete prossimi all'altezza ideale in cui va 
posizionato l'apparato radicale, sparge- 
te sul cumulo parte del terreno che si 
trovava in superficie, formando uno stra- 
to di qualche centimetro. 

Ricordate che la giusta posizione del- 
l'apparato radicale è quella che la pianta 
aveva in vivaio e cioè con il colletto (pun- 
to di inserzione delle radici sul fusto) po- 
sto 2 cm sotto il livello del terreno piano. 
Molto spesso i coltivatori hobbisti riten- 
gono che le piante messe a dimora in pro- 
fondità soffrano meno la siccità: nulla di 
più sbagliato! Le piante poste a dimora 
con le radici troppo in profondità tendo- 
no a non attecchire o produrre una vege- 
tazione molto debole. 

Quando ritenete di essere all'altez- 
za giusta sistemate l'apparato radica- 
le sul cono di terra ricoprendo le radici, 
sempre a cono, con il terreno che si tro- 
vava in superfìcie. Quando la pianta po- 
sta sul cumulo avrà tutte le radici coper- 
te da uno strato di terra di 1 -2 cm, pone- 
te del letame maturo (8-12 mesi) alla pe- 
riferia della buca, nei suoi quattro ango- 
li, in ragione di circa 20 kg per albero. 
.A Ricordiamo che se il letame venis- 
^— ^ se posizionato sotto le radici, anche 



sri'l'l KMKNTO A VITA IN CAMPAGNA 1/201(1 



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Pesco. Dopo aver effettuato l'impianto 
cimate l 'astone a circa 70 cm da terra e 
speronate i rami anticipati che si trovano 
negli ultimi 30 cm, eliminando quelli sot- 
tostanti. La speronatura va effettuata a 5- 
7 cm, subito sopra le prime due gemme 
presenti sui rametti fvedi frecce) 

se miscelato al terreno, nel giro di qual- 
che mese perderebbe volume, trascinan- 
do la pianta verso il basso compromet- 
tendone l'attecchimento. 

Per la concimazione d' impianto buoni 
sono il letame bovino, equino, di coniglio 

/\ ed ovino, mentre è da evitare il leta- 
^— ^ me di volatili (pollina) poiché mol- 
to ricco di azoto ureico che potrebbe cau- 
sare ustioni all'appaiato radicale. Questo 
tipo di letame può essere usato se oppor- 
tunamente miscelato agli altri e lasciato 
maturare con gli stessi per circa 12 mesi. 
Chi non ha la possibilità di impiegare del 
letame maturo può ricorrere all'uso di 
compost prodotto con materiale dell'orto 
o del giardino, in ragione di una decina di 
chilogrammi per pianta; oppure può ri- 
correre ai concimi organici essiccati re- 
peribili presso rivenditori di prodotti per 
l'agricoltura; in questo caso le quantità 
da impiegare sono di 1 -2 kg per pianta. 

Dopo aver distribuito la sostanza or- 
ganica riempite la buca di terra senza 

/\ schiacciarla con i piedi; questa ope- 
^— ^ razione, effettuata nell'intento di far 
aderire la terra alle radici causerebbe più 
danni che benefici. Al termine dell'opera- 
zione lasciate una leggera conca entro la 
quale verserete una decina di litri di ac- 
qua: questa farà aderire la terra alle radi- 
ci senza causare danni all'apparato radi- 
cale. L'irrigazione all'impianto va effet- 
tuata sempre, anche se il tempo minaccia 
pioggia o gelo; ricordiamo che gli appa- 
rati radicali temono molto la siccità ed il 



gelo se sono esposti all'aria. Dopo aver 
irrigato coprite con del terreno asciutto; 
eviterete così che l'acqua evapori. 
/\ Nella buca non mettete alcun con- 
^ — ^ cime chimico, nemmeno in piccole 
quantità, poiché correreste il rischio di 
ustionare le radici. La concimazione 
chimica andrà effettuata quando la vege- 
tazione avrà una lunghezza di circa 20 
cm (alla fine di maggio) prevalentemen- 
te con concimi azotati. 

Dopo la messa a dimora si deve prov- 
vedere alla potatura della parte aerea (ve- 
di paragrafo «Potatura di allevamento»). 

Controllo delle erbe infestanti. La 
pacciamatura è una tecnica colturale 
che impedisce la nascita di erbe infe- 
stanti alla base della pianta evitando co- 
sì la competizione con la stessa. Essa 
può essere effettuata con materiale pla- 
stico o materiale organico. 

I frutticoitori professionisti impiega- 
no dei film di plastica nera dello spesso- 
re di 0,10 mm e della larghezza di cm 
120. Questi si pongono in opera subito 
dopo l'impianto, praticando un taglio 
longitudinale nella posizione in cui si 
trova la pianta, e si fissano lateralmente 
con della terra. Sotto il telo pacciaman- 
te si può stendere una manichetta per 
l'irrigazione. 

L'apparato radicale che si sviluppa 
sotto il telo risulta molto espanso e fine, 
specie nello strato superficiale, e confe- 
risce alle piante un grande sviluppo. Ciò 
è causato dal riscaldamento del terreno 
dovuto al film di colore nero, il quale at- 
trae calore stimolando lo sviluppo delle 
radici e quindi dell'intera pianta. 

La durata nel tempo del film plastico, 
se non viene calpestato continuamente, 
è molto lunga (8-10 anni). 

La pacciamatura può essere effettua- 
ta anche con l'erba trinciata (ad esempio 
quella del giardino) che va posizionata 
attorno al fusto. Questa soluzione favo- 
risce la vita dei lombrichi i quali, oltre 
ad arieggiare il terreno, trasformano 
l'erba in elementi nutritivi per la pianta. 
Per avere un effetto pacciamante duratu- 
ro si deve aggiungere erba ad ogni sfal- 
cio: in questo modo i semi delle infe- 
stanti non riescono a germinare. 

La pacciamatura con l'erba non ha 
controindicazioni per il pesco e le dru- 
pacee in genere, mentre per il melo, il 
pero e l'actinidia la pacciamatura d'erba 
o con il telo di plastica può essere peri- 
colosa perché durante il periodo inver- 
nale richiama le arvicole (piccoli topi di 
campagna) che sotto questa scavano del- 
le gallerie e rodono le radici. 

La pratica della lavorazione del terre- 



no in prossimità del fusto è caduta in disu- 
so ormai da molti anni presso i frutticoi- 
tori professionisti, poiché causa più pro- 
blemi che benefici. Infatti le lavorazioni, 
A. anche se superficiali, provocano 
*— ^ sempre delle lesioni all'apparato 
radicale che può essere colpito da malat- 
tie fungine (marciumi da Armillaria o 
buona famigliola), batteriche (tumori ra- 
dicali) o da insetto (nematodi). 

Se prevedete di effettuare degli inter- 
venti diserbanti durante il periodo esti- 
vo è conveniente applicare fin d'ora del- 
le protezioni con del materiale plastico 
alla base delle giovani piante: potete im- 
piegare delle bottiglie di materiale pla- 
stico, tipo quelle dell'acqua minerale, o 
protezioni di materiale apposito in ven- 
dita presso i rivenditori di prodotti per 
l'agricoltura. 

Potatura di allevamento. La forma 
di allevamento che tratteremmo nel 2010 
è il vaso a tre branche, adatto sia ai frut- 
ticoitori professionisti che agli hobbisti. 
Vi sono diversi tipi di forme a vaso: va- 
so basso veronese, vaso ritardato emilia- 
no, vaso catalano, ecc. Quello che rite- 
niamo più funzionale, ed anche estetica- 
mente più bello, è sicuramente il vaso 
basso (o vasetto) veronese. 

Primo anno. Dopo la messa a dimo- 
ra della piantina si deve provvedere alla 
potatura della parte aerea. 

Nella forma di allevamento a vaso 
l'astone deve essere cimato a circa 70 




Pesco. Pianta all' inizio del secondo anno 
prima della potatura. Le tre branche sono 
state ottenute con la cimatura dei germo- 
gli in sovrannumero (vedi frecce) effet- 
tuata nel maggio dell'anno precedente 



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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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cimandolo a 70 cm da terra ed eliminate 
il fusto tagliandolo un centimetro al di 
sopra del ramo scelto. Durante il perio- 
do estivo con le potature verdi scegliere- 
te i tre germogli che andranno a costitui- 
re le future branche. 

3) Potete poi avere una pianta con dei 
rami tendenzialmente robusti nella parte 
mediana e deboli nella parte superiore. 
In questo caso dovete decidere se quelli 
robusti sono ad un'altezza da terra che, 
pur ridotta rispetto all'ideale, è tuttavia 
accettabile, ad esempio cm 50. In questo 
caso troncate il fusto poco sopra i rami 
scelti ed eliminate tutti gli altri. Evitate 
di scegliere branche troppo vicine a ter- 
ra poiché in futuro ingrossando darebbe- 
ro molti problemi. 

4) Altra situazione che potrebbe pre- 
sentarsi è quella di avere un solo ramo 
vigoroso all'estremità e diversi rami me- 
di o deboli nella parte mediana o bassa. 
In questo caso è opportuno speronare a 
5 cm tutti i rami che si trovano negli ul- 
timi 30 cm compreso quello vigoroso al- 
l'estremità eliminando i sottostanti. 

5) Potreste anche avere piantine con 
5-6 rami di 20-30 cm disseminati lungo 
il fusto. In questo caso potete pensare al 
recupero della pianta speronando i rami 
che si trovano nella parte superiore ed 
eliminando quelli vicini a terra. 

6) Se, infine, la pianta ha prodotto 5-6 
rami molto deboli, inferiori ai 20 cm, al- 
lora conviene eliminarla sostituendola 
con un'altra. 

Terzo anno. Se nel 2009, durante il 
periodo estivo, avete effettuato delle 
corrette potature verdi, con le necessarie 
piegature, ora vi troverete con delle 
piante quasi completamente potate, con 
tre branche della lunghezza di circa 2 
metri, senza biforcazioni o grossi rami 
assurgenti. In questa situazione si deve 
solo riposizionare le branche, inclinan- 
do di più quelle forti e meno quelle de- 
boli; per questa operazione utilizzate gli 
spaghi ancorati ai picchetti infissi nel 
terreno fin dal primo anno, cercando di 
legarli a degli speroni laterali, in modo 
da non offendere le branche. 

Dopo la piegatura ripulite le punte 
delle branche per circa 30-50 cm da 
eventuali rami anticipati: in questo mo- 
do eviterete che si deformino sotto il pe- 
so della produzione. Eliminate tutti i ra- 
mi misti robusti, quelli lunghi oltre i 40 
cm, che si trovano in dorso, compresi 
ovviamente i succhioni, poiché potreb- 
bero diventare concorrenti nei confronti 
della branca stessa. Lasciate i rami late- 
rali e qualche rametto in ventre. I rami 
laterali devono avere una pezzatura de- 
crescente dal basso verso l'alto. Qualche 




■;-? 



Pesco. Pianta ai terzo anno: dopo la po- 
tatura la branca di fronte all'operatore 
appare leggera nella punta (a) e con le 
branchette laterali a lisca di pesce, di 
pezzatura e lunghezza decrescente dal 
basso verso l 'alto (b) 




Pesco. Pianta allevata a vaso al terzo 
anno, sulla quale non è stato fatto alcun 
intervento in verde durante l'estate del- 
l'anno precedente. La potatura in que- 
sto caso dovrà essere comunque severa 



succhione cresciuto lateralmente alle 
branche può essere lasciato poiché, op- 
portunamente torto, potrebbe servire a 
coprire vuoti di vegetazione. 
A. Non cimate mai i rami di un anno! 
^— ^ È questa una pratica che spesso ca- 
pita di osservare nei frutteti di coltivato- 
ri hobbisti. La cimatura di un ramo del- 
l'annata stimola la formazione di nuovi 
germogli riducendo la produzione. Se 
invece lasciate il ramo intero, questo si 
ricoprirà di frutta che, opportunamente 
diradata, metterà in equilibrio anche la 
vegetazione. 

Non raccorciate mai le branche du- 
rante la fase di allevamento finché non 
superano i 3 metri di lunghezza. 

Purtroppo, dopo la potatura inverna- 
le, sono molti i frutticoitori che durante 
il periodo estivo non effettuano le pota- 
ture verdi. In questo caso ci si trova ora 
con piante malformate, con numerosi 
succhioni assurgenti che devono essere 
tolti. In questo caso, un eccesso di pota- 
tura costringerebbe l'albero ed emettere 
il prossimo anno ulteriori succhioni, ri- 
mandando l'entrata in produzione. Sicu- 
ramente, inoltre, ogni branca, nel punto 
di ripartenza del terzo anno, avrà più di 
un ramo di eguale pezzatura; questi, se 
lasciati, creerebbero in quel punto delle 
biforcazioni. Le branche, nella fase di 
allevamento, devono essere diritte, sen- 
za biforcazioni che nel futuro possano 
comprometterne la stabilità. Si deve 
quindi scegliere un solo prolungamento 
eliminando i concorrenti. 

Asportate tutti i rami robusti (succhio- 
ni) che crescono in verticale, tranne quel- 
li che servono, tramite una torsione, per 
coprire spazi vuoti laterali alla branca. 

I succhioni dopo la torsione non vanno 
cimati anche se sono ricchi di rami antici- 
pati, poiché la loro produzione è tenden- 
zialmente scarsa in tutte le varietà. Se ve- 
nissero cimati emetterebbero molti ger- 
mogli perdendo la produzione. I succhio- 
ni torti e posizionati orizzontalmente pro- 
durranno frutti di grossa pezzatura e sa- 
ranno frenati nel loro rigoglio vegetativo. 

Sulle piante non potate in verde do- 
vete effettuare delle asportazioni consi- 
stenti, poiché sicuramente presentano 
dei succhioni molto vigorosi che in al- 
cuni casi possono raggiungere la stessa 
pezzatura del ramo su cui sono inseriti. 

Se la vegetazione delle branche al 
terzo anno è inferiore al metro sicura- 
mente la pianta ha avuto, negli anni, del- 
le sofferenze (in fatto d'acqua e di nutri- 
mento o causate da severe grandinate, 
ecc.); a questo punto dovete decidere se 
lasciarla o estirparla. Le difficoltà di ve- 
getazione possono essere dovute a insuf- 



38 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/21)10 



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iuMeto 



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cm; vanno speronati i rami anticipati che 
crescono negli ultimi 30 cm, mentre quel- 
li che crescono vicino a terra vanno eli- 
minati. Nell'operazione di speronatura 
dovete fare molta attenzione poiché il ta- 
glio va effetUiato subito sopra le due gem- 
me che si trovano sul ramo anticipato, le 
quali normalmente sono situate a 5-7 e 
più centimetri di distanza dal fusto. Dopo 
la speronatura dovete applicare del masti- 
ce (ad esempio Arbokol, Cicatrin, Arbo- 
rin) nel punto di taglio dell'astone, per fa- 
vorire la cicatrizzazione della ferita ed 
evitare infezioni di cancri da citospora. 

Secondo anno. Nella potatura delle 
piante allevate a vaso giunte al secondo 
anno, si possono presentare quattro si- 
tuazioni diverse. 

• Piante correttamente allevate, poiché 
seguite con ripetute potature verdi du- 
rante il periodo primaverile-estivo, che 
presentano tre rami di pezzatura e lun- 
ghezza uguali. Le piante correttamente 
allevate ora dovrebbero avere tre rami di 
uguale pezzatura, di circa 1 cm di dia- 
metro alla base, con lunghezza di oltre 1 
metro e dovrebbero essere rivestiti di 
numerose femminelle. 

Su queste piante sono pochissimi gli 
interventi da fare: limitatevi ad asporta- 
re i rami anticipati che si trovano negli 
ultimi 30 cm delle branche. Se non lo 
avete già fatto in agosto-settembre, alla 
fine di questo bimestre, quando il legno 
inizia ad ammorbidirsi, potete piegare le 
branche di circa 40° rispetto alla vertica- 
le avvalendovi di spaghi legati ad un 
picchetto infisso nel terreno; le branche 
devono avere tra esse, per quanto possi- 
bile, un'angolatura di 120°. 

Per far sì che questo sistema duri nel 
tempo potete utilizzare dei picchetti di 
legno lunghi 40-50 cm e con un diame- 
tro di 4-5 cm, oppure delle assi (ottime 
quelle dei bancali) foggiate a punta. 

Gli spaghi (vanno bene quelli nor- 
malmente usati per imballare fieno e pa- 
glia) vanno legati nella parte che verrà 
infissa nel terreno: in tal modo il pic- 
chetto durerà diversi anni. 

I picchetti, tre per pianta, uno per 
ogni branca, vanno infissi a 50 cm dal 
fusto e conficcati nel terreno per tutta la 
lunghezza, leggermente inclinati. 
A. Non dovete prima piantare il pic- 
£— ^ chetto e poi legare lo spago alla 
sommità, poiché dopo un anno il legno 
tenderebbe a marcire a fior di terra co- 
stringendovi a rifare il lavoro. 

L'uso dello spago legato al picchetto 
consente di piegare le branche in modo 
corretto, inclinando di più quelle robuste 
e meno quelle deboli, e impedisce che 
possano modificare la loro posizione 




Pesco. Pianta al secondo anno, su cui è stata effettuata l 'apertura delle branche, 
ritratta prima (1) e dopo (2) la potatura. Il leggero intervento di potatura riguarda 
solo la parte terminale delle branche (vedi freccia), e questo grazie all'intervento 
in verde effettuato l 'anno precedente quando i germogli erano lunghi 20-30 cm 



nell'arco dell'anno. Inoltre permette di 
orientarle nella giusta direzione, ad 
esempio due branche a destra ed una a 
sinistra nella prima pianta, due a sinistra 
ed una a destra nella seconda pianta, e 
così via, in modo da avere delle piante 
con branche che non si scontrano mai. 

• Piante che nella stagione precedente 
hanno prodotto una vegetazione molto 
scarsa. Le piante che nel 2009 hanno 
avuto una vegetazione di soli 10-20 cm, 
a causa di sofferenze per una ridotta di- 
sponibilità d'acqua, eccessi di concima- 
zione o per una messa a dimora sbaglia- 
ta, avranno scarse possibilità di diventa- 
re in futuro vigorose e di fornire produ- 
zioni abbondanti. 

Inoltre, le piante che hanno avuto una 
scarsa vegetazione spesso hanno il fusto 
«scottato» dal sole, a causa del mancato 
ombreggiamento dovuto a una chioma di 
dimensioni ridotte; il fusto, sezionato 
trasversalmente, presenta delle zone ne- 
crotiche (con tessuti morti) che ostacola- 
no il passaggio della linfa. Le piante co- 
sì lesionate avrebbero grosse difficoltà di 
vegetazione anche nei prossimi anni. La 
soluzione migliore è quella di eliminarle 
sostituendole subito. 

• Piante che nella stagione precedente 
hanno vegetato irregolarmente. Se le 
piante presentano una branca forte e due 
molto deboli conviene ricimarle tutte a 
circa 5 cm dalla base, come se fossero 

©nella fase di impianto, e ripartire. Si 
tratta di una potatura molto drasti- 
ca, ma è il solo modo per ottenere, il 
prossimo anno, delle branche equilibra- 
te. Infatti, quando all'inizio del secondo 



anno un ramo predomina sugli altri diffi- 
cilmente anche con diversi interventi in 
verde si riesce a ridurne il vigore per por- 
tarlo alle stesse dimensioni degli altri. 

Spesso questa operazione non piace 
al coltivatore hobbista, ma rimane la so- 
luzione ideale per avere in futuro piante 
ben impostate. 

Sulla pianta cimata, il prossimo bime- 
stre si sceglieranno i tre germogli di ugua- 
le vigore che andranno a costituire lo 
scheletro della pianta da allevare a vaso. 
• Piante che nella stagione precedente 
non sono state sottoposte a potatura 
verde. Se le piante poste a dimora nel 
2009 non hanno avuto alcuna potatura 
verde durante il periodo estivo, ora sicu- 
ramente si presentano con molti rami 
mal distribuiti per tutta la lunghezza del 
fusto; per la scelta delle tre branche del 
vaso le possibilità sono molteplici. 

1) Potete avere, ad esempio, piante con 
5-6 rami di discreta vigoria - lunghi 50 
cm circa - disseminati lungo il fusto. In 
questo caso scegliete tre rami della stessa 
pezzatura fra quelli che si trovano negli 
ultimi 20 cm, eliminando tutti gli altri. 

2) Potete trovarvi di fronte ad una 
piantina che presenta 5-6 rami di lun- 
ghezza e pezzatura differenti, fra cui un 
ramo robusto che parte in prossimità 
dell'innesto ed altri tendenzialmente de- 
boli nella parte alta. Sicuramente la de- 
bolezza dei rami nati nella parte superi- 
re è dovuta ad una scarsa maturazione 
del legno in vivaio o ad un ostacolo nel 
passaggio della linfa che ha favorito il 
ramo sorto nella parte basale. In questo 
caso tenete solamente il ramo robusto 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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ficiente disponibilità d'acqua (in questo 
caso la situazione potrebbe essere risol- 
ta), mentre se sono dovute a cause paras- 
sitarie, come attacchi gravi di bolla, afi- 
di, o malattie radicali (nematodi, tumo- 
ri, ecc.) è opportuno estirpare la pianta. 

Quarto anno. Nella potatura del quar- 
to anno si devono osservare le stesse re- 
gole suggerite per il terzo. Se avete effet- 
tuato delle corrette potature verdi ora le 
asportazioni saranno minime, mentre se 
queste sono mancate la potatura divente- 
rà più drastica e difficoltosa. 

Si devono riposizionare le branche 
con l'aiuto degli spaghi applicati alla fine 
del primo o all'inizio del secondo anno; 
se le branche hanno superato i 3-4 metri 
di lunghezza (con ampi spazi possono an- 
che superare questa lunghezza) si può ef- 
fettuare il taglio di ritorno, che deve esse- 
re fatto sul legno di due anni scegliendo 
un rametto che faccia da prolungamento. 
Se la branca non supera i 3 metri è meglio 
rimandare l'operazione al prossimo anno 
o al mese di settembre. 

Si devono asportare eventuali suc- 
chioni che crescono in verticale o elimi- 
nare biforcazioni robuste specie nelle 
parti alte. Dovete tagliare anche even- 
tuali rami robusti che crescono «in ven- 
tre», poiché essendo sempre in ombra 
fornirebbero comunque produzioni di 
scarsa qualità e inoltre impedirebbero 
tutte le operazioni colturali. 

Alla fine della potatura ogni branca 
dovrà avere un'inclinazione di 35-40° 
rispetto alla verticale e avere inseriti, da 
ambedue i lati, dei rami di pezzatura e 
lunghezza decrescenti dal basso verso 
l'alto, distanziati di circa cm 30. 

Potatura di produzione. Anche per 
quanto riguarda le piante in produzione 
potete trovarvi con due diverse situazio- 
ni: piante sulle quali, nella stagione pre- 
cedente, sono state effettuate delle cor- 
rette potature verdi e piante lasciate ve- 
getare senza nessun intervento. 

Ribadiamo ancora una volta che delle 
oculate potature verdi sono molto più 
importanti di una potatura secca: con tre 
interventi in verde si elimina gradual- 
mente tutto ciò che dovrebbe essere tol- 
to con la potatura secca, inoltre si favori- 
sce la maturazione del legno nelle parti 
basse, si riduce la pezzatura delle bran- 
che nelle parti alte, si proteggono le pian- 
te dalle malattie fungine, si riducono di 
molto i tempi di potatura. 

Le potature verdi sono inoltre di velo- 
ce esecuzione, poiché si tratta di cimatu- 
re o asportazioni di germogli che hanno 
uno sviluppo contenuto (20-30 cm) facil- 
mente identificabili ed estremamente 




Pesco. Potatura dì produzione: parten- 
do da II 'alto scegliete un ramo che pos- 
sa fare da prolungamento, che può es- 
sere un ramo dell'anno precedente (ve- 
di freccia); oppure raccorciate la branca 
deviandola su un legno di due o tre anni 
e, su questo, scegliete sempre un ramo di 
un anno che ne possa proseguire il rego- 
lare prolungamento 

semplici da eseguire. In molti casi i ger- 
mogli delle parti alte si possono strappa- 
re con le mani senza correre il rischio di 
causare danni. Date quindi sempre 

©la preferenza alle potature prima- 
verili-estive: guadagnerete tempo 
ed otterrete delle piante correttamente 
formate, maggiormente produttive, con 
frutti particolarmente belli e sapidi. 

È opportuno effettuare la potatura di 
produzione a febbraio, dopo i grandi ge- 
li, quando le giornate incominciano ad 
essere più tiepide. In questa fase però non 
eccedete con le asportazioni poiché vi 
possono essere ancora dei ritorni di gelo. 
Un aggiustamento ulteriore lo potrete fa- 
re all'epoca della fioritura senza con que- 
sto compromettere la vigoria dell'albero 
• Potatura di piante che nella stagione 
precedente sono state correttamente po- 
tate in verde. In questo caso sono pochis- 
simi gli interventi di potatura secca. 

Prima di iniziare a tagliare accertate- 
vi dell'eventuale mortalità delle gemme: 
i geli invernali possono aver lesionato le 
gemme a fiore. I danni da gelo non sono 
dovuti ai forti abbassamenti termici che 
si verificano in pieno inverno, poiché il 
pesco sopporta temperature che scendo- 
no anche di parecchi gradi sotto lo zero 
(-15-20 °C), ma teme i ritorni di gelo 
dopo che la linfa si è rimessa in movi- 



mento (febbraio). In questa situazione 
bastano pochi gradi sotto lo zero per 
causare ingenti danni specie nelle parti 
basse della chioma. 

Se temete che si siano verificati danni 
da gelo, prima di iniziare la potatura se- 
zionate con un coltello affilato alcune 
gemme a fiore: se queste sono lesionate 
appariranno essiccate al loro interno. Un 
altro modo empirico per valutare l'inten- 
sità dei danni alle gemme consiste nel 
colpire le branche con un calcio ed ascol- 
tare l'intensità del rumore che fanno le 
gemme cadendo a terra: se il rumore do- 
vesse essere particolarmente intenso (se- 
gno che molte gemme si sono staccate e 
sono cadute a terra), limitate di molto le 
asportazioni e rimandate parte della pota- 
tura alla fioritura. 

Iniziate la potatura dall'estremità del- 
la branca scegliendo un rametto che fac- 
cia da prolungamento. Il taglio deve esse- 
re sempre eseguito sul legno di due anni 
e deve mantenere la branca alla lunghez- 
za desiderata (in genere circa 4 metri). 

Osservando poi la branca da un paio 
di metri di distanza, dovete immaginare 
che a potatura finita questa assomigli ad 
una lisca di pesce. La branca deve cioè 
essere diritta, sottile in punta e grossa al- 
la base, con i rami inseriti lateralmente 
ad essa di pezzatura e lunghezza decre- 
scente dal basso verso l'alto. La branca 
infine non deve mai biforcarsi o curvar- 
si, poiché in questo caso sarebbero com- 
promesse la stabilità e la produttività 
nelle parti basse. 

Dopo queste operazioni la potatura 
consiste nell'asportare eventuali suc- 
chioni sfuggiti agli interventi di potatu- 
ra verde ed i rami che si trovano in ven- 
tre. Per quanto riguarda i rami laterali 




Pesco. Branca correttamente potata. Si 
notino le branchette laterali ben distri- 
buite (a) e potate a loro volta a lisca di 
pesce lasciando rami misti, brìndilli e 
mazzetti di maggio 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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inseriti sulla branca questi devono porta- 
re dei rami misti (rami di 30-50 citi), 
brindilli (rami deboli di 20 cm circa) e 
mazzetti di maggio (rametti di 5-15 cm) 
in riferimento alla loro posizione sulla 
branca: i rami delle parti alte, essendo 
più giovani, possono avere 1-2 rami mi- 
sti con qualche brindillo e mazzetto di 
maggio, mentre i rami inseriti nella par- 
te basale possono avere complessiva- 
mente 10-15 rametti. 

Ricordate che le pesche bianche pro- 
ducono ottimi frutti sui rami misti robu- 
sti, le nettarine producono bene su brin- 
dilli e mazzetti di maggio e le pesche 
gialle tendono a produrre bene su rami 
misti e brindilli. 

Per alcune varietà di nettarine poco 
produttive ed altamente vigorose, come 
Big Top e Venus, dovete eliminare il più 
possibile i rami robusti, poiché questi 
tendono a non fruttificare o a fornire 
produzioni scadenti. Vanno invece la- 
sciati tutti i rametti deboli, come i brin- 
dilli e i mazzetti di maggio, anche se ap- 
paiono deboli o eccessivamente nume- 
rosi. Regolerete la produzione, se fosse 
eccessiva, con il diradamento dei frutti. 

Nella varietà a polpa bianca tipo Ma- 
ria Bianca date la preferenza ai soli rami 
misti robusti, poiché su questi la pianta 
fornirà ottime produzioni. 

Nelle varietà a polpa gialla tipo Spin- 
gcrest, Ruby Rich, Elegant Lady, Rome- 
star, date la preferenza ai rami misti e ai 
brindilli. 

Per quanto riguarda i portinnesti, sul- 
le varietà innestate su portinnesti vigo- 
rosi dovete effettuare delle potature se- 



vere specie nelle parti alte, mentre nelle 
parti mediane e basse la potatura deve 
essere moderata; sarà indispensabile poi 
ricorrere alle potature verdi. 

Sulle varietà innestate su portinnesti 
deboli invece date la preferenza ai rami 
misti ben forniti di gemme. 
• Piante che nella stagione precedente 
non sono state potate in verde. È questa 
una situazione molto frequente, anche 
nelle aziende dei frutticoitori professioni- 
sti, magari perché impegnati durante il 
periodo estivo nella raccolta. Le piante in 
produzione non potate in verde si presen- 
tano con numerosi succhioni localizzati 
su tutte le parti della branca. I più perico- 
losi sono quelli situati nelle parti alte: es- 
si, infatti, avranno sicuramente ingrossa- 
to la branca in quel punto portandola ad 
una pezzatura quasi uguale a quella della 
sua base. In questa situazione le piante, 
anche in futuro, tenderanno ad emettere 
all'estremità numerosi succhioni, a sca- 
pito della vegetazione sottostante. 

Con la potatura si devono asporta- 
re i succhioni sorti nelle parti alte, men- 
tre quelli alla base della branca possono 
servire, opportunamente sottoposti a tor- 
sione per coprire vuoti di vegetazione. 
A. I succhioni torti non vanno cimati, 
^ — ^ come non vanno cimati i rami di un 
anno. 

Cercate di potare la branca a lisca di 
pesce; in queste condizioni può risultare 
una cosa ardua, ma è la sola maniera per 
mantenere la produzione di frutti acces- 
sibile da terra. 

A Non eccedete nella potatura dei ra- 
<- — ^ mi laterali alla branca, poiché es- 




^fej^V 




sendo stati per un lungo periodo in om- 
bra avranno dei rametti poco lignificati e 
scarsamente produttivi. Lasciate quasi il 
doppio dei rami rispetto al caso delle 
piante regolarmente potate in verde, de- 
scritto in precedenza. 

Potatura di piante in alternanza di 
produzione. Di norma dopo una annata 
di grande produzione si ha una annata di 
produzione scarsa. 11 pesco non segue ri- 
gidamente questa regola, tuttavia, dopo 
un'annata di produzione abbondante li- 
mitate al minimo gli interventi di potatu- 
ra specie se la pianta ha avuto una vege- 
tazione stentata. Se poi, contrariamente 
alle previsioni, l'allegagione fosse ab- 
bondante potrete sempre effettuare un di- 
radamento dei frutti. Asportate solo i suc- 
chioni o qualche ramo robusto all'estre- 
mità delle branche che potrebbe compro- 
metterne la stabilità. La potatura definiti- 
va potrà essere rimandata alla fioritura e 
successivamente, come appena accenna- 
to, si interverrà con il diradamento se la 
produzione si presentasse abbondante. 

Invece dopo un'annata di scarsa pro- 
duzione dovete effettuare una potatura 
più severa. 

Potatura di piante colpite da gran- 
dine. Le severe grandinate che si verifi- 
cano in settembre-ottobre possono crea- 
re dei problemi molto seri. Spesso le 
piante gravemente danneggiate dalla 
grandine nella tarda estate in primavera 
hanno una forte mortalità di gemme, ma 
anche di rami o addirittura di branche. 
Se la grandinata è stata particolarmente 
severa, con il distacco di parte della cor- 
teccia dalle branche grosse, la pianta 
può anche morire. 

Se le piante invece hanno subito una 
grandinata leggera nei mesi di giugno- 
luglio, non vi saranno problemi per la 
produzione, sempre che dopo la grandi- 
ne siano state tolte le mummie, cioè i 
frutti marciti. 

I brindilli o mazzetti di maggio colpi- 
ti da grandine possono spezzarsi sotto il 
peso della produzione, per cui è oppor- 
tuno valutare bene il danno e l'intensità 
di potatura. 



ffi 



Albicocco 



Albicocco. Pianta di albicocco al secondo anno prima (1) e dopo (2) la potatura. So- 
no state tenute tre branche, con inserito lungo il loro asse dei rami laterali (a). L'aper- 
tura è stata effettuata con spaghi ancorati ad un picchetto infisso nel terreno (b) 



Lavori 

Nuovi impianti. Per quanto concerne 
le modalità di impianto, la preparazione 
delle buche, la messa a dimora, il con- 
trollo della sanità e la potatura delle gio- 
vani piante si devono seguire le indica- 
zioni date per il pesco (vedi pag. 34 e 



40 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



ta/fete 



J 




successive). Gli astoni di albicocco di 
norma hanno un diametro maggiore di 
quelli del pesco, sono ben rivestiti di 
gemme lungo il loro asse e di solito non 
vi è il pericolo di germogliamenti irrego- 
lari: alla ripresa vegetativa i germogli so- 
no molto numerosi, per cui non sussisto- 
no difficoltà nella scelta di quelli che do- 
vranno formare la struttura dell'albero. 

La forma di allevamento maggior- 
mente utilizzata anche dai frutticoitori 
professionisti è quella a vaso, che neces- 
sita di circa 20 metri quadrati per pianta. 

Potatura di allevamento. Nella fase 
di allevamento, fin dal primo anno si de- 
vono scegliere tre branche di uguale 
pezzatura inclinandole di 30-40° rispet- 




Albicocco. Pianta al terzo anno prima 
(1) e dopo (2) la potatura. Nella pianta 
potata si noti die si è scelto di piegare al- 
cuni rami senza cimarli (a), allo scopo di 
favorire la formazione di mazzetti di 
maggio (piccoli rami rivestiti di fiori) 
che forniranno delle produzioni abbon- 
danti il prossimo anno 

to alla verticale senza mai cimarle. 

La pratica della cimatura - e in alcu- 
ni casi della speronatura (che consiste 
nel raccorciare il ramo a qualche deci- 
metro) - è molto comune tra i produttori 
A hobbisti: è sicuramente una pratica 
^— ^ sbagliata che stimola la pianta ad 
emettere nel punto di taglio numerosi ra- 
mi vigorosi che richiederanno successi- 
vamente un'ulteriore drastica potatura. 
Operando in questo modo non solo si de- 
prime lo sviluppo dell'albero, ma si ritar- 
da la sua entrata in produzione. I rami di 
un anno non vanno mai cimati, in modo 
particolare quelli che nella fase di alleva- 
mento devono formare lo scheletro. 

L'albicocco ha un legno morbido che 
facilmente si piega sotto il peso della 



produzione, per cui a fine di febbraio- 
primi di marzo dovete asportare buona 
parte dei bottoni fiorali che si trovano al- 
le estremità dei rami. Se le branche, al 
primo anno, sono lunghe 1 metro e i bot- 
toni fiorali abbondanti si devono aspor- 
tare per oltre 50 cm; successivamente, se 
vi sarà necessità, si diraderanno energi- 
camente anche i frutti. Produzioni ab- 
bondanti nella fase di allevamento, spe- 
cie se localizzate alle estremità, potreb- 
bero trascinare verso il basso i rami che 
devono formare lo scheletro, deforman- 
doli per sempre. 

Nelle piante alla fine del periodo di 
allevamento (3-4° anno) date la prefe- 
renza alle torsioni, specie di quei suc- 
chioni lunghi e vigorosi che si trovano 
nelle parti basse delle branche e che po- 
trebbero servire per coprire dei vuoti di 
vegetazione. 

Ricordate che anche per l'albicocco 
sono indispensabili le potature verdi, se 
volete che fin dalla fase di allevamento 
le piante crescano ben strutturate e ab- 
biano abbondanti produzioni. 

Se qualche branca avesse ceduto sot- 
to il peso della produzione raccorciatela 
scegliendo come prolungamento un ra- 
mo che la possa raddrizzare. 

Se, al contrario, qualche branca si 
fosse raddrizzata troppo per l'assenza di 
produzione cercate di riposizionarla av- 
valendovi degli spaghi ancorati ai pic- 
chetti posizionati fin dall'impianto. Se 
non fosse possibile abbassarla poiché 
troppo robusta, alla fine del bimestre, 
quando iniziano a gonfiarsi le gemme, 
potete ricorrere a dei tagli, da eseguire 
con un seghetto affilato nella parte basa- 
le e in ventre; il numero dei tagli è in re- 




Albicocco. Pianta al quarto anno prima (1) e dopo (2) la potatura. Sono stati tolti quasi tutti i rami assurgenti dell 'annata (a), 
e altri sono stati piegati legandoli ad altri rami (b). Qualche ramo di due anni è stato accorciato (e) o tolto (d) 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



41 



\ &tnUeto f 




Albicocco. Pianta in produzione sulla 
quale durante il periodo estivo non è 
stata effettuato alcun intervento in ver- 
de. Ora, è necessario tagliare i numero- 
si succhioni (rami vigorosi e verticali) 
sorti nella parte interna dell'albero e ri- 
correre invece alla piegatura di molti 
rami per favorirne la messa a frutto e 
contenerne il vigore 

lazione all'inclinazione voluta, mentre 
la loro profondità deve interessare i due 
terzi del diametro della branca. 

Le piante di albicocco in allevamen- 
to sono spesso attaccate da un batterio 
(Pseudomonas syringae) che aggredisce 
in modo particolare i giovani fusti spac- 
cando longitudinalmente la corteccia e 
mettendo a nudo il legno sottostante. Le 
ferite che si formano tendono di anno in 
anno ad ingrandirsi riducendo la vitalità 
della pianta. Per ridurre gli attacchi di 
questa malattia risulta conveniente pen- 
nellare i fusti con latte di calce (1 kg di 
calce in 1 litro di acqua). 

Potatura di produzione. La potatu- 
ra di produzione risulta molto semplifi- 
cata se nei primi anni dopo l'impianto 
gli alberi sono stati allevati correttamen- 
te, altrimenti risulta difficile e gli esiti 
produttivi sono incerti. 
• Per quanto riguarda le piante corret- 
tamente allevate e potate in verde du- 
rante la passata stagione, prima di ini- 
ziare la potatura si devono fare alcune 
considerazioni. 

1) L'intensità di potatura deve essere 
in relazione alla produzione dell'anno 
precedente: molte varietà di albicocco 



sono soggette ad alternanza di produzio- 
ne, per cui se nella trascorsa annata la 
produzione è stata abbondante sicura- 
mente quest'anno la produzione sarà 
scarsa, quindi dovete limitare le asporta- 
zioni al minimo. 

2) Se nell'anno precedente invece la 
produzione è stata scarsa e la varietà che 
vi accingete a potare è tendenzialmente 
produttiva allora potete effettuare aspor- 
tazioni più drastiche. 

3) A febbraio possono ancora verifi- 
carsi danni da gelo: se vi trovate in zone 
particolarmente esposte effettuate solo 
una potatura di sgrossamento per poi ri- 
finire le piante in fase di fioritura. 

4) In base alle osservazioni effettuate 
nelle annate precedenti, tenete presente 
su quali rami avviene di preferenza la 
produzione della varietà che vi accingete 
a potare (rami misti, brindilli, mazzetti di 
maggio). Ad esempio Robada produce su 
brindilli e mazzetti di maggio, mentre 
Portici produce su ogni tipo di ramo. 

5) Un altro fattore da tenere in consi- 
derazione è la sanità dei rami: la monilia 
in particolare può colpire, oltre ai frutti, 
anche i rami, che in tal caso vanno 
senz'altro eliminati. 

Dopo queste considerazioni, allonta- 
natevi un paio di metri dalla branca, im- 
maginatevi come dovrà presentarsi dopo 
la potatura e quindi dove devono essere 
effettuati i tagli più importanti. Come 
detto per il pesco, anche la branca del- 
l'albicocco, dopo la potatura, deve asso- 
migliare ad una lisca di pesce. Nell'albi- 
cocco, tuttavia, le ramificazioni sono più 
robuste ed i succhioni sono quasi privi di 
rami anticipati. 

Partendo dalla cima si deve scegliere 
un ramo dell'annata tendenzialmente de- 
bole che costituisca il prolungamento del- 
la branca. Questa deve avere una lunghez- 
za di circa 4 metri; ai suoi lati vi devono 




essere dei rami lunghi e robusti nella par- 
te basale e altri, via via sempre più corti e 
di minor pezzatura, verso la punta. 

I succhioni sfuggiti alle potature verdi 
sviluppatisi in verticale devono essere 
eliminati, o piegati orizzontalmente se 
servono per coprire spazi vuoti. Essi non 
/\ vanno cimati: il prossimo anno frut- 
^ — ^ tificheranno e formeranno lungo il 
loro asse dei mazzetti di maggio e dei 
brindilli; con la potatura del prossimo an- 
no li accorcerete sul legno di due anni. 
• Se dovete potare una pianta non rego- 
larmente allevata e non potata in verde 
nella passata stagione, allora la questio- 
ne si complica. Sicuramente può avere 
cinque-sei branche di differente pezzatu- 
ra e con biforcazioni lungo il loro asse. 

Se dal fusto si dipartono, ad esempio, 
sei branche, cercate di eliminare la più 
debole, poi cercate di abbassare una del- 
le restanti cinque - anche in questo caso 
la più debole - inclinandola molto, qua- 
si in orizzontale, o raccorciatela su di un 
ramo che la possa deviare verso il basso. 
Questa branca è destinata ad essere 
asportata il prossimo anno, mentre le re- 
stanti quattro potranno rimanere per il 
resto della vita; ognuna di queste va po- 
tata a spina di pesce in modo da porre in 
luce la futura produzione. 

Qualche branca potrebbe presentare 
delle biforcazioni difficili da eliminare, 
pena la perdita di produzione: potete eli- 
minarle gradualmente, anno dopo anno, 
partendo dall'estremità delle branche. 



•» 



Susino 



Lavori 



Susino. Pianta al terzo anno 
dopo la potatura 



Anche per questa coltura consiglia- 
mo la forma di allevamento a vaso e val- 
gono le indicazioni fornite per il pesco e 
l'albicocco, sia nella fase di allevamen- 
to che di produzione. Dovete però di- 
stinguere i due gruppi di varietà di susi- 
no: quello europeo, con una vegetazione 
tendenzialmente assurgente, e quello ci- 
no-giapponese, con una vegetazione 
tendenzialmente ricadente. Anche per 
questa specie si deve cercare di ottenere 
delle branche della lunghezza di 3-4 me- 
tri rivestite ai lati di rami laterali di pez- 
zatura e lunghezza decrescenti dal basso 
verso l'alto. 

Potatura di allevamento. La potatu- 
ra di allevamento è simile a quella del 
pesco (vedi pag. 36), tuttavia occorre te- 
ner presente che, con la piegatura delle 
branche, in molte varietà di susino, spe- 
cialmente quelle europee, è facile il ri- 
schio di scosciature. 



42 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2(110 



V 



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ìutkte 



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Nella fase di allevamento dovete an- 
che porre molta attenzione a non caricare 
eccessivamente di produzione le estremi- 
tà delle branche, specie nelle varietà ci- 
no-giapponesi che per natura tendono a 
cedere verso il basso. 

Potatura di produzione. Di norma il 
susino in produzione necessita di mino- 
ri interventi rispetto al pesco e all'albi- 
cocco. Nelle piante allevate a vaso con 
tre branche fate in maniera che queste 
non superino la lunghezza di 3-4 metri e 
potatele sempre a lisca di pesce con nu- 
merosi rami laterali, eliminando even- 
tuali succhioni che crescono sul dorso. 

Nel caso la vegetazione fosse abbon- 
dante date la preferenza ai rami misti de- 
boli, ai brindilli e ai mazzetti di maggio 
i quali forniranno sempre ottime produ- 
zioni di frutti. 

Se lungo la branca vi fossero delle bi- 
forcazioni, specie nelle estremità, cerca- 
te di eliminarle o accorciarle per poterle 
poi asportare il prossimo anno. 

Alleggerite molto le parti terminali 
delle branche, in particolare nelle varietà 
cino-giapponesi, dal portamento a salice 
piangente, per non farle trascinale verso 
il basso dal peso della produzione. 
A Evitate di effettuare torsioni poiché 
^— — * i rami del susino tendono a frattu- 
rarsi facilmente. 

Anche il susino può andare in alter- 
nanza di produzione. Dopo un'annata di 
carica riducete di molto i tagli, asportan- 
do solo eventuali succhioni. Al contra- 
rio, dopo un'annata di scarica procedete 
con potature severe. 
A. Evitate anche su questa specie di 
^— ^ raccorciare i rami dell'annata: non 
fareste altro che stimolare la pianta a ve- 
getare senza fornire produzione. I rami 
di un anno vanno lasciati interi poiché 
forniranno produzione e si rivestiranno 
di mazzetti di maggio, brindilli e rami 
misti; il prossimo anno li potrete cimare 
in corrispondenza di un ramo misto, un 
brindillo o un mazzetto di maggio, sti- 
molandoli a produrre. 



£ 



Ciliegio 



Lavori 



Nuovi impianti. Nei numeri 3-4-5 e 
6 di Vita in Campagna 2009 abbiamo 
diffusamente parlato della coltivazione 
del ciliegio e delle varietà da preferire. 
Se però volete coltivare qualche varietà 
diversa da quelle consigliate, non di- 
menticate di chiedere al vivaista se quel- 
la varietà è autosterile o autofertile; nel 
primo caso fatevi consigliare circa l'im- 




Susino. Pianta al quarto anno prima (1) e dopo (2) la potatura. La pianta è stata 
allevata con quattro branche (a-b-c-d); sì noti la loro apertura ed il legno asporta- 
to lasciato a terra 



pollinatore da affiancarle. 

Vi ricordiamo comunque le varietà 
che meglio si adattano ai vari ambienti 
italiani, che sono, in ordine di maturazio- 
ne: Burlat, Giorgia, Grace Star, Van, Fer- 
rovia, Kordia e Regina. Di queste solo 
Grace Star è autofertile. 

Importante è anche la scelta del por- 
tinnesto, soprattutto per avere poi alberi 
di sviluppo contenuto e comodi per tut- 
te le operazioni ed interventi da compie- 
re sulla chioma. Se avete un terreno ma- 
gro e asciutto, senza possibilità di irriga- 
zione, date la preferenza alla selezione 
SL 64 del malebbo. Invece nel caso ab- 
biate un terreno normale, con possibilità 
di irrigazione, preferite un portinnesto 
debole, come per esempio Gisela 5 se vi 
trovate in una vallata fresca come quelle 
alpine, o Gisela 6 in altri luoghi. 

Infine, se avete un terreno tendente al 
pesante date la preferenza al Colt, che 
tuttavia richiede disponibilità di acqua 
nell'ultimo periodo di maturazione, do- 
po l'invaiatura. 

Per l'allevamento preferite il vasetto 
catalano o il fu setto descritti nel n. 
5/2009 alle pagine 38 e 39. 

Innesti. Se prevedete di dover effettua- 
re innesti nel prossimo bimestre, per esse- 
re sicuri di avere marze perfettamente 
«ferme» al momento dell'esecuzione, pre- 
levatele entro gennaio e conservatele 
asciutte in un sacchetto di plastica (possi- 
bilmente nero) nello scomparto per la ver- 
dura del frigorifero di casa. 

Solo nel caso in cui possiate effettua- 
re un innesto a triangolo in febbraio po- 
trete prelevare le marze dall'albero nello 



stesso giorno di esecuzione dell'innesto. 

Concimazioni. Se non avete provve- 
duto ad eseguire le concimazioni consi- 
gliate per il periodo autunnale, cercate 
di provvedervi subito. Per quanto ri- 
guarda l'azoto, ne parleremo ne «i Lavo- 
ri» di marzo-aprile dato che la sua distri- 
buzione deve avvenire durante o subito 
dopo la fioritura. 

Potatura degli alberi allevati a va- 
so. Ne parleremo diffusamente ne «i La- 
vori» di marzo-aprile, ma fin da ora vi 
raccomandiamo di alleggerire la cima 
delle branche lasciando intatto il pro- 
lungamento e liberandolo dai rami late- 
rali; oppure, se volete dirigere le bran- 
che in fuori, lasciate solo il ramo latera- 
le più adatto. 

<%* Mandorlo 

Lavori 

Gennaio e febbraio sono mesi nei 
quali fioriscono molte varietà di man- 
dorlo. Sbocciano i fiori delle varietà a 
fioritura precoce (cioè antecedente al 20 
gennaio) a fioritura medio-precoce (ulti- 
ma decade di gennaio), a fioritura media 
(prima decade di febbraio) e medio-tar- 
diva (seconda decade di febbraio). 

Le piante vanno potate prima che ini- 
zi la fioritura. Nelle piante giovani (fino 
al sesto-ottavo anno di età) la potatura 
di allevamento consiste nel raccorcia- 
mento delle branche a 1/3 della loro lun- 
ghezza. Va lasciata, alla fine della bran- 
ca, una gemma rivolta verso l'esterno, in 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



43 



V 






©/to/fefe 



J 



modo da indurre la pianta ad espandere 
la chioma. 

Nelle piante adulte la potatura di 
produzione mira a equilibrare la parte 
produttiva e quella vegetativa della pian- 
ta; lo scopo è quello di evitare, più avan- 
ti nella stagione, l'affollamento nella 
parte interna della chioma. Per avere una 
pianta in ottime condizioni devono esse- 
re infatti consentite la penetrazione del- 
la luce e la circolazione dell'aria all'in- 
terno della chioma. 

La potatura si effettua tutti gli anni, 
senza esagerare, sfoltendo i rami misti 
(quelli che portano gemme a fiore e a le- 
gno) se sono troppi. I rami secchi e quel- 
li malati si devono bruciare per evitare la 
formazione di focolai di malattie. 

Se i residui della potatura sono sani si 
possono triturare con un trinciasarmenti 
o un trinciastocchi e si può utilizzare il 
materiale ottenuto per preparare del 
compost. 

Altra operazione colturale da effet- 
tuare in questo periodo, se non è stata 
già effettuata nell'autunno precedente, è 
la concimazione. Si può fare utilizzan- 
do un concime chimico ternario, che 
fornisce al terreno azoto, fosforo e po- 
tassio, elementi indispensabili per la 
pianta. Ad esempio potete impiegare il 
concime NPK 10-10-10, alle dosi di 2 
kg per ogni pianta giovane e 3 kg per 
ogni pianta adulta. 

Ricordiamo che è bene tenere sempre 
conto della dotazione del terreno (rileva- 
bile con una analisi chimica del suolo) e 
che piogge abbondanti dopo la concima- 
zione hanno un effetto dilavante sul con- 
cime distribuito (in particolare per quan- 
to riguarda l'azoto). 

Chi ha la possibilità, invece del con- 
cime chimico può utilizzare del letame 
maturo. Il più indicato è quello bovino, 
che può essere fornito alla dose di 30 kg 
per pianta. In ogni caso i fertilizzanti 





Mandorlo. In questo bimestre 
fioriscono molte varietà di mandorlo 

vanno distribuiti sulla superficie corri- 
spondente alla proiezione della chioma 
sul terreno, cioè nella zona esplorata 
dalle radici. 



K| 







Mandorlo. Tra la fine di febbraio e l'ini- 
zio di marzo, si possono effettuare gli in- 
nesti a spacco (nella foto) sulle piante 
più piccole, e quelli a corona sulle pian- 
te adulte 





D 

Drupacee. C-In febbraio si effettua il trattamento fondamentale contro la bolla del 
pesco. D-Ramo di susino colpito da corineo. E-Sintomi della batteriosi su albicoc- 
co: in corrispondenza delle gemme colpite si formano dei cancri corticali di forma 
ellittica, leggermente depressi; quando più cancri si sviluppano sul medesimo ra- 
metto si assiste al suo disseccamento. 



Dopo la concimazione è bene effet- 
tuare una lavorazione del terreno per 

interrare i concimi stessi. Evitate di la- 
vorare ad una profondità superiore ai 15 
centimetri per non correre il rischio di 
danneggiare le radici superficiali dei 
mandorli. 

Alla fine del bimestre, tra la fine di 
febbraio e l'inizio di marzo, si possono 
effettuare gli innesti a spacco sulle pian- 
te più piccole, a corona su quelle adulte. 
Nelle zone mandorlicole dell'Italia me- 
ridionale è possibile anticipare l'opera- 
zione di una decina di giorni. 

Interventi fitosanitari 

Le considerazioni fatte per le poma- 
cee sono valide anche per le drupacee. 
Oltre a questo, è sempre importante ri- 
cordare come sia fondamentale racco- 
gliere ed eliminare le eventuali «mum- 
mie», frutti secchi che restano attacca- 
ti ai rami durante l'inverno a seguito de- 
gli attacchi di monilia (vedi foto C a pa- 
gina 33 de «i Lavori» di novembre-di- 
cembre 2009). 

Nel mese di febbraio in genere si ef- 
fettua il primo intervento fitosanitario 
dell'anno: il trattamento contro la bolla 
del pesco (vedi foto C). 

Il periodo esatto per l'intervento si 
verifica quando la temperatura media 
giornaliera raggiunge i 7-8 °C e quando 
le gemme a legno poste all'estremità si 
rompono ed iniziano a fuoriuscire gli 
abbozzi dei germogli. 

Intervenite con ossicloruro di rame- 
20 (bio, non classificato) alla dose di 
grammi 800 per 100 litri di acqua (ri- 
spettate comunque le dosi di etichetta). 
Una volta che si siano verificate le con- 
dizioni sopra descritte, il massimo del- 
l'efficacia si ottiene se dopo l'intervento 
si verificano delle piogge; in questo caso 
infatti si ha una disattivazione molto ele- 
vata delle spore infettanti della malattia. 

Sempre alla fine del mese di febbraio, 
all'ingrossamento delle gemme, effet- 
tuate il medesimo intervento anche su 
susino ed albicocco, contro corineo 
(vedi foto D) e batteriosi (vedi foto E). 

Nel mandorlo è bene effettuare trat- 
tamenti a base di prodotti rameici dopo 
le operazioni di potatura: servono a di- 
sinfettare le ferite provocate dagli attrez- 
zi da taglio (forbici, seghetti ecc.) e quin- 
di a evitare l'insorgere di malattie fungi- 
ne come bolla e corineo. Si può utilizza- 
re ossicloruro di rame-20 (bio, non clas- 
sificato) alla dose di 500 grammi per 100 
litri di acqua; in ogni caso leggete con at- 
tenzione dosi e modalità d'uso riportate 
sulle confezioni. 



44 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



(Sfumo 



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AGRUMI 



Lavori 

Raccolta. La maggior parte degli agru- 
mi a polpa rossa vengono raccolti in que- 
sto periodo perché la colorazione comple- 
ta si ottiene grazie ai freddi invernali. 

Poiché il miglior modo per conserva- 
re i frutti di agrume è quello di lasciarli 
attaccati alla pianta, consigliamo di ef- 
fettuare trattamenti anticascola, per ri- 
tardare la raccolta di circa due mesi, an- 
cora possibili per tutto il mese di gen- 
naio (vedi «i Lavori» di novembre-di- 
cembre a pag. 34) se il decorso stagiona- 
le è normalmente freddo e non permette 
alle piante di iniziare a germogliare. 

I frutti si raccolgono solo se perfetta- 
mente asciutti e si pongono nelle casset- 
te di raccolta evitando gli urti. La corret- 
ta manipolazione evita il crearsi di lesio- 
ni della buccia e la penetrazione di acqua 
e marciumi. È buona norma ridurre al 
minimo i tempi di permanenza dei frutti 
nei contenitori prima della vendita. 

Le cassette per la raccolta devono es- 
sere lavate accuratamente con acqua ad 
alta pressione e con detersivi; gli anima- 

f\ li domestici devono essere tenuti 
*- — ■ lontani dagli agrumeti nel periodo 
della raccolta; i frutti caduti sul terreno 
o a contatto con esso, anche se solo per 
un breve periodo, non devono essere de- 
stinati all'alimentazione umana; i conci- 
mi organici devono essere distribuiti 
lontano dalla raccolta. 

A Nel caso di nuovi portinnesti citran- 
^— ^ gè le forbici utilizzate per la raccol- 
ta possono essere un veicolo di trasmis- 
sione dell' exocortite (una malattia di ori- 
gine virale) e devono quindi essere puli- 
te e disinfettate con candeggina. 

Per prevenire l'insorgere di infezioni 




Agrumi. Gennaio e febbraio sono i mesi 
in cui si raccolgono le arance rosse 

fungine quali le muffe azzurre e le muf- 
fe verdi, che rendono incommerciabili i 
frutti, è importante manipolare con cau- 
tela i frutti al momento della raccolta. 

Controllo delle erbe infestanti. Nelle 
aree soggette a gelate è necessario elimi- 
nare la copertura vegetale la quale, riducen- 
do l'assorbimento dei raggi solari da par- 
te del terreno, aumenta i danni da gelo. 

In questo periodo inoltre le ortiche 
possono ospitare popolazioni indeside- 
rate di cimicetta verde dannosa alla ve- 
getazione tenera degli agrumi. 

Eliminate l'erba con le falciature o 
utilizzando un decespugliatole. Pulite 
inoltre e diserbate i canali di scolo, che 
sono indispensabili per un buon drenag- 
gio del suolo. 

Sui ricacci delle erbe infestanti, si 
può intervenire con glifosate-30,4 (non 
classificato) alla dose di 100-150 millili- 
tri per 10 litri di acqua, utilizzando le ir- 



roratrici a ultrabasso volume a batterie 
elettriche. Le dosi maggiori vanno uti- 
lizzate per le infestanti più resistenti. 
©Se invece la vostra zona non è sog- 
getta a gelate, salvaguardate le erbe 
presenti sul terreno di coltivazione, per- 
ché riducono notevolmente gli schizzi 
d'acqua che possono trasportare le spo- 
re della fìtoftora sui frutti vicini al terre- 
no e agevolano il passaggio dei mezzi 
meccanici. È utile anche eliminare le ra- 
mificazioni più basse che con il peso dei 
frutti tendono a strisciare sul suolo op- 
pure rialzarle con forcelle di legno. 

Concimazioni e potatura. Prima di 
concimare le giovani piantine, aspettate 
almeno sei settimane dalla messa a di- 
mora o che stiano vegetando, segno che 
sono attecchite. 

Per quanto riguarda la potatura, trat- 
tandosi di piante sempreverdi, i tagli ef- 
fettuati in questo periodo, in caso di tem- 
perature miti, potrebbero provocare un 
anticipo dell'emissione vegetativa, con 
un aumento dei rischi dei danni da gelo 
in caso di ritorno di basse temperature. 

Se invece questo rischio è basso po- 
tete già sia potare che intervenire con la 
concimazione fogliare, distribuendo 
urea tecnica (a basso contenuto di biure- 
to) alla dose di 500 grammi in 100 litri 
di acqua, insieme a solfato di zinco e a 
solfato di manganese entrambi alla dose 
di 125 grammi in 100 litri di acqua. 

Questa pratica influisce positivamente 
sulla formazione delle gemme a fratto. È 
bene effettuare questa concimazione fo- 
gliare se la pianta non mostra una colora- 
zione verde intensa e la carica dei frutti è, 
o è stata, abbondante. Ripetendola anche 
due volte durante il bimestre corrente, 
questa concimazione, detta di prefìoritu- 
ra, può soddisfare completamente le esi- 




Agrumi. l-II terreno nudo (o con l 'erba sfalciata) assorbe meglio il calore durante il giorno e lo disperde lentamente durante la 
notte, riducendo il rischio di danni da gelo, rischio che aumenta invece in presenza di erba poiché risulta più elevata la super- 
ficie radiante. Nel particolare: frutto di pompelmo danneggiato dalle basse temperature; questa specie è molto sensibile al gelo. 
2-La cascola dei frutti può essere molto spinta se non vengono utilizzati i fitoregolatori. 3-A febbraio si possono iniziare le conci- 
mazioni fogliari. Nel particolare: foglia con sintomi di insufficiente assorbimento di zinco 



SI ITl.KMHNTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



45 



V 



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genze azotate delle piante nel periodo 
delle piogge ed evita il ricorso a conci- 
mazioni al terreno in questo periodo in 
cui è più alto il rischio di inquinare la fal- 
da acquifera sotterranea. 

Interventi litosanitari 

Vista l'annata di «carica» dei frutti del- 
l'anno in corso (2009-2010), ci si aspetta 
un'annata di «scarica» nel 2010-201 1. 

Monitorate con la massima attenzione 
la presenza della cimicetta verde (vedi 
foto F). perché con le sue punture può de- 
terminare un'eccessiva «colatura», cioè 
la caduta dei bottoni fiorali 2010, e ac- 
centuare l'alternanza di produzione. Al 
superamento del 20% dei bottoni fiorali 
punti dall'insetto intervenite con fosmet- 
23,5 (non classificato) alla dose di 200- 
250 grammi per 100 litri d'acqua, ag- 
giungendo un acidificante come Neutral 
(100-120 grammi per 100 litri d'acqua) 
per aumentare la persistenza dell'azione 
dell'insetticida. 

I marciumi radicali e le infezioni da 
fitoftora (vedi foto G e H) si presentano 
con lesioni alla corteccia, che si solleva, e 
fuoriuscita di sostanze gommose dalla 
parte basale del tronco. La pianta può su- 
bire gravi danni alle radici e al tronco, ta- 
li da compromettere anche lo stato di sa- 
lute della chioma. Per una diagnosi preco- 
ce, il primo sintomo cui dovete prestare 
attenzione particolare è l'ingiallimento 
accentuato delle foglie e della nervatura 
centrale; poi si hanno caduta delle foglie 
stesse e disseccamenti dei rametti. Sulle 
radici più piccole si possono riscontrare 
lesioni dette a «occhio di rana», a causa 
della forma (vedi foto). 
Nei casi più gravi si ar- 
riva alla morte della 
pianta. 








Agrumi. F-Danni da cimicetta verde 
(nel particolare, mm 8) sui germogli 

La cura contro questa malattia consi- 
ste nel rimuovere lo strato superficiale 
del terreno fino alla scopertura delle ra- 
dici principali e nel distribuire sulla par- 
te basale del tronco, abbondanti quanti- 
tativi di prodotti a base di rame, come ad 
esempio ossicloruro di rame-20 (bio, 
non classificato) alla dose di 500 grammi 
per 100 litri di acqua. A perfezionamen- 
to di questa pratica si può ricoprire il pic- 
colo scavo alla base del tronco con del 
pietrisco sottile che garantisce per molti 
anni condizioni ottimali di aerazione. Le 
piante morte vanno estiipate e, prima di 
piantare un nuovo albero, la buca nel ter- 
reno va disinfettata con una soluzione di 
ossicloruro di rame-20 alla dose di 500 
grammi per 100 litri di acqua. 

Una malattia collegata è Vallupatura 
o marciume bruno dei frutti (vedi foto E 
a pag. 35 de «i Lavori» di novembre-di- 
cembre 2009) che si presenta maggior- 
mente nelle annate piovose e che rende i 
frutti completamente inidonei per la com- 
mercializzazione. Irrorate solo le parti 
basse della chioma con ossicloruro di ra- 
me-20 (bio, non classificato) alla dose di 
500 grammi per 1 00 litri di acqua (vedi «i 
Lavori» di novembre-dicembre). 



I trattamenti a base di rame adottati 
per la fitoftora sono efficaci anche con- 
tro il batterio Pseudomonas syringae. 
già da lungo tempo presente in Italia, le 
cui infezioni si possono riscontrare in 
questo periodo freddo-umido. Di solito 
iniziano con lesioni nerastre nel piccio- 
lo delle foglie che progrediscono sino 
alla loro inserzione sul rametto. A segui- 
to dell'infezione può seccarsi l'intero 
rametto e il danno è maggiore nel lato 
della pianta più esposto al vento inver- 
nale prevalente; sui frutti possono appa- 
rire piccole macchie. 

Un'altra grave malattia fungina è il 
malsecco dei limoni (vedi foto I) che è 
favorita dalle ferite causate dai forti ven- 
ti. Entro 24-48 ore dal verificarsi del- 
l'evento sfavorevole, applicate all'intera 
chioma gli stessi trattamenti a base di ra- 
me consigliati per la fitoftora. 



ALTRE SPECIE IMPORTANTI 



V 



Actinidia 

Lavori 



Nuovi impianti. La messa a dimora 
delle piante di actinidia si deve effettua- 
re dopo i grandi freddi, per evitare danni 
da gelo, ma prima che inizi il «pianto» 
(perdita di linfa nel punto di taglio). 

Nella scelta delle piante preferite 
quelle a radice nuda di uno o due an- 
ni e con apparato radicale folto e sa- 
no, cioè esente da attacchi di nemato- 
di (vermi parassiti piccolissimi, non vi- 
sibili ad occhio nudo) che causano sulle 
radici dei rigonfiamenti di forma allun- 
gata, grandi qualche millimetro, i quali 
deformano la radice facendole assume- 
re un andamento a zig-zag. Queste infe- 



i ì I 




Agrumi. In presenza di ingiallimenti riconducibili a fitoftora (G) è bene «scollettare» la pianta, cioè rimuovere la terra dalla 
base del tronco per favorire l'arieggiamento e disinfettare i tronchi spennellandoli con prodotti rameici (H). I-Danni da mal- 
secco si tronco di limone 



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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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Wild» 



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Actinidia. Potatura di una pianta al secondo anno. Per favorire lo sviluppo dell'apparato radicale nell'anno precedente era sta- 
ta lasciata tutta la vegetazione; ora si deve scegliere il ramo più bello (1), eliminare tutti gli altri (2) e cimare quello prescelto a 
cm 50 (3). La potatura può sembrare drastica, ma il germoglio che verrà scelto (tra quelli che sorgeranno dalla pianta cimata) 
formerà in un solo anno il fusto ed il cordone permanente e quest'ultimo sarà particolarmente rivestito di rami anticipati 



stazioni sono molto pericolose e diffici- 
li da debellare. 

Se non avete la possibilità di acqui- 
stare delle piante a radice nuda pote- 
te ricorrere alle piante in vaso, possibil- 
mente di un anno e in contenitori di ol- 
tre 20 cm di diametro. Prima di metterle 
a dimora dovete rompere il pane di terra 
sgrovigliando le radici esterne. 

Per la preparazione del terreno si 
veda quanto indicato ne «i Lavori» di no- 
vembre-dicembre 2009, a pag. 35. Ricor- 
date che l'actinidia è una pianta che abbi- 
sogna di molta acqua, ma soffre se vi so- 
no dei ristagni di umidità. Nei terreni ar- 
gillosi o pesanti ponete sempre le piante 
su un leggero dosso, alto 20-30 cm rispet- 
to al terreno in piano: eviterete così morie 
per asfissia radicale e fitoftora. 

Nei terreni sciolti controllate il con- 
tenuto di calcare attivo (attraverso l'ana- 
lisi del terreno) che non deve superare il 
4%: al di sopra di questo valore le pian- 
te faticano ad assorbire il ferro e ciò è 
causa di vistosi ingiallimenti della vege- 
tazione e dei frutti. I forti ingiallimenti 
sono costosi e difficili da curare. 

Per la messa a dimora seguite le 
stesse regole suggerite per le altre pian- 
te da frutto (vedi «i Lavori» di novem- 
bre-dicembre, a pag. 22). 

Subito dopo l'impianto tagliate la 
parte aerea a 30-50 cm da terra e affian- 
cale subilo alla piantina un tutore, che 
può essere rappresentato da uno spago. 

Prima di effettuare l' impianto stabili- 
te quale forma di allevamento darete al- 
la vostra pianta. Nel caso della pergola 
semplice o doppia la distanza da adotta- 
re è di 2,5-3 metri tra le piante sulla fila; 
le pergole semplici potranno avere un 
tetto di 3-4 metri e le doppie di 2-3 me- 
tri per ogni falda. Se pensate di ridurre le 



A. distanze di impianto, perché non 
^— ^ disponete di spazio, avete già sba- 
gliato in partenza: otterrete delle piante 
che faranno solo del legno e non frutta. 
Tenete presente che, per produrre, 
l'actinidia abbisogna di piante maschili: 
per avere un ottimo risultato il rapporto 
deve essere di almeno 1 pianta maschile 
ogni 5 piante femminili. 

Forme di allevamento. Nella pergola 
semplice la pianta è costituita da un fusto 
alto circa 2 metri che prosegue sul tetto 
della pergola fino all'estremità di questa; 
la parte di fusto che prosegue sulla pergo- 
la è chiamata «cordone permanente». 

Nelle piante adulte, dopo la potatura, 
il cordone permanente presenta dei tralci 
(capi a frutto) che partono o direttamente 
dal cordone o nel punto di curvatura di un 
ramo dell'anno precedente. La lunghezza 
dei capi a frutto è di circa 150-200 cm, 
con 15-20 gemme. Questi tralci distan- 
ziati tra loro 30 cm, sia a destra che a si- 
nistra del cordone, vanno legati trasver- 
salmente ad esso in modo da formare un 
angolo di circa 90°. A potatura finita la 
pianta presenta quindi un cordone rivesti- 
to di tralci, a guisa di una lisca di pesce. 

Se il tetto della pergola è largo 4 me- 
tri potete tenere una decina di tralci a de- 
stra ed una decina a sinistra. I fili che 
corrono sul tetto della pergola devono 
essere distanziati tra loro 40-50 cm. 

Nella pergola doppia si possono alle- 
vare due cordoni, uno sul tetto di destra 
ed uno sul tetto di sinistra e si può effet- 
tuare la potatura come per le pergole 
semplici. 

Potatura di allevamento. Vediamo 
ora nel dettaglio, anno per anno, gli in- 
terventi di potatura di allevamento. 



Primo anno. Dopo l'impianto cima- 
te gli astoni a 30-50 cm da terra. 

Secondo anno. All'inizio del secon- 
do anno prima della potatura la pianta si 
dovrebbe presentare con diversi rami 
della lunghezza di oltre 2 metri: sceglie- 
te il più bello e cimatelo a cm 50. A pri- 
ma vista può sembrare un'operazione 
drastica, ma è invece la soluzione ideale 
per ottenere un fusto ben diritto, di gros- 
sa pezzatura e con internodi molto lar- 
ghi; se accuratamente allevato potrebbe 
raggiungere la lunghezza di 4-5 metri, 
con diversi rami anticipati. 
A. Se invece cercate di allevare già da 
^— ^ adesso il fusto, questo crescerà esi- 
le, di ridotta pezzatura, con internodi 
molto stretti, e il prossimo anno emette- 
rà numerosi germogli costringendovi a 
continue speronature. 

Terzo anno. Se avete operato come 
indicato in precedenza, ora dovreste ave- 
re un fusto del diametro di 2-3 cm che 
prosegue sul tetto della pergola per circa 
2 metri. Lungo il cordone dovrebbero 
esserci diversi rami anticipati: quelli di 
grossa pezzatura vanno asportati, men- 
tre tutti quelli di pezzatura media e co- 
munque più piccoli del cordone vanno 
lasciati interi senza spuntature, anche se 
hanno una lunghezza di oltre 2 metri. 

Il cordone permanente va legato sul 
tetto della pergola, come proseguimento 
del fusto, menue tutti i rami anticipati 
vanno legati a lisca di pesce. 

Le piante così allevate potranno già 
fornire qualche chilogrammo di frutti. 

Quarto anno. Con la potatura tenete 
sempre un solo cordone eliminando 
eventuali tralci robusti, inseriti diretta- 
mente sul cordone, che ne potrebbero 
compromettere la direzione e la vitalità. 

Tenete 5-6 tralci a destra e altrettanti 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



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Iutifici 



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Actinidia. Piante al terzo anno prima (1) e dopo (2) la potatura. I primi quattro tralci portento da destra (a, b, e e d) sono stati 
piegati lateralmente, i più vigorosi (b e d) anche leggermente all' indietro; solo il primo (a) è stato spuntato. Il quinto ramo (e) è 
uno «spur» ed è stato lasciato intero, come il sesto (f) e il settimo (g). // tralcio h è stato eliminato e i successivi tre (i, 1 e m), che 
partono dallo stesso punto e riducono drasticamente la pezzatura del cordone permanente dopo di essi, sono stati piegati verso 
il basso. Tra i tralci presenti nell 'ultimo tratto sono stati scelti quelli più deboli e eliminati quelli più robusti 



a sinistra, con una quindicina di gemme 
ognuno, legandoli a lisca di pesce sui fi- 
li della pergola. I tralci che scegliete de- 
vono essere di pezzatura media, non pe- 
losi, ben lignificati e inseriti direttamen- 
te sul cordone permanente o su un ramo 
dell'anno precedente. 

Potatura di produzione. Per ottene- 
re produzioni abbondanti e di qualità do- 
vete scegliere i tralci ideali, cimarli nel 
modo giusto e lasciare il giusto numero 
di gemme per pianta. Se sbagliate una di 
queste operazioni potreste trovarvi con 
produzioni molto scarse oppure abbon- 
danti ma di scarsa qualità. 

- I tralci pelosi vanno eliminati: sono di 
norma molto lunghi, robusti e solo dopo 
un paio di metri danno delle produzioni 
accettabili, se troncati nei primi 50-100 
cm emetteranno numerosi germogli vi- 
gorosi senza tornire produzione. 

- Il numero di gemme ideale per avere 
delle ottime produzioni va da 15 a 20 per 
metro quadrato: oltre questo carico di 



gemme si ottiene una più alta produzio- 
ne, ma con frutti di ridotta pezzatura. 

- I tralci che forniscono le produzioni 
migliori sono quelli maggiormente espo- 
sti alla luce. 

- La lunghezza dei tralci non riveste 
grande importanza poiché le 15-20 gem- 
me che si devono lasciare possono tro- 
varsi indifferentemente su un tralcio 
lungo 1 o 2 metri (dipende dalla distan- 
za degli internodi). I tralci da lasciare 
possono aver già prodotto oppure no, la 
loro produttività è comunque uguale. Le 
15-20 gemme si intendono contando an- 
che quelle alla base del tralcio, alcune 
delle quali sono a legno. 

- I tralci migliori sono quelli che hanno 
le gemme molto in rilievo e di un bel co- 
lore scuro; nel punto di spuntatura devo- 
no avere il diametro di una matita. Alcu- 
ni tralci come gli spur - lunghi 20-30 cm 

- se ben maturi si possono lasciare sen- 
za raccorciarli. Anche i tralci determina- 
ti - tralci lunghi circa 1 metro che termi- 
nano con un gruppetto di gemme riunite 



- se ben maturi si possono lasciare sen- 
za spuntarli. Entrambi questi tipi di tral- 
cio forniscono produzioni di qualità. 

- Su un cordone permanente corretta- 
mente allevato e della lunghezza di 3 
metri si possono tenere circa 15-20 tral- 
ci (7- 1 per lato). 

- Tutti i tralci, o buona parte di essi, si 
devono legare paralleli tra loro, per evi- 
tare affastellamenti durante il germo- 
gliamento. 

Con queste indicazioni potete proce- 
dere alla potatura. Lungo il fusto non 
dovete avere nessun tralcio a frutto: sarà 
così facilitata l'impollinazione. Questa 
infatti viene svolta, oltre che dagli inset- 
ti, anche dal vento e tutto ciò che ne 
ostacola la penetrazione intralcia l'im- 
pollinazione. 

Buoni da tenere sono i tralci che non 
hanno fruttificato, ma altrettanto buoni 
sono quelli che hanno fruttificato, pur- 
ché siano ben maturi e del diametro di 
circa 1 centimetro. In caso di necessità, 
se vi fossero dei vuoti di vegetazione, 




marnami i bb 

Actinidia. Pianta in piena produzione prima (1) e dopo (2) la potatura e la successiva legatura (3). Le piante, impiantate a 
metri 5 (tra le file) x 2,5 (sulla fila), portano ognuna 15 tralci (circa 7 per lato), ciascuno a sua volta con 15-20 gemme 



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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2(110 



V 



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sul tralcio dell'anno precedente potete 
tenere 1 -2-3 tralci, purché siano ben ma- 
turi, non pelosi e con gemme in rilievo. 

Per ottenere produzioni abbondanti 
dovete fare in modo che il cordone per- 
manente rimanga integro ed uniforme 
per tutta la sua lunghezza. Spesso su di 
esso si formano delle grosse biforcazio- 
ni che con la potatura di questo periodo 
dovete cercare di eliminare. 

Le grosse ferite vanno protette con 
mastici, anche se l'actinidia, come la vi- 
te, difficilmente forma dei calli di cica- 
trizzazione duraturi. 

Interventi fltosanitari 

Nessun trattamento antiparassitario è 
previsto in questo periodo. 



Castagno 
Lavori 



Nuovi impianti. Nei mesi di gennaio 
e febbraio, laddove sia possibile, vengo- 
no eseguiti i trapianti delle giovani pian- 
te di castagno acquistate presso i vivai. 
Nel corso della presente campagna vi- 
vaistica si è registrato un notevole inte- 
resse per i nuovi impianti, imputabile al 
fatto che la coltura del castagno viene 
semplicisticamente ritenuta di facile ge- 
stione, poco impegnativa dal punto di 
vista lavorativo e la più redditizia nel- 
l'attuale momento di crisi che coinvolge 
le altre specie frutticole. 

E una verità parziale ed è utile ricor- 
dare alcune condizioni indispensabili 
per il successo dei nuovi impianti. 

La preparazione del terreno non de- 
ve avvenire in modo affrettato e casua- 
le: sistemazione del terreno, concima- 
zione di fondo, aratura e lavori di affina- 
mento sono fondamentali per la riuscita 
del frutteto. Lo scavo di buche isolate per 
ospitare gli astoni da vivaio all'interno di 
un castagneto preesistente è una soluzio- 
ne povera e i risultati produttivi sono 
scarsi o addirittura assenti. E preferibile 
che i nuovi impianti vengano effettuati 
su terreni lavorati meccanicamente su 
tutta la superficie. I terreni caratterizzati 
/\ da eccessiva pendenza, limitato 
^— ^ spessore del terreno coltivabile, as- 
senza d'irrigazione e difficile agibilità 
non possono però essere lavorati in tal 
modo e non sono adatti ad ospitare pian- 
te di castagno provenienti da vivaio. In 
questi casi è più utile provvedere alla se- 
mina in loco delle castagne e all'innesto 
del selvatico da esse prodotto perché in 
tal modo non vi è crisi di trapianto dovu- 
ta alla scarsa fertilità del terreno e all'ir- 



Actinidia. Piante 

allevate a pergola 

con tetto inclinato 

dopo la potatura. 

Si noti la 

distribuzione dei 

rami a lisca di 

pesce (a) per 

favorire la 

produzione, 

ed il ricaccio 

nel punto 

di curvatura (b) 

per il rinnovo 

vegetativo 

del prossimo anno 





Actinidia. Innesto a triangolo effettuato 
su un succhione di una pianta femmini- 
le, lasciato appositamente per innestarvi 
un ramo maschile. Se l'operazione viene 
fatta ai primi di febbraio, quando non è 
ancora iniziato il «pianto», la probabili- 
tà di attecchimento è buona 

regolare disponibilità di irrigazione. 
A, Un 'eccessiva profondità d'impian- 
L—* to determina l'elevata mortalità del- 
le piante nei primi due-tre anni. Questo 
errore, ancora molto comune, impedisce 
lo sviluppo della pianta e ne determina la 




Castagno. L'eccessiva profondità d'im- 
pianto è spesso causa di elevata morta- 
lità delle piante nei primi anni: il collet- 
to (punto di inserzione delle radici sul 
fusto) deve trovarsi a 3-4 cm di profon- 
dità rispetto al livello del terreno (indi- 
cato dal paletto posto di traverso) 



morte precoce. Si ribadisce che 3-4 centi- 
metri di terra sono sufficienti a ricoprire le 
radici poste nella parte superiore dell'ap- 
parato radicale. Interrare il punto d'inne- 
sto non offre nessuna protezione dal gelo 
o dal cancro corticale e pregiudica lo svi- 
luppo della pianta. Al contempo, è molto 
dannoso lo scavo di conche alla base del- 
la pianta per la raccolta dell'acqua piova- 
na o dell'acqua apportata con gli interven- 
ti d' irrigazione. Il castagno non tollera pe- 
riodi di aridità prolungata cui seguano pe- 
riodi di sommersione dell'apparato radi- 
cale, seppur di breve durata. 

Le piante a radice nuda devono esse- 
re conservate in modo corretto nel pe- 
riodo che precede il trapianto. L'espo- 

A. sizione all'aria o al gelo, anche per 
t— ^ poche ore ne pregiudica la funzio- 
nalità. E necessario predisporre sabbia 
umida o una «tagliola» (fossa scavate ad 
arte nel terreno per ospitare l'apparato 
radicale degli astoni in attesa di trapian- 
to) nel terreno smosso con cui ricoprire 
accuratamente l'apparato radicale delle 
piante in attesa della messa a dimora. 
L'utilizzo di piante in vaso o fìtocella di 
polietilene non è necessario e non favo- 
risce in alcun modo l'attecchimento del- 
le piante; la coltivazione di piante in 
contenitore è un espediente commercia- 
le ad uso vivaistico che può risultare 
dannoso al castagno. 

/\ // trapianto di astoni da vivaio al- 
£—^ l'interno di un vecchio frutteto di 
castagno in fase di regressione fornisce 
pessimi risultati e non è consigliabile. 
Per riempire i vuoti che si sono creati 
nel castagneto o sostituire le piante col- 
pite da cancro corticale l'unica soluzio- 
ne praticabile è quella dell'innesto, sul 
posto, dei polloni e dei selvatici nati 
spontaneamente. 

Le potenzialità delia specie vengono 
meglio sfruttate nei terreni fertili e pia- 
ni: l'areale di coltivazione del castagno 
è quasi sovrapponibile a quello della vi- 



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Uiltdo 



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te e non si limita a quello che tradizio- 
nalmente vede la coltura occupare i ter- 
reni marginali di collina e bassa monta- 
gna. I motivi che hanno determinato la 
diffusione del castagno in queste aree so- 
no di tipo storico e sociale, non agrono- 
mico. Nei terreni fertili e piani, invece, 
©la facilità nell'esecuzione delle 
operazioni colturali permette al ca- 
stagno di esprimere appieno le sue capa- 
cità produttive. Nelle principali zone di 
coltivazione della specie è in atto un gra- 
duale slittamento a valle della coltura in 
relazione alla maggior facilità che i ter- 
reni piani offrono nei confronti del con- 
trollo dei parassiti, alla maggiore e co- 
stante produttività espressa e alla mag- 
gior disponibilità irrigua. 

Nessuna varietà di castagno può rite- 
nersi autofertile, cioè in grado di autoim- 
pollinarsi. Di conseguenza, una pianta 
isolata o gli impianti costituiti da una sola 
varietà sono destinati ad ottenere scarso 
successo. La compresenza di varietà di- 
verse è necessaria a garantire una costan- 
te e abbondante produzione di qualità. 

Nel determinare la scelta delle diver- 
se varietà da adottare si deve tenere con- 
to della specificità della varietà stessa. 
Facciamo alcuni esempi: 

a) se si intende costituire un impian- 
to con varietà di castagno ibrido è neces- 
sario che almeno tre varietà (Bouche de 
Betizac, Precoce Migoule, Vignols) sia- 
no presenti nel frutteto per poter avere 
una corretta impollinazione reciproca; 

b) nel caso si piantino ibridi euro- 
giapponesi la presenza di castagni loca- 
li europei non è di alcuna utilità nell'im- 
pollinazione perché il castagno europeo 
ha un periodo di fioritura posteriore di 
una settimana rispetto agli ibridi euro- 
giapponesi; 

e) la presenza dei castagni ibridi può 
invece migliorare la produttività dei ca- 
stagni europei; 

d) nel caso di impianti in cui la varie- 
tà prevalente è il marrone è necessario 




Castagno. Al pari delle altre specie da 
frutto, il castagno esprime al meglio le 
proprie capacità produttive nei terreni 
pianeggianti, fertili e irrigui 

garantire la presenza di almeno tre va- 
rietà per assicurare l'impollinazione in- 
crociata (ad esempio Marrone di Marra- 
di, Belle Epine, Bouche de Betizac). 

// castagno vuole terreni a reazione 
acida e ciò limita il suo areale di coltiva- 
zione. La determinazione del pH del suo- 
lo può essere eseguita velocemente me- 
diante un piaccametro digitale. Valori di 
/\ pH superiori a 6,7 possono com- 
^— ^ portare problemi di clorosi ferrica, 
alterazione fisiologica indotta dal man- 
cato assorbimento di alcuni minerali 
(ferro, in particolar modo) presenti nel 
terreno. Valori di pH superiori a 7,3 ren- 
dono, di fatto, molto difficile la coltiva- 
zione del castagno. 

// castagno va considerato pianta da 
frutto a tutti gli effetti. Come tale non se 
ne consiglia la coltivazione nei suoli che 
non dispongano di irrigazione. Non è 
possibile affidare la crescita della pianta 
al solo apporto idrico offerto dalle preci- 
pitazioni piovose della stagione. Dove 
non sia disponibile l'irrigazione, l'unica 
soluzione praticabile è costituita dalla 
semina sul posto delle castagne e suc- 
cessivo innesto dei selvatici che ne sca- 




Castagno. 
1-Per impiantare 
un castagneto da frutto 
bisogna disporre di 
irrigazione (nella foto 
impiumo di irrigazione 
a spruzzo): le sole 
precipitazioni piovose 
non bastano a garantire 
produttività e qualità. 

2-Dopo il trapianto, 

gli astoni vanno 

accorciati ali 'altezza 

di metri 1,30 da terra 




turiscono, perché l'apparato radicale 
della pianta ottenuta da seme può più fa- 
cilmente resistere a brevi periodi di sic- 
cità o sommersione. 

// castagno necessita di interventi di 
fertilizzazione costanti. La fertilizzazio- 
ne del frutteto di castagno è una pratica 
annuale e deve rispettare le esigenze di 
crescita e produzione della pianta (vedi 
«i Lavori» di novembre-dicembre). 

Molto importante è l'apporto di so- 
stanza organica, in particolar modo nei 
frutteti in cui non sia disponibile l'irri- 
gazione, a completamento della fertiliz- 
zazione minerale che deve essere ese- 
guita costantemente. La fertilizzazione 
organica a base di letame maturo o com- 
post deve avere cadenza biennale o trien- 
nale. Una soluzione economica e effica- 
ce consiste nel compostaggio della let- 
tiera prodotta dal castagneto stesso. Nei 
boschi di castagno da frutto, se il terre- 
no risulta sgombro dalla neve, è possibi- 
le provvedere alla pulizia del sottobosco 
rastrellando il fogliame ed i ricci presen- 
ti sotto le piante. 

Comunemente si usa eliminare il fo- 
gliame mediante la combustione. Questa 
A, scelta risulta errata per due motivi. 
^— ^ Spesso il fogliame viene bruciato 
sotto le piante stesse creando pericolo 
d'incendi e danni alla pianta. In secondo 
luogo, il castagneto trae dalla decompo- 
sizione della lettiera la maggiore (talvol- 
ta unica) fonte di elementi fertilizzanti 
che ne sostengono la crescita; col proce- 
dere degli anni la distruzione sistemati- 
ca del fogliame caduto può creare pro- 
blemi di perdita di fertilità del terreno e, 
conseguentemente, di maggior sensibili- 
tà alle malattie. 

Dopo il trapianto, e comunque pri- 
ma della ripresa vegetativa, gli astoni a 
radice nuda vanno sempre accorciati 
all'altezza di 1,3 metri fuori terra. Que- 
sta pratica serve a riequilibrare il nume- 
ro di gemme presenti sulla giovane pian- 
ta con l'apparato radicale disponibile. 
La sua esecuzione migliora l'attecchi- 
mento e la risposta vegetativa della pian- 
ta nel corso del primo fondamentale an- 
no di crescita. 

A. Non si devono eseguire interventi 
*—* di potatura in verde durante i pri- 
mi quattro anni d'impianto: tagli ese- 
guiti con la vegetazione in corso privano 
la pianta di gran parte delle foglie che 
costituiscono la superficie elaborante e 
permettono all'apparato radicale di 
espandersi e colonizzare il terreno. Non 
è utile, e nemmeno necessario, nei primi 
tre-quattro anni tentare di conferire la 
forma di allevamento desiderata elimi- 
nando rami nel periodo di vegetazione 



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della pianta. Il castagno cresce in forma 
libera e la potatura deve stimolarne il vi- 
gore, non contenerlo. 

Gli interventi di potatura sulle piante 
giovani vanno effettuati solo alla fine 
della stagione invernale (marzo) al ter- 
mine del periodo di freddo. 

La pratica colturale più importante 
per il castanicoltore è l'innesto: nel 
corso degli anni si dovrà far ricorso ripe- 
tutamente a questa pratica per recupera- 
re piante seccate a causa del gelo o del- 
le malattie. La capacità di provvedere in 
prima persona al rimpiazzo delle fallan- 
ze che si generano nel frutteto può ga- 
rantire l'uniformità di crescita delle 
piante e la loro costante produttività. In- 
nestare è un'attività divertente e creati- 
va: la tecnica può essere assimilata con 
un po' di pratica e di buona volontà. Per 
quanto riguarda i tipi di innesto e la de- 
scrizione della loro esecuzione riman- 
giamo alla «Guida illustrata alla propa- 
gazione delle piante da frutto e della vi- 
te», supplemento al n. 2/2007 [1]. 

Interventi fìtosanitari 

Nessun trattamento antiparassitario è 
previsto in questo periodo. 

gj^T Olivo 

In questo bimestre, con ri- 
ferimento al Nord Italia, 
l'olivo si trova nella fase 
di «riposo vegetativo»; al 
Centro e al Sud l'anticipo 
è mediamente di 15-30 giorni e pertan- 
to a fine bimestre le piante potranno tro- 
varsi nella successiva fase di «schiusu- 
ra gemme». 

Lavori 

Potatura. Negli ambienti ad inverno 
particolarmente mite, dove non siano da 
temere abbassamenti di temperatura im- 
provvisi e sensibili, si può dare inizio al- 
la potatura ordinaria. Invece nelle zone 
in cui la stagione invernale decorre di 
solito fredda, come nel Settentrione 
d'Italia, è opportuno rimandare l'opera- 
zione a fine inverno. Si tenga infatti pre- 
sente che un forte abbassamento di tem- 
peratura entro una ventina di giorni dal- 
l'operazione può determinare gravissi- 
mo danno alla chioma degli alberi. 

Riservandoci di indicare dettagliata- 
mente i criteri da seguire ne «i Lavori» di 
marzo-aprile, ricordiamo fin da ora che: 
- sulle piante giovanissime la potatura 
deve essere molto leggera; sostanzial- 
mente deve favorire lo sviluppo delle ra- 




mificazioni destinate a formare lo sche- 
letro fondamentale dell'albero; 

- sulle piante di 10-20 anni ci si deve 
preoccupare di mantenere abbondan- 
te la vegetazione nelle parti basse del- 
la chioma; 

- per quanto riguarda infine gli alberi di 
età superiore si devono sempre mante- 
nere leggere le parti alte delle branche 
con il diradamento dei rami, in modo da 
evitare che lentamente la vegetazione e 
la produzione si spostino verso l'alto 
rendendo difficili tutte le operazioni da 
compiere sulla chioma. 

Un lavoro di potatura che invece può 
essere compiuto in ogni zona è quello 
che consiste nella pulizia di tronchi e 
branche per liberarli dal muschio even- 
tualmente presente. Questo lavoro si 
può compiere con un raschietto o una 
spazzola di ferro oppure utilizzando la 
seguente miscela da spennellare sul mu- 
schio stesso: 

- solfato di ferro kg 1; 

- calce grassello kg 1 ; 

- acqua litri 9. 

Concimazione. Chi non avesse an- 
cora provveduto ad effettuare, se neces- 
saria, la concimazione con sostanza or- 
ganica e con fosforo e potassio, si affret- 
ti a farlo ora. 

Chi ha distribuito già la sostanza or- 
ganica, non dimentichi le quantità distri- 
buite poiché, con la prossima distribu- 
zione di azoto a fine inverno, dovrà tener 
conto di quanto ne ha già apportato per 
esempio con il letame. Ricordiamo in- 
fatti che un quintale di buon letame bo- 
vino maturo contiene dai 400 ai 600 
grammi di azoto. 





Olivo. Se non aveste ancora provveduto, 
affrettatevi ad effettuate la concimazio- 
ne con sostanza organica e con fosforo 
e potassio. Ma ricordate che i concimi 
vanno sparsi su una superficie almeno 
corrispondente all'ampiezza della chio- 
ma e non solo intorno al piede della 
pianta, come si vede in cptesta foto 



Olivo. Un lavoro del bimestre è la puli- 
zìa di tronchi e branche dal muschio 
eventualmente presente, operazione da 
eseguire con un raschietto (nella foto) o 
una spazzola dì ferro 

Ricordiamo anche che se si usa leta- 
me paglioso, cioè non maturo, molto del 
suo azoto va perduto per il consumo che 
ne fanno i microrganismi del terreno per 
«distruggere» la paglia. 

Qualunque concime (letame o conci- 
me chimico) deve sempre essere distri- 
buito su un raggio corrispondente alla 
proiezione della chioma sul terreno e 
non addosso al pedale. 

Preparazione per nuovi impianti. 

Nella maggior parte degli ambienti la 
piantagione di nuovi olivi viene effet- 
tuata a fine inverno ma è consigliabile 
prenotare al più presto le piante da ac- 
quistare per evitare di doversi acconten- 
tare delle rimanenze. Fate l'acquisto da 
un buon vivaista e non fidatevi troppo 
dei venditori improvvisati che si posso- 
no trovare nelle sagre di paese. Ecco 
qualche consiglio per l'acquisto. 

- Prima di tutto ricordate che la mag- 
gior parte delle varietà di olivo sono 
autosterili ed hanno quindi necessità 
dell'impollinazione incrociata. 

In una zona ricca di olivi di solito non 
ci sono problemi poiché il polline del- 
l'olivo è trasportato dal vento; ma in una 
zona isolata, ad un'eventuale varietà au- 
tosterile deve essere affiancata almeno 
un'altra varietà, con fioritura contempo- 
ranea, o quasi, a quella della varietà 
principale, in modo che possa avvenire 
la fecondazione incrociata. Il vivaista 
può dare le indicazioni necessarie. 

- Preferite piantine giovani, di 18-20 
mesi, possibilmente provenienti da ta- 
lea. Avrete così olivi uniformi, di solito 
più rapidi nell'entrare in produzione. 
Inoltre, se per caso in futuro dovessero 
soccombere per un forte freddo, i pollo- 
ni che si utilizzeranno per ricostituire 
l'albero non avranno bisogno di essere 
innestati; se invece la pianta è provvista 
di portinnesto, è probabile che i polloni 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2M0 



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ìutteto 



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Olivo. Per i nuovi impianti preferite 
piantine giovani, di 18-20 mesi, possi- 
bilmente provenienti da talea e prodotte 
in vasetto 

nascano dal portinnesto stesso e che 
quindi debbano essere poi innestati. 

- Purtroppo vi sono varietà che male ri- 
spondono alla propagazione per talea e 
quindi bisogna per forza ricorrere a pian- 
te innestate. In questo caso piantatele 
leggermente più profonde in modo che 
il punto di innesto risulti interrato per 
5-7 cm: così facendo si provocherà fa- 
cilmente l'affrancamento della pianta, 
cioè l'emissione di nuove radici al di so- 
pra del punto di innesto; dopo un certo 
numero di anni, l'olivo risulterà su pro- 
prie radici anziché su quelle del portin- 
nesto. Quando la pianta ha raggiunto 
una decina d'anni di età di solito non si 
riconosce più la differenza tra pianta in- 
nestata e pianta su radici proprie. 

- Acquistate preferibilmente piante in 
vasetto perché il loro attecchimento risul- 
ta di solito più facile. Tali piantine con- 
sentono di dilazionare la posa a dimora se 
qualche evenienza impedisce di farlo al 
momento stabilito; l'importante è garan- 
tire alle piante una sufficiente umidità. 

Bisogna però assicurarsi, al momen- 
to dell'acquisto, che il vaso stesso sia di 
dimensioni proporzionate all'età della 
pianta; questo si può verificare toglien- 
do l'olivo dal vaso e controllando che 
dal pane di terra affiorino solo poche ra- 
dici; se invece il pane di terra è comple- 
tamente coperto di radici, queste molto 
probabilmente risultano aggrovigliate e, 
dopo il trapianto, l'attecchimento sarà 
stentato e la ripresa lenta. 

- Date sempre la preferenza alle varie- 
tà tipiche della zona, perché l'introdu- 
zione di varietà non tipiche dell'ambien- 
te (a meno che non siano state già speri- 
mentate nella zona stessa) può riservare 
amare sorprese per un cattivo adatta- 
mento delle novità alle condizioni tipi- 
che di quell'ambiente. Ciò non toglie 
che possiate fare qualche prova, il cui ri- 



sultato potrebbe anche permettere di mi- 
gliorare in futuro la vostra situazione 
produttiva. 

Comunque, se l'impianto cade in una 
zona che gode di un riconoscimento di 
denominazione d'origine, è conveniente 
acquistare piante delle varietà previste 
dal disciplinare di produzione che ri- 
guarda la zona stessa, anche se non pre- 
vedete di approfittare subito dei benefici 
che potrebbero derivarne. 

Se non avete ancora preparato il ter- 
reno per la piantagione e dovete aprire 
delle buche, tenete presente che se il ter- 
reno è molto povero le distanze da la- 
sciare possono anche ridursi a 4-5 metri 
fra le piante lungo la fila e a 5-6 metri fra 
le file; diversamente, se il terreno è di 
media o buona fertilità, conviene un se- 
sto di metri 5 x 6 o 5 x 7. 

In attesa di provvedere alla messa a di- 
mora delle piante, conservatele in un am- 
biente protetto e luminoso e non dimenti- 
cate di innaffiarle frequentemente. L'oli- 
vo infatti, essendo una pianta semprever- 
de, continua la sua attività vegetativa an- 
che se in forma ridotta; la traspirazione 
delle foglie determina sempre una certa 
perdita di acqua, che va reintegrata. 

Infine, tenendo conto che ogni pianta 
deve essere affiancata da un robusto pa- 
lo di sostegno, pensate per tempo a pro- 
curarvene la quantità necessaria. 

Interventi fìtosanitari 

In questo periodo, là dove è terminata 
la raccolta, si effettua la concimazione al 
terreno, e verso febbraio si inizia la pota- 
tura. Si tratta di due operazioni colturali 
importanti non solo per gli aspetti vegeto- 
produttivi dell'oliveto ma anche perché 
ne influenzano notevolmente gli aspetti 
sanitari; per mezzo di esse, infatti, l'uomo 
interviene decisamente nel favorire o li- 
mitare lo sviluppo di alcuni parassiti. 

Nel caso della carie del legno (vedi 



foto L, M e N) la potatura può contribui- 
re all'insediamento dei funghi che la cau- 
sano, ma soprattutto ne è la cura: la «slu- 
patura» è infatti un tipo particolare di po- 
tatura ed è l'unico modo per curare que- 
sta malattia. 

La carie del legno è un marciume 
secco che colpisce il legno del tronco e/ 
o delle branche principali degli olivi, so- 
prattutto vecchi. Gli agenti di questa 
malattia sono un complesso di funghi li- 
gnicoli, che nel tempo penetrano dai ta- 
gli di potatura, soprattutto se questi tagli 
sono Fatti al tronco o alle grosse bran- 
che, non sono eseguiti a regola d'arte 
(per cui nella zona del taglio si provoca 
ristagno di acqua) e non sono stati pro- 
tetti con mastici o pasta bordolese. 

Un olivo affetto da carie del legno, 
presenta delle zone, più o meno am- 
pie, in cui il legno è morto, assumendo 
una consistenza friabile e secca, e si de- 
compone. 

La parte della chioma corrispondente 
alla zona del tronco e delle branche col- 
pita da carie ha una vegetazione scarsa, le 
foglie sono clorotiche e cadono precoce- 
mente, la produzione pure è scarsa e le 
branche colpite possono anche seccarsi. 

I potatori sanno riconoscere un albe- 
ro cariato dall'aspetto della vegetazione, 
ma soprattutto dal suono che viene 
emesso dal tronco se lo si batte con il 
dorso di una accetta nella zona corri- 
spondente alla chioma che si presenta 
debilitata: se si sente un suono sordo, di- 
verso da quello che si ottiene battendo 
sulla parte sana del tronco, si è in pre- 
senza di cavità interne createsi a causa 
dello sfaldamento del legno. 

Una pianta affetta da carie si può re- 
cuperare proprio ricorrendo alla slupatu- 
ra. Nelle aree olivicole è comune vedere 
piante che vegetano e producono pur 
con tronchi scavati, contorti e ridotti nel 
loro diametro, proprio perché hanno su- 
bito interventi di slupatura. 




Olivo. Con la slupatura, da effettuare con l'impiego di attrezzi adatti (accette, scal- 
pelli, ecc.) si elimina tutta la parte del legno cariata (L) sino a giungere ai tessuti 
sani; le pareti della ferita devono risultare lisce e inclinate in modo da evitare ri- 
stagni di acqua (M). La ferita deve essere fatta asciugare e infine protetta tramite 
spennellature con prodotti a base di rame (N) 



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V 



(filitelo 



J 




2 ***■'■* 

Olivo. O-Coccìniglia mezzo grano di pepe (mm 1,5-5). ¥-11 sintomo caratteristico 
della rogna è la comparsa di tubercoli di varie dimensioni che si formano sui rami. 
Q-Adulto difleotrìbo (mm 2). Per limitare la diffusione di questo insetto si utilizza- 
no come esca i rami della potatura (vedi testo J 



Per questo intervento è necessaria 
manodopera specializzata. Con attrezzi 
come accette, scalpelli, ecc. si elimina 
tutta la parte del legno cariata sino a 
giungere ai tessuti sani; le pareti della 
cavità devono essere poi rese perfetta- 
mente lisce e inclinate in modo da evita- 
re ristagni di acqua. 

Dopo aver eliminato il legno marcio 
ed essere arrivati al legno sano, la ferita 
deve essere fatta asciugare; in seguito la 
superfìcie deve essere protetta tramite 
spennellature con poltiglia bordolese in- 
dustriale-20 (bio, irritante o non classifi- 
cato), alla dose di grammi 100 per 10 li- 
tri di acqua), o ossicloruro di rame-20 
(bio, non classificato), alla dose di 50 
grammi per 10 litri di acqua, e ricoperta 
con uno dei mastici cicatrizzanti reperi- 
bili in commercio. 

La disinfezione del legno si può anche 
effettuare con il fuoco, utilizzando can- 
nelli a fiamma di tipo hobbistico; questa 
tecnica è ancora più efficace nell'elimi- 
nare completamente i residui dei funghi. 

Per evitare che si insedino gli agenti 
della carie la potatura deve essere effet- 
tuata a regola d'aite, con tagli precisi, in- 
clinati in modo tale da favorire il deflusso 
dell'acqua e protetti con mastici. E bene 
spennellare con prodotti rameici e/o con 
mastici cicatrizzanti anche i grossi tagli 
fatti al tronco o alle branche principali, so- 
prattutto sulle piante giovani di olivo. 

Un olivete che ha subito una forte in- 
festazione di cocciniglia mezzo grano 
di pepe (vedi foto O) e presenta le chio- 
me annerite dalla fumaggine causata da 
funghi (dei generi Capnodium, Limaci- 
nia e Al ternaria) che si sviluppano sulla 
melata (la sostanza zuccherina prodotta 
dalla cocciniglia) può trarre giovamento 
da una potatura che favorisca l'arieggia- 
mento e la penetrazione della luce nella 
chioma - condizioni sfavorevoli al pro- 
liferare dell'insetto - ed elimini i rami 
maggiormente infestati. Anche la conci- 
mazione deve essere equilibrata; infatti 



la cocciniglia è favorita proprio da con- 
cimazioni ricche in azoto. 

La potatura è utile anche in caso di oli- 
vi colpiti dalla rogna (vedi foto P). Tale 
malattia è causata da batteri e il sintomo 
più caratteristico sono i tubercoli di varie 
dimensioni che si formano sui rami. I 
danni che provoca dipendono dalla quan- 
tità di rami infetti; in caso di forti attacchi 
si hanno defogliazioni, disseccamenti 
della parte terminale dei rametti colpiti e 
anche riduzione della produzione. 

I batteri agenti della rogna fanno par- 
te della flora microbica abitualmente pre- 
sente sulla chioma dell'olivo e penetrano 
nei tessuti attraverso piccole lesioni, qua- 
li le cicatrici che si formano dopo la ca- 
duta delle foglie in inverno oppure le fe- 
rite provocate dalle gelate tardive, dalle 
grandinate o durante le operazioni di rac- 
colta effettuate con l'ausilio di verghe. 

Per la lotta alla rogna si effettuano 
trattamenti con prodotti rameici: la polti- 
glia bordolese industri ale-20 (bio, irritan- 
te o non classificato), alla dose di dosi di 



1 kg per 100 litri di acqua; l'idrossido di 
rame-25 (bio, irritante) alla dose di gram- 
mi 300 per 100 litri di acqua; l'ossicloru- 
ro di rame-20 (bio, non classificato) alla 
dose di grammi 500 per 1 00 litri di acqua. 
L'intervento è da farsi con tempestività, 
subito dopo il verificarsi degli eventi trau- 
matici, come gelate o grandinate. Con la 
potatura si eliminano poi i rami infetti, 
che devono essere bruciati. 

Gli insetti lignicoli come il fleotribo 
(vedi foto Q) o l'ilesino sono abbastan- 
za comuni negli oliveti. Per limitarne la 
diffusione si utilizzano come esca i rami 
della potatura: li si lascia nell'olivete e, 
se gli insetti sono presenti, nel giro di al- 
cuni giorni si notano le rasure sui ramet- 
ti; in tal caso si deve procedere alla bru- 
ciatura dei rami. 

Contro questi insetti i trattamenti chi- 
mici sono in genere poco efficaci, in 
quanto i parassiti sono insediati in pro- 
fondità nei rami ed è difficile individuare 
il momento preciso in cui intervenire chi- 
micamente. 



PICCOLI FRUTTI 

Lavori 

Nelle zone montane e collinari del 
Nord e del Centro-nord le diverse specie 
di piccoli frutti coltivati ad un'altitudine 
superiore ai 600-700 metri risultano tal- 
volta coperte da una coltre di neve che 
impedisce le operazioni di potatura. 

Dove l'andamento stagionale lo con- 
sente, gli interventi di potatura vanno 
praticati secondo le modalità elencate 
specie per specie. 




Lampone. 1-Nel lampone rosso unifero (varietà che forniscono una sola produzione 
annuale), con la potatura si tagliano i tralci che hanno prodotto l'anno precedente al- 
l'altezza del ceppo (nella foto), si selezionano 4-5 nuovi tralci di un anno fra i più vi- 
gorosi, eliminando quelli in soprannumero, sempre con taglio rasente il ceppo. I tral- 
ci selezionali vanno aperti a ventaglio, legali al filo di ferro che funge da sostegno lun- 
go il filare e spuntati 12-15 cm sopra quest'ultimo. 2-Per la potatura del lampone ros- 
so rifiorente (varietà che forniscono due produzioni annuali) alcuni produttori effet- 
tuano il taglio raso terra di tutti i polloni rinunciando alla prima fruttificazione (per 
la mancanza di tralci di un anno), a favore di una sola produzione più abbondante 



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V 



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ìuildo 



J 



/Ém Lampone. Nel lampone rosso 
*^ v unifero (varietà con una sola pro- 
duzione annuale quali Tulameen, Glen 
Ampie, Glen Lyon, Fairview, ecc.): 

- si tagliano i tralci vecchi (quelli che 
hanno prodotto l'anno precedente) al- 
l'altezza del ceppo; 

- si selezionano per ogni ceppo 4-5 tral- 
ci nuovi (di un anno) fra i più vigorosi; 

- si eliminano, con taglio rasente il cep- 
po, quelli in soprannumero; 

- i tralci selezionati vanno poi aperti a 
ventaglio, legati all'altezza di 1 metro al 
filo di ferro che funge da sostegno lungo 
il filare e spuntati 12-15 cm sopra il filo. 

// Zampone rosso bifero, o rifiorente, 
fornisce due produzioni annuali: la pri- 
ma in luglio sui tralci dell'anno prece- 
dente, la seconda, da agosto alla prima 
brinata autunnale, sulla parte terminale 
dei nuovi tralci che si sviluppano a par- 
tire dalla primavera (varietà Heritage, 
Poiana, Polka, Himbo Top, Rossana, 
ecc.). Vi sono due distinte modalità d'in- 
tervento nella gestione della pianta. 

1 ) Con la prima modalità la potatura 
riguarda esclusivamente i tralci che nel 
corso dell'anno precedente hanno evi- 
denziato una produzione estivo-autunna- 
le nella parte terminale. I tralci presenta- 
no dei rametti laterali semisecchi all'al- 
tezza di 70-90 cm: sono i residui dei race- 




mi della produzione precedente. Tali tral- 
ci vanno tagliati sotto il racemo posto più 
in basso. Dopo aver selezionato i 5-6 pol- 
loni più vigorosi, li si dispone a ventaglio 
e li si fissa all'altezza di 60-70 cm al filo 
di ferro sistemato lungo il filare. 

2) Alcuni produttori, invece, effettua- 
no il taglio raso terra di tutti i polloni 
presenti sulla pianta: questa soluzione 
comporta la rinuncia alla prima fruttifi- 
cazione del lampone rifiorente per la 
mancanza di tralci di un anno, a favore 
di una sola produzione che risulta leg- 
germente anticipata nei tempi di matura- 
zione e più abbondante rispetto alla se- 
conda produzione ottenuta con la prece- 
dente tecnica produttiva. 

Nel lampone nero si tagliano rasente 
il ceppo, i tralci che hanno fruttificato 
(tralci di due anni) si selezionano 4-5 
nuovi tralci di un anno che vanno aperti 
a ventaglio, assicurati all'altezza di HO- 
MO cm al filo di ferro sistemato lungo il 
filare e spuntati 10-15 cm sopra il filo. 
/\ La potatura di questa specie va ef- 
^— ^ fettuata con le mani protette da ro- 
busti guanti perché i tralci sono dotati di 
numerose spine. 

4^/ Mirtillo. Le operazioni di pota- 
** i " tura vanno affrontate con un gra- 
do di intensità dei tasli che varia in fun- 




Prima 



Dopo 



Mirtillo. Con la potatura si devono eliminare, tramite un taglio al- 
la base, i polloni ed i rami laterali posti all'interno del cespuglio 
per favorire la distribuzione uniforme della luce all'interno della 
chioma. Per contenere lo sviluppo longitudinale e laterale della 
piama si effettuano dei ragli di ritorno (accorciamenti delle bran- 
che principali mediante il taglio al di sopra di un rametto laterale 
ben sviluppato, vedi freccia nella foto a destra) che contribuiscono 
a mantenere costante la produttività e la qualità dei frutti. I giova- 
ni rametti fruttiferi dell'anno non devono essere spuntati perché li 
si priverebbe delle gemme a fiore 




zione dell'età e del vigore della pianta: 
sulle piante di debole vigore la potatura 
deve essere effettuata in maniera più se- 
vera, mentre su quelle vigorose deve es- 
sere più leggera. 

I tagli, durante i primi tre anni, devo- 
no limitarsi all'eliminazione dei polloni 
emessi a livello del ceppo e dei rametti 
laterali inseriti vicino al terreno. A parti- 
re dal quarto anno si procede alla pota- 
tura di produzione mediante lo sfolti- 
mento in misura del 30% del totale dei 
rametti fruttiferi di un anno. 

II ramo di un anno va eliminato alla 
base quando contribuisce ad infittire la 
parte interna ed inferiore della chioma e 
costituisce un ostacolo alla penetrazione 
della luce. Non va mai spuntato perché si 

A. priverebbe la pianta delle gemme a 
*— ^ fiore che sono presenti alle sue 
estremità. 

Allo scopo di mantenere costanti la 
qualità e la produttività della pianta si 
effettuano dei tagli di ritorno, cioè l'ac- 
corciamento della branca principale o di 
quella secondaria vigorosa mediante il 
taglio effettuato sopra un robusto ramet- 
to laterale. 

I polloni originatisi da terra ed i ra- 
mi che si sviluppano all'interno delle 
4-5 branche che costituiscono il cespu- 
glio creano condizioni di forte ombreg- 
giamento reciproco, tendono ad infittire 
la chioma e producono frutti di pezza- 
tura e sapore inferiori alla media: van- 
no pertanto rimossi mediante un taglio 
alla base. 

Sulle piante che hanno superato i 15 
anni può rendersi necessaria la sostitu- 
zione di qualche branca principale del 
cespuglio che si è esaurita o spezzata. 
Allo scopo si selezionano e si allevano 
uno o due polloni sviluppatisi a livello 
del ceppo o sulla branca; questi, a parti- 
re dal secondo anno di vegetazione, ini- 
ziano a produrre e consentono il taglio 
della branca deperita. Operando gra- 
dualmente si ha la possibilità di rinnova- 
re il cespuglio nel giro di 3-4 anni. 

I polloni sviluppatisi dal ceppo e non 
utilizzati per il rinnovo della chioma 
vanno eliminati annualmente. 

^J± Mora giapponese. La po- 

*** tatura di questa specie si ef- 
fettua con le stesse modalità de- 
scritte per il lampone nero. 

-k ~& R^es (rosso, rosa, bian- 

* * co, nero). Le piante di ribes 
possono essere allevate secondo 
la forma a spalliera oppure a ce- 
spuglio. La forma più diffusa è la 
seconda. 



54 



SUPPLEMENTO A VITA [N CAMPAGNA 1/2010 



V 



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ìuMela 



j 




SPECIE DA FRUTTO MINORI 



Ribes. Un cespuglio prima (1) e dopo (2) la potatura che prevede dei tagli di ritor- 
no sulle branche di due, tre o quattro anni (a) e l 'eliminazione, a livello del ceppo, 
di una o due branche di età superiore ai cinque anni (b), non più produttive 



Allo scopo di evitare l'invecchia- 
mento precoce della chioma e mante- 
nere costanti qualità e produttività del- 
la pianta si deve operare secondo le se- 
guenti linee: 

- eseguire dei tagli di ritorno sulle bran- 
che di due, tre o quattro anni; 

- eliminare a livello del ceppo una o 
due branche che hanno superato i cin- 
que anni, poiché dopo il quinto anno la 
produttività della branca fruttifera è de- 
crescente; 

- scegliere, in sostituzione delle branche 
eliminate, rami di un anno di buon vigo- 
re che si siano sviluppati dal ceppo. 

Se la potatura viene eseguita in mo- 
do razionale, un cespuglio di ribes do- 
po l'intervento deve presentare da tre 
a quattro branche di tre-quattro-cinque 
anni, due o tre rami di due anni e uno o 
due rami di un anno complessivamente. 
Operando in questo modo si rinnova con 
continuità la chioma e la si mantiene co- 
stantemente produttiva. 

AI rami attaccati dalle larve di se- 
sia, lepidotteri che scavano galle- 
rie nella zona midollare del fusto, vanno 
eliminati alla base e bruciati. 



Rovo senza spine. La potatu- 
ra comporta il taglio raso ter- 
ra dei tralci che hanno prodotto nel cor- 
so dell'anno precedente, la selezione 
di cinque-sei tralci di medio vigore per 
ogni ceppo e la soppressione alla base di 
quelli in soprannumero. 

I tralci del rovo presentano, sovente, 
tralci secondari: con la potatura questi 
ultimi vanno accorciati all'altezza della 
quarta-quinta gemma, aperti a ventaglio 
e fìssati con due legature (al filo inferio- 
re disposto all'altezza di 80-90 cm e al 
secondo filo sistemato all'altezza di 1 80 
cm). Al termine di queste operazioni li si 
deve spuntare recidendo il tralcio 15-20 
cm al di sopra del secondo filo. 



Jj? Uva spina. Per la potatura di que- 
* » sta specie comportatevi come per 

il ribes, ma con molta attenzione perché 
/\ i suoi rami presentano delle spi- 

^— ^ ne lunghe 1 - 1 ,5 cm che provocano 

punture molto dolorose. 

Interventi fìtosanitari 

Nessun trattamento antiparassitario è 
previsto in questo periodo. 



Nocciòlo. Ì.-II flore ma- 
schile del nocciòlo, for- 
matosi nell'anno prece- L2. 
dente la fioritura, risente meno degli ab- 
bassamenti termici in quanto i granuli 
pollìnici contengono quantitativi di ac- 
qua minimi e sono «rivestiti» da perule 
che tendono a sollevarsi al momento 
della fioritura. 2-AI momento del ger- 
mogliamento il fiore femminile è invece 
più sensibile al gelo, in quanto gli stim- 
mi sono turgidi, perché ricchi d'acqua; 
in caso di abbassamenti prolungati del- 
la temperatura, anche dì pochi gradi 
sotto lo zero (- 3-5 °C), i fiori femminili 
imbruniscono e cadono 



* 



Lavori 

Fico. Non ci sono particolari inter- 
venti da fare in questo bimestre. 



T j^X Giuggiolo. Non vi sono partico- 
*' lari lavori, a meno che non dob- 
biate effettuare quelli rimasti sospesi dal 
bimestre precedente; in questo caso non 
tardate ad eseguirli. 

£ Kaki. È bene non disturbare le 
'*-*' piante che sono in pieno riposo. In 
ogni caso ricordatevi che la loro potatu- 
ra dovrà essere eseguita solo dopo la fi- 
ne dei freddi. 

''^t; Nespolo comune. Il nespolo 
■ comune produce i frutti all'estre- 
mità dei rami; con la potatura si deve 
pertanto stimolare nuova vegetazione 
con tagli di ritorno; si deve anche spun- 
tare una parte dei rami di un anno per 
provocare il sorgere di nuovi germogli e 
preparare così la produzione dell'anno 
successivo. 




Nel primo bimestre 
e piante di nocciòlo 



" '"là N° cc 'ò'° 
(M'"* dell'anno 

ioriscono: i fiori maschili, di colore 
giallo oro (amenti) precedono nella fio- 
ritura quelli femminili, ben evidenti in 
quanto presentano appendici (stimmi) di 
color rosso fuoco. 

Gli stimmi hanno il compito di inter- 
cettare i granuli di polline dei fiori ma- 
schili che si spostano da pianta a pianta 
grazie al vento. L'anticipo di fioritura 
degli amenti non deve impensierire in 
quanto la specie ha un'elevata autosteri- 
lità (i fiori maschili non sono in 
grado di impollinare i fiori femmi- 
nili presenti sulla stessa pianta e 
sulle piante della stessa varietà). 

Occorre invece favorire l'im- 
pollinazione incrociata attraverso 
la presenza in campo o nelle im- 
mediate vicinanze di varietà diver- 
se, interfertili (cioè capaci di fe- 
condarsi a vicenda) o di piante di 
nocciòlo spontanee presenti in zona (ve- 
di «i Lavori» di novembre-dicembre 
2009. a pag. 44). 

Al termine di questa delicata fase è 
possibile procedere alla potatura, sia di 
allevamento, sulle piante messe a dimora 
nell'autunno 2008, che di produzione. 

Fatto salvo quanto già consigliato pel- 
le piante in allevamento (vedi «i Lavo- 
ri» di gennaio-febbraio 2009, pag. 5 1 - 
52), la scelta della forma di allevamento 
dipende dalla maggiore o minore fertili- 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



55 



V 



(j^ta/fefo f 



SPECIE DA FRUTTO MINORI. Operazioni colturali in corso (•) nei mesi di gennaio e febbraio 


Specie 

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feb. 


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feb. 


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feb. 


gen. 


feb. 


gen. 


feb. 


uyju fìco 


































. Giuggiolo 








•[1] 


























* 
^ Kaki 


































4£rf Nespolo comune 




















• 














Nocciòlo 






• [2] 


• [2] 












•[3] 




•[4] 










-JF» Noce 


































[ 1 ] Concimazione fosfo-potassica se non già effettuata in precedenza. [2] Concimazione organica. [3] Riprendere la potatura al termi- 
ne della fioritura femminile. [4] Lavorazione/i del terreno al Sud se non fatte nei mesi precedenti. 
Le specie indicate con il nome in colore azzurro di norma non richiedono trattamenti antiparassitari o ne richiedono pochissimi. 



tà del suolo, dalla possibilità o meno di 
irrigare e dalla disponibilità di manodo- 
pera aziendale. 

Nei terreni poveri o di medio impasto, 
non irrigabili e dove sia disponibile poca 
manodopera la classica forma in volume, 
il cespuglio, è più facile da realizzare in 
quanto asseconda una naturale tenden- 
za della pianta, quella di emettere pollo- 
ni, lasciano crescere le 5-8 branche basa- 
li che costituiranno il cespuglio. In base 
alla regolare disposizione delle stesse, a 
dieci anni dall'impianto si provvede al- 
la scelta delle 4-6 pertiche (branche che 
si dipartono dalla base della pianta) da 
mantenere e si sopprimono le altre reci- 
dendole alla base del cespuglio. 

Nei terreni ricchi si può adottare sia 
il vaso cespugliato (unico tronco con 5- 
6 branche che si dipartono a raggiera al- 
l'altezza di 20-30 cm da terra) che V al- 
berello (unico tronco su cui si dispon- 
gono branche di dimensioni decrescen- 



ti man mano che si allontanano dal suo- 
lo); ovviamente il mantenimento di que- 
ste forme di allevamento può richiedere 
l'effettuazione di interventi di potatura 
superiori al precedente già nel secondo 
anno di allevamento. 

L'esperienza maturata negli ultimi 
anni ha comunque dimostrato come sia 
meglio far vegetare liberamente le pian- 
te messe a dimora nell'autunno per i do- 
dici mesi successivi, procedere nella tar- 
da estate all'eliminazione dei polloni 
formatisi alla base dell'astone centrale e 
quindi impostare la forma che si intende 
dare alla pianta solo alla fine dell'inver- 
no del secondo anno dall'impianto. 

Infatti, anche impiegando piante otte- 
nute da margotta di ceppaia di due anni 
di vivaio, buona parte dell'apparato ra- 
dicale delle giovani barbatelle è incom- 
pleto e necessita di un adeguato periodo 
di tempo (una stagione vegetativa ap- 
punto) per formarsi. 




Nocciòlo. I-Taglio dell' astone a 40 cm da 
terra per l'impostazione della pianta ad albe- 
rello. 2-Taglio dell'astone a livello del suolo 
per l 'impostazione della pianta a cespuglio 



L'emissione delle future branche e/o 
delle pertiche dipende dall'altezza a cui 
viene dato il primo taglio di impostazio- 
ne dell'astone della pianta. Se si intende 
allevarla ad alberello e/o a vaso cespu- 
gliato occorre tagliare l'astone centrale 
a 40-50 cm da tetra per l'alberello, op- 
pure a 20-30 cm, per il vaso cespuglia- 
to. L'altezza inferiore si deve adottare se 
la pianta manifesta, nonostante il primo 
anno di libera vegetazione, uno svilup- 
po stentato, quella superiore si adotta su 
piante vigorose. Se si intende invece al- 
levare le piante a cespuglio il taglio deve 
essere effettuato rasente il suolo. 

Nette piante in produzione si devono 
eliminare le porzioni di ramo seccatesi 
per cause parassitarie (attacchi di fun- 
ghi, come Nectria ditissima e Cytospo- 
ra corylicola, o di insetti che si nutrono 
del legno) o per rotture causate da even- 
ti atmosferici avversi e, annualmente, si 
deve effettuare un diradamento conte- 
nuto delle branchette laterali che tendo- 
no a infoltire troppo la porzione interna 
della chioma. 

Ogni cinque-sei anni si procede inve- 
ce alla soppressione dei succhioni svi- 
luppatisi nella parte interna delle bran- 
che principali e ad un ridimensionamen- 
to della chioma, eseguendo un taglio 
orizzontale che riporti tutte le pertiche 
all'altezza di quella più bassa, in modo 
che la luce possa agevolmente raggiun- 
gere le parti più interne della pianta. 

I tagli di diametro pari o superiore ai 
5 cm devono essere coperti con una pa- 
sta cicatrizzante «casereccia», ottenuta 
miscelando 200-300 grammi di ossiclo- 
ruro di rame-20 (bio, non classificato) 



56 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



(§L 



lulido 



j 



ad 1 kg di Vinavil, oppure spennellando 
i tagli con un preparato impregnante per 
legno già pronto. 

Per quanto riguarda la concimazio- 
ne, considerata la bassa produttività ot- 
tenuta in tutte le zone produttive del no- 
stro Paese nella campagna di raccolta 
2009 e visto il perdurare di una difficile 
situazione di mercato, eseguite in questo 
bimestre la sola concimazione organica, 
distribuendo 5-8 quintali di letame ma- 
turo o, in alternativa, 10-20 quintali di 
compost per 1 .000 metri quadrati di noc- 
cioleto, incorporando, ove possibile, la 
sostanza organica con una lavorazione 
superficiale del terreno. 

yà Noce. Non ci sono interventi par- 
■^•^ticolari da compiere in questo bi- 
mestre. 

Interventi fitosanitari 

Nessun trattamento antiparassitario è 
previsto in questo periodo sulle specie 
da frutto minori. 

A cura di: Giovanni Comerlati (Lavori: 
Pomacee); Giovanni Rigo (Lavori: Dru- 
pacee-Actinidia); Guido Bassi (Lavori e 
Interventi fitosanitari: Castagno; Lavori: 
Piccoli frutti); Giorgio Bargioni (Lavori: 
Olivo-Ciliegio-Fico-Giuggiolo-Kaki-Ne- 
spolo comune-Noce); Paolo Solmi (Inter- 
venti fitosanitari: Pomacee-Drupacee-Ac- 
tinidia-Fico-Kaki-Nespolo comune-No- 
ce-Piccoli frutti); Riccardo Tumminelli - 
Regione Sicilia - Assessorato agricoltura 
- Dipartimento interventi strutturali - Ser- 
vizio fitosanitario (Lavori e Interventi fi- 
tosanitari: Agrumi); Anna Percoco (In- 
terventi fitosanitari: Olivo); Massimo Bru- 
cato (Lavori e Interventi fitosanitari: Man- 
dorlo); Claudio Sonnati (Lavori e Inter- 
venti fitosanitari: Nocciòlo). 

[ 1 ] La «Guida illustrata alla propagazio- 
ne delle piante da frutto e della vite» è 
esaurita; tuttavia i medesimi argomenti 
sono stati ripresi e ampliati sulla nostra 
nuova pubblicazione «Piante da frut- 
to e vite: la propagazione», della colla- 
na «Guide pratiche» di Vita in Campa- 
gna, che si può acquistare contattando il 
nostra Servizio Abbonamenti (Tel. 045 
8009480 - Fax 045 8012980 - E-mail: 
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Ricordiamo le classi di tossicità attribuite 
agli antiparassitari, nell'ordine dal massi- 
mo al minimo: molto tossico - tossico - 
nocivo - irritante - non classificato. L'ag- 
giunta di bio, significa che l'antiparassita- 
rio è ammesso nell'agricoltura biologica 




VI 



•u» 




prodotti, strumenti ed attrezzi per 
l'agricoltura e l' agroalimentare 



^ K ^% 





^ni 



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i e rampicanti 
ce 
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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 10)10 



57 



CEREALI VERNINI 



Frumento tenero 



In gennaio il frumento è in ripo- \« 
so vegetativo; in febbraio, quando la 
temperatura inizia ad aumentare, ripren- 
de l'attività vegetativa con la formazione 
di nuovi culmi alla base della pianta (ac- 
cestimento). In questa fase e in quelle 
successive è importante garantire alla 
coltura una adeguata disponibilità di azo- 
to, da cui dipendono la produzione e la 
qualità della granella (contenuto in pro- 
teine). Vanno quindi effettuate una o due 
concimazioni azotate in copertura. 

lì tipo di concimazione più tradiziona- 
le si basa su due interventi: il primo al- 
l'inizio dell'accestimento (gennaio-feb- 
braio) con concimi «a pronto effetto» (ni- 
trato ammonico e urea) o con concimi «a 
lento effetto»; il secondo all'inizio della 
levata (marzo) con concimi «a pronto ef- 
fetto». Se optate per questa soluzione in 
due tempi, nel periodo che va dalla metà 
di gennaio (al Sud) alla metà di febbraio 
(al Nord) effettuate quindi il primo inter- 
vento con 100-150 kg per ettaro di nitra- 
to ammonico-26 oppure con un concime 
«a lento effetto» (Entec, Azoplus, ecc.), 
ad esempio con 1 00- 1 50 kg per ettaro di 
Entec-26 della ditta K+S Nitrogen. 

Nella fase di accestimento l'impiego 
di concimi «a lento effetto» è più confa- 
cente alle esigenze della coltura, che ri- 
chiede quantità di azoto modeste ma in 
maniera continuativa. Nel caso in cui la 
coltura presenti uno sviluppo avanzato e 
un colore verde intenso, situazione pro- 
babile con inverni miti, questa prima 
concimazione va evitata. 

Un'altra modalità di concimazione, 
più innovativa, prevede un unico inter- 
vento in copertura, da effettuarsi nella 
fase di accestimento (gennaio-febbraio) 
con concimi azotati «a lento effetto», ad 





Cereali vernini. Frumento tenero in ac- 
cestimento; a partire da questa fase è 
importante garantire alla coltura una 
adeguata disponibilità di azoto 

esempio con 250-450 kg per ettaro di 
Entec-26 della ditta K+S Nitrogen. Con 
questa soluzione si risparmia una distri- 
buzione e si riduce il calpestamento del- 
la coltura e del terreno. Inoltre, con i 
concimi «a lento effetto» si riducono le 
perdite di azoto per dilavamento e vola- 
tilizzazione e quindi l'inquinamento 
dell'acqua e dell'aria; per contro questi 
concimi hanno un costo superiore ri- 
spetto a quelli «a pronto effetto». 

In ambedue le soluzioni proposte, 
apportate le quantità di concime più ele- 
vate nei terreni dove si possono ottene- 
re produzioni superiori a 50 quintali per 
ettaro; negli altri casi apportate invece 
quelle più basse. Per limitare il compat- 
tamento del terreno dovuto al passag- 
gio del trattore con lo spandiconcime, i 




Cereali vernini. 1-Per la concimazione azotata in copertura, impiegando concimi «a 
lento effetto» è possibile effettuare un solo intervento all'inizio dell'accestimento. 1-ln 
febbraio, se necessario, si può effettuare un trattamento diserbante in post-emergenza 



concimi si devono distribuire quan- 
do il terreno è asciutto o, se umido, 
quando è gelato (nelle prime ore 
del mattino di giornate molto fred- 
/ de). Si consiglia inoltre di usare trat- 
tori leggeri e con pneumatici a lar- 
ga sezione. 

In febbraio verificate la presenza di er- 
be infestanti sulla coltura e, se necessario, 
intervenite con un trattamento diser- 
bante (diserbo in post-emergenza). I pro- 
dotti utilizzabili sono molti e vanno scel- 
ti in funzione delle specie infestanti pre- 
senti, situazione non facile da valutare in 
quando richiede la capacità di riconosce- 
re le erbe ai primi stadi di sviluppo. 

Per superare questa difficoltà si ricor- 
re a miscele di due o più diserbanti tra 
loro complementari, oppure ai più re- 
centi prodotti ad ampio spettro d'azione, 
ovvero efficaci sia sulle infestanti «a fo- 
glia larga» (dicotiledoni) che su quelle a 
«foglia stretta» (graminacee). Tra questi 
citiamo Elussar Maxx della ditta Bayer 
(irritante) - contenente le sostanze attive 
iodosulfuron metile-3 e mesosulfuron 
metile-3 - da impiegare alla dose di 
250-300 grammi per ettaro, con l'ag- 
giunta di 1 litro per ettaro di bagnante 
(Biopower della ditta Bayer, irritante). 

Se verso la fine dell'inverno il terre- 
no risulta molto soffice, situazione ri- 
scontrabile soprattutto nei suoli argillo- 
si precedentemente coltivati a prato (er- 
ba medica, trifogli, ecc.), si consiglia di 
effettuare una rullatura, quando il ter- 
reno è asciutto e, comunque prima del- 
la fase di levata. 

Se non è stato possibile seminare il 
frumento in autunno, si può ricorrere al- 
la semina primaverile. Questa va effet- 
tuata tra la metà di febbraio e la metà di 
marzo al Nord, mentre al Centro e al Sud 
va anticipata rispettivamente di 10-15 e 
di 20-30 giorni; nell'ambito della stessa 
zona, in collina la semina va posticipata 
di 8-10 giorni rispetto alla pianura. 

Nel rispetto delle epoche indicate pel- 
le diverse zone, la semina primaverile va 
comunque effettuata appena è possibile 
entrare in campo; più si ritarda e più di 
riduce la produzione rispetto alla semi- 
na autunnale, differenza che raggiunge 
il 30% circa quando ci si avvicina alla fi- 
ne delle epoche indicate (metà di marzo 
al Nord, fine di febbraio al Centro e ini- 
zio delle stesso mese al Sud). 

La tecnica di coltivazione del fru- 
mento primaverile è la stessa di quello 
autunnale (vedi «i Lavori» di settembre 
e ottobre 2009, a pag. 49). In questo ca- 
so vanno però utilizzate esclusivamente 
varietà «alternative» (dette anche «pri- 
maverili») le quali, a differenza di quel- 



58 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2011) 



Tre esempi di rotazione quadriennale per il Nord, il Centro e il Sud Italia 

a cura di Umberto Grigolo 

In questo progetto grafico sono riportati tre tipi (uno per il Nord, uno per il Centro e uno per il Sud Italia) di rotazione quadrien- 
nale delle colture erbacee più diffuse nei diversi ambienti. L'applicazione di queste rotazioni comporta in pratica la successione 
nel 2010 e nei prossimi tre anni, sullo stesso appezzamento di terreno, delle diverse colture seguendo nel tempo l'ordine orizzon- 
tale in cui sono qui sotto elencate. Non è necessario partire al primo anno (2010) con la prima coltura; l'importante è rispettare 
l'ordine con cui sono elencate. Se in un appezzamento al Nord nel 2010 si coltiva il frumento tenero (vedi es. 1), nel 201 1 si col- 
tiverà sullo stesso appezzamento il mais, nel 2012 la soiae nel 2013 il mais. Se invece nel 2010 si coltiva il mais (vedi es. 2), nel 
201 1 si coltiverà sullo stesso appezzamento la soia, nel 2012 il mais e nel 2013 il frumento tenero. 



e 



> 3. 
"E ° 

I & 



La situazione nel gennaio 2010 



es. 1 



es. 2 



es. 3 



Frumento tenero 



Mais 

appezzamento che verrà seminato a 
mais nella primavera 2010 



La situazione nel febbraio 2010 


Frumento tenero 


.•:-"'-% - 


' : 




Mais 



2011 



2012 



2013 



1 mais 



1 soia 



2 soia 



2 mais 



Mais 

appezzamento che verrà seminato a 
mais nella primavera 2010 



Mais 



3 frumento t. 



3 mais 



1 mais 




2 frumento t. 




3 soia 



Note. Nelle zone meno fertili o più siccitose 
si consiglia di sostituire la soia con il giraso- 
le o con il pisello proteico, il frumento con 
l'orzo, il mais con il sorgo. 



La situazione nel gennaio 2010 



La situazione nel febbraio 2010 



2011 



2012 



2013 



o. a. 
8 S- 



2 B 






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es. 1 



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es. 3 



Grano duro 



Grano duro 



» 3%^- 



1 girasole 



1 grano duro 



1 mais 



Girasole 

appezzamento che verrà seminalo a 
girasole nella primavera 2010 



Girasole 



2 grano duro 



2n 



2 grano duro 



Grano duro 



Grano duro 


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MstSi! ■ 


i ' 



3 mais 



3 grano duro 



3 girasole 



Note. Nelle zone meno fertili o più siccitose 
si consiglia di sostituire il girasole con il col- 
za, il grano duro con l 'orzo, il mais con il sor- 
go o con la fava. In alternativa al grano duro 
possono inoltre essere coltivati il frumento 
tenero e l'avena. 



o 

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La situazione nel gennaio 2010 



La situazione nel febbraio 2010 



2011 



2012 



2013 



es. 1 



es. 2 



es. 3 



Grano duro 



Grano duro 



1 fava 



1 grano duro 1 colza 



Fava 



Fava 



2 grano duro 



2 colza 



2 grano duro 



Grano duro 



Grano duro 



■•*£% ,-■'': "'■ 



3 colza 



3 grano duro 



3 fava 



Note. La fava può essere sostituita dal cece. 
il grano duro da quello tenero, clall 'orzo e 
dall'avena. 



Principali operazioni colturali. 



letamazione 



PK 



\TYt = concimazione pre-se 





^-■rrrrf^SlSi 



preparazione letto di semina 



mm ri u U-LsS concimazione a 

ìeinina ..; . . ■ , )gm >., :■ > = diserbo N Xrfi - ■ 

^•Yff-f^rww'vty.vr- .■?!<$$& m copertura 



zotata 



= sarchiatura 

bdUKDKMn 






rigazione 



i = raccolta 



terreno in attesa 
dì semina 



ope 

= coltura in atto 



V 



un, 



ItoT 



le «non alternative» (dette anche «inver- 
nali»), non abbisognano di un periodo 
con basse temperature (vernalizzazione) 
per sviluppare la spiga; tra queste citia- 
mo Sagittario, Albachiara e Blasco. Si 
consiglia inoltre di aumentare del 10% 
la dose di semente rispetto a quella indi- 
cata per la semina autunnale. 
/:SiÉi Una adeguata nutrizione azotata del 
n^ frumento è importante anche per le 
coltivazioni condotte con il metodo bio- 
logico; ciò non solo per una produzione 
soddisfacente, ma anche per la qualità 
del prodotto (contenuto in proteine). 

In agricoltura biologica la fertilità del 
terreno va mantenuta a buoni livelli in- 
nanzitutto con la fertilizzazione organi- 
ca, il sovescio e la rotazione. In ogni ca- 
so, se la coltura presenta uno sviluppo 
stentato e un colore verde chiaro, nella 
fase di accestimento (gennaio-febbraio) 
va effettuata una concimazione azotata 
in copertura con un prodotto ammesso 
in agricoltura biologica. 

Più precisamente, si consiglia di uti- 
lizzare concimi il cui azoto si renda di- 
sponibile per la coltura in tempi brevi, 
come la burlanda (essiccata o fluida) e i 
residui di macellazione idrolizzati. Il con- 
cime va distribuito seguendo le modalità 
descritte per le coltivazioni convenziona- 
li ed interrato con l'erpice strigliatore. 

Si ricorre all'erpice strigliatore anche 
per il controllo delle erbe infestanti; in 
genere sono necessari 2-3 passaggi, di- 
stanziati di 15-20 giorni, da effettuar- 
si nel periodo che va dalla metà di gen- 
naio alla metà di marzo. Le strigliatu- 
re sono efficaci quando le infestanti so- 
no ai primi stadi di sviluppo e il terreno 
è asciutto in superficie (non gelato); si 
consiglia inoltre di usare trattori leggeri 
e con pneumatici a larga sezione per li- 
mitare i danni alla coltura e il compatta- 
mento del terreno. 

Per la rullatura e la semina prima- 
verile si rimanda a quanto sopra detto 
per il frumento tenero coltivato con il 
metodo convenzionale. 

Grano duro 

Quest'anno l'andamento climatico 
ha favorito ottime condizioni di semina 
anche se la scarsità di precipitazioni nel 
periodo successivo alla semina stessa ha 
limitato in molti casi lo sviluppo della 
coltura. 

In questo periodo l'attività vegetativa 
del grano è molto ridotta e riprenderà con 
l'innalzamento della temperatura del suo- 
lo dopo la prima quindicina di febbraio. 

Procedete ad effettuare una conci- 
mazione azotata al fine di riequilibrare 




Cereali vernini. Erpice strigliatore al 
lavoro per il controllo delle erbe infe- 
stanti su una coltivazione condotta con 
il metodo biologico 

le piante, favorire l'accestimento ed uni- 
formare la coltura. I quantitativi di con- 
cime variano in base alle condizioni di 
fertilità del suolo (eventuali residui di 
fertilità delle colture precedenti) ed alle 
condizioni della coltura. 

L'aspetto visivo, in particolare l'inten- 
sità di colorazione, vi può dare una prima 
indicazione sullo stato della coltura. Pre- 
state attenzione alla presenza di zone più 
pallide o ingiallite, segno della possibile 
presenza di malattie fungine provocate 
quasi sempre da ristagni di umidità. 

Nei terreni argillosi e poveri di sostan- 
za organica la coltura può presentare un 
ingiallimento diffuso dovuto alla cattiva 
preparazione del terreno durante l'esecu- 
/\ zione dell'aratura estiva. Rigiran- 
*— ^ do, con l'aratura, strati più asciut- 
ti (caldi) e strati più bagnati (freddi) si 
provoca un fenomeno conosciuto con il 
termine «calda-fredda» o «verde-secca» 
o «arrabbiaticcio». In questi casi la con- 
dizione di sofferenza della coltura po- 
trà diffìcilmente essere recuperata con 
la concimazione. 

Per la concimazione di copertura uti- 
lizzate 2-2,5 quintali per ettaro di urea- 
46, o 3,5-4 quintali per ettaro di nitrato 
ammonico-26, frazionando la concima- 
zione in due interventi, il primo da effet- 
tuare verso la metà di febbraio possibil- 
mente con il nitrato ed il secondo dopo 
circa 30-40 giorni con l'urea (nel caso si 
utilizzino ambedue i concimi, le dosi 
vanno ovviamente dimezzate). 

Lo spargimento del concime si deve 
effettuare quando il terreno è asciutto, 
utilizzando una trattrice leggera o co- 
munque provvista di pneumatici di am- 
pia sezione al fine di ridurre al minimo 
il compattamento del suolo. 

In questo periodo va comunque effet- 
tuata un'azione di controllo delle erbe 



infestanti - nel senso di valutarne il ti- 
po e la quantità - che sarà molto utile 
per definire una strategia di diserbo di 
cui parleremo nel prossimo numero. 
ÉÉk Le aziende biologiche, in febbraio, 
vSv possono effettuare una concima- 
zione con dei prodotti autorizzati per 
l'agricoltura biologica. Nel caso di ac- 
quisto di concimi è necessario che la dit- 
ta produttrice ne certifichi l'utilizzo per 
agricoltura biologica. Utilizzate dai 3 ai 
6 quintali per ettaro di fertilizzanti che 
abbiano un alto titolo di azoto come Or- 
gan 6-10, Guanito, Duetto, Phenix, Su- 
per 7, Agrofertil, Grenagro, Protamin P, 
Bioilsa, Cuoiorgan 9, Ecolenergy, Natu- 
rai 8, Agroprodigi cereali o la pollina es- 
siccata di molte ditte [1]. 

E opportuno che tali concimi siano 
pellettati per poter essere facilmente di- 
stribuiti anche con un normale spandi- 
concime ed è utile effettuare un inter- 
vento di strigliatura per interrare il con- 
cime e iniziare un azione di controllo ed 
estirpazione delle malerbe appena nate. 

Negli ultimi anni, rifacendosi ad una 
vecchia pratica colturale, in alcune 
aziende, per lo più biologiche, si effet- 
tuano operazioni di trasemina con tri- 
foglio sia annuale che biennale; in que- 
sta maniera si ottiene un doppio vantag- 
gio: contenere le erbe infestanti, contra- 
state dal trifoglio, e apportare al cereale 
l'azoto fissato dalle leguminose. 

Questa operazione consiste nel se- 
minare il trifoglio con una seminatrice 
leggera direttamente in mezzo al cerea- 
le, avendo cura di effettuale una semina 
molto superficiale e in condizioni di ter- 

Oreno asciutto. Non preoccupatevi 
troppo dei danni che andrete a cau- 
sare al cereale, in quanto in poco tempo 
verranno recuperati dalla coltura grazie 
all'accestimento ed alla capacità del 
grano di risollevarsi. 

Orzo 

L'orzo richiede gli stessi interventi 
colturali indicati per il frumento tenero, 
con le seguenti varianti. 

Per quanto riguarda la concimazione 
azotata in copertura vanno ridotte del 
20-30% le quantità di concime, essendo 
l'orzo meno esigente rispetto al frumen- 
to tenero e più sensibile ai danni dovuti 
ad un eccesso di azoto (allettamento del- 
la coltura). 

Per quanto riguarda il trattamento 
diserbante si evidenzia che non tutti i 
prodotti autorizzati per il frumento (in 
particolare i graminicidi) lo sono anche 
per l'orzo. Tra quelli autorizzati per que- 
sta coltura segnaliamo uno dei più utiliz- 



60 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



an. 



for 



zati e cioè il tribenuron metile-50 (Gran- 
star 50 SX della ditta Du Pont, irritante), 
da impiegare alla dose di 20-30 grammi 
per ettaro con l'aggiunta di 0,5 litri per 
ettaro di un bagnante (Trend AS della 
ditta Du Pont, irritante). Il Granstar 50 
SX è attivo sulle infestanti «a foglia lar- 
ga» (dicotiledoni); in presenza anche di 
infestanti «a foglia stretta» (graminacee) 
è quindi necessario aggiungere alla mi- 
scela diserbante un graminicida. Tra 
quelli autorizzati per l'orzo, citiamo il 
più recente ovvero il pinoxaden-9,71 
( Axial della ditta Syngenta, irritante), da 
impiegare alla dose di 0,45 litri per etta- 
ro con l'aggiunta di 1,5 litri per ettaro 
dello specifico coadiuvante (Adigor del- 
la ditta Syngenta, irritante). 

Se non è stato possibile seminare l'or- 
zo in autunno, si può ricorrere alla semi- 
na primaverile. Questa va effettuata tra 
la metà di febbraio e la metà di marzo al 
Nord, mentre al Centro e al Sud va anti- 
cipata rispettivamente di 10-15 e di 20- 
30 giorni; nell'ambito della stessa zona, 
in collina la semina va posticipata di 8- 
10 giorni rispetto alla pianura. 

Nel rispetto delle epoche indicate per 
le diverse zone, la semina primaverile va 
comunque effettuata appena è possibile 
entrare in campo; più si ritarda e più di 
riduce la produzione rispetto alla semi- 
na autunnale, differenza che raggiunge 
il 40% circa quando ci si avvicina alla fi- 
ne delle epoche indicate (metà di marzo 
al Nord, fine di febbraio al Centro e ini- 
zio delle stesso mese al Sud). 

La tecnica di coltivazione dell'orzo 
primaverile è la stessa di quello autun- 
nale (vedi «i Lavori» di settembre e ot- 
tobre 2009, a pag. 52). Per la semina in 
questo periodo vanno però utilizzate 
esclusivamente varietà «alternative» 
(dette anche «primaverili») le quali, a 
differenza di quelle «non alternative» 
(dette anche «invernali»), non abbiso- 
gnano di un periodo con basse tempera- 
ture (vernalizzazione) per sviluppare la 
spiga: tra queste citiamo Gotic, Marjorie 
e Ninfa. Si consiglia inoltre di aumenta- 
re del 10% la dose di semente rispetto a 
quella indicata per la semina autunnale. 

Nelle zone più fredde (regioni setten- 
trionali, fondivalle e alta collina) la se- 
mina primaverile rappresenta la prassi 
per le varietà di orzo a seme «nudo» più 
sensibili al freddo (Digersano, Priora, 
Rondo, Salus, Zacinto), il cui prodotto è 
destinato all'alimentazione umana [1]. 
I L'orzo coltivato con il metodo bio- 
logico richiede gli stessi interventi 
colturali indicati per il frumento tenero 
biologico, ad eccezione delle quantità di 
concime che vanno ridotte del 20-30%. 




Cereali vernini. Alia semina primaverile 
si ricorre qualora non sia stato possibile 
seminare in autunno, e per il farro nelle 
zone dell'Appennino Centrale poste a ol- 
tre 600-800 metri di altitudine 

Farro 

Nei mesi di gennaio e febbraio la col- 
tura del farro non necessita di alcun inter- 
vento colturale in quanto, specialmente 
in montagna, a causa della temperatura la 
vegetazione è sostanzialmente ferma. 

In alcune zone più calde, espo- 
ste a sud, dove i terreni sono più scu- 
ri, dalla metà di febbraio la pianta ri- 
prende la propria attività iniziando 
a sviluppare alla base dei nuovi get- 
ti ed assume la forma di cesto; que- 
sta fase è chiamata «accestimento». 

Tutti i cereali hanno la caratteristica 
di accestire, ma con differente intensità 
ed il farro è tra quelli che accestiscono 
di più. Rapidamente vengono coperti 
con nuovi getti gli spazi vuoti tra pianta 
e pianta ed inizia una naturale competi- 
zione nei confronti delle malerbe. Tutta- 
via nel caso di una forte infestazione è 
necessario intervenire per contenerle. Il 
controllo delle infestanti può essere 
fatto con un diserbo chimico o con un 
intervento meccanico. 

L'intervento con un diserbante verrà 
programmato, se necessario, in una fase 
/\ successiva; la pratica del diserbo 
^ — ^ non può comunque essere effettua- 
ta nelle aziende biologiche ed è sconsi- 
gliabile per piccole superfici. 

Il metodo meccanico è quello della 
strigliatura. Questa pratica ha antichis- 
sime origini e consisteva un tempo nel 
trascinare a piedi sulla coltura delle fa- 
scine di spini o degli appositi rastrelli di 
legno con i denti posti alla stessa distan- 
za delle file; oggi viene comunemente 
utilizzato un erpice strigliatore che ha lo 
scopo di estirpare le infestanti. Si ottie- 
ne un buon risultato solo intervenendo 
su infestanti al primo stadio di sviluppo; 
sui terreni argillosi i risultati sono mino- 
ri rispetto ai terreni sciolti, quindi è op- 
portuno effettuare più di un intervento. 



©Lo strigliatore è comunque utilissi- 
mo per ridurre l'effetto della cro- 
sta, che si forma con le piogge battenti; 
inoltre smuovendo lo strato superficiale 
del terreno, facilita l'accestimento. 

Nelle zone più alte (Appennino Cen- 
trale, oltre i 600-800 metri) per il farro si 
effettua, alla fine di febbraio, la cosid- 
detta semina primaverile sul terreno 
arato in estate. Si effettuano le operazio- 
ni di ripasso superficiale con un erpice e 
quindi si provvede alla semina. Si utiliz- 
zano varietà locali con caratteristiche 
primaverili (alternative), che si possono 
seminare indifferentemente sia in autun- 
no che in primavera, facilitando così 
molte operazioni colturali. 

Con la semina primaverile la produt- 
tività si riduce di circa il 20%, ma si è si- 
curi di salvare il cereale da pericolose 
gelate che potrebbero compromettere 
completamente la produzione. 



COLTURE PRIMAVERILI-ESTIVE 
Mais 

Se non siete già intervenuti nei mesi 
scorsi, effettuate la prima lavorazione 
del terreno. Anche per il mais si possono 
adottare tecniche alternative all'aratura, 
che comportano una sensibile riduzione 
dei costi senza effetti negativi sulle pro- 
duzioni; anzi, nel medio-lungo periodo si 
ottiene un incremento del livello di so- 
stanza organica (humus) del terreno e 
quindi un miglioramento della fertilità. 

Più precisamente, si consiglia di so- 
stituire l'aratro con un coltivatore pesan- 
te (dissodatore o decompattatore), com- 
posto da due serie parallele di ancore e, 
eventualmente, da una o due serie di di- 
schi per facilitare l'interramento dei re- 
sidui colturali, delle erbe infestanti e del 
letame (o di altri effluenti di allevameli- 




■ - 



Colture primaverìlì-estive. Se disponete 
di letame (nella foto), liquame o pollina, 
distribuiteli, preferibilmente prima del- 
la lavorazione del terreno, sui terreni in 

cui verrà seminato il mais 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



61 



V 



ijwr 



amm 



to), o da un rullo posteriore con spunto- 
ni per un primo affinamento e pareggia- 
mento del terreno. 

Il mais trae notevole beneficio dalla 
concimazione organica; quindi se di- 
sponete di letame o di altri effluenti di 
allevamento (liquame e pollina) e non 
avete già provveduto nei mesi scorsi, di- 
stribuiteli preferibilmente sui terreni in 
cui verrà seminata questa coltura, prima 
della lavorazione del terreno. 
/\ Si ricorda che la gestione degli ef- 
^— ^ fluenti di allevamento è regolamen- 
tata da nuove norme nazionali e regiona- 
li, attuative di una direttiva europea (nota 
come «direttiva nitrati»), che stabiliscono 
le modalità per richiedere l'autorizzazio- 
ne al loro impiego, le quantità e le epoche 
di distribuzione. Queste variano in fun- 
zione delle dimensioni dell'allevamento, 
del tipo di effluente e della zona in cui ri- 
cadono i terreni; è quindi necessario ac- 
quisire informazioni specifiche presso gli 
uffici agrari regionali o provinciali, le as- 
sociazioni agricole o un tecnico agrario. 
Si evidenzia inoltre che il rispetto 
delle norme sulla gestione degli effluen- 
ti di allevamento è anche un requisito es- 
senziale («condizionalità») per benefi- 
ciare dei contributi europei (Pac e Psr). 
ÉBk Sui terreni condotti con il metodo 
vK?' biologico effettuate la prima lavo- 
razione del terreno con le stesse moda- 
lità indicate per i terreni condotti con il 
metodo convenzionale. Per il mais biolo- 
gico la concimazione organica, con leta- 
me o con altri effluenti di allevamento, è 
una pratica particolarmente consigliata. 

Soia 

Se non siete già intervenuti nei mesi 
scorsi, effettuate la prima lavorazione 
del terreno con le stesse modalità indi- 
cate per il mais. 

La soia non trae beneficio dalla con- 
cimazione organica, che anzi può deter- 
minare un eccessivo sviluppo vegetativo 
con il conseguente allettamento della 
coltura, nonché un ritardo nella matura- 
zione. Se disponete di letame o di altri 
effluenti di allevamento (liquame e pol- 
lina), destinateli quindi ad altre colture 
(al mais in particolare). 

Girasole 

Il girasole è una pianta che si adatta a 
tutti i tipi di terreno, non ha particolari 
esigenze climatiche con un limite pro- 
duttivo rappresentato dalla disponibilità 
di acqua. La germinazione avviene ad 
una temperatura di circa 10 °C e le gio- 
vani piante possono subire gravi danni 




Colture primaverili-estive. Coltivatore 
pesante per la prima lavorazione del 
terreno; le ancore anteriori dissodano il 
terreno in profondità, mentre il rullo con 
spuntoni posteriore provvede ad un una 
prima «sgrossatura» delle zolle 

dall'abbassamento della temperatura. 

La semina quindi si effettuerà nei pri- 
mi giorni di marzo al Centro ed al Sud e 
dopo la metà del mese al Nord. 

In questo periodo invece provvedete 
ad effettuare le operazioni di ripasso del 
terreno al fine di eliminare le erbe infe- 
stanti e rendere il terreno stesso più mi- 
nuto. La riuscita della coltura dipenderà 
molto dalla buona preparazione del ter- 
reno che deve assicurare un profondo 
strato lavorato per consentire alle radici 
di scendere in profondità. 

COLTURE FORAGGERE 

Prati avvicendati 

Normalmente le piante foraggere 
possono essere seminate su terreno nudo 
o «bulate» (cioè traseminate) in mezzo 
ad una coltura di cereale. La semina su 
terreno nudo viene effettuata in autunno, 




Prati avvicendati. Erba medica trasemi- 
nata a febbraio in mezzo al frumento e 
fotografata a metà luglio, dopo la mieti- 
trebbiatura del cereale. Per i vantaggi 
derivanti da questa tecnica, chiamata 
anche «bulatura», si veda quanto indi- 
cato nel testo 



nelle zone più calde, mentre in quelle 
più fredde in primavera. 

La «bulatura» invece viene eseguita 
in febbraio in quanto la presenza del ce- 
reale svolge un azione protettiva nei 
confronti delle piantine di medica o tri- 
foglio che stanno nascendo. 

Per molti anni tale pratica è stata in- 
giustamente avversata, in quanto il ce- 
reale bulato mal si presta ad essere gesti- 
to secondo schemi classici di coltivazio- 
ne che prevedano forti stimoli chimici ed 
in particolare più interventi di diserbo. 

©L'aumento dei costi di lavorazione 
e l'introduzione di metodi di agri- 
coltura ecocompatibile o biologica ten- 
dono a valorizzare tale pratica che con- 
sente un sicuro risparmio di mezzi tecni- 
ci ed una riduzione dei costi energetici. 
Inoltre, l'introduzione di una legumi- 
nosa determina un sicuro aumento di so- 
stanza organica e lascia una fertilità re- 
sidua al suolo, oggi spesso impoverito 
da avvicendamenti quasi sempre troppo 
ravvicinati. 

Erba medica. In questo periodo la 
medica non necessita di cure particola- 
ri. Se il medicaio si trova al secondo an- 
no di impianto può essere utile una con- 
cimazione di copertura. Distribuite 4 
quintali per ettaro di perfosfato minera- 
le- 19 e, se il terreno fosse sprovvisto di 
potassio, 1 quintale per ettaro di solfato 
di potassio-50. 

Tenete presente che nel medicaio, 
specialmente se giovane, si trovano mol- 
te graminacee spontanee che espletano 
la loro produzione nel primo taglio. Per 
questo motivo può essere utile interveni- 
re con dell'azoto utilizzando 2-3 quinta- 
li per ettaro di solfato ammonico-20. 

Trifoglio pratense (violetto). Il tri- 
foglio violetto è una coltura meno pro- 
duttiva della medica e ha una durata più 
breve (due anni). 

Inserire questa coltura nell'avvicen- 
damento risulta utile per quelle aziende 
che non hanno necessità di grandi mas- 
se di foraggio, ma che non vogliono co- 
munque rinunciare agli effetti benefi- 
ci apportati al terreno dalla rotazione e 
da una leguminosa. Potete quindi abbre- 
viare la rotazione e sostituire la medica 
col trifoglio. 

Per il trifoglio pratense si può effet- 
tuare la «bulatura» (cioè la trasemina) 
in mezzo all'orzo o al grano utilizzando 
20-30 kg di seme per ettaro. 

Qualora non siate in grado di trova- 
re della semente locale che si è adat- 
tata nel tempo alle condizioni climati- 
che della zona, vi suggeriamo le varie- 



62 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/201(1 



V 



^am/rn 



j 



tà che hanno suscitato maggiore interes- 
se e che sono Isella, Perseo, Aiace, Car- 
dinal e Salino. 

La trasemina si effettua passando 
con una seminatrice leggera direttamen- 
te in mezzo al cereale (precedentemen- 
te concimato) avendo cura di effettuare 
una semina molto superficiale e in con- 
dizioni di terreno asciutto. E opportuno 
in alcuni casi legare dietro la seminatri- 
ce un erpice leggero a maglie per con- 
sentire l'interramento dei semi (ed an- 
che del concime). 

©I danni che vengono causati al ce- 
reale saranno facilmente recupera- 
ti, in quanto in poco tempo, grazie anche 
all'accestimento ed alla capacità del ce- 
reale di sollevarsi («fare ginocchio»), la 
coltura recupererà. 

Nei climi più freddi dove si effettua 
la semina dell'orzo in primavera, può 
essere utile seminare insieme questo ce- 
reale e la foraggera. 

Erbai 

Erbai autunno-primaverili. Alla 
ripresa vegetativa (febbraio-marzo) ef- 
fettuate la concimazione azotata in co- 
pertura. Sugli erbai costituiti da grami- 
nacee (loiessa, orzo, avena) distribuite 
100-200 kg per ettaro di urea-46; su 
quelli costituiti da leguminose (veccia, 
trifogli) o da miscugli di graminacee e 
leguminose (avena + veccia, loiessa + 
trifoglio + veccia) la dose di urea va ri- 
dotta a 80- 1 50 kg per ettaro. 

Applicate le quantità di concime più 
elevate nei terreni fertili del Nord e del 
Centro, quelle più basse nei terreni poco 
fertili e in quelli del Sud. 
~ I La concimazione non va effettuata 
sugli erbai coltivati con il metodo 
biologico. 

Erbai primaverili. In questo perio- 
do si effettua la semina degli erbai pri- 
maverili, costituiti generalmente da mi- 
scugli di graminacee e leguminose (ad 
esempio: avena + veccia + pisello). 

La preparazione del terreno si effet- 
tua con una minima lavorazione (zappa- 
trice, erpice rotante, ecc.), eventualmente 



preceduta da un passaggio con un coltiva- 
tore pesante sui terreni compattati. Si può 
ricorrere anche ad attrezzature combinate 
che eseguono la preparazione del terreno 
e la semina in un unico passaggio. 

Se prima della lavorazione del terre- 
no non sono stati distribuiti letame o al- 
tri effluenti di allevamento (liquame e 
pollina) va effettuata la concimazione 
in pre-semina con 200-300 kg per et- 
taro del concime complesso NPK 8-24- 
24 o, nei terreni ricchi di potassio, con 
100-150 kg per ettaro di fosfato biam- 
monico- 18/46. 

La semina va effettuata da febbraio 
(Sud) a marzo (Nord); per questa opera- 
zione si utilizza una seminatrice a righe 
distanziate 20-25 cm, regolata in modo 
tale da deporre il seme a 2-3 cm di pro- 
fondità e da distribuire 1 00- 1 20 kg di se- 
mente per ettaro. 

(fjjg&\ Nei terreni condotti con il metodo 
xS>' biologico la concimazione si effet- 
tua solo con letame o con altri effluenti 
di allevamento. 

Per la semina va utilizzata semente 
biologica. Rivolgetevi all'Ente naziona- 
le sementi elette [2] per informazioni sul 
reperimento della semente stessa. In ca- 
so di non disponibilità di semente biolo- 
gica richiedete allo stesso Ente, almeno 
30 giorni prima della semina, la deroga 
per l'utilizzo di semente convenzionale. 

Erbai primaverili-estivi. Sui terre- 
ni destinati alla semina di erbai primave- 
rili-estivi (mais «ceroso» o «trinciato»), 
effettuate gli stessi lavori indicati per il 
mais da granella. 

Prati stabili e pascoli 

Prati stabili. Nelle zone montane in 
questo periodo i prati sono in riposo ve- 
getativo e, con buona probabilità (in al- 
ta quota), ricoperti dalla neve. Non sono 
pertanto previsti interventi colturali. 

Nelle zone collinari e di pianura ef- 
fettuate la concimazione organica con 
letame o con altri effluenti di allevamen- 
to (liquame e pollina), se tali prodotti 
sono disponibili in azienda e se non si è 
già provveduto in autunno. 



Le macchine e le attrezzature per le lavorazioni del terreno, la coltivazione e la 
raccolta delle colture in pieno campo sono in genere costose e di difficile gestio- 
ne da parte di un piccolo produttore. Tuttavia in tutte le aree agricole del Paese 
sono presentì imprese agromeccaniche che effettuano ogni tipo di lavoro per con- 
to terzi. Molte di queste imprese aderiscono a delle associazioni provinciali, a lo- 
ro volta riunite in due grandi associazioni nazionali: l 'Unima (Tel. 06 8549595 - 
www.unima.it) e la Confai (Tel. 0376 321664 - www.confai.it). 
Rivolgendovi a queste associazioni, o informandovi presso gli agricoltori della 
zona, potrete ottenere i recapiti dei contoterzisti operanti nella vostra provincia. 




Prati stabili. Nelle zone collinari e dì pia- 
nura effettuate la concimazione con leta- 
me, liquame (nella foto) o pollina, qualo- 
ra questi concimi siano disponibili e se 
non avete già provveduto in autunno 

A. Si ricorda che la gestione degli ef- 
^— ^ fluenti di allevamento è regolamen- 
tata da nuove norme nazionali e regiona- 
li, attuative di una direttiva europea (no- 
ta come «direttiva nitrati»), che stabili- 
scono le modalità per richiedere l'auto- 
rizzazione al loro impiego, le quantità e 
le epoche di distribuzione. Queste varia- 
no in funzione delle dimensioni dell'al- 
levamento, del tipo di effluente e della 
zona in cui ricadono i terreni; è quindi 
necessario acquisire informazioni speci- 
fiche presso gli uffici agrari regionali o 
provinciali, le associazioni agricole o un 
tecnico agrario. 

Si evidenzia inoltre che il rispetto 
delle norme sulla gestione degli effluen- 
ti di allevamento è anche un requisito es- 
senziale («condizionalità») per benefi- 
ciare dei contributi europei (Pac e Psr) 

Pascoli. In questo periodo i pascoli 
sono in riposo vegetativo e quelli ad alta 
quota, con buona probabilità, sono rico- 
perti dalla neve; non sono quindi utiliz- 
zabili dagli animali. 

Fanno eccezione i pascoli delle zone 
più calde del Sud e quelli a bassa quo- 
ta, che possono essere utilizzati anche in 
questo periodo da animali rustici (ovini, 
alcune razze di bovini da carne, ecc.). 

A cura di: Pietro Fiore (Grano duro - Far- 
ro - Girasole - Prati avvicendati); Umber- 
to Grìgolo (Frumento tenero - Orzo - Mais 

- Soia - Erbai - Prati stabili e pascoli). 

[1] Per approfondimenti vi rimandiamo 
alla «Guida illustrata cereali e legumi 
minori», supplemento al n. 10/2006 di 
Vita in Campagna. 

[2] Ente nazionale sementi elette (Ense) 

- Via Ugo Bassi, 8 - 20 1 59 Milano - Tel. 
02 6901201 - Fax 02 69012049 - Inter- 
net www.ense.it 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/21110 



63 



IL VIGNETO 

PER LA PRODUZIONE 

DI UVA DA VINO 



In questo bimestre, con riferimento V. 
al Nord Italia, la vite si uova nella fa- 
se vegetativa di «gemma d'inverno»; al 
Centro e al Sud l'anticipo è 
mediamente di 1 5-30 giorni 
e pertanto a fine bimestre le 
piante potranno trovarsi nel- 
le successive fasi di «gemma 
cotonosa» e «punte verdi». 




f 



Lavori 



I mesi invernali sono dedicati soprat- 
tutto aJJe operazioni di potatura secca 
(o invernale) e ai nuovi impianti. Da- 
ta l'assenza di vegetazione e non essen- 
doci altri interventi colturali impegnati- 
vi da effettuare al di fuori della potatura, 
in questo periodo è opportuno eseguire 
anche i lavori di manutenzione della 
struttura del vigneto. 

Potatura di allevamento. Compren- 
de quelle operazioni da effettuare nei 
primi 2-3 anni di vita del vigneto per da- 
re una struttura al legno permanente. 

Alla fine del primo anno di vegeta- 
zione, in tutte le forme di allevamento, 
asportate la gran parte del legno prodot- 
to, lasciando 2-3 gemme per pianta al di 
sopra del punto di innesto. Tenete solo 
lo sperone meglio indirizzato verso l'al- 
to, eliminando le gemme in soprannu- 
mero. Questo taglio di ritorno consen- 
te alla pianta di rafforzarsi, creando un 




Per la potatura secca delle giovani viti, 
conviene attendere il superamento del 
periodo più freddo dell' inverno, soprat- 
tutto nei vigneti di pianura o di fondo- 
valle. Con vigneti di una certa estensio- 
ne è opportuno ricorrere all'uso di for- 
bici elettriche o pneumatiche, almeno 
per il primo taglio di potatura, cui se- 
guiranno la stralciatura e la rifinitura 
manuale al momento della legatura 



adeguato apparato radicale. 

Solo nei vigneti molto vigorosi pote- 
te lasciare 4-5 gemme sul tralcio princi- 
pale, per ottenere così qualche grappolo, 
che ridurrà l'eccesso di vegetazione nel- 
la prossima stagione. 

Alla fine del secondo anno di vegeta- 
zione, il comportamento da tenere varia 
in funzione della forma di allevamento. 

• Nelle forme a Guyot, capovolto e dop- 
pio capovolto legate strettamente il tral- 
cio principale al tutore e cimatelo 10-15 
cm sotto il filo di ferro principale, nel 
Guyot, e poco sopra lo stesso filo di fer- 
ro, nel capovolto o doppio capovolto. Ot- 
terrete così un unico tralcio verticale da 
cui si svilupperanno 2-3 tralci. L'anno 
successivo i tralci verranno utilizzati sia 
per dare la prima produzione, sia per otte- 
nere gli archetti nell'inverno successivo. 

• Nelle forme a cordone speronato, cor- 
tina semplice, Casarsa e Sylvoz, lega- 
te il tralcio principale in verticale sul tu- 
tore e in orizzontale lungo il filo di fer- 
ro, facendo in modo che le gemme sia- 
no posizionate verso l'alto. I legacci de- 
vono assicurare la perfetta aderenza del 
tralcio al tutore e la disposizione rettili- 
nea del cordone sul filo di ferro. La cur- 
vatura di passaggio dal tutore al filo di 
ferro orizzontale deve essere morbida, 
per evitare la strozzatura del tralcio. Dal 
cordone orizzontale si svilupperanno 
poi i tralci destinati alla produzione del- 
l'anno successivo. 

• Nelle pergole e nei tendoni prolunga- 
te verticalmente il tralcio lungo i tutori 
e poi legatelo ai sostegni orizzontali in 
funzione della vigoria. 

Il taglio di ritorno può essere ripetu- 
to anche al secondo inverno, o se la bas- 
sa vigoria della pianta lo richiede, oppu- 
re se avversità di varia natura (grandina- 
te in particolar modo) hanno danneggia- 
to in maniera significativa il tralcio. 

Potatura di produzione. Compren- 
de tutte le operazioni di taglio che si 
effettuano ogni inverno per regolare il 
rapporto tra produzione e vegetazione e 
quindi la qualità e la quantità di uve che 
si vogliono ottenere. 

La vite forma le gemme che daranno 
i fiori sui tralci dell'anno, i quali a loro 
volta si trovano sui tralci dell'anno pre- 
cedente. E importante quindi che: 
- i tralci che hanno già prodotto siano 
eliminati; 



- i tralci sviluppatisi nell'annata tra- 
scorsa siano destinati alla successiva 
produzione. 

Esistono due tipologie di potatu- 
ra, caratterizzate da una diversa lun- 
ghezza del tralcio che viene lasciato 
per la produzione: potatura lunga e pota- 
tura corta. La scelta tra le due tipologie è 
condizionata dalla capacità della varietà 
di produrre grappoli sulle gemme basali 
(quelle più vicine al punto di innesto del 
tralcio sul legno vecchio) e dalla quanti- 
tà di uva che si vuole ottenere. 

Il taglio che lascia uno sperone di 1- 
2 gemme è detto «potatura corta». Si 
però applicare solo a quelle varietà che 
possiedono buona fertilità basale, cioè 
producono grappoli sui tralci dell'anna- 
ta sviluppati dalle gemme basali. È mol- 
to importante non considerare nel con- 
to delle gemme quelle del cercine basa- 
le (ingrossamento anulare alla base del 
tralcio), che servono unicamente per il 
rinnovo dello sperone nell'anno succes- 
sivo e non portano produzione. 

E necessario lasciare uno sperone 
con non più di 2 gemme, altrimenti si 
impedisce il germogliamento delle gem- 
me basali; la vite, infatti (che fondamen- 
talmente è una liana rampicante), prefe- 
risce garantire l'accrescimento delle 2-3 
gemme terminali e non ha l'energia suf- 
ficiente a consentire anche lo sviluppo 
di quelle basali, necessarie a rinnovare 
lo sperone l'anno successivo. 

Per le varietà a bassa fertilità basale, 
invece, è necessario utilizzare una «pota- 
tura lunga» (oltre le 4-5 gemme) e ade- 
guate forme di allevamento (Sylvoz, Ca- 
sarsa, Guyot, capovolto, ecc.), ma anche 
in questi casi è preferibile lasciare i tralci 
più corti possibile, aumentandone even- 
tualmente il numero, poiché la potatura 
corta produce uve di migliore qualità. 

Nel Casarsa e nel Sylvoz i tralci non 
utilizzati per la produzione non devo- 
no essere tagliati a livello del legno vec- 
chio, ma devono essere potati ad una 
gemma, per garantire il rinnovo nell'an- 
no seguente ed evitare che il cordone si 
spogli di gemme nel corso degli anni. 
Oltre tutto, il taglio raso crea delle feri- 
te che nel tempo possono diventare vie 
di ingresso nel legno vecchio di perico- 
lose malattie. 

Nel Guyot, invece, il rinnovo è assi- 
curato da uno sperone che accompagna 
alla base il tralcio produttivo. 

Per chiarire meglio come si ese- 
gue la potatura della vite allevata 
a Guyot abbiamo inserito sul nostro sito 
Internet (vedi riquadro a pagina 65) un 
breve filmato, visibile gratuitamente. 

In quasi tutte le forme di allevamento 



64 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 




J 



che prevedono tralci lunghi, questi devo- 
no essere legati in posizione adeguata: in 
alcune controspalliere (Sylvoz, capovol- 
to, doppio capovolto) questi tralci ven- 
gono piegati verso il basso per limitarne 
la vigoria e incrementare la produzione e 
vengono definiti «archetti»; nel Guyot, 
invece, il tralcio di produzione viene por- 
tato orizzontalmente sul filo di ferro. 

La carica di gemme, cioè il numero 
di gemme da lasciare per ogni pianta, è 
fortemente correlata alla forma di alle- 
vamento e al sesto di impianto; pertanto 
le indicazioni vengono espresse normal- 
mente in numero di gemme per pianta, 
per le pergole e i tendoni, e in numero di 
gemme per metro lineare di filare per le 
forme di allevamento a Guyot, capovol- 
to, doppio capovolto, alberello o cordo- 
ne permanente (cordone speronato, cor- 
tina semplice, Sylvoz, Casarsa, ecc.). 

Una carica media indicativa è di 25- 
35 gemme per pianta nelle pergole sem- 
plici, 40-60 gemme per pianta nelle per- 
gole doppie e nei tendoni e 12-15 gem- 
me per metro lineare di filare nelle altre 
forme di allevamento (ma nelle produ- 
zioni di alta qualità si arriva a 4-5 gem- 
me per metro lineare nelle varietà a 
grappolo più grosso). 

Ovviamente potrete variare il numero 
di gemme a seconda del peso medio dei 
grappoli delle vostre varietà e in funzione 
della quantità e della qualità che volete 
ottenere: indicativamente, per vigneti a 
media densità (5.000 ceppi per ettaro) e 
per ottenere uve di alta qualità non si de- 
vono superare 1,5-2 kg di uva per ceppo. 

Poiché la produzione di uva riduce in 
maniera proporzionale il numero e la di- 
mensione dei tralci, lasciate meno gem- 
me sulle piante più deboli e utilizzate una 
potatura più ricca su quelle più vigorose. 

11 posizionamento dei tralci o degli 
speroni lungo il cordone deve consen- 
tire l'armonico sviluppo dei tralci nello 

In un video la potatura 
della vite allevata a Guyot 

Collegandovi al no- 
stro sito Internet 
potete vedere gratuita- 
mente un filmato della 
durata di circa un mi- 
nuto e mezzo nel qua- 
le il nostro esperto vi dà 
indicazioni circa le mo- 
dalità dì esecuzione del- 
la potatura della vite al- 
levata a Guyot. Clicca- 
te su www.vitaincampa 
gna.il7RdVic/video6.asp 




I-In presenz.a di sintomi di malattie del legno, quali mal dell 'esca ed eutipiosi, i re- 
sidui della potatura devono essere portati fuori dal vigneto e, se consentito, brucia- 
ti in luoghi adatti, distanti da strade e da fabbricati. 2-Dopo aver ottenuto l'auto- 
rizzazione all'estirpazione del vecchio vigneto, procedete all'eliminazione della ra- 
maglia, dei ceppi, delle radici e delle strutture di sostegno, con l'obiettivo di ripu- 
lire il più possibile il terreno 




spazio assegnato, senza sovrapposizio- 
ni, garantendo l'arieggiamento della 
chioma e una migliore ricezione della 
luce da parte delle foglie e dei grappoli. 
Per ottenere questo risultato si pre- 
stano meglio le forme di allevamento 
che hanno cordone permanente o tralcio 
produttivo orizzontali e vegetazione 
ascendente. 

Tali forme consentono la separazione 
spaziale fra la zona produttiva e quella 
della vegetazione. Non si vengono così 
a creare delle sovrapposizioni che co- 
stringono a continue potature verdi o 
che creano ristagni di umidità all'inter- 
no della chioma e dei grappoli. Ad esem- 
pio nei cordoni speronati devono essere 
preferiti gli speroni posizionati sul lato 
superiore, perché garantiscono il norma- 
le accrescimento dei tralci verso l'alto. 

Per rendere meno faticoso il taglio 
manuale (soprattutto nelle varietà a le- 
gno molto duro come il Cabernet Sauvi- 
gnon) si possono utilizzare forbici pneu- 
matiche, azionate da un compressore 
portato dalla trattrice, oppure forbici 
elettriche, azionate da una batteria che 
viene portata sulle spalle o in vita. 

I residui di potatura 
vanno lasciati in loco e tri- 
turati con un trinciasarmen- 
ti, poiché contribuiscono 
a mantenere alto il teno- 
re di sostanza organica nel 
/\ terreno; solo nel caso 
*—^ ci sia notevole pre- 
senza di malattie del le- 
gno, quali eutipiosi o mal 
dell'esca, i tralci vanno al- 
lontanati e bruciati. 

Terminate le operazio- 
ni di potatura, nelle forme 



di allevamento che richiedono il posi- 
zionamento obbligato dei tralci (Guyot, 
Sylvoz, pergole, tendoni, ecc.), potete 
iniziare la legatura degli archetti o dei 
tralci; se l'archetto ha la curva molto 
accentuata attendete per procedere che 
ci siano giornate umide o di essere a ri- 
dosso del germogliamento, quando il le- 
gno è più flessibile. 

Nuovi impianti. Prima di procedere 
con le operazioni occorre considerare la 
densità e il sesto d'impianto. 

A parità di forma di allevamento, so- 
no le alte densità di impianto che danno 
una migliore qualità dell'uva. La mag- 
gior densità diminuisce il peso dei grap- 
poli e delle bacche, ma favorisce l'au- 
mento della quantità di buccia rispetto al- 
la polpa, supporto sostanziale alla quali- 
tà, che risiede appunto principalmente 
nella buccia (aromi, polifenoli, ecc.). 

Nelle forme di allevamento aventi 
germogli a portamento eretto o inclina- 
to, migliora l'esposizione delle foglie 
alla radiazione solare, ma oltre certi li- 
miti è sempre la produzione per pianta a 
decidere sulla qualità. 

È tuttavia evidente che il numero otti- 
male di piante per ettaro non è costante: 
dipende in primo luogo dal clima, ma an- 
che dagli obiettivi enologici. A parità di 
ambiente deve essere più elevato nei viti- 
gni rossi che nei bianchi (piante legger- 
mente più espanse), più elevato al Nord 
che al Sud, più elevato per i vini da dessert 
(alta gradazione zuccherina), preferendo 
una minore densità per gli spumanti. 

La scelta della disposizione delle 
piante e delle distanze è in grado di in- 
fluenzare la qualità, la quantità e i costi 
di produzione. 



supi>u-:mi:;nto a vita in campagna 1/2010 



65 




JMIl/ Vigneto per uva da vino. Operazioni colturali 
Bg in corso (#) nei mesi di gennaio e febbraio 

JÉt" a cura di Silvio Cai tran 


Operazioni 


gennaio 


febbraio 


Nuovi impianti 


• 


• 


Potatura [1] 


• 


• 


Concimazione 






Falciatura erba 






Trattamenti antiparassitari 






Irrigazione 






Vendemmia 






[]J Potatura secca. 





dftgg Vigneto per uva da tavola. Operazioni colturali 
^©ggSL in corso (•) nei mesi di gennaio e febbraio 

a cura di Silvio Caltran 


Operazioni 


gennaio 


febbraio 


Nuovi impianti 


• 


• 


Potatura [1] 


• 


• 


Concimazione 






Falciatura erba 






Trattamenti antiparassitari 






Irrigazione 






Vendemmia 






[1] Potatura secca. 



Il sesto d'impianto è costituito dalla 
distanza fra le piante lungo la fila e da 
quella fra le file (interfila), ed è in rela- 
zione anche all'altezza da terra della 
parte produttiva. 

L'altezza da terra è strettamente lega- 
ta al sistema di allevamento. Per esem- 
pio il Guyot ed il cordone speronato ri- 
chiedono un'altezza da terra del cordo- 
ne o del tralcio di 90 cm, il Sylvoz e la 
cortina pendente di cm 140. 

I cordoni speronati e i Guyot posso- 
no essere previsti a 80-90 cm da terra 
anche nelle zone più umide, poiché la 
vegetazione ascendente garantisce co- 
munque una fascia di arieggiamento tra 
il suolo e il cordone senza presenza di 
vegetazione. L'abbassamento dell'im- 
palcatura consente inoltre di aumentare 
l'altezza della parete fogliare. 

Nelle controspalliere (cordone spero- 
nato, Guyot, Sylvoz, Casarsa, capovolto 
singolo o doppio) il rapporto tra larghez- 
za dell'interrila e altezza dei pali deve es- 
sere circa di 1 : 1 per evitare l'ombreggia- 
mento dei filari da parte di quelli conti- 
gui. In pratica, al restringimento dell' in- 
terfila deve corrispondere un adeguato 
abbassamento della struttura. Inoltre una 
pianta compatta e non troppo espansa 
garantisce un migliore equilibrio vegeta- 
tivo e una risposta migliore alle avversi- 
tà climatiche (siccità in particolare). 

Superato il periodo più freddo del- 
l'inverno, in genere inizia la messa a di- 
mora delle nuove piante di vite. Le bar- 
batelle, prenotate per tempo presso i vi- 
vaisti, si devono ritirare poco prima del- 
l'impianto, per evitare di commettere er- 
rori nella conservazione: i fasci di bar- 
batelle devono essere conservati sotto 
sabbia umida in luogo fresco fino al mo- 
mento della messa a dimora, quando si 
procede alla spuntatura delle radici, al- 



l'accorciamento dei tralci e al successi- 
vo impianto. 

©Anche le barbatelle paraffinate, che 
ormai sono le più diffuse, vanno 
conservate in luogo fresco, ma la loro 
idratazione è assicurata dalle confezioni 
con cui vengono commercializzate. 

La preparazione delle barbatelle con- 
siste nell' accorciare le radici a circa 10- 
15 centimetri. Al momento dell'impian- 
to verificate che il terreno sia sufficiente- 
mente umido da assicurare un'adeguata 
idratazione alle barbatelle. In caso con- 
trario immergete le stesse in acqua per 
circa mezz'ora, per una prima reidrata- 
zione e successivamente intervenite con 
una leggera irrigazione localizzata. 
A Evitate accuratamente di porre a 
^— ^ contatto delle radici i fertilizzanti 
chimici o organici che avete previsto di 
utilizzare, poiché potrebbero compro- 
mettere la vitalità delle piantine. 

Completata la preparazione del ter- 




Per la messa a dimora delle barbatelle, 
sia manualmente che a macchina, le 
piantine devono essere adeguatamente 
preparate: le radici vanno accorciate a 
circa 10 cm con una forbice da potatura 



reno, potete iniziare il tracciamento 
del nuovo vigneto posizionando i pic- 
chetti di riferimento per i pali e le viti. 
Il miglior orientamento dei filari è quel- 
lo nord-sud, poiché assicura la maggior 
insolazione. Spesso però si è fortemen- 
te influenzati dalla forma dell'appezza- 
mento e si sceglie l'orientamento che 
consente di realizzare filari della mas- 
sima lunghezza possibile, per una mi- 
gliore meccanizzazione delle operazio- 
ni colturali. 

In ogni caso, assicurate un'adeguata 
larghezza delle capezzagne e dei filari, 
per consentire il passaggio delle mac- 
chine e delle attrezzature, soprattutto nei 
vigneti in collina, e tenete presente che 
quanto più stretto è lo spazio tra i filari, 
tanto più profonda deve risultare la ca- 
pezzagna, poiché le macchine operatrici 
che percorrono i filari devono uscire 
completamente dal vigneto per iniziare 
le operazioni di voltata. 

In genere le strutture di sostegno si 
installano successivamente all'impian- 
to, ma la loro posa in opera si deve com- 
pletare prima della ripresa vegetativa 
delle piante, per evitare di danneggiare i 
fragili germogli. La scelta del tipo di pa- 
li (di legno, di cemento, di plastica rici- 
clata o di feiTo) è legata a fattori diversi 
quali durata, elasticità, reperibilità, vin- 
coli paesaggistici e prezzo. 

Per le barbatelle, escluse quelle poste 
in prossimità dei pali di sostegno, dovete 
posizionare un tutore che sostenga la gio- 
vane piantina nei primi anni di sviluppo. 
©Si sta diffondendo l'uso di tondini 
di ferro per l'edilizia (diametro 6, 8, 
10 mm a seconda dell'altezza necessaria) 
in sostituzione dei tutori in legno; essi so- 
no praticamente indistruttibili e possono 
essere facilmente riciclati una volta finito 
il loro compito, hanno il vantaggio di 



66 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



\ 




J 



avere un basso costo e resistono molto 
bene alle sollecitazioni dei tastatori delle 
macchine operatrici. 

Manutenzione delle strutture. Una 

volta terminato il taglio della vegetazio- 
ne è consigliabile procedere alla manu- 
tenzione delle strutture del vigneto. 

Controllate le legature del legno vec- 
chio, curando che non si creino strozza- 
ture e che il cordone non si fletta per il 
peso della produzione. 

1 materiali che si possono utilizzare 
per le legature sono numerosi. I tradizio- 
nali legacci di vimini sono sempre più 
frequentemente sostituiti dai tubetti e 
nastri in plastica, da appositi ganci e 
cambrette metalliche. Sono disponibili 
sul mercato anche delle piccole legatrici 
portatili a batteria. 

Controllate anche i pali e i fili di fer- 
ro, che potrebbero aver ceduto sotto il 
peso della vegetazione e della produzio- 
ne nella stagione trascorsa. 

Interventi fìtosanitari 

Nei vigneti colpiti dal mal dell'esca 
(vedi foto B a pag. 61 de «i Lavori» di 
settembre-ottobre 2009), se avete con- 
trassegnato le piante infette prima della 
caduta delle foglie, provvedete a capi- 
tozzarle per tentarne il risanamento. I ta- 
gli vanno disinfettati con una pasta cica- 
trizzante (tipo Baumbalsamo). 

Dal momento che l'infezione si può 
diffondere anche mediante i tagli di po- 
tatura, disinfettate le forbici utilizzate 
per potare le piante malate, impiegando 
ipoclorito di sodio (la comune varechi- 
na). Ancora meglio se, per potare le viti 
sane, impiegate un paio di forbici diver- 
se da quelle usate sulle piante infette. 



IL VIGNETO 

PER LA PRODUZIONE 

DI UVA DA TAVOLA 

Lavori 

Potatura secca (o invernale). La po- 
tatura secca della vite per uva da tavola 
poggia sugli stessi principi riportati per 
la viticoltura da vino, in particolare per i 
vigneti con forma di allevamento a 
Guyot. Fa eccezione la lunghezza dei 
tralci, quindi la carica di gemme per 
ceppo, fissata secondo le impostazioni 
della forma di allevamento, a tendone o 
a pergola, e che di solito risulta maggio- 
re per alcune varietà quali la Sugraone, 
caratterizzata dalla limitata fertilità del- 
le gemme basali. 




La struttura di sostegno per i nuovi vi- 
gneti, sia di uva da vino che da tavola, 
deve essere molto resistente e montata 
nel rispetto di tutte le regole progettuali 

Anche su tendone e su pergola, in- 
fatti, la potatura prevede la completa so- 
stituzione della struttura produttiva del- 
l'anno precedente tramite l'utilizzazio- 
ne di un tralcio ripreso da dietro, posto 
in vicinanza del fusto e preferibilmen- 
te ottenuto sullo speroncino di rinnovo 
lasciato l'anno prima. Inoltre, al di sot- 
to del tralcio di sostituzione si devono 
lasciare uno o due speroncini alla lun- 
ghezza di due gemme visibili, allo sco- 
po di ottenere robusti tralci per la pota- 
tura dell'anno successivo. 

Per le forme a tetto orizzontale od 
obliquo, quali tendone e pergole, sin da 
ora dovete creare spazi aperti e regolari, 
posizionati al centro dell' interrì lare, allo 
scopo di permettere l'entrata primaveri- 
le ed estiva di aria e di luce, fattori fon- 
damentali per la migliore maturazione 
dell'uva e per la prevenzione degli attac- 
chi parassitari. 

Per le viti allevate a Guyot, nel limite 
del possibile, utilizzate tralci di sostitu- 
zione di media vigoria e, se la distanza 
tra le piante lungo la fila è superiore ad 
un metro, valutate anche la possibilità 
d'impostare la potatura a Guyot bilatera- 
le, stendendo un tralcio per lato fino a 
raggiungere i tralci della vite adiacente, 
lasciando alla base sempre uno o due 
corti speroncini con funzioni di rinnovo. 

Dopo il taglio, effettuato manual- 
mente oppure con l'ausilio di comode 
forbici elettriche o pneumatiche, e la 
successiva stralciatura o eliminazione 
della ramaglia inutile, procedete alla 
manutenzione delle strutture di soste- 
gno, alla legatura dei tralci e alla trin- 
ciatura dei residui di potatura con una 
macchina trinciasarmenti, oppure alla 
loro asportazione, come indicato per 
l'uva da vino. 



Lavorazioni del terreno. Per quanto 
riguarda le lavorazioni invernali del ter- 
reno, vi ricordiamo che esse devono es- 
sere contenute, sia per quanto riguarda 
la frequenza che la profondità; pertanto, 
sono da effettuarsi solo in presenza di 
erbe infestanti ben sviluppate. 

Se disponete di terreni in pendio, 
quindi soggetti all'erosione superficiale, 
vi conviene evitare le lavorazioni alme- 
no fino ad inizio primavera, allo scopo 
di mantenere una buona copertura del 
terreno con l'erba spontanea oppure con 
un cereale (grano) o con leguminose 
(veccia, favino), appositamente semina- 
ti l'autunno scorso. 

Lungo la fila, se avete effettuato il 
controllo delle infestanti a fine autunno 
con un erbicida ad azione sistemica (a 
base di glifosate), avrete ora la superfi- 
cie ancora pulita; quindi non serve alcun 
intervento. Viceversa, al Sud in partico- 
lare, da fine gennaio e per tutto febbraio, 
è possibile distribuire un erbicida ad 
azione sistemica, a base di glifosate, 
eventualmente integrato da flazasulfu- 
ron, che lentamente, ma a colpo sicuro, 
vi permetterà il controllo delle infestan- 
ti fino a primavera inoltrata. 

Scelte per i nuovi impianti. Per l'uva 
da tavola, da tempo comparata al settore 
frutticolo, non è necessaria l'autorizza- 
zione al reimpianto rilasciata dagli uffici 
regionali o provinciali preposti; pertanto 

©potete procedere tranquillamente 
alla progettazione e alla realizza- 
zione del nuovo impianto. 

Di solito, sia la fase progettuale sia 
quella preparatoria vengono attuate nel 
corso dell'estate precedente l'impianto 
o al massimo dopo la vendemmia; tutta- 
via, se non è stato possibile prima, dopo 
aver individuato l'appezzamento, possi- 
bilmente regolare e ben posizionato, ve- 
rificate che la sua sistemazione superfi- 
ciale sia tale da evitare eventuali rischi 
di ristagno di acqua, così che il succes- 
sivo passaggio delle macchine operatri- 
ci non abbia impedimenti. 

Con pendenze di un certo rilievo e 
con terreni non facilmente soggetti al- 
l'erosione superficiale o addirittura a 
frane, al posto delle costose sistemazio- 
ni a terrazzi o a ciglioni, preferite la si- 
stemazione dei terreni a rittochino, cioè 
l'impostazione dei filari nel senso della 
massima pendenza. Si tratta di una solu- 
zione che facilita il passaggio delle mac- 
chine operatrici, in particolare delle trat- 
trici a quattro ruote motrici o cingolate, 
senza rischi di ribaltamento laterale. 

In terreni soggetti a eventuali ristagni 
d'acqua predisponete opportuni dre- 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



67 




naggi, a giusta profondità, utilizzando 
anche specifici tubi perforati che, se ben 
protetti, hanno una lunga durata. 

Subito dopo, se il terreno si presenta 
in tempera, cioè con giusta umidità, pro- 
cedete all'aratura di fondo. Se il terre- 
no non gode di fertilità eccessiva, con 
essa potete interrare fertilizzanti orga- 
nici in buona quantità (almeno 700-800 
quintali per ettaro di letame, oppure al- 
meno 40-50 quintali per ettaro di am- 
mendanti organici essiccati). 

Effettuate un'aratura del terreno ad 
una profondità di almeno 40-50 centi- 
metri, alla quale potrà seguire una ri- 
puntatura ogni 100-120 cm di distanza 
e alla profondità di circa 80-90 centime- 
tri: creerete così i presupposti per imma- 
gazzinare una buona quantità di pioggia 
e favorirete lo sviluppo radicale, con- 
sentendo alle piante di resistere il più 
possibile alla siccità. 

Nello stesso tempo (ma sarebbe stato 
meglio almeno un anno prima dell'im- 
pianto) richiedete al vivaista o al rivendi- 
tore di fiducia la migliore combinazione 
d'innesto (cioè portinnesto, vitigno ed 
eventuale clone), in grado di fornirvi buo- 
ni risultati qualitativi e, nello stesso tem- 
po, una buona resistenza alla siccità, alla 
salinità e alla scarsa fertilità del terreno. 

La scelta della varietà dipende so- 
prattutto dalle caratteristiche del vostro 
ambiente (terreno e clima) e dagli obiet- 
tivi produttivi che intendete raggiungere. 
Di regola affidatevi alle varietà più diffu- 
se in zona, segno che esse maturano be- 
ne e che hanno anche un riscontro positi- 
vo sul mercato. Tra le più diffuse citia- 
mo: Matilde, Regina, Victoria e Italia tra 
le bianche con seme; Black magic, Car- 
dinal, Michele Palieri e Red Globe, tra le 
varietà a bacca rossa con seme; Sugrao- 



ne o Regular Superior seedless e Crim- 
son seedless, tra le apirene rispettiva- 
mente bianche e rosse. 

Nel limite del possibile, vanno però 
considerate alcune piante di varietà tradi- 
zionali quali Baresana e Pizzutello bian- 
co, che meritano di essere salvaguardate, 
così come è bene provare alcuni ceppi di 
nuove varietà quali Autumn seedless, 
Summer royal e Autumn royal (bianca la 
prima, rosse le altre e tutte apirene) che la 
ricerca ci ha messo a disposizione. 

La scelta del portinnesto è legata ai 
requisiti di resistenza alla siccità (per 
questo vanno bene il 140 Ruggeri, il 
1 103 Paulsen, il 1 10 Richter), alla sali- 
nità (ottimo il 1 103 Paulsen) e alla scar- 
sa fertilità del terreno (bene il 140 Rug- 
geri, il 1 103 Paulsen, il 779 Paulsen, il 
K5BB e l'S04). In alcuni ambienti vie- 
ne richiesta anche una buona resistenza 
al calcare attivo del terreno e a questo 
scopo, oltre al 140 Ruggeri e al 1103 
Paulsen, si presta bene anche il 41 B. 

Per quanto riguarda la messa a di- 
mora delle barbatelle, per ottenere un 
buon risultato ricordiamo anzitutto l'im- 
portanza di disporre di un terreno razio- 
nalmente concimato, arato a giusta pro- 
fondità, senza rischi di ristagno d'acqua, 
ripulito dai sassi, affinato con estirpato- 
ri o erpici o motozappe, e ben tracciato, 
al fine di collocare regolarmente sia le 
barbatelle che i pali e le ancore. 

La struttura di sostegno di un vigne- 
to di uva da tavola allevato a tendone o a 
pergola deve essere molto robusta. Da 
decenni si usano i pali di cemento arma- 
to, meglio se precompressi, alternati o 
non con pali in legno di castagno; il tut- 
to è assicurato con una fitta rete di fili di 
acciaio zincato e con robuste corde d'ac- 
ciaio le quali, fissate lungo il perimetro 




l-Con vigneti allevati a pergola o a tendone, ultimate i tagli eli potatura prima di 
eventuali nevicate che potrebbero danneggiare le strutture di sostegno. 2-Nei gio- 
vani vigneti allevati a spalliera, in particolare per il tipo a Guyot, con le potature 
cercate di lasciare i tralci alla giusta lunghezza (80-100 cm) ed in numero corretto 
(uno o due per pianta) 



dell'appezzamento, ne formano lo sche- 
letro portante. Ai quattro angoli, ci si av- 
vale poi del sostegno di altrettante robu- 
stissime colonne metalliche o di pali di 
cemento armato ben ancorati. 

Più semplice sarebbe la soluzione 
con forme d'allevamento a pergoletta 
doppia, la quale può esser impostata an- 
che con filari indipendenti, seppur forte- 
mente ancorati, e con le forme a spallie- 
ra, Guyot e cordone speronato (da sce- 
gliere solo per le varietà con buona fer- 
tilità basale), per le quali valgono le in- 
dicazioni tecniche descritte per la viti- 
coltura da vino. 

Con queste ultime non si raggiungo- 
no di certo le forti produzioni del tendo- 
ne o delle pergole tradizionali, ma la 
qualità dell'uva e soprattutto la maggio- 
re semplicità di gestione le fanno prefe- 
rire in tutti i piccoli vigneti familiari. 

Innesto in campo. Negli ambienti 
mediterranei, in Puglia in particolare, è 
ancora diffuso / 'innesto a spacco da ef- 
fettuarsi in campo nel periodo compreso 
tra la fine di gennaio e la metà di marzo, 
cioè nel momento in cui le radici comin- 
ciano ad assorbire ed inizia il periodo 
del «pianto» sulle ferite di potatura. 

Considerati i mutamenti anche per il 
mercato delle uve da tavola, esso può es- 
sere utilizzato anche su piante già in 
produzione, tramite il reinnesto finaliz- 
zato al cambio della varietà. 

Riguardo alle modalità si veda la 
«Guida illustrata alla propagazione del- 
le piante da frutto e della vite», supple- 
mento al n. 2/2007, a pag. 24 [1], 

Le marze della varietà prescelta vanno 
raccolte per tempo e, se necessario, con- 
servate con le stesse modalità indicate 
per le talee di uva Isabella o uva fragola. 

Copertura del vigneto per antici- 
pare germogliamento e maturazione. 

Per la viticoltura da tavola è possibile 
anticipare la raccolta anche di un mese 
se a fine gennaio-inizio febbraio vengo- 
no coperte interamente le piante con la 
stesura di un telo bianco in pvc, su 
un'apposita struttura portante. 

Si tratta di una pratica diffusa in Sici- 
lia, in particolare nel comprensorio di 
Vittoria dove la possibilità di porre sul 
mercato grappoli di Matilde, di Black 
magic e, soprattutto, di Victoria già ad 
inizio di giugno, consente remunerazio- 
ni anche molto interessanti. 

Nella parte meridionale della Sicilia, 
grazie alla copertura e ai terreni molto 
sabbiosi, il germogliamento inizia già ai 
primi di febbraio e le viti di varietà pre- 
coci saranno in fioritura già nella secon- 



68 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 




J 




Da febbraio è possibile effettuare l'in- 
nesto a spacco delle giovani piantine 
portinnesto, oppure il reinnesto delle vi- 
li già in produzione 

da metà di marzo. 

Naturalmente, i risultati saranno più 
tardivi nei terreni argillosi e a mano a 
mano che ci si sposta più a nord o in al- 
ta collina. 

Concimazioni. Le concimazioni si 
basano sui principi riportati ne «i Lavo- 
ri» di novembre-dicembre 2009, a pag. 
55. Riguardo alle dosi, ponete la massi- 
ma attenzione alla quota azotata. 

Per quanto riguarda l'epoca di distri- 
buzione, vi ricordiamo che le concima- 
zioni quelle azotate in particolare, de- 
vono essere anticipate alla fine di feb- 
braio-inizio marzo alla dose media di 
1,8-2 quintali per ettaro di nitrato am- 
monico-26, salvo nel caso di condizio- 
ni climatiche che non prevedano piogge 
abbastanza imminenti. Con le lavorazio- 
ni o con le piogge di fine inverno saran- 
no rapidamente interrate e saranno a di- 
sposizione delle piante sin dalla fase di 
germogliamento. Se necessario, una se- 
conda dose di concimi azotati potrà es- 
sere distribuita a metà primavera, ma di 
questo parleremo ne «i Lavori» di mag- 
gio-giugno. 

Per gli altri elementi (potassio, fosfo- 
ro, magnesio, ferro), per i quali non esi- 
ste il rischio di perdite per volatilizza- 
zione, e per gli ammendanti organici, 
vale quanto riportato ne «i Lavori» di 
novembre-dicembre 2009, a pag. 55. 

Interventi fitosanitari 

Nei mesi di gennaio e febbraio le 
piante sono in riposo vegetativo e quin- 
di non vanno eseguiti i trattamenti anti- 
parassitari. Con la potatura secca o in- 
vernale eliminate le piante colpite da vi- 
rosi, mal dell'esca, marciumi radicali e 
cocciniglie. 

Abbiamo detto più volte che durante 
il riposo vegetativo non è possibile indi- 



viduare le piante o le parti di esse con 
sintomi di malattie o attacchi di insetti 
dannosi. L'operazione andava eseguita 
durante i mesi di luglio e agosto, quan- 
do sono visibili sulla vegetazione i sin- 
tomi delle diverse malattie. 

Per il mal dell'esca (vedi foto B a pag. 
61 de «i Lavori» di settembre-ottobre 
2009) occorre eliminare e bruciare le 
piante contrassegnate in precedenza e ir- 
recuperabili per la diffusione della malat- 
tia nella maggior parte della pianta. Nei 
casi di parziale infezione, occorre elimi- 
nare soltanto il lato della pianta infettato. 

E possibile fare un tentativo di rico- 
struzione della pianta lasciando sulla 
pianta i tralci sani o facendo sviluppare 
alla ripresa vegetativa un nuovo germo- 
glio dalla parte basale, che andrà a for- 
mare il nuovo fusto dopo l'eliminazione 
di quello infettato. 

In alcuni vigneti, anche durante il ri- 
poso vegetativo si possono riscontrare 
attacchi di cocciniglie (vedi foto A), dif- 
ficilmente eliminabili con i trattamenti 
antiparassitari che si eseguono di solito 
durante i mesi estivi. Anche se si tratta 
di un'operazione costosa, è opportuno 
rimuovere la corteccia dal tronco per eli- 
minare la possibilità che l'insetto vi si 
possa rifugiare e per migliorare l'effica- 
cia dei mezzi di lotta. 

Nei terreni predisposti al ristagno di 
umidità per evitare marciumi radicali oc- 
corre attuare tutte le pratiche di sistema- 
zione del terreno per regolare il normale 
deflusso delle acque ed evitare ristagni. 



L'UVA FRAGOLA 

Lavori 

Per quanto riguarda la potatura sec- 
ca vale quanto indicato per l'uva da vino 
e da tavola. Tenete presente, però, che le 





^■vm ■ im 


IZM 





A-//7 caso di attacco di cocciniglie ri- 
muovete la corteccia dal tronco, sotto la 
quale si rifugiano questi insetti dannosi 



piante di uva fragola bianca e nera pre- 
sentano normalmente un vigore elevato 
e, pertanto, esse richiedono l'adozione 
di forme di allevamento a sviluppo oriz- 
zontale, tipo pergola semplice o doppia, 
tendone, Guyot bilaterali, ecc. 

Se avete previsto la moltiplicazio- 
ne di alcune piante, in febbraio, possi- 
bilmente in fase di luna calante, potete 
tagliale i tralci da cui ricavare eventua- 
li talee per la produzione di barbatel- 
le radicate (per le varietà di uva fragola 
bianca e nera non è infatti indispensabi- 
le l'innesto; esse si possono moltiplica- 
re per semplice talea). 

Per ottenere le barbatelle si devono 
scegliere tralci ben lignificati i quali, ri- 
puliti dalle femminelle e dai viticci, si 
tagliano alla lunghezza di un metro cir- 
ca, si legano in fasci e si conservano, fi- 
no al periodo della preparazione delle 
talee (nel mese di marzo), all'aperto sot- 
to 40-50 cm di sabbia fresca, oppure in 
cella frigorifera a 3-5 °C e con umidità 
compresa tra l'80 e il 90%. 

Mancando una cella frigorifera in 
grado di garantire detta umidità, convie- 
ne immergere totalmente i tralci appena 
raccolti in acqua per 2-3 giorni; dopo di 
che si avvolgono con teli di pvc o si pon- 
gono in sacchi di plastica sempre a tenu- 
ta perfetta e s'immettono in cella frigo- 
rifera, alla solita temperatura di 3-5 °C. 

Ricordiamo tuttavia che potete uti- 
lizzare anche barbatelle di Isabella ne- 
ra e bianca innestate, sempre più diffu- 
se in commercio, disponibili presso i vi- 
vaisti. 

Interventi fitosanitari 

Per l'uva fragola non sono necessari 
trattamenti antiparassitari. 

A cura di: Filippo datinone (Lavori: Il 
vigneto per la produzione di uva da vi- 
no); Enzo Corazzino (Lavori: Il vigne- 
to per la produzione di uva da tavola - 
L'uva fragola); Paolo Solmi (Interven- 
ti fitosanitari: Uva da vino); Mario Co- 
lapietra (Interventi fitosanitari: Uva da 
tavola). 

[ 1 ] La «Guida illustrata alla propagazio- 
ne delle piante da frutto e della vite» è 
esaurita; tuttavia i medesimi argomenti 
sono stati ripresi e ampliati sulla nostra 
nuova pubblicazione «Piante da frut- 
to e vite: la propagazione», della colla- 
na «Guide pratiche» di Vita in Campa- 
gna, che si può acquistare contattando il 
nostro Servizio Abbonamenti (Tel. 045 
8009480 - Fax 045 8012980 - E-mail: 
edizioni@informatoreagrario.it). 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/21)10 



69 



Nei mesi di gennaio e febbraio ci 
si deve occupare deH'illimpidimen- 
to del vino, della stabilizzazione tar- 
tarica e del taglio per i vini da im- 
bottigliare nel periodo primaverile. 
/\ Raccomandiamo la massima 
t— ^ attenzione a non esagerare con i 
travasi per illimpidire il vino; general- 
mente dopo il primo travaso dalle fecce 
di fermentazione sono necessari al mas- 
simo tre travasi. Travasando in continua- 
zione nei mesi invernali il vino si satura 
di ossigeno che assorbe dall'aria; alle 
basse temperature (inferiori a 10-12 °C) 
l'ossigeno è poco reattivo con le sostan- 
ze del vino, ma nel periodo primaverile 
(con temperature oltre i 20 °C) il prodot- 
to si ossiderà o diventerà aceto. 

Per capire meglio il problema tenete 
presente che mediamente in un travaso 
al chiuso il vino può assorbire da 1 a 3 
millilitri per litro di ossigeno e in un tra- 
vaso all'aria da 5 a 9 millilitri per litro, 
che ossidano nel primo caso da 4 a 13 
milligrammi per litro di anidride solfo- 
rosa libera e nel secondo caso da 20 a 40 
milligrammi per litro di anidride solfo- 
rosa libera. Quantità elevate di ossigeno 
disciolto nel vino sono la causa di ossi- 
dazioni e alterazioni. 

Per questo motivo raccomandiamo 
di eseguire alla fine del mese di febbraio 
o dopo 15-20 giorni dall'ultimo trava- 





so un controllo dei valori di ani- 
dride solforosa, del pH e dell'aci- 
dità totale. 

Per i vini dell'annata 2010 con- 
sigliamo di mantenere il valore di 

anidride solforosa libera a 20-30 mil- 
ligrammi per litro (4-6 grammi per etto- 
litro di metabisolfito di potassio) per i 
vini bianchi, e a 20-25 milligrammi per 
litro (4-5 grammi per ettolitro di metabi- 
solfito di potassio) per i vini rossi. 

La stabilizzazione tartarica è una 
operazione da eseguire in questi mesi in 
modo da favorire la precipitazione dei 
tartrati che sono la causa dei depositi di 
cristalli biancastri sul fondo delle botti- 
glie. Considerato che le piccole canti- 
ne familiari difficilmente sono dotate di 
un impianto di refrigerazione, consiglia- 



In mancanza di un impianto 
di refrigerazione, per favori- 
re la precipitazione dei tar- 
trati, le piccole aziende pos- 
sono sfruttare il freddo inver- 
nale aprendo le finestre della 
cantina o trasferendo i con- 
tenitori di vino all'esterno. 
Nella foto a destra: tartrati di 
potassio dì colore giallo do- 
rato (vino bianco) e di colore 
violaceo (vino rosso) 




Progetto di piccola cantina per una produzione inferiore a 10 ettolitri di vino 

(per ulteriori informazioni si veda l'articolo pubblicato su Vita in Campagna n. 1/2005, a pag. 65, 

scaricabile anche dal nostro sito Internet: www.vitaincampagna.it/rdvic/0501065.asp) 

a cura di Giuseppe Carcereri de Prati 



Pianta di una piccola cantina per la produzione 
di 10 ettolitri di vino, dotata di serbatoi per la vi- 
nificazione e lo stoccaggio del vino (calcolati con 
un aumento di volume pari al 30-40% per effet- 
tuare agevolmente le operazioni di cantina), aree 
predisposte per la vinificazione, l 'imbottigliamen- 
to, lo stoccaggio delle bottiglie. 

Legenda. I-Ingresso. 2-Area riservata alla pigia- 
tura e alla vinificazione. 3-Serbatoi o vasche da 4 
e 5 ettolitri. 4-Semprepieni da 3 ettolitri. 5-Depo- 
sito damigiane (da 54-35-25-10-5 litri). 6-Depo- 
sito attrezzature (pompa, tubi, filtro, ecc.). I-De- 
posito bottiglie. 



* 



Area riservata alla pigiatura dell'uva 
e alla vinificazione 



6 Deposito attrezzature 
pompa, tubi, filtro, ecc. 




Operazioni da effettuare nei mesi di gennaio e febbraio 




travaso 





filtrazione 



70 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



V 



^ja/di/ia 



j 



mo di aprire le finestre della cantina o di 
trasferire all'esterno i contenitori di vi- 
no da stabilizzare in modo da sfrattare il 
freddo invernale. 



PULIZIA E ILLIMPIDIMENTO 
DEL VINO 

Le tecniche per la pulizia e l'illimpi- 
dimento dei vini sono due: la chiarifica 
e la filtrazione. 

La chiarifica è un trattamento che 
prevede l'utilizzo di prodotti enologici i 
quali, aggiunti al vino, precipitando as- 
sorbono e trascinano le sostanze intorbi- 
danti ed eliminano anche quelle che po- 
trebbero in seguito determinare ulteriori 
velature o causare ossidazioni. 

^filtrazione è una tecnica di illimpi- 
dimento che consiste nel far passare il 
vino attraverso una superficie filtrante 
sulla quale si depositano le impurità in 
sospensione. La filtrazione elimina le 
sostanze in sospensione che determina- 
no l'intorbidamento senza eliminarne la 
causa (casse, instabilità proteica, ecc.). 

Nel caso di piccole produzioni è suffi- 
ciente il trattamento di chiarifica che, se 
effettuato correttamente, consente di ave- 
re un prodotto limpido e stabile in poche 
settimane. Alle aziende che vendono il 
vino o lo imbottigliano consigliamo inve- 
ce di eseguire, dopo la chiarifica, una fil- 
trazione per eliminare velocemente tutte 
le particelle in sospensione che potrebbe- 
ro causare depositi in bottiglia. 

Chiarifica. In commercio esistono 
chiarificanti di natura organica (di origi- 
ne animale o vegetale) e chiarificanti di 
natura inorganica, di origine minerale o 
chimica. 

I chiarificanti di origine organica so- 
no in grado di combinarsi con i tannini 
diminuendo l'astringenza nei vini rossi 
ed eliminano o prevengono le ossidazio- 
ni dei vini bianchi; i chiarificanti di ori- 
gine minerale assorbono le proteine pre- 
senti naturalmente, facilitando l'illimpi- 
dimento. Nei vini ottenuti da uve guaste 
queste sostanze assorbono le proteine 
formatesi dalle muffe dell'uva (botrite) 
che sono causa della «casse ossidasica»; 
questa alterazione determina rapidi cam- 
biamenti del colore del vino che passa 
dal giallo o rosso al colore simile al bro- 
do di castagna, cambiando anche sapore 
e odore (odore di castagne bollite). 

Per la chiarifica dei vini bianchi e 
rosati dell'annata 2010 consigliamo di 
impiegare il caseinato di potassio, alla 
dose di 10 grammi per ettolitro, o il po- 
livinilpolipirrolidone (PVPP) alla dose 




/ chiarificanti devono essere sciolti len- 
tamente in acqua, senza fare grumi, 24 
ore prima dell 'utilizzo per la bentonite e 
3-4 ore prima per gli altri prodotti 

di 5-7 grammi per ettolitro. Per quanto 
riguarda la bentonite invece, consiglia- 
mo di impiegarne una quantità inferiore 
allo scorso anno con un dosaggio medio 
di 20-30 grammi per ettolitro. 

Per i vini rossi la quantità di chiarifi- 
cante varia, in funzione dell' astringenza 
(tannini), dai 5 ai 20 grammi per ettolitro 
di gelatina, o 2-10 grammi per ettolitro di 
albumina d'uovo, e la quantità di bentoni- 
te varia dai 10 ai 20 grammi per ettolitro. 

Nel caso di vini che cambiano colore 
alla prova all'aria occorre raddoppiare la 
dose di chiarificante. È inoltre necessa- 
rio acidificare i vini che hanno un valo- 
re di acidità totale inferiore a 5 grammi 
per litro. 

Per approfondire l'argomento si ve- 
da la «Guida illustrata alla gestione del- 
la piccola cantina», supplemento al n. 
6/2003 [1]. 

Filtrazione. Le cantine di piccole di- 
mensioni possono impiegare con suc- 
cesso diverse tecniche di filtrazione. In 



commercio si trovano infatti attrezzatu- 
re di piccole dimensioni che utilizzano 
gli strati filtranti o la farina fossile. 

Filtrazione con strati filtranti. Ri- 
chiede un filtro a piastre per supportare 
gli strati filtranti. Per la facilità d'uso è il 
sistema di filtrazione più utilizzato dal- 
l'hobbista (per produzioni inferiori ai 10 
ettolitri di vino) e viene anche usato nel- 
le piccole e medie aziende come sistema 
brillantante; è infatti possibile ottenere un 
vino limpido in breve tempo scegliendo 
la porosità di filtrazione idonea. 

Gli strati filtranti sono costituiti da 
una miscela di cellulosa trattata in ma- 
niera diversa in modo da avere differen- 
ti porosità, il che consente di avere di- 
verse tipologie di strati: «sgrossanti» e 
«chiarificanti» per filtrare vini da molto 
velati a velati, «brillantanti» per filtrare 
vini limpidi e «sterilizzanti» per filtrare 
vini brillanti per l'imbottigliamento. 

In commercio esistono molti tipi di 
strati filtranti che hanno le medesime ca- 
ratteristiche ma sigle diverse perché pro- 
venienti da case di produzione differenti: 
nella scelta fatevi aiutare dal vostro forni- 
tore di materiali e prodotti per l'enologia. 

La filtrazione con gli strati filtranti ha 
un costo per litro maggiore di quello 
della filtrazione con farina fossile, ma ha 
il vantaggio della facilità d'impiego, 
permette di filtrare tutto il vino e le at- 
trezzature sono di facile reperibilità. 

La filtrazione con farina fossile. La 
farina fossile è costituita da residui mine- 
rali di alghe microscopiche che si estrag- 
gono da giacimenti costituiti dall'accu- 
mulo di questi scheletri silicei di origine 
antichissima. Si presenta sotto forma di 
una polvere molto leggera di colore bian- 
co e rosa, con una vasta gamma di per- 




l-Filtro a piastre per piccole cantine con supporti da cm 20x20. 2-GH strati filtran- 
ti possono avere le dimensioni di cm 40x40 o 20x20. Se si utilizzano gli strati fil- 
tranti da cm 40x40 su un filtro con le piastre da cm 20x20, tali strati devono esse- 
re tagliati in quattro con un taglierino affilato 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



71 



V 



anima 



j 




l-Filtro ad alluvionaggio continuo per la filtrazione con farina fossile. 2-Filtro a 
farina fossile a sacco per piccole aziende. All'interno della campana, come suppor- 
to al prepannello e alla farina fossile viene posto un sacco filtrante in tessuto po- 
liestere. li-Filtro a sacco «olandese»: a sinistra la rete di contenimento, a destra il 
sacco pieghettato. ^-Riempimento del filtro «olandese» 



meabilità (granulometria di diverse di- 
mensioni) che permettono di ottenere fil- 
trazioni più o meno strette. 

La farina fossile viene impiegata con 
filtri in acciaio inossidabile chiamati 
«filtri ad alluvionaggio continuo» che 
hanno al proprio interno delle reti di sup- 
porto per la farina, in acciaio o a sacco. 

La filtrazione con filtri ad alluvionag- 



gio continuo è un sistema adatto alle 
piccole e medie aziende. Rispetto alla 
filtrazione con strati filtranti ha i vantag- 
gi di avere un minor costo per litro, per 
il basso costo d'acquisto della materia 
prima (la farina) e il basso dosaggio per 
litro (circa 30-100 grammi per ettolitro), 
e di una maggiore portata oraria di filtra- 
zione; tuttavia, sono necessari filtri di 



VINO: LA GIUSTA DOSE DI ACIDO MALICO 

Nel supplemento «i Lavori» di novembre-dicembre 2009, a pag. 60 (terza colon- 
na in basso), parlando di correzione dell'acidità del vino, per errore abbiamo 
indicato le dosi di acido malico e di acido malico abbinato con acido tartarico 
riferendole ad un litro di vino. Tali dosi sono da intendersi per ettolitro e non per 
litro, come erroneamente pubblicato. 

La quantità consigliata di acido medico è pertanto di 50-100 grammi per ettoli- 
tro per i vini bianchi conservati in vasca (possibilmente abbinando l'acido ma- 
lico con l'acido tartarico: 50% acido tartarico e 50% acido malico), e di 20-50 
grammi per ettolitro prima dell'imbottigliamento di vini bianchi, rosati e rossi 
di pronta beva (vini da consumarsi entro l'estate, come i novelli, il Lambrusco, 
ecc.). (Redazione) 



acciaio inox più costosi, i quali richiedo- 
no una buona manualità di utilizzo, che 
si acquisisce con l'esperienza; questo si- 
stema è consigliato alle aziende che de- 
vono filtrare i vini spesso e durante tutta 
l'annata. In conclusione per una piccola 
cantina con una produzione inferiore a 
10 ettolitri è più vantaggioso economi- 
camente il sistema di filtrazione con 
strati filtranti o con filtri a tela. 

La farina fossile si può impiegare an- 
che con filtri in tela di forma conica o a 
manica del tipo «filtro olandese», un 
vecchio sistema che viene ancora utiliz- 
zato dall'hobbista per filtrare le fecce, i 
vini molto torbidi o in fermentazione. 
L'inconveniente di questo metodo è 
quello di ossigenare troppo il vino cau- 
sando la perdita dei profumi fruttati e 
della fragranza. 

Consigliamo, prima di utilizzare il 
filtro a sacco, di lavarlo lasciandolo a 
bagno per circa un'ora in acqua calda 
(circa 30-40 °C), contenente 20-30 
grammi per litro di acido citrico e 2-4 
grammi per litro di metabisolfito di po- 
tassio, e di sciacquarlo con molta acqua, 
in modo da togliere eventuali odori di 
stantio e di muffa. Si raccomanda di non 
lavarlo con detersivi profumati. 

La farina fossile va applicata sulla 
superficie interna del sacco ancora umi- 
do, in modo da formare uno spessore di 
2-3 millimetri; si aggiunge poi altra fari- 
na fossile al vino, prima di versarlo nel 
sacco, alla dose di 100-500 grammi per 
ettolitro in funzione della velatura. 

La filtrazione è lenta poiché avvie- 
ne per gravità: vi consigliamo quindi di 
riempire il filtro una sola volta per evi- 
tare l'inacidimento del vino a causa del 
prolungato contatto del vino con l'aria, 
di lavare bene il filtro al termine di ogni 
ciclo di filtrazione, di eseguirla in loca- 
li chiusi coprendo il filtro con del nai- 
lon per proteggerlo dalla polvere e dai 
moscerini. 

A cura di: Giuseppe Career eri de Prati. 

[1] La «Guida illustrata alla gestione del- 
la piccola cantina» è esaurita; tuttavia i 
medesimi argomenti sono stati ripresi e 
ampliati sulla nostra nuova pubblicazio- 
ne «Consigli pratici e attrezzature per 
farsi il vino», della collana «Guide prati- 
che» di Vita in Campagna, che si può ac- 
quistare contattando il nostro Servizio 
Abbonamenti (Tel. 045 8009480 - Fax 
045 8012980 - E-mail: edizioni @infor- 
matoreagrario.it). 

Si ringrazia per la collaborazione la ditta 
«Enologia la Dama» di Caldiero- Verona. 



72 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



La stagione invernale è nel suo 
pieno sviluppo, con freddo, neve e 
maltempo che ancora imperversa- 
no. Nonostante le condizioni me- 
teorologiche e ambientali tipiche 
del periodo, i boscaioli sanno che il 
taglio del bosco e le principali attività 
di cura e gestione forestale devono av- 
venire in questi mesi. Molti sono i fatto- 
ri che determinano questa scelta obbli- 
gata, in particolare i seguenti: 

- le piante sono in riposo vegetativo; 

- le attività agricole nelle campagne so- 
no ridotte; 

- il taglio nel periodo invernale permet- 
te di mantenere la vitalità delle ceppaie 
con una pronta ricrescita primaverile dei 
polloni dalla base; 

- le temperature rigide sono preferìbili 
per un lavoro pesante e faticoso come 
quello del boscaiolo. 

Al contrario di quanto avviene in bo- 
sco, i lavori da svolgere nell'arboreto, 
ma soprattutto nelle siepi campestri, so- 
no limitati a pochi interventi consistenti 
nell'abbattimento o nel contenimento 
della vegetazione che si è sviluppata nel 
corso dell'anno. 



BOSCO NATURALE 

Lavori 

La legna che state usando in questo 
periodo nel camino o nella stufa della 
vostra abitazione deriva dal taglio ese- 




guito lo scorso anno o, ancor meglio 
(con una stagionatura più lunga la legna 
ha un rendimento energetico migliore), 
da quello di due anni fa. 



Per dare continuità a questo ciclo 
e per rimpinguare le scorte, appresta- 
tevi quindi a tagliare il vostro bosco. 
Nelle zone di collina e montagna 
molto probabilmente vi è presenza 
di neve; questo fatto non rappresenta 
un problema, a patto che il manto nevo- 
so non superi i 20-30 cm, al di sopra dei 
quali iniziano a insorgere delle difficol- 
tà. Tenete presente che sui versanti so- 




Bosco. Se si ha possibilità di scelta, conviene cominciare a lavorare in terreni espo- 
sti al sole (a), dove la neve si scioglie più rapidamente rispetto al fondovalle o alle 
zone in ombra (b). Meglio ancora se il bosco è nelle vicinanze del nucleo abitato (e) 




Lavori di gennaio-febbraio nel bosco, 
nell'arboreto da legno e nella siepe campestre 

a cura di Niccolò Mapelli 



Bosco. Questa cima di frassino è rimasta 
impigliata su un acero. Poiché le piante 
sono poste lungo una strada, è necessa- 
rio provvedere alla rimozione della cima 
con uno dei metodi descritti nel testo al- 
la pagina successiva 



Arboreto da legno 



Siepe campestre 




m 

Utilizzazioni 





Diradamenti 



Sistemazione aree 





Cura superfici 



Controllo infestanti 




m 

Utilizzazioni 





Opere 

Controllo infestanti di miglioramento 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



73 



\. 



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Bosco. 1-Siamo in un bosco di quercia, robinia e carpino bianco: V utilizzatore ha tagliato gli esemplari di robinia serven- 
dosi di un «tiìfor» (ovvero una sorta di paranco per V abbattimento controllato), lasciando però in modo molto evidente 
sulla ceppala le fibre legnose strappate e sfibrate; il lavoro non può ritenersi concluso. 2-Ceppaia tagliata «a bocca di lu- 
po»: questo tipo di taglio non è corretto e può essere oggetto di sanzione amministrativa da parte del Corpo forestale del- 
lo Stato; l'acqua non deve mai ristagnare, quindi il taglio va fatto con leggera inclinazione «a fetta di salame». 3-Lafoto 
illustra bene le conseguenze di un taglio alto della ceppala: il pollone che da essa si sviluppa (vedi freccia), pur diventan- 
do grande, sarà sempre debole e mal radicato, con una strozzatura in corrispondenza del legno, ormai in via di sgretola- 
mento, della ceppala. 4-La neve evidenzia bene la finizione protettiva delle ceppale lasciate volutamente alte; in casi come 
questo, nei boschi di conifere il trattamento è utile e auspicabile 



leggiati ed esposti a sud la neve si scio- 
glie abbastanza in fretta; potete quindi 
concentrare le vostre attività in queste 
zone del bosco, possibilmente vicine al- 
la strada o ai fabbricati rurali, come si 
vede nella foto della pagina di apertura. 
Quando tagliate il bosco vicino ad 
abitazioni, a margine di prati o pascoli 
con presenza di animali, a confine con 
strade o sentieri, oppure ancora in luo- 
ghi frequentati dal pubblico, non dovete 
assolutamente lasciare monconi, cimali 
(sommità) o parti di rami appesi alle 
/\ chiome degli alberi. In caso di ven- 
^— ^ to o semplicemente per gravità po- 
trebbero cadere, con grave rischio e pe- 
ricolo per le persone o per il bestiame 
presenti. Per rimuoverli occorre fare at- 
tenzione e scegliere l'intervento più 
adatto: a) far oscillare e cadere la parte 
rimasta appesa mediante un'asta tele- 



scopica o una lunga palina di legno; b) 
tagliare alla base anche l'albero su cui è 
rimasto impigliato il cimale, a patto che 
non si crei un vuoto eccessivo nell'area 
utilizzata (con multa per mancato rila- 
scio di matricine); e) utilizzare una sca- 
la per legare il pezzo di legno incastrato 
e, una volta a terra e a debita distanza, 
provare a farlo cadere tendendo il cavo o 
la fune con le mani oppure con un verri- 
cello o un paranco. 

Per la corretta utilizzazione del bosco 
non si deve salvaguardare e rispettare la 
parte aerea e delle chiome delle piante 
candidate a rimanere in piedi, ma anche 
fare attenzione a come vengono lasciate 
le ceppaie dopo il taglio. Nella foto 1 di 
questa pagina è evidente la difformità di 
esecuzione e di riordino dell'area in cui 
si sono svolti gli interventi forestali di 
prelievo di massa legnosa. Osservando 



le ceppaie si nota come siano caratteriz- 
zate dalla presenza di lunghe fibre strap- 
pate, a causa dell'uso del verricello per 
tirare e guidare la caduta da un lato pre- 
stabilito, anche in contropendenza (ad 
esempio per la presenza di una strada 
trafficata sottostante). Non è assoluta- 
mente sbagliato legare le piante e indi- 
rizzare l'abbattimento verso monte, ma 
è necessario ripassare con la motosega 
tutte le ceppaie per abbassare e per uni- 
formare la superficie, evitando peraltro 
la diffusa ed errata modalità di taglio a 
«bocca di lupo». 

A. Non mettere in pratica queste sem- 
^— ^ plici regole comporta la ricrescita 
di polloni con una debole affrancatura 
alla ceppaia; tagliare male o velocemen- 
te il vostro bosco è il peggior investi- 
mento che potete fare. Al contrario, la 
presenza di polloni vigorosi e rigogliosi 



74 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/201» 



V 



meo 



j 





Arboreto da legno. I-Impianto artificia- 
le di latifoglie per rapido accrescimento 
(a prevalenza di pioppo) abbandonato e 
con età superiore al turno (anni del ta- 
glio). Se non si ha intenzione di effettuare il taglio delle piante per l'utilizzazione 
finale, occorre provvedere almeno al taglio della vegetazione tra le file. L'evoluzio- 
ne naturale porta al bosco, con i relativi vincoli. 2-Trincia forestale applicata al 
trattore per la cippatura del sottobosco e delle infestanti. Ripetere questa operazio- 
ne almeno una volta ogni due-tre anni evita che l'impianto si trasformi in bosco con 
le complicazioni che ne derivano per la sua eventuale eliminazione 



vi fornirà negli anni successivi (in fun- 
zione del turno, ovvero del lasso di tem- 
po tra un taglio e l'altro) abbondante 
quantità di legname di buona qualità. 

Ci sono casi in cui la regola della 
ceppaia bassa non è valida? Sì, per esem- 
pio nei boschi montani con funzione 
protettiva: tagliare a un'altezza di circa 
30-40 cm dal suolo a volte è un fatto 
d'obbligo per i boschi di abete, di pino o 
di larice in ambiente alpino. 

Notoriamente le conifere sono specie 
che non hanno capacità di sviluppare nuo- 
vi polloni successivamente al taglio, però 
il ceppo, prima di decomporsi e degradar- 
si, può ancora svolgere efficaci funzioni di 
trattenimento del suolo (con l'apparato ra- 
dicale), ma soprattutto di trattenimento del 
manto nevoso sui ripidi pendii. 

Un ultimo consiglio è quello di infor- 
marsi e attenersi alle regole particolari 
che vigono nelle zone protette (parchi e 
riserve). Accanto al tradizionale sistema 
delle aree protette nazionali, a partire dal 
1992 anche l'Unione europea si è impe- 
gnata nella conservazione della biodiver- 
sità, attraverso la costituzione della «Re- 
te Natura 2000». ovvero di aree di parti- 
colare pregio ambientale in cui l'obietti- 
vo è, all'occorrenza, il ripristino di speci- 
fiche condizioni faunistiche o naturalisti- 
che (flora e fauna rare, minacciate, vulne- 
rabili). Per queste particolari zone occor- 
re rapportarsi direttamente con l'ente ge- 
store per il rispetto di particolari normati- 
ve e accorgimenti anche di carattere pra- 
tico. Normalmente gli uffici comunali 



sanno se una porzione di territorio rientra 
in queste specifiche norme di protezione 
e sono in grado di indirizzare all'ente pre- 
posto. 



ARBORETO DA LEGNO 

Lavori 

In questo spazio dei lavori dedicati 
all'arboricoltura da legno illustriamo 
quasi sempre interventi legati alle diver- 
se fasi di crescita e sviluppo dell' im- 



| pianto, a partire dalla messa a dimora 
| per arrivare all'utilizzazione finale, pas- 
§ sando attraverso potature, diradamenti e 
1 cure colturali ordinarie. 
■ L'arboricoltura da legno, al pari degli 
~ impianti artificiali a rapido accrescimen- 
f to, non rientra nella definizione di «bo- 
1 sco» e nella relativa legislazione, ma 
rappresenta una «coltivazione reversibi- 
le», al cui termine seguirà un nuovo uti- 
lizzo agricolo del terreno con una super- 
ficie a prato o a seminativo. Questo con- 
cetto è fondamentale e ci preme ricordar- 
velo in quanto l'inverno e i mesi di gen- 
naio e febbraio potrebbero essere i più 
adatti per eseguire interventi straordinari 
di pulizia e decespugliamento all'interno 
di eventuali arboreti abbandonati. 

Molti lettori hanno avviato anni ad- 
dietro piccoli appezzamenti di arbo- 
ricoltura di pregio e, non avendo ottenu- 
to positivi risultati nel breve-medio pe- 
riodo, hanno trascurato le abituali cure e 
manutenzioni. 

/\ Se l'abbandono, comunque danno- 
'— ^ so, si protrae da più di cinque anni i 
problemi aumentano, in quanto alla mag- 
gior onerosità operativa si assommano 
anche risvolti di natura amministrativa, in 
quanto l'arboreto si trasforma in bosco, 
la cui gestione è sottoposta a determinati 
vincoli. Nella maggior parte delle Regio- 
ni italiane le normative vigenti definisco- 
no bosco «... i terreni coperti da vegeta- 
zione forestale arborea associata o meno 
a quella arbustiva di origine naturale o ar- 
tificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo... 
Le suddette formazioni vegetali e i terre- 
ni su cui essi sorgono devono avere esten- 
sione non inferiore ai 2.000 metri quadra- 
ti, larghezza media non inferiore a 20 me- 




Siepe campestre. I-Anche se è molto comodo perché si ha tempo a disposizione, è 
meglio evitare di regolare la chioma delle siepi nei mesi di gennaio e febbraio. Bac- 
che, ramaglie e fogliame sono un rifugio e un elemento di sostentamento per molte 
specie faunistiche; oltretutto l'uso di alcuni attrezzi porta allo sfioramento dei rami, 
con innesco di marciumi e funghi che riducono la vita utile delle piante. 2-Incisioni a 
scopo naturalistico e faunistico su un platano. Questi «catini» raccolgono acqua pio- 
vana- e sono microambienti di vita per le larve di insetti delle cavità marcescenti 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



75 



V 



meo 



J 




AAultiCaval letto taglialegna per motoseghe 

Taglio veloce e sicuro di pezzi lunghi sino a 1 m. 
La motosega taglia in successione i diversi tronchi 

• Telaio solido e stabile in tubolari di acciaio da 26 mm. 
•Sulla base in faggio sono riportati riscontri a 25, 50, 

75 e 100 cm per tagliare pezzi con base 25 cm e riscontri 
a 33, 66 e 99 cm per tagliare pezzi a base 33 cm. 

• Barra metallica dentata per bloccare la catasta 
ed evitare che i legni si muovano durante il taglio. 

• Ripiegabile per non occupare spazio e per un facile trasporto 

• Peso 10,5 kg. 



Con soli 20 tagli 1 metro cubo di legna 



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Legnaia per accatastare i tronchetti 
nel garage in giardino o contro un muro 

Per tronchetti larghi da 25 a 50 cm. 

Altezza della catasta max. 1,0 m in altezza per lunghezza 

estensibile sino a 2,34 m pari a 1,17 m 1 di legna 

4 lunghe barre in materiale plastico evitano che la legna 

sia a contatto col terreno assicurando la ventilazione 

• telaio con speciale trattamento, resistente alle intemperie 

• Dimensioni: 20 x 100 x 172 estensibile sino a max. 234 cm. 

• Peso 7,5 kg. 








Wolfcraft 

Via San Francesco 

22066 Mariano Comense (CO) 

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tri e copertura non inferiore al 20 per cen- 
to, con misurazione effettuata dalla base 
esterna dei fusti». Può essere quindi van- 
taggioso programmare un intervento di 
recupero per eliminare la vegetazione, 
utilizzando decespugliatori muniti di la- 
ma o catena o un trattore dotato di trincia 
forestale-cippatrice. 



SIEPE CAMPESTRE 

Lavori 

Più volte abbiamo sottolineato come 
oggi in ambiente agrario le siepi abbia- 
no molteplici funzioni rispetto al passa- 
to, al punto che non sempre si può defi- 
nire a priori quale sia la prevalente o la 
più importante. Le siepi infatti: 

- forniscono materiale da opera e nume- 
rosi frutti; 

- rappresentano un elemento di rottura 
dell' uniformità del paesaggio agrario di 
pianura; 

- assolvono funzioni antierosive e di 
consolidamento nelle zone declivi, gra- 
zie al loro apparato radicale piuttosto 
esteso che imbriglia il terreno e ne stabi- 
lizza la struttura; 

- rappresentano un serbatoio di insetti 
utili in grado di contenere, o almeno li- 
mitare, eventuali infestazioni di insetti 
dannosi, nonché una fonte d'attrazione 
per gli insetti impollinatori (pronubi); 

- rivestono il ruolo di barriere frangi- 
vento, essendo capaci di ridurne la velo- 
cità anche del 60% su una distanza fino 
a oltre cinque volte la loro altezza. 

E prassi comune e assodata dividere le 
moderne funzioni della siepe in quattro 
grandi categorie: 1 ) funzione ecologica, 2) 
funzione produttiva, 3) funzione protetti- 
va, 4) funzione paesaggistica. Quale fun- 
zione assolve la vostra siepe? Per quale 
scopo l'avete messa a dimora? Per ottene- 
re fioriture utili alle vostre api, oppure per 
ridurre il disturbo e lo smog di una strada, 
oppure ancora per ricavare della legna da 
ardere in quanto siete in pianura e non ave- 
te boschi in affitto o in proprietà? 

Gennaio e febbraio sono mesi in cui 
dovete valorizzare la funzione produtti- 
va, cioè dovete tagliare la siepe o il fila- 
re per ottenere la legna da ardere, con gli 
stessi criteri descritti sopra per il taglio 
del bosco, lasciando, se possibile, alcu- 
ne piante mature con funzione naturali- 
stica. Se invece non avete necessità di ri- 
cavare legname, lasciate trascorrere il 
bimestre, dedicandovi ad altri lavori 
agricoli più impellenti. 

A cura di: Niccolò Mapelli. 



76 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



POLLAIO 





ANATRE 

Lavori 



È questo il momento ideale per realiz- 
zare una buona lettiera permanente che sa- 
rà calpestata per un intero anno dalle ana- 
tre. Dopo aver pulito accuratamente il pa- 
vimento, distribuite uno strato di 10-15 
cm di truciolo di legno. Questa operazio- 
ne deve essere conclusa un paio di giorni 
prima dell'arrivo degli animali in modo 
che la lettiera abbia il tempo di assestarsi. 

Acquistate in questo periodo gli ani- 
mali del nuovo ciclo di ingrasso. Dopo 
aver approntato la lettiera, prima del loro 
arrivo attrezzate il locale con mangiatoie, 
abbeveratoi e rastrelliera. Se acquistate 
anatroccoli di 2-3 giorni riscaldate il rico- 
vero 12 ore prima del loro arrivo; se inve- 
ce acquistate anatre di qualche settimana 
il riscaldamento non è necessario. 

Anatre. Per rinnovare la lettiera 

permanete, dopo aver pulito 

accuratamente il ricovero, distribuite 

sul pavimento uno strato 

di 10-15 cm di truciolo di legno 



(^Umwnmti 



Orari di accensione 

e spegnimento della luce 

negli ambienti destinati a 

pollaio, conigliera e colombaia 



Periodo 



Dal Tal 20/1 



Dal 21/1 al 10/2 



Dall'll al 28/2 



Accendere 
alle ore 



Spegnere 
alle ore 



2,30 



3,30 



7,30 




Distribuzione del lavoro nei piccoli allevamenti 
in una giornata-tipo della metà di gennaio 

Venerdì 15 gennaio il sole sorge alle ore 7.35 e tramonta alle ore 17.04 

ore 12 




17.04 



In queste note vi indichiamo le ore del giorno in cui eseguire i principali lavo- 
ri per gli avicoli all'ingrasso, le galline ovaiole e i conigli, alfine di operare 
nei momenti migliori e di utilizzare al meglio le ore dì luce disponibili. 

Avicoli all'ingrasso. Ore 8-8.30: controllare la temperatura e distribuire l'ali- 
mentazione. Ore 15-15.30: controllare abbeveratoi e mangiatoie. 
Galline ovaiole. Ore 8-8.30: raccogliere le uova. Ore 12-12.30: raccogliere le 
uova e distribuire l'alimentazione. Ore 15-15.30: controllare abbeveratoi e 
mangiatoie. 

Conigli. Ore 8-8.30: distribuire ['alimentazione. Ore 15-15.30: controllare ab- 
beveratoi e mangiatoie. 



L'alimentazione. Durante le pri- 
me settimane di allevamento le ana- 
tre devono essere alimentate a volon- 
tà con una razione proteica realizza- 
ta in questo modo: mais aziendale 
spezzato 50%, soia integrale spezzata 
25%, pisello proteico spezzato 10%, glu- 
tine di mais pellettato e sbriciolato 10%, 
riso grana verde spezzato 5% (le materie 
prime che compongono questa miscela si 
possono trovare nei migliori negozi di 
prodotti per la zootecnia oppure presso 
mangimifici). Già dalla seconda settima- 
na di vita delle anatre non fate mancare 
erba fresca o secca nella rastrelliera. 

Interventi sanitari 

In questo bimestre non sono previsti 
interventi sanitari. Una buona regola per 
prevenire le malattie è quella di garanti- 
re la giusta concentrazione di animali 
nel ricovero: nel caso delle anatre all'in- 
grasso si raccomanda di non superare gli 
8-10 capi per metro quadrato. 



FARAONE 




Lavori 



In febbraio è possibile acquistare un 
gruppo di faraone da destinare all'ingras- 
so. Il ricovero va riscaldato 12 ore prima 
dell'arrivo degli animali (a livello del pa- 
vimento si devono raggiungere i 32 °C). 
Per concentrare il calore in un ambito ri- 
stretto, risparmiando così sulle spese di 
riscaldamento, predisponete un cerchio 
in faesite dotato di mangiatorie e abbeve- 
ratoi in cui rinchiudere i faraoncini. 

L'alimentazione. Nelle prime setti- 
mane di vita dei faraoncini somministra- 
te una miscela con un tenore proteico non 
inferiore al 23%. Già dalla terza settima- 
na di vita è consigliabile somministrare 
anche erbe e verdure nella rastrelliera. 

Interventi sanitari 

Una buona regola per prevenire le 
malattie è quella di garantire la giusta 
concentrazione di animali nel ricovero: 
nel caso delle faraone si raccomanda di 
non superare i 10 capi per metro quadra- 
to e di assicurarsi che in ogni ciclo di al- 
levamento siano presenti almeno 30-40 
capi per favorire il benessere di questi 
animali che vivono bene in gruppo. 

In questo periodo è possibile osser- 
vare faraoncini con il capo reclinato, oc- 
chi chiusi, ali abbassate, stato generale 
di deperimento. Se gli animali mangia- 
no e bevono poco e presentano una gra- 
ve diarrea, a volte accompagnata da 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



77 



V 



wim&i 



Ut 



striature di sangue, è possibile che si 
tratti di coccidiosi. Qualora la malattia 
sia in fase avanzata e la mortalità sia ele- 
vata è opportuno consultare immediata- 
mente il veterinario. 



GALLINE OVAIOLE 




Lavori 



Nei mesi invernali curate in modo par- 
ticolare la sanità della lettiera (deve avere 
un'umidità non superiore al 20-25%) per 
favorire un'adeguata fermentazione delle 
deiezioni. Una buona lettiera non lascia 
pezzetti di truciolo attaccati alle zampe 
degli animali e agli stivali dell'allevatore. 
Per contribuire a migliorare le condizioni 
della lettiera ogni 2-3 settimane aggiun- 
gete un sottile strato di nuovo truciolo. 

Per il resto controllate la deposizione 
delle uova e mantenete puliti i nidi. 
A Verificate anche che le aperture del 
^— ^ ricovero non provochino correnti 
d'aria che sarebbero dannose per gli ani- 
mali. Garantite sempre l'accesso al pasco- 
lo, anche in caso di tempo inclemente. 

L'alimentazione. In questi mesi la pro- 
duzione di uova è discreta ed è necessario 




Faraone. In febbraio è possibile 

acquistare un gruppo di faraone 

da destinare all' ingrasso 

distribuire alle galline un'idonea razione 
alimentare. Un'ottima miscela da realizza- 
re in proprio è la seguente: mais aziendale 
62%, soia integrale spezzata 15%, carbo- 
nato di calcio o gusci d'ostrica 8%, pisello 
proteico spezzato 6%, glutine di mais pel- 
Iettato e sbriciolato 6%, riso grana verde 
spezzato 3% (le materie prime che com- 
pongono questa miscela si possono tro- 
vare nei migliori negozi di prodotti per 
la zootecnia oppure presso mangimifici). 
Nel pollaio devono inoltre essere sempre 
a disposizione erba o verdure di scarto di- 
stribuite nell'apposita rastrelliera. 




Galline ovaiole. A sinistra: una buona let- 
tiera non lascia pezzetti di truciolo attacca- 
ti alle zampe degli animali e agli stivali del- 
l'allevatore. A destra: verificate che le aper- 
ture del ricovero non provochino correnti 
ci 'aria che sarebbero dannose per gli animali 



Interventi sanitari 

Garantire una giusta concentrazione 
di capi nel ricovero (4 galline per metro 
quadrato) è la migliore prevenzione con- 
tro le malattie, così come il beneficio del 
pascolo durante tutto l'anno. 

In questi mesi controllate se per respi- 
rare le galline aprono il becco e allunga- 
no il collo, oppure se si verifica una forte 
lacrimazione con frequenti starnuti, diffi- 
coltà nella respirazione (scolo nasale) e 
congiuntivite. In questi casi è possibile 
che si stia manifestando una bronchite 
infettiva, infezione che si trasmette rapi- 
damente con una mortalità che sfiora an- 
che il 50% dei capi colpiti. Non esiste 
una cura specifica, ma in caso di malattia 
si può intervenire per ridurre i rischi di 
complicazioni batteriche e favorire la 
fluidificazione e l'eliminazione delle se- 
crezioni con integratori alimentari liquidi 
a base di oli essenziali balsamici (non è 
richiesta prescrizione sanitaria) da diluire 
per 7-8 giorni nell'acqua da bere (per 
esempio Zoofood P/L o Biofood P/L) [1 ] 
alle dosi indicate nelle istruzioni. 



OCHE 




Lavori 



Le oche sono animali molto precoci e 
già a 5-7 settimane di vita sono in grado 
di pascolare anche nel periodo inverna- 
le. Prestate attenzione, però, all'ambien- 
tamento degli animali: abituate le ochet- 
te al pascolo per 2-3 ore il primo giorno, 
3-4 ore il giorno successivo e così via 
per alcuni giorni. 

L'alimentazione. Per le prime 2-3 
settimane somministrate una miscela 
aziendale costituita da mangime per pul- 
cini (90%) e mais aziendale franto 
(10%). In seguito la miscela va così mo- 
dificata: mangime per pulcini (65%), 
crusca di frumento (10%), mais azienda- 



I principali lavori del bimestre nel pollaio 


Lavori 


Anatre 


Faraone 


Galline 


Oche 


l'olii 


Tacchini 


Gen. 


Feb. 


Gen. 


Feb. 


Gen. 


Feb. 


Gen. 


Feb. 


Gen. 


Feb. 


Gen. 


Feb. 


''. Nuovo ciclo 


• 






• 






• 




• 






• 


Riproduzione 










• 


• 














Raccolta uova 










• 


• 














Ingrasso 


• 


• 




• 






• 


• 


• 


• 




• 


Pascolo 




• 






• 


• 




• 




• 






Pulizia del ricovero 






• 
















• 





78 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



\(§l{lkvanwMì / 




Oche. Già a 5-7 settimane di vita le 

oche sono in grado di pascolare anche 

nel periodo invernale 

le franto (25%). Già dalla seconda setti- 
mana di vita somministrate anche erba 
tritata nella rastrelliera. 

Interventi sanitari 

In questo bimestre non sono previsti 
interventi sanitari. 



POLLI DA CARNE 




Lavori 



In questi mesi potete avviare un ciclo 
di polli da destinare all'ingrasso. Se ac- 
quistate pulcini di un giorno di vita è ne- 
cessario preparare un ricovero riscalda- 
to con il pavimento ricoperto di truciolo 
di legno (10-15 cm). Quando hanno un 
giorno di vita, infatti, i pulcini necessita- 
no di una temperatura di 30-32 °C da ri- 
durre poi di 2-3 °C ogni settimana. 

I pulcini vanno allevati all'interno di 
un cerchio in faesite attrezzato con man- 
giatoie e abbeveratoi per le prime due 
settimane di vita (questo consente anche 
di risparmiare sulle spese di riscalda- 
mento); alla terza settimana il cerchio 
viene tolto e i pollastrini possono occu- 
pare tutta la superficie del ricovero. 

A chi non vuole allevare i pulcini dal- 
la nascita si consiglia l'acquisto di ani- 
mali di 3-4 settimane di vita che non ne- 
cessitano di ambiente riscaldato. 

Per il resto tenete sotto controllo le 
condizioni ambientali del ricovero veri- 
ficando l'umidità della lettiera ed evi- 
tando le correnti d'aria. 

L'alimentazione. In questi mesi le 
mangiatoie devono essere sempre piene e 
la rastrelliera rifornita di verdure di sta- 
gione da rinnovare almeno ogni due gior- 
ni nel caso non vengano consumate in 
breve tempo. Dall'età di un giorno e per le 
prime 5-6 settimane si consiglia la distri- 
buzione a volontà di una miscela così co- 



Po///' da carne. Pulcini allevati nel cer- 
chio in faesite con mangiatoie e abbeve- 
ratoi per le prime due settimane di vita 

stituita: mais 42%, farina di estrazione di 
soia 33%, crusca 12%, orzo 10%, integra- 
tore minerale vitaminico 3%. 

Interventi sanitari 

Se notate negli animali in questi me- 
si invernali difficoltà respiratorie, ranto- 
lo e starnuti, oltre a una diminuzione di 
vitalità e appetito è possibile che siano 
colpiti da micoplasmosi, una malattia 
molto diffusa favorita da cattive condi- 
zioni igieniche e ambientali. 

In presenza dei sintomi si può inter- 
venire per ridurre i rischi di complica- 
zioni batteriche e favorire la fluidifica- 
zione e l'eliminazione delle secrezioni 
con integratori alimentari liquidi a base 
di oli essenziali balsamici (non è richie- 
sta prescrizione sanitaria) da diluire per 
7-8 giorni nell'acqua da bere (per esem- 
pio Zoofood P/L o Biofood P/L) [1 ] alle 
dosi indicate nelle istruzioni. 

Nei casi di elevata mortalità è assoluta- 
mente necessario rivolgersi al veterinario. 



TACCHINI 

Lavori 



Dedicate il mese di gennaio al rias- 
setto delle attrezzature e del ricovero de- 
stinato a ospitare gli animali. Verso la fi- 
ne di febbraio potete iniziare un nuovo 
ciclo di allevamento con l'acquisto di 
animali rustici, meglio se nati nella zo- 
na, di poche settimane di vita. 

L'alimentazione. Ai giovani tacchini 
può essere somministrata una miscela co- 
stituita da grani spezzati: mais aziendale 
60%, soia 20%, pisello proteico 8%, glu- 
tine di mais pellettato 8%, riso grana ver- 
de 4% (le materie prime che compongo- 
no questa miscela si possono trovare nei 
migliori negozi di prodotti per la zootec- 
nia oppure presso mangimifici). 




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Tacchini. In febbraio potete iniziare un 
nuovo ciclo di allevamento con l 'acqui- 
sto di animali di poche settimane di vita 

Interventi sanitari 

In questo bimestre non sono previsti 
interventi sanitari. 



COLOMBAIA 




Lavori 



In questo periodo le coppie sono in 
riproduzione. 

Per aumentare la produttività del vo- 
stro piccolo allevamento di colombi vi 
consigliamo di valutare la produzione di 
ogni singola coppia e di annotare i se- 
guenti dati: 

- la produttività, cioè il numero di pic- 
cioncini svezzati annualmente per cop- 
pia (si deve aggirare attorno ai 14-15 ca- 
pi l'anno); 

- la velocità di accrescimento, cioè il 
peso dei piccioncini a 26-28 giorni (de- 
ve aggirarsi attorno ai 450 grammi, an- 
che se dipende molto dalla razza); 

- la durata del periodo riproduttivo (una 
coppia valida si riproduce per 4-5 anni). 

Raccogliendo questi dati sarete in 
grado di scegliere i migliori nati che de- 




Colombi. Valutando alcuni dati delle cop- 
pie in riproduzione (numero di nati, peso 
allo svezzamento, ecc.) sarete in grado di 
scegliere i migliori piccioni che destinere- 
te alla sostituzione dei vecchi riproduttori 



SUPI'I.KMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2(110 



79 



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stinerete alla rimonta (cioè a sostituire i 
vecchi riproduttori). 

L'alimentazione. Somministrate nel- 
le apposite mangiatoie a scomparti gra- 
naglie di mais, pisello, frumento e sorgo; 
in questo modo i colombi utilizzano i va- 
ri semi in base alle loro esigenze, evitan- 
do inutili sprechi. Nel caso in cui non di- 
sponiate di queste mangiatoie, realizzate 
una miscela costituita da semi di mais 
giallo 35%, frumento 30%, piselli 20% e 
sorgo 15%. Non fate poi mancare erbe e 
verdure (lattuga, spinaci, ecc.) nella 
A rastrelliera. Infine vigilate sugli ab- 
^— ^ beveratoi: l'acqua ghiacciata, infat- 
ti, /imita l'assunzione di alimenti. 

Interventi sanitari 

In questo bimestre non sono previsti 
interventi sanitari. 



CONIGLIERA 

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Lavori 



In questo periodo i coniglietti sono in 
fase di svezzamento. Nell'allevamento 
rurale del coniglio è consigliabile segui- 
re un ciclo riproduttivo naturale. Questo 
consiste nel portare la femmina al ma- 
schio tre giorni dopo la fine dello svez- 
zamento dei coniglietti. Per favorire 



Conigli. Se sono disponibili, si pos- 
sono distribuire ai conigli anche ca- 


rote in ragione 


di una carota per 


ca- 


pò al giorno 


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é. 


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I principali lavori 
del bimestre per i conigli 


Lavori 


Gen. 


Feb. 


Riproduzione 


• 


• 


Pareggiamento nidiate 


• 


• 


Allevamento rimonta 






Ingrasso 


• 


• 


Pulizia conigliera 







I principali lavori 
del bimestre per i colombi 


Lavori 


Geo. 


Feb. 


Riproduzione 


• 


• 


Allevamento rimonta 


• 


• 


Separazione sessi 


• 




Muta 






Pulizia colombaia 







l'accettazione del maschio vi consiglia- 
mo di separare la femmina dai conigliet- 
ti svezzati e di immetterla dopo qualche 
giorno nella gabbia del maschio. Il cam- 
biamento di gabbia provoca infatti nella 
coniglia uno stress positivo con alte pro- 
babilità di gestazione. La coniglia poi 
inizia la gestazione senza il peso dell'al- 
lattamento preparandosi al meglio ad al- 
levare la futura prole. 

L 'alimentazione. L'alimentazione 
dev'essere costituita da buon fieno e da 
fiocchi di cereali. In questo modo è pos- 
sibile alimentare in modo naturale i co- 
nigli senza l'impiego di mangimi pellet- 
tati. Se sono disponibili, si possono di- 
stribuire anche carote in ragione di una 
/\ carota per capo al giorno. Control- 
^— ^ late infine che l'acqua degli abbe- 
veratoi non ghiacci. 




Suini. Nell'allevamento dei menali 

all'ingrasso è ideale disporre 

di pascolo con un 'arca come ricovero 



I principali lavori 
del bimestre per i suini 


Lavori 


Gen. 


Feb. 


Acquisto ammali 




• 


Ingrasso 




• 


Pascolo 




• 


Vendita animali 






Pulizia ricovero 


• 





Interventi sanitari 

In questi mesi i conigli possono 
presentare perdita di appetito con ten- 
denza a rimanere sdraiati. Se il pela- 
me si presenta arruffato e si manife- 
stano anche diarrea associata a gonfio- 
re addominale e calo di peso, è possi- 
bile si tratti di coccidiosi. In questo ca- 
so è opportuno rivolgersi al veterinario 
per la prescrizione della idonea terapia. 



PORCILAIA 




Lavori 



In gennaio preparate l'ambiente che 
ospiterà i maiali da destinare all'ingrasso. 
Se ricavate il ricovero in un edificio in di- 
suso dotatelo di mangiatoia e abbevera- 
toio e coprite il pavimento con un abbon- 
dante strato (15-20 cm) di paglia asciutta 
e pulita. E anche utile poter disporre di un 
palchetto esterno adiacente al ricovero. 
La situazione ideale in questo tipo di al- 
levamento rimane comunque quella del 
pascolo con l'impiego di un'arca come 
ricovero. L'acquisto degli animali si può 
effettuare già in febbraio: sono da prefe- 
rire soggetti nati lo scorso autunno che al 
momento in cui si comprano raggiunga- 
no un peso medio di 30-35 chilogrammi. 

L'alimentazione. Ai suinetti deve es- 
sere somministrata una miscela azienda- 
le composta in parti uguali da cereali 
aziendali macinati e nucleo per suinetti 
al 27% di proteine. Per valutare se la ra- 
zione distribuita è sufficiente osservate 
la velocità di ingestione dell'alimento: 
se dopo 30 minuti dalla somministrazio- 
ne ne resta ancora un po' significa che si 
è superato il fabbisogno alimentare. 

Interventi sanitari 

In questo bimestre non sono previsti 
interventi sanitari. 



STALLA 




BOVINI 

Lavori 



In questo bimestre vi consigliamo di 
predisporre la stalla che accoglierà le 
due bovine da carne che acquisterete nel 
mese di marzo al peso di circa 200 kg (a 
questo riguardo, su Vita in Campagna di 
questo mese, a pag. 53, trovate un arti- 
colo che illustra il recupero e l'utilizzo 
di una vecchia stalla e del relativo pa- 
scolo per condurre con successo questo 



80 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



\(^jlmuimii j 



piccolo allevamento). 

Se ne avete la possibilità, potete prov- 
vedere in questi mesi ai primi acquisti del 
fieno, del mangime e della paglia per la 
lettiera. Riguardo al fieno e al mangime 
vi consigliamo di acquistarne quantità 
molto ridotte in quanto non è stagione di 
fienagione e quindi il fieno (di qualsiasi 
tipo) ha un costo maggiore (comincerà a 
calare solo a giugno, ma le vitelle saran- 
no ormai al pascolo); considerate inoltre 
che dovrete alimentare due vitelle da 200 
kg e che quindi l'apporto giornaliero di 
mangime è limitato (l'acquisto di quanti- 
tà eccessive, magari perché attirati da 
un'offerta molto economica, potrebbe 
portare alla situazione in cui dopo due-tee 
mesi il mangime comincia a ossidarsi, di- 
ventando inutilizzabile). 

Il fieno, acquistato in rotoballe o in 
ballette prismatiche (a seconda della co- 
modità per l'operatore), va accumulato 
ordinatamente nel fienile cercando di 
mantenere una certa distanza tra gli ele- 
menti in modo da permettere una mi- 
gliore aerazione. Il mangime può essere 
acquistato in sacchi, soluzione preferibi- 
le in quanto consente di procurarsi pic- 
cole quantità di concentrati senza biso- 
gno di comperare un piccolo silo. 

A partire dal prossimo numero de «i 
Lavori» vi forniremo tutte le istruzioni 
stagionali per portare, in un anno, gli 
animali a un peso di 450 kg: a questo 
punto saranno pronti per il consumo fa- 
miliare e per la vendita. 

Interventi sanitari 

In questo bimestre non sono previsti 
interventi sanitari. 



CAPRE 




Lavori 



Da metà gennaio in avanti iniziano i 
parti ed è importante che verifichiate di 
avere a disposizione tutto l'occorrente per 
l'allevamento dei capretti: paglia, tintura 
di iodio, asciugamani, targhette identifìca- 
tive, lampade per il riscaldamento e, se 
svezzate artificialmente, anche biberon, 
secchi con tettarelle e latte in polvere. 

Per il resto è importante che i capretti 
alla nascita trovino un ambiente pulito, 
asciutto e privo di correnti d'aria. E fon- 
damentale, quindi, rinnovare periodica- 
mente la lettiera con l'aggiunta quotidia- 
na di paglia, garantire una buona circola- 
/\ zione d'aria nella stalla, controllan- 
^— ^ do che non vi siano correnti dirette 
sugli animali, e verificare sempre che, 
nelle aree di abbeverata, non si formino 



I principali lavori 
del bimestre per i bovini 


Lavori 


Con. 


Feb. 


Acquisto animali 






Ingrasso 






Pascolo 






j Vendita animali 






1 Pulizia stalla 




• 



zone umide che favoriscono la riprodu- 
zione dei coccidi. 

Per quanto riguarda l'assistenza al 
parto, dopo essersi lavati accuratamente 
le mani e tagliato le unghie, occorre ve- 
rificare con le dita la corretta posizione 
del feto. Se questo si presenta in modo 
anomalo bisogna cercare di porre l'ani- 
male in una delle due posizioni classi- 
che: zampe anteriori in avanti e musello 
(punta del naso) del capretto all'altezza 
del ginocchio, oppure zampe posteriori 
parallele (in caso di presentazione poda- 
lica, cioè con la parte posteriore). 

La regola d'oro è sempre la stessa: una 
volta verificata la corretta posizione del 
capretto, non bisogna intervenire ma la- 
sciare che la capra possa partorire in tran- 
quillità con i tempi che la natura ha scel- 
to. Solo nel caso in cui la fase espulsiva si 
prolunghi troppo (oltre la mezz'ora), ri- 
schiando di affaticare eccessivamente 
l'animale, si possono stimolare con le di- 
ta la rima vulvare e i capezzoli provocan- 
do così una liberazione di ossitocina (or- 
mone che stimola la contrazione della 
muscolatura dell'utero). Successivamente 
si possono afferrare con le dita gli un- 
ghielli e tirare delicatamente. Una volta 
nato il capretto, verificate che le sue vie 
respiratorie siano libere da liquidi fetali 



(pulendo il naso con un asciugamano) e 
rimanete vigili nel caso si tratti di un par- 
to gemellare o trigemino. 

A seconda del tipo di svezzamento 
che viene attuato, le operazioni che se- 
guono dopo la nascita sono diverse. Se i 
capretti vengono lasciati alla madre è ne- 
cessario solo disinfettare il cordone om- 
belicale immergendolo per qualche se- 
condo in un bicchierino con tintura di io- 
dio e verificare che il capretto assuma il 
colostro entro le due ore successive alla 
nascita. Per il resto è la madre che prov- 
vede ai bisogni del giovane animale. 

Nel caso in cui il capretto, invece, 
venga svezzato artificialmente, è neces- 
sario portarlo via subito per evitare qual- 
siasi tipo di «imprinting» (attaccamento 
alla madre) che risulterebbe stressante 
per entrambi in caso di successiva sepa- 
razione. E sempre buona norma asciuga- 
re accuratamente l'animale con paglia o 
con un asciugamano pulito, procedere 
alla disinfezione del cordone ombelica- 
le, come detto sopra, e porre il capretto 
in un box ristretto riscaldato artificial- 
mente. Dopo aver munto il colostro dal- 
la madre (tale operazione stimola spesso 
la fuoriuscita della placenta) lo si som- 
ministra al piccolo con un biberon, cu- 
rando che entro le prime due ore di vita 
ne vengano assunti almeno 100 millili- 
tri. E buona norma che nei primi giorni 
di vita i pasti si susseguano a più riprese 
(minimo tre volte al giorno) con quanti- 
A. tà ridotte di colostro. Ricordate che 
^ — ^ la temperatura del colostro non de- 
ve mai essere inferiore ai 38 °C (si può 
quindi lasciare il biberon immerso in un 
secchio d'acqua calda negli intervalli tra 
una somministrazione e l'altra). Dal ter- 
zo giorno di vita in poi è possibile l'uti- 
lizzo di latte in polvere. 

L'alimentazione. A fine gestazione le 
capre devono avere a disposizione il mi- 




Capre. A sinistra: all'inizio del parto occorre verificare la corretta posizione del 
capretto. A destra: nel caso in cui il capretto venga svezzato artificialmente (nella 
foto, alla poppata), è necessario allontanarlo subito dalla madre 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA i/2010 



SI 



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I principali lavori 
del bimestre per le capre 


Lavori 


Gen. 


Feb. 


Accoppiamenti 






Parti 


• 


• 


Pascolo 


• . 


• 


Mungitura 


• 


• 


Pulizia stalla 








PECORE 



Lavori 



glior fieno che si ha in azienda. A causa 
della ridotta capacità di ingestione do- 
vuta alla presenza dei feti, è necessario 
somministrare foraggio di secondo o 
terzo taglio con un'integrazione di ali- 
menti concentrati (mais, orzo e soia) in 
ragione di circa 400-500 grammi per ca- 
po al giorno. 

Durante la lattazione la somministra- 
zione di fieno di primo e secondo taglio 
deve avvenire a volontà, mentre l'integra- 
zione con concentrati può invece essere 
aumentata gradualmente fino a raggiun- 
gere 1 kg al giorno, a seconda della quan- 
tità di latte prodotta. Se possibile, sommi- 
nistrate granella di mais intera che, sti- 
molando la masticazione, induce la pro- 
duzione di saliva utile a livello del rumi- 
ne per la digestione degli alimenti. 

Interventi sanitari 

In base alle esperienze maturate negli 
anni precedenti verificate con il veteri- 
nario l'opportunità di mettere in atto un 
piano di prevenzione nei confronti di 
coccidi e clostridi che provocano malat- 
tie enteriche. Ricordatevi, però, che la 
corretta gestione dell'igiene delle strut- 
ture e dell'alimentazione è spesso più 
importante di una vaccinazione o di un 
trattamento antibiotico preventivo. In 
caso di presenza dei problemi sopra ci- 
tati occorre rivolgersi al veterinario. 



I principali lavori 
del bimestre per le pecore 


Lavori 


Gen. 


Feb. 


Accoppiamenti 






Parti 


• 


• 


Pascolo 


• 


• 


Mungitura 


• 


• 


Tosatura 






Pulizia stalla 







Negli allevamenti da carne questo è 
periodo di parti, così come negli alleva- 
menti da latte per le primipare (le peco- 
re alla prima gestazione), mentre le adul- 
te sono in piena lattazione. Per queste 
ultime è buona norma eseguire mensil- 
mente un controllo della qualità del lat- 
te prodotto e tenere sotto osservazione 
lo stato sanitario delle mammelle e del 
latte stesso (per questi controlli ci si può 
rivolgere all'Associazione provinciale 
allevatori di zona o direttamente a labo- 
ratori privati). 

Per il resto è buona norma, in prossi- 
mità del parto, isolare la futura madre in 
un box singolo di almeno 1 ,20x 1 ,20 me- 
tri per facilitare il riconoscimento e 
l'adozione dell'agnello e per avviare 
l'allattamento. 

Nel caso in cui ci siano difficoltà di 
adozione, può succedere che la mam- 
mella si gonfi troppo e che, di conse- 
guenza, l'agnello faccia fatica a pren- 




Pecore. Sopra: in caso di difficoltà di 
adozione, un pò ' di sale posto sul dorso 
dell'agnello può attirare la madre. In 
basso: negli allevamenti da latte l'ali- 
mentazione deve prevedere foraggio di 
buona qualità e una integrazione con 
concentrati 




dere in bocca il capezzolo. In questo 
caso si può mungere delicatamente a 
mano e inumidire testa e dorso del- 
l'agnello con il latte materno. Un'altra 
tecnica che favorisce l'adozione è quel- 
la di porre qualche granello di sale sul 
dorso dell'agnello in modo che madri 
poco propense ad allattare rimangano 
ferme vicine all'agnello a leccarlo per- 
ché attratte dal sale (in tal modo l'agnel- 
lo può approfittarne per iniziare a pop- 
pare). Quando l' allattamento è bene av- 
viato madre e agnello possono essere 
rimessi in gregge. 

In caso di parti gemellaci ricordatevi 
che se malauguratamente dovesse mori- 
re un agnello, è necessario nei giorni se- 
guenti controllare la mammella della 
madre, perché gli agnelli tendono a suc- 
chiare sempre dalla stessa parte e così 
quello sopravvissuto difficilmente svuo- 
terà entrambe le mammelle, con conse- 
guenti problemi per la madre. 

Ottima abitudine è quella di identifi- 
care l'agnello con il numero della ma- 
dre (è sufficiente utilizzare una targhet- 
ta da porre al collo dell'animale). In 
questo modo quando si scelgono i sog- 
getti da rimonta (quelli che andranno a 
sostituire gli animali più vecchi), si 
possono valutare in base alle caratteri- 
stiche dei genitori. 

L'alimentazione. Negli allevamenti 
da latte l'alimentazione deve prevedere 
foraggio di buona qualità e una integra- 
zione con concentrati, che per le peco- 
re più produttive può raggiungere i 600 
grammi per capo al giorno. Negli alle- 
vamenti da carne è necessario creare 
un gruppo a parte per le femmine in al- 
lattamento alle quali va somministrato 
un buon foraggio integrato da una mi- 
scela di orzo, crusca e avena, soprattut- 
to per quelle che devono svezzare più 
agnelli. 

Interventi sanitari 

Nel caso in cui si verificasse qualche 
aborto è buona norma chiamare il vete- 
rinario e conservare feto e placenta, da 
inviare all'Istituto zooprofilattico di zo- 
na per poter appurare la causa che può 
averlo provocato e provvedere così alle 
cure necessarie. 



CAVALLI 




Lavori 



Gli stalloni si apprestano a iniziare la 
stagione di monta e pertanto li si deve 
accudire con particolare cura per portar- 
li nella forma fisica migliore. Ricordia- 



82 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



-\^ ( K ^Umnwili j 



mo che per poter svolgere l'attività ri- 
produttiva tutti gli stalloni (non solo i 
cavalli, ma anche gli asini) devono esse- 
re autorizzati a livello provinciale in ba- 
se a una precisa documentazione ana- 
grafica e sanitaria, comprensiva di spe- 
cifici accertamenti di laboratorio riguar- 
danti malattie infettive trasmissibili con 
l'accoppiamento (occorre rivolgersi agli 
uffici veterinari dell'Asl, agli uffici pro- 
vinciali settore agricoltura o alle Apa 
per informarsi e approntare la documen- 
tazione necessaria). 

Le fattrici gravide si avviano verso il 
termine della gestazione, che dura circa 
1 1 mesi, e quindi non si deve sottopor- 
le a lavoro troppo faticoso nell'ultimo 
trimestre; tuttavia è bene evitare di la- 
sciarle completamente ferme perché un 
po' di attività fisica quotidiana è essen- 
ziale sia per la loro salute che per quel- 
la del feto, inoltre permette di farle giun- 
gere al momento del parto in buona for- 
ma fisica. 

Le altre fattrici vanno invece ben ac- 
cudite e portate in piena forma se si in- 
tende farle ingravidare nei mesi a veni- 
re, tenendo presente che la prima gravi- 
danza è consigliabile verso i tre-quattro 
anni di età, non prima. 

Per il resto la conduzione dei cavalli 
in questo periodo dell'anno si limita al- 
le consuete operazioni di pulizia delle 
scuderie e governo degli animali. Si de- 
ve comunque permettere a essi di uscire 
dal box e compiere almeno un'ora al 
giorno di esercizio fisico in libertà o in 
maneggio, per evitare che la noia e l'im- 
mobilità cagionino problemi fisici e ca- 
ratteriali. 

L 'alimentazione. La regola generale, 
per quanto riguarda la dieta invernale 
dei cavalli a riposo in scuderia, è quella 
di somministrare razioni abbastanza leg- 
gere, onde evitare problemi digestivi ed 
eccessivo ingrassamento. Fanno ovvia- 
mente eccezione i soggetti per i quali è 
al contrario necessario provvedere a una 
dieta più calorica, come quelli alloggia- 
ti in permanenza all'aperto, le fattrici 
gravide, i puledri in crescita, i soggetti 
sottoposti a lavoro intenso anche d'in- 
verno e gli stalloni da preparare per la 
stagione di monta. Per questi ultimi è 
comunque assai importante abbinare a 
una razione più ricca un regolare eserci- 
zio fisico, affinché il supplemento ali- 
mentare si trasformi in vigore e potenza 
muscolare e non in grasso. 

Infine, l'assenza di pascolo rende op- 
portuna l'integrazione quotidiana della 
dieta secca (fieno, mangimi e granaglie) 
con frutta e verdura fresche (mele e ca- 
rote, anche di seconda scelta). 




Cavalli. A sinistra: l'assenza di pascolo rende opportuna l'integrazione quotidia- 
na della dieta secca con frutta e verdura fresche. A destra: gli stalloni devono 
raggiungere la piena forma in previsione del loro prossimo impiego per le mon- 
te; a questo scopo occorre associare un aumento dell'apporto alimentare a un 
regolare esercizio fisico 



Interventi sanitari 

I puledri nati l'anno scorso devono 
ricevere in questi mesi la terza iniezione 
di vaccino contro l'influenza e il tetano, 
dopo di che la cadenza dei richiami di- 
viene annuale (fanno eccezione i cavalli 
impiegati in competizioni sportive, per i 
quali vige una normativa particolare). 

In questo periodo cade generalmen- 
te anche il termine di validità di tali vac- 
cinazioni per i soggetti adulti. Per quanto 
riguarda i cavalli da riproduzione è con- 
sigliabile far effettuare anche la vaccina- 
zione contro la rinopneumonite equina, 
che provoca un'alta percentuale di abor- 
ti nella fase terminale della gestazione. 
Il vaccino specifico va somministrato sia 
agli stalloni che alle fattrici, anche se gra- 
vide (occorre rivolgersi al veterinario). 

In questo periodo si possono manife- 
stare diversi malanni respiratori spesso 
dovuti all'aria malsana di ambienti umi- 
di e poco arieggiati. 
A. Anche le polveri e le muffe derivan- 
^— ^ ti dal materiale di lettiera o dai fo- 
raggi mal conservati possono dare origi- 



I principali lavori 
del bimestre per i cavalli 


Lavori 


Gen. 


Feb. 


Accoppiamenti 




• 


Parti 




• 


Pascolo 






Interventi maniscalco 


• 




Tosatura 






Pulizia scuderia 


• 


• 



ne a problemi respiratori, particolarmen- 
te pericolosi perché tendono a evolvere 
in forme allergiche croniche danneggian- 
do i polmoni in maniera irreparabile, co- 
me accade con la bolsaggine. Il cavallo 
colpito da questa malattia tossisce al mi- 
nimo sforzo e non è più utilizzabile per 
una normale attività lavorativa. Ricordo 
che la bolsaggine è una malattia che rien- 
tra nell'elenco dei cosiddetti «vizi redibi- 
tori» (sono quelli che invalidano del tutto 
un contratto di compravendita). 

Ognuna delle forme respiratorie ci- 
tate necessita di una cura specifica ed è 
quindi necessario interpellare il veteri- 
nario per intraprendere le cure più op- 
portune. 



ELICICOLTURA 
CHIOCCIOLE 




Lavori 



Iniziamo in questo bimestre a parlarvi 
dei lavori necessari per accudire un pic- 
colo allevamento di chiocciole. Ricor- 
diamo che sul presente numero di Vita in 
Campagna (n. 1/2010, a pag. 49) trovate 
la seconda puntata degli articoli dedica- 
ti alla realizzazione di un piccolo alleva- 
mento elicicolo di 5.000 metri quadrati. 

Potete procedere alla costruzione di 
nuovi recinti interni e, se necessario, al 
ripristino dei vecchi recinti che hanno 
esaurito la loro funzione e devono esse- 
re preparati per la nuova annata. Questo 
periodo di riposo dei riproduttori è il più 
adatto alla sostituzione di paletti, dei re- 
cinti interni o della recinzione perime- 
trale, che presentano rotture e marce- 
scenze. Verificate anche l'integrità della 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



83 



■m /levamenti 



/ 




€ 



li*. **-* r 



WJ«^0 




ENTEROLAC: 

diarrea 

/ 



APAGEL SPRAY: 

micosi, piaghe, piodermiti, 
dermatiti interdigitali 



APAGEL: 

lesioni della pelle 
adi, escoriazioni, fiaccature, 
lesioni della mammella) 



APADERM SPRAY: 

parassiti esterni 

(pidocchi, pulci, acari, 

zecche, insetti) 



/jGreenVet 

§ fiioierapia veterinaria 




| www.greenvet.com j | www.erboristeriaveterinaria.it 

APA-CT SRL: Via Schio, 21 - 47122 Forlì (FC) - Tel.0543 705152 - Fax 0543 707315 

dal lunedì al venerdì ore ufficio 9,00 - 12,30/14,30 - 17,00 

e-mail: info@apabio.it 



Chiocciole. In questo bimestre potete 
procedere alla costruzione dì nuovi re- 
cinti interni e, se necessario, al ripristi- 
no dei vecchi recinti che hanno esaurito 
la loro funzione e devono essere prepa- 
rati per la nuova annata 

recinzione perimetrale in lamiera, prov- 
vedendo agli eventuali interventi di ri- 
pristino necessari. 

Verso la metà di febbraio semina- 
te (a spaglio con un misto di cavoli, ra- 
vizzone, bietola, girasole) nei recinti di 
ingrasso che utilizzerete nella stagio- 
ne entrante (procuratevi quindi per tem- 
po i semi necessari). Se il clima è anco- 
ra freddo, con presenza di eventuali ge- 
late tardive, è consigliabile che copria- 
te queste semine con una pacciamatu- 
ra di tessuto non tessuto; questa precau- 
zione aiuta la crescita e lo sviluppo delle 
piantine, anticipando l'introduzione del- 
le chioccioline. 

Verificate infine la funzionalità del- 
l'impianto di irrigazione. 

Interventi sanitari 

Vigilate nell'attività di derattizzazio- 
ne dell'impianto, mettendo esche topi- 
cide (reperibili nei negozi di prodotti 
per l'agricoltura) all'interno e all'ester- 
no dell'allevamento (seguite sempre le 
istruzioni in etichetta del prodotto). 

A cura di: Maurizio Arduin (Lavori e 
Interventi sanitari: Pollaio - Colombaia 
- Conigliera - Porcilaia); Federico Ros- 
si (Lavori e Interventi sanitari Bovini); 
Marcello Volanti (Lavori e Interventi 
sanitari Capre - Pecore); Daniela Perni- 
ceni (Lavori e Interventi sanitari Caval- 
li); Giovanni Avagnina (Lavori e Inter- 
venti sanitari Chiocciole). 



[1] I prodotti sono 
Apact - Via Schio, 2 1 
e fax 0543 705152. 



eperibili presso 
47 100 Forlì -Tel. 



CONTROLLO INDIRIZZI AL 9-12-2009 



84 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA I/20HI 



CANI 



Lavori 



Questo bimestre è il più freddo V^ 
dell'anno e occorre quindi accertarsi 
di frequente del buono stato di conser- 
vazione delle cucce dei cani alloggiati 
all'aperto, controllando la tenuta del tet- 
to nei confronti delle infiltrazioni di 
pioggia e le condizioni del giaciglio in- 
terno, che va risanato e rinnovato ogni 
qual volta si presenti sporco e bagnato. I 
cuccioli e i cani anziani dovrebbero co- 
munque possibilmente pernottare al co- 
perto, in un locale non eccessivamente 
riscaldato per non subire poi di giorno 
un eccessivo sbalzo di temperatura. 

L'alimentazione. L'alimentazione 
invernale va differenziata a seconda che 
il cane faccia vita casalinga oppure viva 
all'aperto: 

- se il cane è tenuto in casa non vi è ne- 
cessità di aumentare la razione; anzi, 
spesso è consigliabile ridurla per evitare 
che la sedentarietà porti a un eccessivo 
ingrassamento dell'animale, 
-ai cani alloggiati all'aperto, al contralio, 
è necessario offrire una razione supple- 
mentare di cibo in modo che mantengano 
una adeguata copertura di grasso per me- 
glio sopportare le basse temperature in- 
vernali. Va poi considerato con molta at- 
tenzione quanto di seguito riportato. 

Interventi sanitari 

Nei cani di grossa taglia - come per 
esempio il Rottweiler, l'Alano, il Pasto- 
re tedesco, il Bovaro del Bernese, ecc. - 
c'è una predisposizione naturale per una 
gravissima alterazione, la torsione dello 
stomaco (o torsione gastrica), che consi- 
ste nella rotazione spontanea dello sto- 
maco dilatato dal cibo all'interno del- 
l'addome. Tale torsione porta come con- 
seguenza lo strozzamento delle aperture 
naturali dell'organo, lo schiacciamento 
della milza e dei grossi vasi sanguigni 
adiacenti, a cui segue un'enorme dilata- 
zione dello stomaco al cui interno la fer- 
mentazione del cibo produce gas che 
non trova una via d'uscita. Lo stomaco, 
divenuto un grosso pallone, preme sul 
diaframma ostacolando la normale re- 
spirazione e nel giro di breve tempo (al 
massimo 2-3 ore) il cane muore per sof- 
focamento e shock circolatorio. Il feno- 
meno provocato da un pasto troppo ab- 
bondante si manifesta, con inquietudine, 
conati di vomito a vuoto, respiro affan- 
noso, ma soprattutto con un rapido e 
progressivo ingrossamento del ventre 
dovuto alla dilatazione dello stomaco. 






GATTI 



Cani. Fate attenzione a non fare ingras- 
sare troppo i cani sedentari che trascor- 
rono l 'inverno in casa, valutando con il 
vostro veterinario la giusta razione ali- 
mentare giornaliera 

^V In presenza di tali sintomi, visto 
^•^ che la torsione dello stomaco porta 
rapidamente alla morte ed è curabile so- 
lo con un immediato intervento chirurgi- 
co, non esitate a contattare d'urgenza il 
veterinario. 

Per la prevenzione di questa grave al- 
terazione è di fondamentale importanza 
evitare un eccessivo riempimento dello 
stomaco seguito da un'intensa attività fi- 
sica, soprattutto se accompagnata da ro- 
tolamenti a terra; per tale ragione si con- 
siglia di somministrare sempre ai cani 
di grossa taglia la razione giornaliera 
suddivisa in due pasti. 



Lavori 



y II gatto sopporta benissimo il 
freddo ma può ammalarsi se viene 
sottoposto a notevoli sbalzi di tempera- 
tura. Se tenete i vostri mici prevalente- 
mente in casa, potete farli uscire per un 
y\ giretto anche più volte al giorno, 
^— ^ mentre è un errore mantenerli in casa 
al caldo durante la giornata e lasciarli fuo- 
ri casa la notte, a meno che essi possano 
entrare a loro piacimento in qualche loca- 
le riscaldato annesso all'abitazione (un lo- 
cale caldaia, una stalla) per sfuggire al 
freddo più intenso e alle intemperie. 

L'alimentazione. Per i gatti che fanno 
vita sedentaria in casa, in particolar mo- 
do se sterilizzati, si deve calibrare l'ali- 
mentazione in modo da mantenerli in for- 
ma senza eccedere, dato che di regola es- 
si tendono a ingrassare vistosamente. Re- 
golate quindi le razioni seguendo i consi- 
gli del vostro veterinario, che vi potrà in- 
dicare anche apposite diete ipocaloriche 
e/o preparati che riducono l'assorbimen- 
to dei cibi, se il vostro gatto tende al- 
l'obesità e voi non riuscite a limitare la 
somministrazione del cibo comune. 

Interventi sanitari 

In questi mesi l'aumento delle ore di 
luce risveglia il sistema ormonale dei gat- 
ti e tutti i soggetti non sterilizzati di età 
superiore ai sei mesi possono manifesta- 
re comportamenti estrali o, come si dice, 
«anadare in calore». In realtà solo le gat- 
te vanno in calore, mentre i maschi, che 
le sentono anche da notevole distanza, si 
manifestano sessualmente mostrando in- 




canì. In questi mesi è buona norma 
accertarsi dello stato di conserva- 
zione e pulizia delle cucce dei cani 
alloggiati ali 'aperto 



Gatti. I gatti sono ben protetti dal fred- 
do grazie alla folta pelliccia di cui la 
natura provvede a ricoprirli d 'inverno e 
possono uscire senza problemi ali 'aper- 
to, purché possano rientrare a loro pia- 
cimento in casa o in un locale riparato 
se ne avvertono il bisogno 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



85 



■^ 



(srieedi, animali 



y 



quietudine, miagolando intensamente 
(soprattutto di notte) e marcando il loro 
territorio con spruzzi di urina di odore as- 
sai acre e caratteristico. Le femmine in- 
vece si limitano a miagolare e a cercare di 
uscire, anche se non è raro che alcune 
gatte durante il calore depositino l'urina 
fuori dalla cassetta igienica. 

Per prevenire le manifestazioni estra- 
li nei maschi e le gravidanze indesidera- 
te nelle gatte è consigliabile sottoporre 
per tempo i gatti a sterilizzazione chirur- 
gica (rivolgetevi al vostro veterinario). 
/\ Altri metodi contraccettivi (inietta- 
^— ^ bili od orali) non sono consigliabi- 
li come trattamento di prassi a lungo ter- 
mine, perché non sempre sono piena- 
mente efficaci e privi di gravi effetti col- 
laterali, e non sono, alla lunga, economi- 



PICCOLI RODITORI 



Criceti, cavie, scoiattoli, conigli nani 
Lavori 

L'incombenza principale di questo bi- 
mestre è quella di mantenere le gabbie dei 
piccoli roditori sempre scrupolosamente 
pulite, con particolare riferimento al mate- 
riale di lettiera che si impregna di urina. 
Le urine di queste bestiole, infatti, esalano 
forti odori ammoniacali che possono dare 
maggiormente fastidio in questo periodo 
in cui, anche a causa del freddo estemo, i 
locali dove soggiornano le gabbie vengo- 
no mantenuti quasi sempre chiusi. 

Ricordate di utilizzare sempre come 
materiale assorbente le lettiere naturali 
apposite per i roditori, oppure trucioli di 
legno non trattati e privi di polveri: la 
carta di giornale e le comuni lettiere 



A 



in sabbia o cristalli per i gatti sono 
assolutamente da evitare perché possono 
dar luogo a intossicazioni mortali. 

Per il resto abbiate solo cura di non 
sottoporre i piccoli roditori a forti sbalzi 
di temperatura: fra tutti, gli unici che 
sopportano bene il freddo sono i conigli 
nani, ma vanno abituati a poco a poco 
alle basse temperature già dai mesi au- 
tunnali: non potete quindi collocare ora 
all'aperto coniglietti che sono stati man- 
tenuti al chiuso fino a questo momento. 
Se ne avete ricevuto uno in dono per Na- 
tale informatevi dunque in merito e, nel 
dubbio, tenetelo al riparo in casa fino al- 
la prossima primavera. 

L'alimentazione. La dieta asciutta 
(mangime, fieno e granaglie) costituisce 
la base dell'alimentazione dei piccoli 
roditori domestici e va integrata, per 




ti 5* <*" 

Piccoli roditori. \-L 'incombenza principale dì questo bimestre in cui le gabbie elei 
roditori sono tenute sempre al chiuso è quella di mantenerle sempre pulite, con par- 
ticolare riferimento al materiale di lettiera che si impregna di urina. 2-1 conigliet- 
ti nani da compagnia, che purtroppo molto spesso vengono venduti troppo preco- 
cemente in tenera età, vanno nutriti inizialmente solo con cibo secco (fieno e man- 
gime) perché non possono ancora digerire le verdure e rischiano seriamente di soc- 
combere in pochi giorni per indigestione 



quanto è possibile, con vegetali freschi, 
che vanno introdotti con molta graduali- 
tà. Fanno eccezione le cavie, per le qua- 
li è d'obbligo somministrare sempre 
grandi quantità di verdure. 
A. Fate attenzione però ai coniglietti 
^— ^ nani: quando sono molto piccoli (ap- 
pena svezzati), ed è purtroppo la condi- 
zione in cui molto spesso vengono prema- 
turamente venduti, non sono in grado di 
digerire i vegetali freschi e, pur nutrendo- 
sene volentieri, incorrono il più delle vol- 
te in indigestioni mortali. Abituate queste 
bestiole a nutrirsi di cibo verde molto gra- 
dualmente, iniziando preferibilmente non 




Tartarughe. Iniziamo in questo primo bi- 
mestre del 2010 a parlarvi di tartarughe 
terrestri (1) (che, a eccezione dei sogget- 
ti più giovani, sono ora in letargo) e ac- 
quatiche (2) (che vanno mantenute in 
ambiente riscaldato a 23-25 °C) 



prima dei quattro mesi di età e offrendo 
verdure poco ricche d'acqua, come per 
esempio i radicchi, la catalogna, i carcio- 
fi; la carota, che nell'immaginario collet- 
tivo rappresenta il simbolo del migliore 
cibo per i conigli, va invece somministra- 
ta con grande parsimonia perché, essendo 
assai ricca di zuccheri, predispone a peri- 
colose fermentazioni intestinali. 

Interventi sanitari 

Una regolare pulizia delle gabbie e una 
corretta alimentazione prevengono la mag- 
gior parte dei malanni dei piccoli roditori. 
Nella malaugurata ipotesi di un malanno 
da raffreddamento causato da un'incauta 
esposizione all'aperto e identificabile con 
la comparsa di problemi respiratori (star- 
nuti, rantoli, respiro affannoso) non esitate 
a contattare il veterinario per intraprende- 
re la terapia più opportuna. Nei casi lievi 
di irritazione delle prime vie respiratorie 
può giovare molto la somminisuazione di 
un poco di miele direttamente in bocca 
(due volte al giorno) o disciolto nell'acqua 
di bevanda per 5 o 6 giorni. 



TARTARUGHE 

Terrestri e acquatiche 
Lavori 

Gran parte delle tartarughe terrestri 

in questo periodo si trova in letargo sotto 
terra e quindi non richiede attenzioni. Se 
conoscete il punto esatto in cui si sono in- 
terrate potete sorvegliarlo e intervenire ag- 
giungendo materiale alla copertura fatta 
con terriccio e fogliame, se malaugurata- 
mente questa si deteriorasse o venisse ac- 
cidentalmente asportata. Anche alle tarta- 



86 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2(11(1 



\^rleecli anmalif 



rughe messe a svernare in letargo al coper- 
to in locali freddi non deve mancare una 
certa sorveglianza, perché possono venire 
attaccate dai topi. Di regola le uniche tar- 
tarughe terrestri attive in questi mesi sono 
quelle molto giovani (sotto i due anni), che 
molti preferiscono mantenere sveglie in 
casa in terrari riscaldati. Per queste occor- 
re provvedere a una regolare pulizia del 
materiale di fondo, al mantenimento di 
una temperatura ambientale di almeno 23- 
25 °C (che deve abbassarsi di qualche gra- 
do durante la notte) e ovviamente al rifor- 
nimento quotidiano di cibo e acqua. 

Le tartarughe acquatiche di regola 
sono tenute in casa entro vaschette o ac- 
quaterrari, la cui acqua va tenuta scrupolo- 
samente pulita mediante frequenti cambi 
e/o l' impiego di filtri per acquariologia. La 
loro vitalità si mantiene però ottimale so- 
lo se possono contare su una temperatura 
di almeno 23-25 °C, altrimenti iniziano a 

A mangiare molto poco e vengono 
colpite più facilmente da malattie. 
Il riscaldamento necessario può essere 
fornito mediante una lampada o un ri- 
scaldatore per acquari con termostato da 
tenere sempre immerso nell'acqua. 

L'alimentazione. In questo periodo a 
richiedere cibo sono solo le tartarughe 
acquatiche e le piccole tartarughe ter- 
restri mantenute sveglie artificialmente. 
Le prime hanno delle esigenze alimentari 
di tipo onnivoro: si nutrono sia di pesce e 
piccoli crostacei (da somministrare freschi 
o in forma di liofilizzati commerciali) sia 
di vegetali (frutta e verdura) che tuttavia 
gradiscono meno. Le giovani tartarughe 
terrestri sono fondamentalmente vegeta- 
riane e devono nutrirsi di vari tipi di verdu- 
ra (non solo di insalata), anche se un pic- 
colo apporto di alimenti di origine anima- 
le come uovo sodo, formaggio o carne ma- 
cinata somministrati una o due volte alla 
settimana in piccoli frammenti non è dan- 
noso, ma può anzi aiutarle nella crescita. 

Interventi sanitari 

Nessun intervento sanitario è previ- 
sto in questo periodo per le tartarughe. 



PICCOLI UCCELLI 

Canarini, pappagalli, altri esotici 

Lavori 

In questi due mesi di regola i piccoli 
volatili ornamentali non sono impegnati 
nella cova e devono solo essere accuditi 
normalmente per trascorrere in buona 
salute il periodo invernale. 




Piccoli uccelli. I-Chi dispone di un locale da adibire a stanza di allevamento può in 
questi mesi sistemarlo al meglio in vista delle cove che inizieranno a fine marzo-apri- 
le. 2-Le gabbie da cova in batteria, oltre a far risparmiare spazio, sono costruite in ma- 
niera da rendere agevoli e veloci tanto le pulizie quanto i rifornimenti di acqua e cibo 



Per chi si cimenta nell'allevamento, 
questi due mesi non sono però di assolu- 
to riposo, ma al contrario sono prezio- 
sissimi per progettare e pianificare la 
prossima stagione delle cove, che avrà 
inizio a fine marzo-aprile. Occorre infat- 
ti non solo scegliere i riproduttori, ma 
anche preparare tutto ciò che serve per- 
ché tutto vada nel migliore dei modi: 
controllare le attrezzature, predisporre 
al meglio le gabbie da cova o procurar- 
sene di nuove, facendo tesoro delle espe- 
rienze degli anni precedenti. 

Chi ha la fortuna di poter disporre di 
un locale da adibire a stanza di alleva- 
mento dovrebbe approfittare di questo 
periodo di pausa per sistemarlo al me- 
glio, facendo in modo soprattutto che il 
pavimento e le pareti siano lisci e facil- 
mente lavabili (piastrellandoli o rive^- 
stendoli di resine o smalti lavabili), sia 
per rendere la vita difficile agli acari pa- 
rassiti (che si annidano volentieri in ogni 
interstizio dei muri) che per facilitare le 
operazioni di pulizia e disinfezione de- 
gli ambienti. 

Consigliamo poi a coloro che inten- 
dono mettere in riproduzione un certo 
numero di coppie di orientarsi sull'ac- 
quisto di gabbie da cova in batteria, che 
oltre a far risparmiare spazio sono co- 
struite in maniera da rendere agevoli e 
veloci tanto le pulizie quanto i riforni- 
menti di acqua e cibo. Le batterie da co- 
va sono reperibili presso i negozi di ani- 
mali, le uccellerie e i rivenditori di arti- 
coli zootecnici, ma si possono recupera- 
re anche usate contattando qualche asso- 
ciazione di allevatori. Per conoscere il 
recapito dell'associazione allevatori più 
vicina potete rivolgervi alla Foi (Federa- 
zione omicoltori italiani) [1]. 

L'alimentazione. La dieta invernale 
dei volatili ornamentali tenuti in locali 
non riscaldati o all'aperto deve essere 
abbondante e contenere cibo calorico, 
come il pastone all'uovo o i biscotti. 



Controllate costantemente l'acqua negli 
abbeveratoi per accorgervi, nel caso del- 
le voliere all'aperto, di un'eventuale 
congelamento. Gli uccellini mantenuti 
al chiuso e al caldo, invece, non vanno 
sovralimentati; l'eccessivo ingrassa- 
/\ mento può provocare infatti pro- 
^— ^ blemi di salute, in particolare nelle 
cocorite e nelle canarine, nelle quali 
l'obesità può compromettere anche la 
capacità riproduttiva; non esagerate 
quindi nel somministrare biscotti e pa- 
stoncini all'uovo, come pure miscugli 
troppo ricchi di semi grassi (canapa, 
avena, girasole, ravizzone, lino, ecc.). 

Interventi sanitari 

Se venite in possesso di gabbie o at- 
trezzature di seconda mano, anche se 
appaiono in ottimo stato, non esitate a 
sottoporle a una energica pulizia con ac- 
qua e detersivo comune. E bene anche 
effettuare una disinfezione con prodotti 
attivi sia contro i batteri che contro i vi- 
rus: il vostro veterinario vi può consi- 
gliare un prodotto adatto allo scopo. An- 
che la comune candeggina, da risciac- 
quare bene dopo l'applicazione, è un ot- 
timo germicida (vedasi anche quanto ri- 
portato in proposito sul n. 10/2009 a 
pag. 44). 

A. Non è consigliabile, invece, river- 
*— ^ niciare le vecchie gabbie perché 
spesso gli uccelli (in particolare i pap- 
pagalli) scrostano con il becco le sbar- 
re ingerendo frammenti di vernice e in- 
tossicandosi gravemente. 

A cura di: Daniela Perniceni. 

[1] Foi - Federazione omicoltori italia- 
ni - Via Caorsana, 94 - Loc. Le Mose 
- 29100 Piacenza - Tel. 0523 593403 - 
Fax 0523 571613. 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 10-12-2009 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



87 



Terenziaiìì: l'allevamento tradizionale 

L'allevamento naturale come un tempo con strutture moderne, affidabili e funzionali 








! 





Pollaio Corelli 

Dimensioni 200x200x220/200 cm 

Esempio di pollaio Corelli da 200x200 cm 
con recinto da 200x300 cm disposto su un lato 



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Pollaio Bartok 2 

Dimensioni 200x600x220/200 cm 



Esempio di Pollaio modulare Bartok 2 nella versione da 
200x600 cm con casetta nido da 200x200 cm e recinto da 
200x400 cm. Completo di mangiatoia, foraggera e abbeverato- 
io automatico collegabile alla rete idrica 



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Pollaio Bartok 1 

Con casetta-nido a palafitta 
Dimensioni 200x300x220/200 cm 

Bartok 1 è un pollaio completamente modulare composto da 

recinto e da casetta-nido rialzata a palafitta da 

1 00x200x220/200 cm realizzata in compensato marino. 

Completo di mangiatoia, foraggera e abbeveratoio automatico 



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Recinto Victoria 

Dimensioni 385x385x1 1 8 cm 

Recinti modulari Vicroria componibili in qualsiasi 
dimensione e con altezza 1 1 8 o 236 cm. 
Adatti per l'allevamento di 
animali da cortile 



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Pollaio Arcadelt 

Dimensioni 300x1 00x1 50/1 00 cm 

Arcadelt è composto da un recinto metallico da 100x200x100 

cm, e da una casetta-nido rialzata a palafitta da 1 00x1 00x1 50 

cm realizzata in compensato marino. Completo di mangiatoia, 

foraggera e abbeveratoio automatico collegabile alla rete idrica 



Nicolaus 

Dimensioni 260x100x1 10/90 cm 

Nicolaus è un parchetto per conigli composto da una casetta- 
nido da 1 00x60x1 1 cm e da un recinto metallico da 1 00x200x90 
cm. Completo di mangiatoia, foraggera e abbeveratoio automa- 
tico collegabile alla rete idrica 



. 



via E. Montale, 53 - 2501 8 Montichiari (BS) Italia q 

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LAVORI IN APIARIO 

In gennaio è importante ricomin- 
ciare a recarsi periodicamente in 
apiario per conoscere la situazione di 
ogni famiglia, in particolare per veri- 
ficare quanti siano i telaini occupati dalle 
api e l'entità delle scorte alimentari. Con 
l'inizio della ovideposizione della regina 
(nelle zone di pianura del Nord d'Italia 
dalla prima decade del mese di gennaio) il 
fabbisogno di cibo aumenta ed è necessa- 
rio che le scorte siano sufficienti a consen- 
tire la crescita della famiglia di api. 

Le osservazioni in apiario nel pe- 
riodo invernale. Per le visite inverna- 
li dell'apiario è bene approfittare di una 
giornata soleggiata con temperatura mi- 
te, in modo da verificare l'entità del vo- 
lo delle bottinatrici più coraggiose che si 
avventurano alla ricerca dei primi fiori 
della stagione. Con la fioritura del noc- 
ciòlo (Corylus avellana), che in alcu- 
ne zone offre polline già a partire del- 
la prima decade di gennaio, il volo del- 
le bottinatrici è organizzato per importa- 
re scorte nella colonia. In vista di questa 
fioritura, occorre avere già effettuato gli 
eventuali spostamenti degli alveari del- 
l'apiario per non disorientare e perdere 
le bottinatrici che escono in volo. 

Durante le visite verificate anche l'ef- 
ficienza delle protezioni dal freddo e in 
particolare il posizionamento delle porti- 
cine o delle griglie davanti all'ingresso di 
ogni colonia. Questa verifica è importan- 
te per assicurarsi la protezione dal vento, 
che altrimenti, entrando nell'alveare, po- 
trebbe disturbare l'organizzazione delle 
colonie in glomere, provocando il distac- 
co di api che sicuramente morirebbero. 

È importante anche togliere le api 
morte dal fondo dell'arnia, sollevando la 




I principali lavori del bimestre 

(a cura di Alessandro Pistoia) 


Lavori 


Gen. 


Feb. 


Visita alveari 




• 


Osservaz. fondo antivarroa 


• 


• 


Nutrizione artificiale 




• 


Impiego del telaino TIT 






Controllo sciamatura 






Controllo saccheggio 




• 


Posa melario 






Smielatura 






Invasettamento miele 






Recupero cera 






Invernamento alveari 






Manutenzione attrezzature 




• 



griglia di protezione e spazzolando il 
fondo stesso con l'apposita spazzola, 
così come bisogna rimuovere le even- 
tuali api morte ammassate all'ingresso, 
che ostruiscono o rendono difficoltoso il 
passaggio delle bottinatrici. 

Per capire lo stato di salute della colo- 
nia senza aprire l'amia potete osservare 
la porticina di volo e notare la quantità di 
bottinatrici che escono e rientrano (più 
numerose sono le api e più la famiglia è 
in salute), e ascoltare il brusio prodotto 



dalle api all'interno dell'alveare. Per 
fare questo appoggiate l'orecchio a 
una parete dell'arnia (meglio quella 
rivolta a est, in quanto è probabile 
che la colonia stia svernando vicino a 
questo lato perché è il più esposto al so- 
le) e battete sulla parete stessa con le noc- 
che della mano: il brusio di risposta deve 
essere forte e deciso (ronzii isolati inter- 
mittenti, oppure collettivi e continui sono 
invece segni di anormalità all'interno del- 
l'alveare dovute a insufficienza di scorte 
di cibo e/o mancanza dell'ape regina). 

Dopo un lungo periodo di freddo, e 
quindi di vita obbligata nell'alveare, in 
una giornata con temperatura mite, può 
verificarsi il cosiddetto «volo di purifi- 
cazione», durante il quale le api escono 
per svuotare l'ampolla rettale dai residui 
che hanno accumulato durante la pro- 
lungata clausura (valutate l'opportunità 
di avvisare i vicini di casa per evitare 
che si ritrovino i panni appesi ad asciu- 
gare imbrattati da macchioline scure). 



La prima visita interna degli alvea- 
ri. In situazioni di clima favorevole po- 
tete procedere anche alla visita interna 
di quelle colonie che ne hanno più biso- 
gno. Potete per esempio intervenire ac- 
costando al glomere qualche favo conte- 
nente scorte di miele (potete usare un fa- 
vo dello stesso alveare che si trova lon- 
tano dal glomere, oppure un favo con- 
servato in magazzino); in entrambi i ca- 
si disopercolate leggermente le cellette 
contenenti le scorte. 

Le colonie che hanno ripreso l'alle- 
vamento della covata presentano le api 
bottinatrici che rincasano con le cestelle 
cariche di polline. E utile in questo pe- 
riodo cercare di facilitare la diffusione 
delle specie vegetali che con le loro fio- 




L-Controllate l 'eventuale presenza di api morte sul predellino di volo di ogni alveare. 2-11 vassoio del fondo antivarroa, estrat- 
to dal lato posteriore di ogni alveare, mostra i residui depositati che rivelano la zona dell'alveare dove le api si sono organiz- 
zate in glomere durante l 'inverno 



SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 



89 



V 




J 



riture incentivano la vita e Io sviluppo 
delle colonie di api (vedi la tabella delle 
fioriture proposta in queste pagine). 

In febbraio i «voli di purificazione» 
sono sempre più frequenti, le giornate si 
allungano e la regina comincia a depor- 
re le uova, se non ha già iniziato in gen- 
naio. L'inverno, però, non è ancora fini- 
to e quindi occorre essere cauti nello 
scoprire gli alveari e seguirli nella deli- 
cata fase di uscita dall'inverno. 

Se in qualche colonia non si nota volo 
di api, oppure se il volo è scarso, accerta- 
tevi delle condizioni della famiglia visi- 
tando l'interno dell'alveare nelle ore più 
calde della giornata. Se le api occupano 
almeno quattro-cinque telaini e hanno 
scorte a sufficienza la famiglia è in buone 
condizioni; se invece occupano meno di 
quattro telaini sicuramente hanno anche 
poche scorte di cibo, in quanto il consumo 
di miele è stato più elevato per mantenere 
costante la temperatura di un glomere co- 
stituito da poche api. In quest'ultimo caso 
intervenite con una alimentazione inte- 
grativa, fornendo alla famiglia favi con 
miele parzialmente disopercolato. 

Le osservazioni del fondo antivar- 
roa. Nelle amie dotate di fondo antivarroa 
si può estrarre il vassoio per osservare e 
interpretare i residui caduti. Su questo vas- 
soio si depositano particelle costituite da 
granellini di cera scura o bianca, opercoli, 
acari varroa, parti del coipo di api, granu- 
li di polline, ecc. formando delle strisce in 
corrispondenza dello spazio tra un telaino 
e l'altro. Tali depositi forniscono diverse 
indicazioni: 

- residui di colore chiaro, che derivano 
dal lavoro di disopercolazione delle cel- 
lette contenenti scorte di miele per ope- 
ra delle api, segnalano che le api si stan- 
no nutrendo; 

- poche strisce di residui densi, presenti 
prevalentemente nella zona centrale del 
vassoio, segnalano che la famiglia è in 
ottime condizioni; 




l-Un 'ape bottinatrice che torna con il suo carico di polline appena raccolto. 2-In 
una giornata di sole con temperatura mite è possibile osservare il «volo di purifi- 
cazione» delle api dopo il lungo periodo invernale 



- strisce di residui densi anche nelle par- 
ti laterali del vassoio segnalano che pro- 
babilmente si stanno esaurendo le scorte, 
in quanto la colonia sta consumando il 
miele immagazzinato ai lati esterni; 

- residui di colore più scuro, che deriva- 
no dagli opercoli delle cellette conte- 
nenti covata, segnalano che vi è stato lo 
sfarfallamento di covata, cioè che sono 
nate api giovani pronte a portare avanti 
la famiglia. 

L'andamento di crescita della fami- 
glia viene segnalato dall'aumento della 
zona delimitata da residui scuri che evi- 
denziano lo spazio occupato dal glome- 
re di api e quindi la loro crescita nume- 
rica. Se la colonia non dà segni di cresci- 
ta è necessaria una visita in quanto può 
mancare l'ape regina. 

Altre importanti indicazioni che pro- 
vengono dalle osservazioni del fondo an- 
tivarroa sono le seguenti: 

- scagliette di cera nuova (di colore 
bianco trasparente) segnalano l'attività 
di api giovani, dette «ceraiole», pronte a 
costruire nuovi favi; 



Le fioriture di interesse apistico di gennaio e febbraio 


Specie 


Gennaio 


Febbraio 


Corniolo 














Erica carnea 




















Mandorlo 


























Nespolo del Giappone 


























Nocciòlo 




















Veronica 


























Viburno 


























Le epoche di fioritura si riferiscono alle zone di pianura dell'Italia settentrionale 



-frammenti grossolani di cera rosicchia- 
ta evidenziano il fenomeno del saccheg- 
gio: le api di un altro alveare sono cioè pe- 
netrate a saccheggiare le scorte di cibo; 

- pallottoline di polline sul vassoio del 
fondo antivarroa indicano l'importazione 
di scorte e quindi la presenza di covata; 

- granellini di polline indurito, di colo- 
re bianco, sono indice di micosi in qual- 
che favo; 

- goccioline bruno-giallastre sono indi- 
ce di diarrea. 



LAVORI IN LABORATORIO 

In questi mesi di relativa tranquillità 
procedete al riordino del magazzino, al- 
la manutenzione delle arnie, alla prepa- 
razione dei telaini in maniera da agevo- 
lare i lavori della prossima primavera. 



INTERVENTI SANITARI 

Osservando l'andamento del cosid- 
detto «volo di purificazione» potreste 
notare api che cadono a terra e che poi si 
rialzano a fatica; in questo caso le loro 
deiezioni in forma di macchioline di co- 
lore arancione scuro possono in realtà 
evidenziare una diarrea dovuta al con- 
sumo delle scorte di miele o polline al- 
terati. Contattate in questo caso un 
esperto dell'Associazione apicoltori, 
oppure il Servizio veterinario locale. 

A cura di: Alessandro Pistoia. 

Prodotti e attrezzature citati nell'artico- 
lo sono reperibili presso i negozi specia- 
lizzati in articoli per l'apicoltura. 



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SUPPLEMENTO A VITA IN CAMPAGNA 1/2010 




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